SIMON SCARROW.
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LA BATTAGLIA FINALE.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 5.
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Parte 1.
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Titolo originale: The Eagle's Prey. 2004. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Roberto Lanzi.
2013. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Presentazione.
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Quinto episodio del ciclo Aquile dell'Impero.
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L'AUTORE.
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Simon Scarrow  nato a Lagos, in Nigeria quando ne era ancora la capitale, da genitori inglesi. Ha vissuto in molti paesi, tra cui Hong Kong e le Bahamas, prima di stabilirsi in Inghilterra, dove si  laureato all'Universit dell'East Anglia a Norwich, dopo di che si  dato all'insegnamento, come professore di letteratura, prima all'East Norfolk Sixth Form College e poi al City College Norwich.  considerato un grande esperto di storia romana ed ha sempre alternato all'insegnamento ed alle conferenze la sua grande passione: la scrittura. Nel 2005 ha lasciato a malincuore l'insegnamento per potersi dedicare totalmente ai suoi libri. Per approfondire le sue conoscenze, e poterle poi riportare nei suoi romanzi, ha effettuato numerosi viaggi in Italia, Grecia, Turchia, Giordania, Siria ed Egitto.
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Al momento Simon Scarrow ha pubblicato 38 romanzi di cui ben 37 di genere storico. Molto famosa la sua prima serie di romanzi, successivamente denominata Eagles of the Empire, Aquile dell'Impero, tutta incentrata sulla storia dell'Impero romano, composta finora da 18 libri scritti fra il 2000 ed il 2019. Dal 2006 al 2010 Scarrow ha pubblicato una seconda serie di romanzi, denominata Revolution Series, composta da quattro opere, con un'ambientazione diversa, ovvero a cavallo dell'Ottocento e con protagonisti Napoleone Bonaparte e Arthur Wellesley.

Tra il 2012 ed il 2013 Scarrow ha pubblicato una terza serie, denominata Arena, formata da cinque romanzi, ancora ispirati al mondo dei gladiatori dell'epoca romana. Tra il 2014 ed il 2015 ha inoltre pubblicato una quarta serie di cinque romanzi, denominata Invader, I conquistatori, in cui si approfondiscono le gesta della Seconda Legione di Roma gi trattate nei primi romanzi della "Eagles of the Empire Series".
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Dal 2011 al 2014 Scarrow ha pubblicato una ulteriore serie di quattro romanzi, detta Gladiator Series, in una collana dedicata ai ragazzi, che narrano le vicende del giovane Marco Cornelio Primo ambientate nel mondo dei gladiatori. A differenza delle altre serie, che raccontano episodi del primo secolo dopo cristo, in questa i protagonisti vivono nel mondo romano del primo secolo avanti cristo. Infine, nell'arco del 2019 Scarrow ha completato la pubblicazione di una serie di cinque romanzi, detta Pirate series, che approfondiscono la vita e la carriera del pirata Telemaco gi visto in romanzi precedenti.
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Dopo aver prodotto altri romanzi singoli, nel 2017 Simon Scarrow, per la prima volta, ha lasciato il romanzo storico per realizzare un thriller, intitolato Playing With Death, uscito in Italia nel 2018 con il titolo L'ultimo testimone. Per questo romanzo Scarrow si  avvalso della collaborazione del suo allievo Lee Francis. Simon Scarrow ha annunciato per l'agosto 2020 la pubblicazione, in Inghilterra, del suo nuovo lavoro ambientato durante la seconda guerra mondiale, dal titolo Blackout.
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Per i miei fratelli Scott e Alex, con affetto e gratitudine per i bei momenti passati insieme.
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Lorganizzazione di una legione romana.
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La Seconda Legione, come tutte le legioni, era composta da circa cinquemila e cinquecento uomini. Lunit base era la centuria di ottanta uomini, comandata da un centurione, con un optio come vicecomandante. La centuria si divideva in sezioni di otto uomini, che condividevano una stanza nella caserma e una tenda durante le campagne. Sei centurie formavano una coorte e dieci coorti una legione; la prima coorte contava il doppio degli uomini rispetto alle altre. Ogni legione era accompagnata da un reparto di cavalleria di centoventi uomini, divisi in quattro squadroni, che fungevano da ricognitori e messaggeri. In ordine discendente, i ranghi principali erano: Il legato, un uomo di origini aristocratiche. In genere oltre la trentina, comandava la legione per cinque anni e sperava di farsi un nome in modo da lanciare la propria successiva carriera politica.
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Il prefetto del campo era un veterano, gi centurione capo della legione, allapice della carriera professionale di un soldato. Dotato di grande esperienza e integrit, toccava a lui il comando della legione se il legato era assente o fuori combattimento.
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Sei tribuni fungevano da stato maggiore. Di solito avevano da poco passato la ventina e servivano nellesercito per la prima volta, per fare esperienza amministrativa prima di occupare posti subalterni nellamministrazione civile. Il tribuno anziano aveva un ruolo diverso: era destinato a un alto incarico politico e, eventualmente, al comando della legione.
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Sessanta centurioni rappresentavano la spina dorsale dellesercito, relativamente alla disciplina e alladdestramento. Venivano scelti singolarmente per la loro attitudine al comando e per la prontezza a combattere fino alla morte. Di conseguenza, la percentuale di morti tra le loro file superava di gran lunga quella di altri ranghi. Il centurione pi anziano comandava la prima centuria della prima coorte ed era un individuo altamente decorato e rispettato.
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La catena di comando dellesercito romano nel 43 d.C.
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I quattro decurioni della legione comandavano gli squadroni di cavalleria e speravano nella promozione a comandante dei reparti di cavalleria ausiliari. Ogni centurione era assistito da un optio, che fungeva da attendente, con incarichi di comando di minore importanza. Gli optiones aspettavano un posto vacante nel centurionato.
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Sotto gli optiones cerano i legionari, uomini che si erano arruolati impegnandosi per venticinque anni. In teoria, bisognava essere cittadini romani per potersi arruolare, ma sempre pi reclute provenivano dalle popolazioni locali e la cittadinanza romana veniva conferita loro allatto dellarruolamento.
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Lo status pi basso rispetto ai legionari era occupato dagli uomini delle coorti ausiliarie. Venivano reclutati dalle province e fornivano allimpero romano cavalleria, fanteria leggera e altre abilit specialistiche. Al termine dei venticinque anni di servizio venivano ricompensati con la cittadinanza romana.
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CAPITOLO UNO.
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Quanto manca ancora per raggiungere il campo?, chiese il Greco, voltandosi di nuovo
indietro per guardarsi alle spalle. Ce la faremo prima che faccia buio?.
Il decurione al comando della piccola scorta a cavallo sput un semetto di mela e ingoi il
boccone di polpa aspra prima di rispondere.
Lo raggiungeremo in tempo, non vi preoccupate, signore. Mancheranno cinque o sei miglia, a
occhio e croce, non di pi.
E non possiamo andare pi veloci?.
Allennesima occhiata che luomo si lanciava alle spalle, il decurione non pot pi resistere alla
tentazione di guardare anchegli indietro lungo il tragitto percorso. Non cera nulla da vedere, per: il
sentiero era sgombro fino al canalone che separava due colline ricoperte di folti boschi luccicanti per la
calura. Su quel sentiero erano soli e lo erano sempre stati sin da quando erano partiti dallavamposto
fortificato a mezzogiorno. Da quel momento, il decurione, i dieci soldati a cavallo della scorta al suo
comando e il Greco con le sue due personali guardie del corpo si erano sempre tenuti in marcia
puntando in direzione del campo del generale Plauzio. Vi si trovavano acquartierate tre legioni e una
decina di unit ausiliarie con lordine di lanciare un decisivo colpo finale contro Carataco e la sua orda
di guerrieri provenienti dalle trib ancora in aperta guerra contro Roma.
Per quali faccende quel Greco dovesse incontrarsi con il generale Plauzio era motivo di grande
curiosit per il decurione. Alle prime luci dellalba, il prefetto della coorte di cavalleria tungra gli aveva
ordinato di prendere gli uomini migliori del suo squadrone e scortare il Greco dal generale. Il decurione
aveva eseguito lordine senza fare domande, ma a quel punto, sbirciando il Greco con la coda
dellocchio, la curiosit iniziava a essere sempre pi pressante.
Quelluomo puzzava di ricchezza e classe nonostante il semplice mantello leggero e la tunica di
tessuto rosso che indossava. Aveva le unghie delle mani perfettamente curate, not quasi con disgusto
il decurione, e dai radi capelli scuri e dalla barba emanava un effluvio di costosa pomata al limone. Non
indossava gioielli alle mani, ma strisce di pelle pi chiara indicavano chiaramente che luomo aveva
labitudine di fare grande sfoggio di anelli. Storcendo la bocca, il decurione cap che doveva essere uno
dei liberti greci insinuatisi nel cuore pulsante della burocrazia imperiale. Il fatto che si trovasse in quel
preciso momento in Britannia  e soprattutto il suo plateale tentativo di non attirare su di s attenzioni 
poteva significare solo che stava svolgendo una missione di tale segretezza da non poter essere affidata
nemmeno ai messaggeri imperiali.
Senza farsi notare, il decurione spost lo sguardo sui due guardaspalle che lo seguivano a
cavallo. Anchessi erano vestiti in maniera semplice e sotto i mantelli, appesi ai baltei con i colori
dellesercito, portavano dei gladi. Non erano i soliti ex gladiatori che generalmente i ricconi di Roma
preferivano ingaggiare come guardie del corpo. Armi e portamento la dicevano lunga e il decurione
non ebbe difficolt a individuarli: erano due pretoriani che, con pessimi risultati, tentavano di non farsi
riconoscere come tali. E la loro presenza era la prova che quel Greco si trovava l per un incarico
imperiale.
Il funzionario di palazzo si guard di nuovo alle spalle.
Deve forse arrivare qualcuno?, chiese il decurione.
Il Greco si volt di scatto, soffoc lespressione ansiosa e si sforz di sorridere. No, ehm,
almeno spero.
Qualcuno da cui dovrei essere messo in guardia?.
Il Greco lo fiss un istante e poi sorrise di nuovo. No.
Il decurione attese che luomo aggiungesse qualche altro dettaglio, ma il Greco tronc l il
discorso e riprese a guardare dritto davanti a s. Il decurione allora stacc un altro morso di mela,
scrollando le spalle, e si perse con lo sguardo nella campagna circostante. A sud il Tamesis serpeggiava
seguendo la conformazione ondulata del terreno. Boschi secolari ammantavano le cime dei colli e
tuttattorno erano sparpagliati i villaggi e le fattorie dei Dobunni, una delle prime trib celtiche a fare
atto di sottomissione a Roma lanno precedente, non appena le legioni erano sbarcate sullisola.
Un posto perfetto in cui mettere radici, pens il decurione. Conclusi i venticinque anni di
servizio, ottenuta la cittadinanza e intascato il piccolo praemium militiae per il congedo, avrebbe
acquistato una fattoria ai margini di una colonia di veterani e l sarebbe rimasto tranquillo fino alla fine
dei suoi giorni. E perch no, magari avrebbe anche potuto prendersi per moglie la nativa che aveva
frequentato a Camulodunum, farci dei figli e poi bere fino allo stordimento.
Il confortevole sogno ad occhi aperti fu interrotto da un brusco arresto del Greco che tir a s le
redini e si volt di nuovo a guardarsi alle spalle, strizzando gli occhi marroni incorniciati da ciglia
depilate. Inveendo, il decurione sollev un braccio per fermare i suoi uomini e poi si rivolse alluomo
che scortava.
Cosaltro c adesso?
Laggi!, rispose il Greco, puntando un dito. Guardate laggi!.
Il decurione si torse svogliatamente sulla sella di cuoio che crocchi sotto le bracae da cavallo.
Sulle prime non vide nulla; poi, risalendo con lo sguardo verso il punto in cui il sentiero spariva oltre la
collina, dallombra degli alberi vide sbucare fulminee le figure scure di uomini a cavallo. Un istante
dopo apparvero alla luce del sole, lanciati al galoppo verso il Greco e la sua scorta.
E quelli chi sono?, mormor il decurione.
Non ne ho idea, rispose il Greco, ma penso di sapere chi li ha mandati.
Il decurione gli lanci unocchiata torva. Hanno forse intenzioni ostili?
Molto ostili.
Lufficiale scrut con occhio esperto il gruppo di inseguitori che ormai si trovava a poco pi di
un miglio da loro: erano in otto, chini sulla groppa dei destrieri, intenti a spronarli, seguiti da un
codazzo sventolante di mantelli marroni e neri.
Otto contro tredici, senza contare il Greco, riflett il decurione: ci si poteva stare, erano in
vantaggio.
Siamo stati a guardare anche troppo. Il Greco si volt brusco nella direzione opposta ai
nemici e diede un colpo di tacco al cavallo. Andiamo!.
Avanti!, ordin il decurione e tutta la scorta si lanci al galoppo alle spalle del Greco e delle
sue guardie del corpo.
Il decurione era furioso. Non cera motivo di scappare a quella velocit. Potevano sfruttare il
vantaggio, far riposare i cavalli e aspettare che gli inseguitori, invece, li raggiungessero con i cavalli
sfiniti. Si sarebbe risolto tutto in un batter docchio. Daltra parte, per, cera anche la seppur remota
possibilit che riuscissero a mettere le mani sul Greco. Gli ordini del prefetto erano stati molto chiari: al
Greco non doveva essere torto un solo capello. Dovevano proteggere la sua vita anche a costo della
loro. In quellottica, dovette riconoscere il decurione, per quanto sgradevole quel Greco potesse essere,
la cosa migliore da fare era tenersi lontano da qualsiasi rischio. Avevano un vantaggio di un miglio e
sarebbero sicuramente riusciti a raggiungere il campo del generale prima che gli inseguitori si
avvicinassero troppo.
Quando si volt di nuovo a guardare, il decurione rimase scioccato nel constatare quanto i
nemici fossero invece riusciti ad accorciare la distanza. Dovevano per forza montare dei cavalli
straordinari, pens. Il suo e quelli dei suoi uomini erano i migliori di tutta la coorte, ma dovette
riconoscere che quelli li stavano decisamente surclassando. E oltretutto anche i cavalieri dovevano
essere eccezionali per farli rendere a tal punto.
Per la prima volta il decurione avvert il formicolio del dubbio. Quelli non potevano essere
semplici briganti, e nemmeno nativi dellisola, a giudicare dalla capigliatura, dalla pelle scura e dai
mantelli e dalle tuniche che indossavano. Inoltre i Celti attaccavano i Romani solo quando erano
superiori di numero. E poi, tutto faceva pensare che il Greco sapesse bene chi erano. E anche tenendo
conto della tipica codardia della sua razza, il suo terrore era realmente palpabile. Il decurione osserv
luomo rimbalzare in maniera piuttosto precaria in groppa al cavallo mentre i guardaspalle, ai suoi
fianchi, cavalcavano con molto pi stile e sicurezza. Lufficiale romano arricci il labbro superiore in
un ghigno sarcastico: il Greco poteva anche cavarsela pi che egregiamente a palazzo, ma in sella era
assolutamente da pollice verso.
Pass un istante e avvenne linevitabile. Strillando a squarciagola, il Greco rimbalz
pericolosamente di sbieco, perdendo lequilibrio, e nonostante un ultimo disperato strattone alle redini,
lo slancio lo sbalz di sella. Imprecando, il decurione ebbe appena il tempo di far scartare il proprio
cavallo, evitando cos di schiacciare luomo disarcionato.
Alt!, url.
In un coro di bestemmie e nitriti spaventati di cavalli, il gruppo della scorta si ferm attorno al
corpo del Greco, steso a terra supino.
Dannazione, fa che questo bastardo non sia morto, borbott il decurione lanciandosi gi
dalla sella. In un attimo le due guardie del corpo gli arrivarono di fianco e guardarono luomo che
avrebbero dovuto proteggere.
Vivo?, chiese uno di loro.
S, respira.
Gli occhi del Greco tremolarono e si socchiusero, per richiudersi subito dopo contro il bagliore
del sole. Cosa... cos successo?, biascic, e si accasci di nuovo svenuto.
Tiratelo su!, strepit il decurione. E rimettetelo a cavallo.
I pretoriani aiutarono il Greco a rimettersi in piedi, lo spinsero in sella e rimontarono a loro
volta a cavallo. Uno dei due tenne ferma la cavalcatura, stringendo le redini, mentre laltro sistemava
luomo in equilibrio afferrandolo per una spalla.
Il decurione indic avanti. Portatelo via di qui!.
Mentre i tre ripartivano al galoppo in direzione del campo romano, lufficiale rimont in sella e
si volt verso gli inseguitori, che avevano ormai ridotto di parecchio la distanza, arrivando a circa
trecento passi da loro; a quel punto si aprirono a ventaglio, caricando contro la scorta ferma e
sollevando i giavellotti sopra la testa, pronti a lanciare.
Formazione di schermaglia!, url il decurione.
I legionari fecero allineare i cavalli sbuffanti di traverso sul sentiero, per tutta la sua larghezza, e
poi, fronte al nemico, sollevarono gli scudi per proteggersi il corpo e abbassarono la punta della lancia
contro gli sconosciuti cavalieri in rapido avvicinamento. Il decurione si rammaric di non aver pensato
di far prendere ai soldati anche i giavellotti, ma del resto come poteva prevedere che non sarebbe stata
solo una lunga e noiosa giornata di viaggio fino al campo del generale Plauzio? Adesso avrebbero
dovuto prima subire la raffica di giavellotti e poi affrontare i nemici corpo a corpo.
Tenetevi pronti!, url il decurione ai soldati, informandoli dellintenzione di attaccare. Al
mio ordine... caricate!.
Lanciando urla selvagge per spronare i cavalli, i soldati guizzarono al galoppo, acquistando
sempre pi velocit. Due fronti, in folle corsa, luno contro laltro.
I nemici non sembravano assolutamente intenzionati a rallentare la carica tanto che il decurione,
certo che gli sarebbero arrivati addosso a tutta velocit, si prepar alla violenza dellimpatto. Limpulso
di sottrarsi allo schianto si diffuse lungo tutta la linea di legionari che dun tratto rallentarono.
Riavutosi rapidamente da quellistante di smarrimento, il decurione url: Non fermatevi!
Continuate!.
I nemici nel frattempo avanzavano silenziosi, con piglio risoluto e spietato. Sotto i lembi
svolazzanti dei mantelli non si intravedevano armature; considerando limminente scontro impari, il
decurione ne ebbe quasi pena: potevano anche montare cavalli eccezionali, ma in un corpo a corpo non
avrebbero avuto nessuna speranza contro i suoi soldati assai meglio protetti.
Allultimo istante, senza che alcun ordine fosse stato dato, gli inseguitori scartarono
bruscamente di lato e continuarono la corsa parallelamente alla linea dei Romani. Le mani che
brandivano i giavellotti scattarono violentemente allindietro.
Attenzione!, url uno dei legionari quando lo sciame di giavellotti sfrecci in traiettoria bassa
verso di loro. Non era una raffica frettolosa e disordinata: ogni nemico aveva scelto e mirato a un
bersaglio con estrema precisione. Le aste di ferro centrarono perfettamente petto e fianco dei cavalli
romani. Solo una trafisse un soldato allo stomaco, appena sopra il pomo della sella. Il decurione cap
subito che il loro obiettivo era colpire i cavalli. Alcuni si impennarono, battendosi le ferite con gli
zoccoli, altri scartarono di lato, nitrendo terrorizzati. I legionari furono costretti a interrompere la corsa
per tentare di riprendere il controllo degli animali e due caddero di sella, schiantandosi di testa sul
terreno brullo del sentiero.
Segu una seconda scarica di giavellotti. Uno si piant nella spalla destra del cavallo del
decurione, che si contorse per il dolore. Lufficiale romano strinse istintivamente le gambe contro il
cuoio della sella, inveendo quando lanimale si blocc e inizi a scrollare violentemente la testa da una
parte e dallaltra, spruzzando scintillanti fiotti di saliva. Attorno a lui la scorta si era trasformata in un
caotico groviglio di animali feriti e soldati disarcionati, che tentavano di scappare dagli animali
imbizzarriti.
Poco distante, esaurita la scorta di giavellotti, il nemico aveva messo mano ai ferri, le
lunghissime spathae, in dotazione alla cavalleria di Roma. Liniziale vantaggio sembrava essersi
invertito: adesso era la scorta romana a rischiare di essere annientata.
Si stanno preparando a caricare!, url qualcuno molto vicino al decurione con voce
terrorizzata. Scappiamo!.
No! Rimanete uniti!, url di rimando lufficiale, balzando gi dal cavallo ferito. Se scappate
adesso, siete morti! Serrate i ranghi! Raggruppatevi attorno a me.
Fiato sprecato: con met dei soldati a terra, alcuni ancora storditi per la caduta, e il resto
impegnato a tentare di calmare i cavalli imbizzarriti, una difesa coordinata era assolutamente
inattuabile. Da quel momento ognuno per s. Il decurione scart su un lato, dove avrebbe avuto pi
spazio di movimento per usare la lancia, e si concentr sui cavalieri nemici che stavano arrivando al
galoppo, armi spianate con intenti assassini.
A un certo punto si ud un ordine in latino: Lasciateli!.
Gli otto inseguitori rinfoderarono le spade e con sibilanti schiocchi di redini aggirarono il
timoroso gruppetto di soldati e ripresero poi velocit verso il campo delle legioni.
Per Diana!, sbott qualcuno con un esplosivo sospiro di sollievo. C mancato poco. Ero
convinto che ci avrebbero dato una bella batosta.
Sulle prime il decurione non pot che condividere lo stesso sentimento del soldato, ma un
istante dopo raggel.
Il Greco... vogliono il Greco.
Lavrebbero sicuramente preso, la distanza non era molta: le condizioni delluomo rallentavano
i pretoriani e i nemici sarebbero riusciti a raggiungerli prima che potessero mettersi al riparo nel forte
del generale Aulo Plauzio.
Il decurione imprec contro il Greco e contro la sorte avversa che gliene aveva affidato la
protezione. Afferr le redini del cavallo di un soldato ferito che stava ancora tentando di sfilarsi il
giavellotto dallo stomaco.
Scendi!.
Con il viso contratto da una smorfia di dolore, il soldato sembr non aver udito lordine, al che
il decurione lo spinse gi dalla sella e balz in groppa. Allimpatto con il terreno, il soldato url di
dolore e lasta del giavellotto si spezz con uno scricchiolio secco.
Chi ha ancora un cavallo, con me!, url lufficiale, girando il destriero e spronandolo sulle
tracce degli assalitori. Seguitemi!.
Si abbass sulla sella, sferzato sulle guance dalla criniera dellanimale che sbuffava e tendeva
ogni muscolo per soddisfare le rabbiose richieste del suo cavaliere. Il decurione si butt unocchiata
alle spalle e vide che quattro dei suoi si erano sganciati dagli altri e lo seguivano al galoppo. Cinque
contro otto: molto male, ma almeno i giavellotti erano finiti e scudo e lancia lavrebbero messo in
posizione di vantaggio rispetto ai nemici armati solo di spade. E allora continu linseguimento, il
cuore pulsante di spietato desiderio di vendetta sugli sconosciuti, senza per dimenticare di dover
prima salvare quel Greco che li aveva messi tutti in quella situazione.
Il sentiero inizi a scendere leggermente; davanti a s, a circa trecento passi di distanza, il
decurione vide i nemici al galoppo e, a un terzo di miglio pi avanti, il Greco e i suoi pretoriani che,
seppur a fatica, riuscivano ancora a tenerlo in sella.
Avanti!, url il decurione al di sopra della spalla. Pi veloci!.
I tre gruppi di cavalieri attraversarono il fondo della valle e iniziarono a risalire il versante
opposto. A quel punto, per, i cavalli dei nemici iniziarono a dare segni di stanchezza e lentamente la
distanza tra loro e il decurione si ridusse. Lanciando un grugnito trionfante, lufficiale romano piant i
tacchi sui fianchi del cavallo, urlandogli parole di incitamento nelle orecchie: Avanti! Avanti
dolcezza, un ultimo sforzo!.
Quando i cavalieri nemici raggiunsero la cima della collina e passarono sullaltro versante,
sparendo dalla vista, il divario tra loro si era dimezzato. Il decurione non aveva dubbi che lui e i suoi
avrebbero raggiunto gli inseguitori prima che questi potessero assalire il Greco e i pretoriani. Guard di
nuovo indietro e fu risollevato nel vedere i suoi uomini sempre pi vicini: almeno non avrebbe
raggiunto il nemico da solo.
Quando il sentiero riprese a scendere, in lontananza, a poco pi di tre miglia, apparve il
gigantesco, tentacolare quadrilatero del forte del generale Plauzio: un vasto spazio cinto da terrapieni
difensivi e occupato da un intricato dedalo di minuscole tende. Tre legioni e varie coorti ausiliarie: oltre
venticinquemila uomini che si preparavano a scovare e distruggere lesercito di guerrieri al comando di
Carataco. Purtroppo, quella scena incoraggiante dur appena qualche istante, poi il decurione vide i
nemici tornare al galoppo sui propri passi verso di lui. Non cera tempo per frenare e aspettare di essere
raggiunto dai suoi, per cui sollev fulmineo lo scudo ovale e abbass la punta della lancia, puntando il
centro del petto del nemico pi vicino.
Un istante dopo i nemici gli furono addosso: il violento impatto gli sbalz il braccio allindietro,
slogandogli dolorosamente la spalla. Perse la presa sullasta della lancia e ud il grugnito delluomo che
aveva trafitto quando questi gli sfrecci accanto in un turbine di mantelli, criniere e code. Una spada
cozz contro il suo scudo, scivolando via sulle borchie di ottone e squarciandogli il polpaccio. A quel
punto ne fu fuori. Stratton le redini ed estrasse la spada. Alle sue spalle un clangore metallico e grida
annunciarono larrivo dei suoi uomini.
Gladio sollevato, il decurione si gett nella mischia. In netto svantaggio numerico, i suoi si
battevano gi con tutte le forze. Nel parare un attacco, si rendevano giocoforza vulnerabili a un altro e
quando il loro comandante si riun a loro, due erano gi stati feriti e sanguinavano a terra accanto al
guerriero che il decurione aveva trafitto solo qualche istante prima.
Lufficiale avvert un movimento in arrivo da sinistra e abbass la testa proprio nellistante in
cui una spada si piantava di taglio nel bordo metallico del suo scudo. Diede un violento strattone nel
tentativo di strappar via larma dalla mano del nemico, torcendo contemporaneamente il busto e
roteando il gladio in un ampio movimento per colpire lassalitore. La lama scintill e luomo strabuzz
gli occhi, intuendo il pericolo e gettandosi allindietro. La punta metallica gli squarci la tunica e lo
graffi al petto.
Maledizione!, esplose il decurione, scalciando i fianchi del cavallo per avvicinarsi al nemico
e finirlo con un colpo di ritorno. Accecato dalla furia omicida, non si avvide, per, del pericolo che
arrivava da unaltra direzione, n scorse la figura che lo raggiungeva di corsa e gli affondava la spada
nellinguine. Avvert solo limpatto, come di un pugno, e quando si volt, il nemico era gi
indietreggiato con un balzo, la spada grondante di rosso. Il decurione cap subito che quello era il
colore del suo sangue, ma non aveva tempo per controllarsi la ferita. Una rapida occhiata gli rivel che
era lunico romano rimasto  gli altri quattro erano gi tutti a terra morti o moribondi  contro due di
quei misteriosi e muti nemici che si battevano come guerrieri nati.
Allimprovviso delle mani lo afferrarono per lo scudo e lo strattonarono selvaggiamente gi
dalla sella; il decurione stramazz sul terreno duro del sentiero ed espulse tutta laria che aveva nei
polmoni. Supino, senza pi respiro e con gli occhi puntati verso il blu del cielo, vide una figura scura
frapporsi tra lui e il sole. Sapeva che era ormai la fine, ma tenne comunque gli occhi aperti.
Stese le labbra in un ghigno. Fai quello che devi fare, bastardo!.
Ma nessuna spada lo trafisse. Lo sconosciuto si volt, sparendo in un istante. Seguirono rumori
di baruffa, sbuffi di animali, tonfi di zoccoli di cavalli che velocemente si allontanavano e poi solo i
suoni sommessi di una quasi innaturale tranquillit di un pomeriggio estivo. Il ronzio degli insetti era
interrotto solo dai lamenti delluomo che agonizzava nellerba poco lontano da lui. Il decurione si
sorprese di essere ancora vivo, chiedendosi perch il nemico lo avesse risparmiato, seppur steso inerme
sul terreno. Riprese faticosamente a respirare e si sollev lentamente a sedere.
I sei cavalieri nemici sopravvissuti si lanciarono di nuovo allinseguimento del Greco e il
decurione sent gonfiarglisi in corpo una rabbiosa amarezza. Aveva fallito: nonostante il sacrificio della
scorta, gli sconosciuti sarebbero riusciti a raggiungere il Greco e gi immaginava quale sfuriata avrebbe
dovuto subire quando lui e quel che rimaneva del suo drappello fossero riusciti a riguadagnare,
claudicanti, il campo della coorte.
Il decurione avvert unimprovvisa nausea e vertigini, e fu costretto a puntellarsi a terra con una
mano per tenersi fermo. Sotto le dita il terriccio era caldo e umido. Guard in basso e vide che era
seduto in una pozza di sangue. Il suo sangue, realizz vagamente. Poi torn il ricordo della ferita
allinguine: gli era stata recisa unarteria e il liquido scuro sgorgava a fiotti sullerba tra le sue gambe
divaricate. Schiacci una mano sulla ferita ma il flusso caldo continu a spingere contro il palmo,
insinuandosi negli spazi tra le dita. Iniziarono i brividi di freddo e con un sorriso triste si rese conto che
non avrebbe rischiato nessun rimprovero da parte del prefetto della coorte. Non in questa vita, almeno.
Sollev gli occhi e concentr lo sguardo sulle figure del Greco e delle sue guardie del corpo che
rincorrevano la salvezza.
Il loro pericolo ormai non lo interessava pi. Erano solo ombre che baluginavano alla periferia
dei suoi sensi sempre pi deboli. Si lasci cadere di nuovo sullerba e punt gli occhi verso il sereno
cielo azzurro. I rumori della recente schermaglia si erano dissolti; rimaneva solo il sonnolento ronzio
degli insetti. Chiuse gli occhi e si lasci abbracciare dalla calura di quel pomeriggio estivo mentre i
sensi a poco a poco lo abbandonavano.
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CAPITOLO DUE.
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Svegliati. Il pretoriano scosse la spalla del Greco. Narciso! Avanti, svegliati!.
Stai sprecando tempo, gli disse il compagno sullaltro fianco del Greco.  andato.
I due si voltarono a guardare indietro sul sentiero in direzione della schermaglia sulla cima della
collina.
Meglio che questo bastardo si riprenda, altrimenti siamo spacciati. Dubito che i ragazzi lass
possano resistere ancora a lungo.
Gi.... Il compagno strizz gli occhi.  finita, andiamo.
In quel momento il Greco mugugn qualcosa e sollev la testa con unespressione di dolore.
Cosa... sta succedendo?
Siamo nei guai, signore. Dobbiamo andarcene velocemente.
Narciso scosse la testa per scacciare la confusione che gli annebbiava i pensieri. Dove sono
tutti gli altri?
Sono morti, signore. Dobbiamo andare.
Narciso annu, strinse le redini e debolmente spron, invano, il cavallo; lanimale riprese a
camminare di scatto solo quando il pretoriano che lo seguiva lo pungol con la punta della spada.
Ehi, vacci piano!, sbott Narciso.
Chiedo venia, signore, ma non possiamo permetterci di perdere tempo.
Come osi!, esplose Narciso, girandosi furibondo per ricordare al pretoriano a chi si stava
rivolgendo in quel modo. Poi, i suoi occhi risalirono indietro sul sentiero proprio nel momento in cui i
nemici infliggevano il colpo di grazia allultimo uomo della scorta e riprendevano linseguimento.
Ho capito, mormor allora. Andiamo.
Spronando il cavallo, Narciso guard il campo ancora distante e preg che una sentinella
particolarmente vigile li avvistasse e desse lallarme. Se il generale non avesse mandato subito
qualcuno a soccorrerli, lui non sarebbe mai riuscito ad arrivare vivo. Purtroppo, per, a quella distanza
la luce del sole che si rifletteva su armi e armature poteva anche facilmente essere scambiata per lo
scintillio di qualche astro perso nel cielo, tanto appariva fredda, remota e irraggiungibile.
Alle loro spalle rombavano gli zoccoli dei cavalli degli inseguitori, ora a poco meno di un
quarto di miglio di distanza. Narciso sapeva che non poteva aspettarsi nessuna piet da quegli uomini.
A loro non interessava fare prigionieri, erano solo criminali assoldati per uccidere il segretario
imperiale prima che potesse raggiungere il forte del generale Aulo Plauzio. Il liberto era torturato dal
dubbio su chi avesse potuto mandarli. Se la situazione si fosse capovolta e lui fosse riuscito a mettere le
mani su uno di loro, sapeva di poter contare su abili torturatori nellesercito del generale in grado di
piegare la volont anche degli uomini pi resistenti. Ma anche riuscendovi, sospettava che le
informazioni ottenute sarebbero servite a ben poco. I nemici di Narciso e del suo padrone, limperatore
Claudio, erano abbastanza scaltri da assoldare assassini per il tramite di intermediari anonimi e
sacrificabili.
La sua doveva essere una missione segreta e per quanto ne sapeva lui, solo Claudio e una
manciata di suoi fidatissimi funzionari erano a conoscenza del fatto che il braccio destro
dellimperatore era stato inviato in Britannia per incontrarsi con il generale Plauzio. Lultimo incontro
tra Narciso e il generale risaliva ad appena un anno prima, al seguito dellimperatore che aveva
raggiunto le legioni per una visita lampo, giusto il tempo necessario ad assistere alla disfatta dei
Britanni alle porte di Camulodunum e a rivendicare per se stesso tutti i meriti della vittoria. In
quelloccasione, il seguito imperiale era costituito da migliaia di persone e non erano stati risparmiati
lussi o misure di sicurezza. Questa volta, invece, la sua missione sarebbe dovuta avvenire nel pi
assoluto riserbo e, dovendo viaggiare in incognito, senza i suoi adorati orpelli, Narciso aveva chiesto al
prefetto della Guardia Pretoriana di concedergli due dei migliori elementi della sua esclusiva unit. E
cos un giorno, in compagnia di Marcello e Rufo, era sgattaiolato fuori da un accesso di servizio del
palazzo alla volta della Britannia.
In qualche modo, per, la notizia doveva essere trapelata perch non appena superati i confini
territoriali di Roma, Narciso aveva iniziato ad avere il sentore che qualcuno li stesse spiando e
seguendo. Lungo il tragitto, la strada non era mai stata del tutto sgombra, cera sempre qualche solitaria
figura che si teneva a distanza da loro. Ovviamente poteva anche trattarsi di innocui viandanti e i suoi
sospetti potevano essere del tutto infondati, ma il terrore che Narciso nutriva nei confronti dei suoi
nemici era talmente tormentoso e ossessivo da fargli adottare ogni precauzione possibile: solo grazie a
questo era rimasto in vita pi a lungo di qualsiasi altro uomo che frequentasse i pericolosi corridoi del
palazzo imperiale. Un personaggio del peso di Narciso doveva avere occhi anche dietro la schiena e
tenere sotto controllo qualsiasi cosa gli accadesse attorno: ogni movimento, ogni azione, ogni seppur
timido cenno della testa e bisbiglio tra gli aristocratici che periodicamente banchettavano a palazzo.
Un atteggiamento necessario che gli ricordava spesso il dio Giano, il guardiano bifronte di
Roma, che vigilava sui pericoli da entrambe le direzioni. Far parte della cerchia imperiale significava
dover disporre di due diverse facce: la prima di acceso servitore, desideroso di compiacere il proprio
padrone politico e ogni cittadino di elevato rango sociale; la seconda di faccendiere di assoluta
spietatezza e determinazione. Narciso si permetteva di esprimere i suoi reali pensieri solo di fronte a
uomini che aveva fatto condannare a morte, quando era finalmente libero di manifestare, con suo
immenso piacere, tutto il suo disprezzo nei loro confronti.
In quel momento tutto faceva pensare che fosse proprio arrivato il suo turno. Per quanto
terrorizzato dallidea di morire, il liberto era consumato molto pi dalla necessit di scoprire chi, nella
moltitudine dei suoi accaniti nemici, lo volesse morto. Aveva gi subito due attentati alla sua vita: il
primo in una locanda nel Noricum dove una banale zuffa per qualche boccale rovesciato si era
rapidamente trasformata in una rissa generale. Narciso e le sue guardie del corpo stavano assistendo
alla scena da una saletta riservata quando un coltello aveva attraversato la stanza, diretto proprio contro
di lui. Marcello, vedendolo arrivare, gli aveva spinto in basso la testa, ficcandogliela in una scodella di
stufato, e solo un istante dopo la lama si era conficcata in un palo di legno proprio alle spalle del
liberto.
La seconda volta, mentre erano diretti alla citt portuale di Gesoriacum. Alle loro spalle era
spuntato un gruppo di cavalieri. Per evitare rischi, Narciso e i guardaspalle avevano lanciato i cavalli al
galoppo, distaccando gli sconosciuti inseguitori e raggiungendo la citt con i cavalli stremati
dalleccessivo sforzo. Il molo ferveva di attivit: da una parte alcune imbarcazioni con destinazione
Britannia venivano caricate di scorte per le legioni di Plauzio, dallaltra le navi appena approdate
dallisola stavano sbarcando i prigionieri di guerra che sarebbero poi stati trasferiti nei mercati degli
schiavi dellimpero. Narciso si era assicurato delle cuccette sulla prima nave in partenza per la
Britannia. Mentre il bastimento si staccava dalla banchina ancora brulicante di attivit, Marcello gli
aveva sfiorato un braccio facendo un cenno con la testa verso un gruppo di otto uomini che, silenziosi,
osservavano la nave prendere il largo. Proprio gli stessi uomini che in quel momento gli stavano alle
calcagna.
Narciso si volt di nuovo indietro e fu scioccato di vedere quanto si fossero avvicinati: in
confronto il campo nellaltra direzione sembrava infinitamente distante.
Ci stanno riprendendo. Fate qualcosa!, strill, con voce atterrita, alle guardie del corpo.
Marcello scambi unocchiata veloce con il compagno e insieme fecero unespressione seccata.
Come la vedi tu?, disse Rufo. Lo molliamo e pensiamo alla pelle?
E perch no? Non ci penso proprio di farmi ammazzare per un fottuto Greco.
Si chinarono sul collo dei cavalli e li incitarono, gridando allimpazzata.
Mentre si allontanavano, Narciso url in preda al panico: Non mi abbandonate! Non mi
abbandonate!.
Inizi a scalciare freneticamente il cavallo, che a poco a poco raggiunse le due guardie del
corpo. Con le narici pregne dellodore acre dei cavalli, terrorizzato allidea di essere scaraventato a
terra a ogni sobbalzo, Narciso galoppava teso a denti stretti. In tutta la sua vita non aveva mai provato
una paura simile e giur a se stesso che mai pi sarebbe salito in groppa a una di quelle bestie. Non
cera mezzo pi comodo di una lettiga. Quando ebbe raggiunto i due pretoriani, Marcello lo avvis:
Ecco, cos va decisamente meglio, signore... adesso non manca molto!.
Continuarono a sfrecciare, con lassordante urlo del vento nelle orecchie; ogni volta che Narciso
o una delle guardie si voltava a controllare, i nemici erano sempre pi vicini. Giunti ormai quasi in
prossimit del campo, i loro cavalli e quelli degli inseguitori iniziarono a dare segni di sfinimento:
contro le cosce dei cavalieri il torace equino si espandeva e si contraeva con cupi muggiti, segno che il
cavallo lottava disperatamente per continuare a respirare. Quando lo sforzo richiesto divenne eccessivo,
il galoppo, fino a quel momento sostenuto, si ridusse a un lento trotto.
Quando il sentiero risal lennesima altura, Narciso vide che mancavano ormai meno di due
miglia per giungere al campo e che sul terreno aperto prospiciente il perimetro difensivo cera un gran
numero di soldati che si allenava o dava da mangiare ai cavalli. A quel punto qualcuno doveva per
forza averli avvistati; qualcuno doveva aver dato lallarme e sicuramente era stata inviata una squadra
in perlustrazione. Ma quello che i tre uomini vedevano, continuando la folle corsa, era solo una scena
bucolica e indisturbata. E la distanza tra loro e gli inseguitori si riduceva sempre pi.
Ma devono essere ciechi per non vederci!, sbrait Rufo, inveendo e agitando furiosamente un
braccio. Quaggi, svegliatevi, bastardi imbecilli! Aprite gli occhi e guardate quaggi!.
Il sentiero prese a scendere verso un ruscello che serpeggiava sul limitare di un piccolo bosco di
querce secolari. La placida superficie dellacqua esplose di schizzi quando Narciso e le guardie lo
attraversarono e riemersero, scintillanti, sullaltra riva. Proseguirono al galoppo lungo il sentiero,
inoltrandosi tra le querce, sempre con gli inseguitori alle calcagna, ormai a non pi di duecento passi. Il
sentiero era molto battuto e i profondi solchi scavati dal passaggio di carri pesanti li costrinsero a
spostarsi su un lato per evitare di far rompere una zampa ai cavalli. Attraversando il folto sottobosco di
ginestrone, galoppando alla cieca con la testa china in avanti per non finire a sbattere contro un ramo
basso, Narciso sent il graffio alle gambe e le bracae impigliarsi tra i rami spinosi. Uno sciabordio
distante rivel che gli inseguitori avevano raggiunto il guado.
Ci siamo quasi!, url Marcello. Avanti cos!.
La strada si inoltrava sempre pi profondamente nel bosco, la luce del sole screziava il terreno
nei punti in cui riusciva a penetrare tra le verdi fronde degli alberi sopra le teste dei cavalieri. Poi
finalmente sbucarono di nuovo in una radura e poco distante apparvero le porte fortificate del campo.
Alla vista del forte e rendendosi conto che ormai avrebbero anche potuto salvarsi, Narciso si sent
inondare di gioia.
I cavalli, grondanti di acqua e sudore, correvano sotto la luce del sole.
Voi laggi!, esplose allimprovviso una voce. Alt! Alt!.
Narciso scorse un gruppo di uomini che si riposava allombra di alcuni alberi sul limitare del
bosco. Tuttattorno ciocchi di legno di fresco taglio e muli da soma che pascolavano beati; alcuni
giavellotti sistemati in un cumulo a portata di mano, gli scudi piantati nel terreno sulla base ricurva,
pronti a essere impugnati al primo segnale.
Marcello stratton violentemente a s le redini e il cavallo si ferm sbandando verso la squadra
addetta alle scorte di legname. Il pretoriano inspir e url: Alle armi! Alle armi!.
I soldati risposero fulminei: balzarono in piedi e corsero a prendere le armi mentre i tre si
avvicinavano. Loptio al comando dellunit si fece avanti brandendo, diffidente, la spada.
E chi pensi di essere tu, eh bel faccino?.
Raggiunta la squadra di legionari spaccalegna, i tre cavalieri rallentarono fino a fermarsi.
Marcello scivol a terra dalla parte posteriore del cavallo e stese il braccio indietro puntando la spada
lungo il sentiero.
Laggi, ci inseguono, dovete fermarli!.
Chi vi sta inseguendo?, ringhi loptio in tono irritato. Di cosa stai parlando?
Ci stanno braccando, vogliono ucciderci.
Ma non ha senso! Calmati, soldato, e spiegati bene. Chi sei?.
Marcello punt il pollice verso Narciso che, accasciato sulla sella, respirava a fatica. Un
inviato speciale dellimperatore. Siamo stati attaccati. La scorta  stata sterminata. Ci hanno quasi
raggiunti.
Chi sono?, chiese di nuovo loptio.
Non lo so, ammise Marcello, ma arriveranno qui da un momento allaltro. Metti in allerta i
tuoi uomini!.
Loptio gli lanci unocchiata sospettosa e poi url ai suoi lordine di raggrupparsi. Molti si
erano gi dotati di armi e in men che non si dica si allinearono, giavellotto in una mano e scudo
nellaltra, fissando il punto in cui dal folto del bosco il sentiero sbucava sulla distesa erbosa antistante il
forte. Attesero immobili larrivo degli inseguitori a cavallo. Ma nulla accadde. Nessun rumore di
zoccoli, nessun grido di guerra, niente di niente. Le querce rimasero ferme e silenti: dal sentiero non
giunse alcun segno di vita. La lunga e snervante attesa fu rotta dal verso gutturale di un piccione sul
ramo di un albero poco distante.
Loptio aspett ancora un istante e poi si rivolse ai tre sconosciuti che avevano rovinato la
tranquilla pausa dal taglio del legname.
E allora?.
Narciso distolse lo sguardo dal sentiero e si strinse nelle spalle. Devono aver rinunciato
quando hanno capito che eravamo in salvo.
Sempre supponendo che qualcuno vi stesse veramente inseguendo, rispose loptio in tono
ironico. Adesso potete dirmi, di grazia, cosa sta succedendo?.
...
.
...
CAPITOLO TRE.
...
.
...
La barba non ti dona.
Narciso fece spallucce. Limportante  che serva alluopo.
Come  andato il viaggio?, si inform per educazione il generale Plauzio.
Il viaggio? Tralasciando il fatto di essere stato costretto a dormire ogni singola notte
dellultimo mese rintanato in qualche pidocchiosa locanda? E di aver dovuto mangiare
unindescrivibile disgustosa brodaglia che i viandanti pi poveri hanno lardire di chiamare cibo?
Nonch di essere stato braccato da una banda di assassini fin sulla soglia della tua porta...?
S, tralasciando tutto questo, sorrise il generale. Come  stato il viaggio?.
Rapido. Narciso scroll le spalle e bevve un altro sorso di acqua aromatizzata al limone. Il
segretario imperiale e il generale erano seduti allombra di un riparo montato appositamente sulla cima
di una collinetta su uno dei lati dello sconfinato accampamento che costituiva il quartier generale
dellesercito. Tra le due sedie, un piccolo tavolo con superficie di marmo su cui uno schiavo aveva
appoggiato una caraffa dacqua riccamente decorata e due bicchieri perch i due uomini potessero
rinfrescarsi. Narciso si era liberato degli abiti sudici per la faticosa cavalcata e indossava una leggera
tunica di cotone. La pelle dei due uomini era imperlata di luccicanti gocce di sudore, laria era
immobile e pesante sotto lantimeridiano sole estivo che fiammeggiava nel bel cielo terso.
Attorno a loro il forte si sviluppava a macchia dolio in tutte le direzioni. Abituato agli sfoggi di
tono assai minore allestiti a Roma dalle coorti della Guardia Pretoriana, Narciso era rimasto
letteralmente abbacinato dallo spettacolo. E non era nemmeno la prima volta che vedeva lesercito di
stanza in Britannia raggruppato per una campagna. Era presente quando lanno precedente le quattro
legioni e la schiera delle unit ausiliarie avevano schiacciato Carataco. Tutte quelle tende
ordinatamente allineate gli trasmettevano un senso di confortante sicurezza. Ogni tenda segnalava un
contubernium di otto uomini, alcuni dei quali si allenavano in quel momento allinterno del campo.
Altri, invece, pulivano le lame delle spade o tornavano al campo dopo la raccolta di foraggio recando
ceste cariche di granaglie o capi di bestiame che avevano trafugato dai terreni circostanti. Tutto
emanava il tipico odore dellordine e dellimpareggiabile potenza di Roma. Con tutto quellenorme e
addestrato schieramento di forze sul campo, era difficile credere che qualcosa potesse ostacolare
lintento di Claudio di aggiungere al suo patrimonio imperiale anche quella terra e le trib che la
popolavano.
E quello era il pensiero che pi impegnava la mente di Narciso, nonch la ragione per cui il
palazzo laveva inviato in incognito in quel campo sperduto sulla sponda settentrionale del fiume
Tamesis.
Quanto ti tratterrai qui con noi?, chiese il generale.
Quanto?. Narciso sembrava quasi divertito. Non hai neanche ancora chiesto perch sono
qui.
Immagino per conoscere landamento della campagna.
In parte per questo, ammise Narciso. Quindi, come stanno andando le cose, generale?
Dovresti saperlo bene: immagino tu legga i messaggi che invio a palazzo.
Ah s, assai esaustivi e dettagliati, ben scritti. Hai uno stile sopraffino, se cos posso dire.
Ricorda vagamente i Commentarii di Cesare. Deve essere esaltante comandare un esercito cos
numeroso....
Plauzio conosceva Narciso da un tempo ormai abbastanza lungo e aveva sviluppato una sorta di
immunit allars adulandi di cui il liberto Greco faceva ampio e abile uso con le persone con cui
intratteneva rapporti. E altrettanta familiarit aveva anche con le sfumature delleloquio dei funzionari
di palazzo, cos da ravvisare immediatamente lintimidazione tra le righe dellultimo commento del
segretario imperiale.
Inutile dire quanto laccostamento con il divino Cesare possa lusingarmi, ma in me non
alberga la sua stessa sete di potere.
Narciso sorrise. Suvvia generale, sicuramente un uomo nella tua posizione e con un esercito
cos grande a disposizione deve per forza aver sviluppato un seppur minimo appetito ambizioso.
Appetito che non risulterebbe affatto inatteso o sgradito, naturalmente. Roma apprezza lambizione nei
suoi generali.
Roma probabilmente s, ma dubito che lo stesso valga per limperatore.
Roma e limperatore sono la stessa cosa, disse Narciso in tono blando. Sottintendere
qualcosaltro potrebbe essere visto come sedizioso da qualcuno.
Sedizioso?. Plauzio sgran gli occhi. Non stai parlando seriamente, vero? Le cose si sono
davvero messe cos male a Roma?.
Narciso bevve un altro lungo sorso. Fiss attentamente il generale da sopra il bordo del
bicchiere e poi lo riappoggi sul tavolo. La situazione  peggiore di quanto tu possa immaginare,
Plauzio. Quanto tempo  passato dallultima volta che sei stato a Roma?
Quattro anni. E non ne sento minimamente la mancanza. Figurati: risale a quando al comando
cera Gaio Caligola. Mi giunge voce che con Claudio sia tuttaltra storia e che le cose sono decisamente
migliorate.
Narciso annu. Migliorate per lo pi. Il problema  che limperatore ha la tendenza a fare
eccessivo affidamento sulle persone sbagliate.
Presenti esclusi, suppongo.
Supponi bene, si infastid Narciso. E non  nemmeno una battuta divertente, tra le altre cose.
Ho sempre servito limperatore con pi lealt di chiunque altro. Posso affermare senza timore di essere
smentito che ho dedicato tutto me stesso al suo successo.
Da conoscenti a Roma ho saputo che le tue finanze sono prosperate particolarmente in questi
ultimi anni....
E quindi? Cosa c di male se un uomo viene ricompensato per i suoi leali servigi? Comunque
non sono venuto qui per discutere delle mie finanze personali.
Evidentemente no.
E sarei grato ai tuoi amici se potessero riflettere bene e a lungo prima di esprimere di nuovo
commenti del genere. Voci cos fanno presto a diffondersi quando le lingue sono troppo sciolte, non so
se mi spiego.
Li informer.
Bene. E insomma, come stavo gi dicendo, negli ultimi tempi limperatore ha talvolta mal
riposto la sua fiducia. Soprattutto da quando ha messo gli occhi  e non solo quelli  addosso a quella
sgualdrinella di Messalina.
Ho sentito parlare di lei.
Dovresti vederla, ghign Narciso. Dovresti assolutamente vederla. Non ho mai conosciuto
nessuno come lei. Le basta entrare in una stanza e lanciare quei suoi maledetti sguardi agli uomini, che
quelli cadono immediatamente ai suoi piedi come cuccioli. Mi d la nausea. E Claudio non  poi cos
vecchio da non subire pi giramenti di testa di fronte a giovent e bellezza. Oh, ed  anche molto
astuta. Solo Giove sa quanti amanti lascia entrare nel suo letto, proprio l, a palazzo, ma per quanto
concerne Claudio, lei  infatuata di lui e non pu fare nulla di male.
E lei, invece, sta facendo qualcosa di male?
Non ne ho la certezza. Non intenzionalmente, forse. Inutile dire che la scandalosa condotta di
Messalina danneggia la reputazione dellimperatore, rendendolo uno stupido agli occhi di tutti. Quanto
ad altri eventuali disegni oscuri... ancora non ho prove, solo sospetti. E poi ci sono anche quei maledetti
Liberatori.
Pensavo avessi gi regolato i conti con loro lo scorso anno.
Ne abbiamo catturati parecchi dopo lammutinamento a Gesoriacum, ma ne erano comunque
rimasti altrettanti per organizzare una spedizione di armi ai Britanni la scorsa estate. I miei agenti spia
hanno carpito voci secondo cui starebbero tramando qualcosa di grosso. Ma non hanno speranza finch
pretoriani e legioni rimarranno dalla parte giusta.
Per cui dovevi valutare la mia lealt?. Plauzio punt gli occhi su Narciso.
E per cosaltro pensavi fossi venuto? Per giunta in incognito.
Nessuno sentir la tua mancanza?
 chiaro che qualcuno deve essere venuto a conoscenza della mia missione. Mi auguro solo
che la notizia non si diffonda oltremodo. Il palazzo ha fatto sapere che sono a Capri a rimettermi da una
malattia. Spero di poter tornare a Roma prima che le spie dellaltra fazione infiltrate tra i tuoi
collaboratori riescano a mettere in giro voci di qualsiasi genere sulla mia presenza qui.
Spie dei nemici tra i miei ufficiali?, ripet Plauzio con unespressione indignata. E chi altri?
Anche spie imperiali, forse?
Prendo nota della tua ironia, Plauzio, ma non devi avercela con i miei uomini. La loro
presenza qui serve tanto alla tua protezione quanto a raccogliere informazioni su coloro che potrebbero
minacciare limperatore.
E da chi dovrei essere protetto?.
Narciso sorrise. Ma da te stesso, mio caro Plauzio. Vogliono essere un monito del fatto che a
palazzo possono vedere e sentire tutto. Per tenere a freno la lingua e le mire di alcuni dei nostri meno
politicamente acuti comandanti.
E ritieni che io abbia bisogno di essere scoraggiato?
Non ne sono sicuro, rispose Narciso, lisciandosi la barba. Tu che dici?.
I due uomini rimasero a fissarsi a vicenda per qualche istante prima che il generale Plauzio
riabbassasse gli occhi sul bicchiere che si stava rigirando tra le dita. Narciso ridacchi.
Immaginavo, il che mi porta alla domanda successiva. Se tu sei fedele allimperatore, perch
allora stai facendo di tutto per sminuire la sua causa?.
Il generale riappoggi il bicchiere vuoto sul tavolo con un colpo secco e incroci le braccia.
Non capisco cosa intendi.
Lascia che te la riformuli in un altro modo, allora, con parole meno colpevolizzanti: perch
non ti stai impegnando abbastanza per promuovere la sua causa? Da quanto so, il tuo esercito si 
limitato a consolidare le vittorie dello scorso anno. I soli progressi sono stati fatti nei territori
sud-occidentali dal legato Vespasiano e dalla sua II Legione. Tu non hai ancora attirato Carataco in
battaglia nonostante la superiorit delle forze a tua disposizione e nonostante met delle trib di questa
terra arretrata siano passate dalla nostra parte. Mi  difficile immaginare condizioni pi propizie di
queste per continuare con determinazione, sconfiggendo il nemico e mettendo fine una volta per tutte a
questa costosa campagna.
Quindi sono i costi che ti disturbano?, fece Plauzio, ghignando. Ci sono cose in questo
mondo che non hanno prezzo.
Sbagliato!, ribatt Narciso prima che il patrizio potesse lanciarsi in unaltisonante arringa
retorica sul manifesto destino di Roma e sulla necessit che ogni generazione contribuisse ad ampliare i
limiti della gloria imperiale. Non c nulla in questo mondo che non abbia prezzo, nulla! Talvolta il
prezzo viene pagato in oro, talaltra in sangue, ma un prezzo viene sempre pagato. Limperatore ha
bisogno di una vittoria in Britannia per mettere al sicuro la sua posizione. Questo Roma lo pagher con
la vita di molte migliaia dei suoi soldati migliori.  una circostanza incresciosa, ma possiamo
rettificarla. I soldati non mancheranno mai. Quello che invece non possiamo permetterci  di perdere
un altro imperatore. Lassassinio di Caligola ha quasi messo in ginocchio limpero. Se le rivendicazioni
al titolo di Claudio non fossero state colte al volo dalla Guardia Pretoriana, avremmo avuto unaltra
guerra civile con generali accecati dalla brama di potere che facevano a pezzi le legioni nella loro corsa
alla gloria. In men che non si dica limpero sarebbe divenuto niente pi che un capitolo chiuso nella
storia dei poteri caduti. Quale uomo sano di mente potrebbe augurarselo in questo mondo?
Molto bello, un discorso elegantemente costruito, comment Plauzio. Ma cosha a che
vedere con me?.
Narciso sospir pazientemente. I tuoi lenti progressi ci stanno costando molto cari, un prezzo
molto alto per limperatore in termini di reputazione.  passato quasi un anno da quando ha potuto
celebrare trionfalmente la vittoria in Britannia e io continuo ancora a ricevere richieste di altre truppe.
Altre armi. Altre scorte.
Stiamo facendo piazza pulita.
No, piazza pulita  ci che fai dopo aver sconfitto il nemico. Tu invece stai solo prosciugando
le risorse. Questisola  come una spugna: risucchia continuamente uomini, soldi e capitale politico.
Per quanto tempo ancora dovr durare, mio caro generale?!.
Come ho scritto nei miei rapporti, stiamo facendo progressi, lenti ma costanti. Stiamo
respingendo Carataco miglio dopo miglio e molto presto dovr girarsi e affrontarci.
Quando, generale? Tra un mese? Un anno? O pi a lungo?
Questione di giorni.
Giorni?, ripet Narciso, dubbioso. Spiegati, per favore.
Volentieri. Carataco e il suo esercito sono accampati a meno di dieci miglia da qui. Plauzio
indic a occidente. Sa che siamo qui e sa che ci aspettiamo che si ritiri quando avanzeremo, proprio
come ha fatto finora. Ad ogni modo, alla nostra prossima avanzata, il suo piano  di attraversare il
fiume con una serie di guadi non distanti da qui, aggirarci e devastare tutte quelle trib che abbiamo
sottomesso a sud del fiume. E potrebbe anche pensare di prendersi un bel vantaggio su di noi per
attaccare la base di approvvigionamento a Londinium. Un piano molto solido.
Veramente; e come ne siete venuti a conoscenza?
Uno dei suoi ufficiali anziani  un mio agente.
Davvero?  la prima volta che ne sento parlare.
Alcune informazioni sono troppo preziose per poter essere affidate ai rapporti scritti, rispose
Plauzio con aria di sufficienza. Non si sa mai in che mani potrebbero finire. Posso continuare?
Ti prego.
Quello che invece Carataco non sa  che la II Legione  stata spostata da Calleva per coprire la
zona di guado e lui verr intrappolato tra questa unit e il fiume. Questa volta non ci saranno vie di
fuga. Dovr girarsi e combattere e quando lo far, noi lo schiacceremo. A quel punto, tu e limperatore
avrete la vostra vittoria in Britannia. Rimarranno solo sacche di malcontento nella zona montuosa a
occidente e quei selvaggi su in Caledonia. Potrebbe non valere la pena portarli sotto il nostro controllo,
nel qual caso sarebbe necessaria una qualche barriera difensiva per tenerli fuori dalla provincia.
Una barriera? Che tipo di barriera?
Un fossato, un vallo, forse un canale.
Sembra terribilmente costoso.
Una ribellione  sicuramente pi costosa. Ad ogni modo, a questo ci si penser in futuro. Per
ora dobbiamo concentrarci sulla sconfitta di Carataco e sul fiaccare la resistenza delle trib. Immagino
che vorrai essere qui per presenziare alla battaglia?
Assolutamente s, sono impaziente, come lo sono di raccontare levento allimperatore in
persona. Ne uscirai vittorioso, Plauzio. Tutti ne usciremo vittoriosi.
Allora posso proporre un brindisi?. Plauzio riemp di nuovo i bicchieri e sollev il proprio.
Allo sdegno dei nemici dellimperatore e a una... schiacciante vittoria sui barbari!.
Alla vittoria!, sorrise Narciso, svuotando il bicchiere.
...
.
...
CAPITOLO QUATTRO.
...
.
...
I centurioni della II Legione attendevano il legato allinterno dei principia, la grande tenda del
comando generale, seduti su varie file di sedie. Avevano trascorso una lunga giornata preparando
lunit per lavanzata rapida prevista per lindomani. Quale fosse la precisa destinazione della legione
nessuno lo sapeva ad eccezione di Vespasiano, il legato, che si era ben guardato dal divulgare qualsiasi
tipo di informazione ai suoi ufficiali. Il sole era appena tramontato e laria vibrava di moscerini che
sciamavano attorno alle danzanti fiammelle gialle delle lampade a olio: di tanto in tanto uno scoppiettio
e uno scintillio indicavano che uno dei minuscoli insetti si era stupidamente gettato dritto sul fuoco. In
fondo alla tenda, sorretta da una cornice di legno, era stata posizionata unenorme cartina in pelle
animale che illustrava una sezione del Tamesis.
Le prime tre file di sgabelli erano occupate dai sei centurioni della Terza Coorte. In fondo cera
un uomo alto e scuro con un bel viso giovane, totalmente fuori luogo in mezzo alle facce
profondamente segnate dal tempo e dalla vita degli altri centurioni che lo circondavano. A guardarlo
bene, sembrava essere appena sopra let minima per potersi arruolare. Sul viso scarno, sotto una
zazzera di ricci capelli scuri, due occhi marroni osservavano attenti. La tunica, la maglia di ferro e
larmatura ne lasciavano chiaramente intuire la corporatura magra, niente muscoli gonfi sulle gambe e
sulle braccia che erano, per contro, sottili fasci nervosi. Neanche luniforme e le due sfavillanti
phalerae appuntate sul pettorale riuscivano a dissimularne laspetto imberbe e le occhiate guardinghe
che lanciava in giro, un chiaro segno dellimbarazzo che egli stesso provava per quella situazione.
Catone! Vuoi calmarti una buona volta?!, gli borbott il centurione che gli sedeva accanto.
Sembri una pulce su una padella rovente.
Scusa,  colpa del caldo, mi d una strana sensazione di allegria.
Be, per tua informazione sei lunico che si diverte. Dannata isola! Io proprio non la capisco.
Un giorno diluvia e lumidit ti ammazza, il giorno successivo il sole spacca le pietre. Sarebbe meglio
che si decidesse. Dai retta a me: non saremmo mai dovuti venire in questo schifo di posto. E
comunque, perch siamo qui?
Siamo qui perch siamo qui, Macrone. Il giovane uomo sorrise. Se non ricordo male, tu
stesso mi rispondi sempre cos.
Macrone sput a terra tra i calzari. Che razza di gente: uno cerca di essere utile e in cambio ti
danno solo risposte impertinenti. Ma chi me lo fa fare?.
Catone sorrise di nuovo, spontaneamente questa volta. Appena qualche mese prima era solo
loptio di Macrone, comandante in seconda della sua centuria. Gran parte di ci che sapeva sulle
dinamiche dellesercito era stato proprio Macrone a insegnarglielo negli ultimi due anni. Da quando
una decina di giorni prima aveva ricevuto il suo primo comando di legione, Catone si era sentito
schiacciare dal senso di responsabilit per il nuovo grado e aveva sempre cercato di mantenere un
contegno serio di fronte agli ottanta uomini della sua centuria, pregando che non indovinassero lanimo
ansioso e tormentato che nascondeva sotto quella maschera. Semmai fosse accaduto, la sua autorit
sarebbe andata in fumo e Catone viveva nel terrore di quelleventualit. Il tempo a sua disposizione per
conquistarsi la fiducia dei suoi soldati era limitato: impresa non facile considerato che a malapena era
riuscito a impararne i nomi, figuriamoci le peculiarit caratteriali. Li aveva sottoposti a un durissimo
addestramento, molto pi duro di quanto non facessero gli altri centurioni, ma era consapevole che
finch non lavessero visto combattere in battaglia, non lavrebbero completamente accettato come loro
comandante.
Per Macrone era tutta unaltra storia, invece, riflett Catone tra s e s con una traccia di
amarezza. Aveva militato oltre dieci anni come soldato semplice prima di essere promosso e portava il
grado ormai come una seconda pelle. Macrone non aveva nulla da dimostrare e le cicatrici che gli
ricoprivano il corpo erano testimonianza del coraggio mostrato in battaglia. Inoltre, era piccolo di
statura e muscoloso, lesatto contrario del suo amico. Bastava una rapida occhiata per rendersi conto
che il centurione era il tipo di uomo a cui nessun legionario avrebbe dovuto rompere le scatole se
avesse avuto a cuore i denti.
Quando dovrebbe iniziare questa dannata riunione?, mormor Macrone, schiacciando una
zanzara appena atterrata sul suo ginocchio.
In piedi!, url il prefetto di campo dalla parte anteriore della tenda. Presentarsi al legato!.
I centurioni si alzarono in piedi scattando sullattenti mentre una sentinella teneva sollevato un
lembo dellentrata e il comandante della II Legione entrava nella tenda. Vespasiano era un uomo di
corporatura possente con una faccia ampia e profondamente segnata. Seppur non bella, la sua faccia
aveva comunque qualcosa che metteva i soldati a loro agio, e niente dellespressione altezzosa di
distacco sociale tipica della classe senatoriale. Del resto la sua famiglia solo di recente era stata
ammessa alla classe equestre e suo nonno era stato un centurione al servizio di Gneo Pompeo Magno.
Vespasiano, quindi, non era cos distante dallambiente sociale degli uomini che comandava, una
caratteristica che gli garantiva la loro simpatia ed eccellenti prestazioni in battaglia, tanto che al suo
comando la II Legione si era conquistata grandi onori nel corso dellattuale campagna militare.
A riposo, signori. Vi prego, accomodatevi.
Vespasiano attese finch nella tenda ci fu di nuovo silenzio. Quando tutti si furono seduti e i
soli rumori provenivano dal forte oltre le pareti di pelle di capra della tenda, il legato si posizion su un
lato della cartina e si schiar la voce.
Signori, siamo a un giorno dalla conclusione della campagna. Lesercito di Carataco si sta
dirigendo dritto in una trappola che segner il suo annientamento. Distrutto il suo esercito e catturato
Carataco, lo spirito di battaglia delle trib che ancora ci oppongono resistenza sar definitivamente
soffocato.
S, come no, bisbigli Macrone. Quante volte lho sentita questa?
Ssst!, gli fece Catone, mollandogli una gomitata.
Ottenuta di nuovo lattenzione, il legato sollev un bastone sulla cartina sospesa. Questo  il
punto in cui siamo accampati, a pochissima distanza dal Tamesis. Il nostro plotone di esploratori
atrebati ci dice che la zona  chiamata i tre guadi, per ovvie ragioni. Il legato sollev pi in alto il
bastone e indic il territorio a nord dei guadi. Carataco si sta ritirando davanti allesercito del generale
Plauzio e a questo punto dovrebbe essere pi o meno qui, poco sopra i guadi. Finora si  limitato a
cedere terreno ogni volta che il generale e le altre tre legioni sono avanzate verso di lui. Carataco pensa
che ci aspettiamo la stessa manovra da parte sua anche in questoccasione. Invece di ritirarsi, per, ha
intenzione di condurre i suoi uomini oltre i guadi e poi aggirarci per sorprenderci alle spalle. In questo
modo attaccher le nostre linee di rifornimento, tagliando fuori le legioni dalla base di
approvvigionamento di Londinium. Se dovesse riuscirvi, questo non gli garantirebbe certo la vittoria,
ma costringerebbe noi a qualche mese di ritardo per rimettere a posto la situazione.
Ad ogni modo, come i pi attenti tra di voi avranno gi sicuramente notato sulla cartina, cos
facendo Carataco si espone a un grosso rischio. I tre punti di guado si trovano allinterno di un ampio
gomito del fiume, e se gli verr impedito di accedervi mentre gli uomini del generale copriranno la
parte aperta del gomito, rimarr intrappolato con le spalle al fiume e non avr pi via di scampo. A quel
punto dovr arrendersi o combattere.
Domani allalba la II Legione avanzer per coprire questi tre guadi. Semineremo il letto del
fiume di triboli e gigli e organizzeremo delle linee di difesa sul nostro versante dei guadi. Il corpus
principale della sua avanzata sar diretto verso questi due punti, qui e qui. Sono molto ampi e dovremo
difenderli con grande dispiegamento di forze. Di conseguenza, la Prima, Seconda, Quarta e Quinta
Coorte si posizioneranno sul guado pi a valle sotto il mio comando. La Sesta, Settima, Ottava, Nona e
Decima Coorte, sotto il comando del prefetto di campo Sesto, si occuperanno del guado successivo
subito a monte.
Vespasiano si spost lungo la cartina e vi picchiett sopra con il bastone. Carataco non
dovrebbe usare lultimo guado perch troppo stretto e interessato da correnti molto veloci e forti.
Ciononostante potrebbe anche tentare di inviare l alcune delle sue unit pi leggere per attraversare il
fiume e noi dobbiamo impedirglielo. Di questo si occuper la Terza Coorte. Penso che tu e i tuoi ce la
possiate fare, giusto Massimo?
Potete contare sulla Terza, signore. Non vi deluderemo.
Ci conto, sorrise Vespasiano. Siete stati scelti proprio per questo motivo. Un gioco da
ragazzi per un ex ufficiale della Guardia Pretoriana. Ricorda: non uno di loro deve attraversare il fiume.
Dobbiamo annientarli totalmente se vogliamo portare a termine velocemente la campagna... Ci sono
domande?.
Catone si guard attorno nella speranza che qualcun altro avesse alzato la mano, ma
constatando che gli altri centurioni erano rimasti seduti impassibili, deglut nervosamente e si fece
coraggio.
Signore?
S, centurione Catone.
E se il nemico riesce comunque ad attraversare uno dei guadi? Come faranno le altre unit a
venirne a conoscenza?
Ho assegnato due squadroni a cavallo alla mia unit e uno rispettivamente a Sesto e Massimo.
Se qualcosa va storto, potremo cos avvertire gli altri e, semmai ve ne fosse bisogno, la legione potr
ripiegare verso la posizione in pericolo con il favore della notte. Cerchiamo, per, di fare in modo che
non si arrivi a quel punto. Occupatevi della difesa e assicuratevi che i vostri uomini diano il massimo.
Partiremo in vantaggio, avremo lelemento sorpresa dalla nostra e per la prima volta la loro dannata
rapidit di spostamento sul territorio giocher a nostro favore mentre si dirigeranno verso i guadi. Se
ognuno far bene il proprio lavoro, la provincia sar bella che conquistata e non rimarr altro che
spazzare via le ultime sacche di resistenza. Poi ci potremo concentrare sulla spartizione del bottino.
A questultimo commento, si lev un brusio di entusiasmo, e Catone vide gli occhi degli altri
ufficiali che gli sedevano accanto scintillare alla prospettiva di ricevere la loro ricompensa. In quanto
centurioni, a loro spettava una cospicua quota del denaro ottenuto dalla vendita dei prigionieri
dellultimo anno ai mercanti di schiavi. Le terre, per contro, finivano esclusivamente nelle mani del
segretariato imperiale che per il tramite dei propri agenti fondiari ne avrebbe ricavato enormi fortune in
provvigioni di vendita. Il sistema era sempre motivo di furibondi litigi quando i legionari si ritrovavano
a fare bisboccia insieme, e la sproporzione tra soldati semplici e centurioni faceva s che lassai pi
grande disparit di guadagni tra centurioni e agenti fondiari imperiali passasse generalmente in secondo
piano.
Altre domande?, chiese Vespasiano. Dopo un istante di silenzio, il legato si rivolse al suo
prefetto di campo. Molto bene. Sesto puoi congedarli.
Gli ufficiali si alzarono, scattando sullattenti. Una volta che il legato ebbe lasciato la tenda,
Sesto li accomiat, ricordando loro di passare a prendere gli ordini scritti dai segretari del comandante,
prima di lasciare il quartier generale. Mentre i centurioni della Terza Coorte si preparavano a uscire,
Massimo sollev una mano.
Niente fretta, ragazzi, voglio scambiare una parola con voi nella mia tenda appena avete
organizzato i turni di guardia serali.
Macrone e Catone si scambiarono unocchiata e Massimo se ne accorse. Sono certo che i miei
centurioni saranno felici di sapere che non li tratterr troppo a lungo e non gli far sprecare il loro
tempo prezioso.
Catone avvamp.
Massimo fiss per qualche istante il giovane ufficiale con sguardo glaciale e poi spieg un
sorriso. Fate in modo di essere nella mia tenda prima che venga chiamato il primo cambio di guardia.
S, signore, risposero in coro Catone e Macrone.
Massimo fece un cenno secco della testa, si volt e usc a passo rigido dalla tenda delle riunioni.
Macrone segu con gli occhi il comandante. E adesso che cosa si sar messo in testa?!.
Un centurione l vicino indietreggi, senza staccare gli occhi da Massimo finch il comandante
della coorte non fu sparito oltre i lembi della tenda. Poi disse sottovoce a Macrone e Catone: Fossi in
voi starei molto accorto.
Accorto?, ripet accigliato Macrone. Che cosa stai dicendo, Tullio?.
Caio Tullio era il centurione pi anziano dopo Massimo, un veterano con oltre ventanni di
servizio e svariate campagne militari alle spalle. Sebbene fosse uomo molto schivo e riservato, era stato
comunque il primo a salutare Macrone e Catone quando questi erano stati assegnati al comando della
Terza Coorte. Gli altri due centurioni, Caio Pollio Felice e Tiberio Antonio, invece, si erano limitati a
scambiare poche parole con Catone, che ovviamente ne aveva avvertito lostilit. Macrone aveva avuto
un po pi di fortuna: lo conoscevano da pi tempo, da prima della promozione, e gli riservavano modi
pi cordiali, come era loro richiesto dalletichetta giacch linvestitura al centurionato di Macrone era
precedente alla loro.
Tullio, allora?, incalz Macrone.
Sulle prime Tullio esit, la bocca socchiusa come se fosse sul punto di dire qualcosa, poi scosse
semplicemente la testa. Niente, cercate solo di non mettere a Massimo i bastoni tra le ruote,
soprattutto tu, ragazzo.
Catone schiacci le labbra in una linea sottile e Macrone non pot fare a meno di scoppiare in
una risata. Non prendertela cos, Catone. Sarai anche centurione, ma ogni tanto devi pure scusare gli
altri se ti scambiano per un ragazzino.
I ragazzini non portano queste addosso, replic Catone, battendo la mano sulle medaglie, ma
rimpiangendo allistante di aver ceduto a quel suo immaturo impulso di riscatto.
Macrone sollev entrambe le mani con un sorrisetto condiscendente. Va bene! Ritiro tutto, ma
guardati attorno, Catone. Vedi forse qualcuno qui che non sia come minimo cinque o dieci anni pi
vecchio di te? Penso che sarai daccordo sul fatto di essere una specie di eccezione.
Sar pure uneccezione, aggiunse tranquillamente Tullio, ma per il suo bene farebbe meglio
a non mettersi troppo in mostra.
Il veterano poi si volt e segu Antonio e Felice verso luscita della tenda. Macrone li guard
incamminarsi e si gratt il mento.
Chiss cosa voleva dire.
Non lo indovini?, borbott amaramente Catone. Sembra proprio che il comandante della
nostra coorte non mi ritenga allaltezza del mio incarico.
Stronzate!, rispose Macrone, mollandogli un buffetto sulla spalla. Nella legione tutti ti
conoscono e non devi dimostrare niente a nessuno.
Vallo a dire a Massimo.
Un giorno, forse. Se non dovesse arrivarci prima da solo.
Catone scosse la testa. Massimo ha raggiunto la legione solo da qualche mese, fa parte dello
scaglione di sostituzioni arrivato mentre noi due eravamo in ospedale a Calleva ed  molto probabile
che non sappia assolutamente nulla di me.
Macrone tocc una delle medaglie di Catone. Queste dovrebbero dirgli tutto quello che deve
sapere. E adesso avanti, dobbiamo assegnare gli uomini alle vigiliae di guardia. Non vogliamo certo far
tardi per il discorsetto di Massimo, giusto?.
...
.
...
CAPITOLO CINQUE.
...
.
...
Una volta che Catone fu soddisfatto di come il suo optio aveva organizzato i turni di
sorveglianza, si incammin tra due file di tende verso la centuria di Macrone, e abbass la testa
infilandosi tra i lembi dellentrata della tenda pi grande alla fine della fila. Lamico sedeva davanti a
un piccolo tavolo ed esaminava alcune tavolette sotto il chiarore fioco di una lampada a olio.
Pronto?.
Macrone sollev gli occhi e mise da parte le tavolette cerate. Si alz e si diresse verso Catone.
S. Ne ho abbastanza di questa roba, dannati resoconti di paga. A volte vorrei tanto che tu fossi ancora
il mio optio. Mi toglievi dimpiccio con le noie contabili e io potevo occuparmi del lavoro vero.
Catone fece un cenno di assenso. La vita era stata veramente pi semplice prima, per entrambi.
Come optio di Macrone, la sua entrata nella vita militare non era stata appesantita dalla necessit di
doversi accollare troppe responsabilit. Erano anche capitate circostanze in cui Catone aveva dovuto
assumere il comando, per giunta con esiti egregi, ma poi era stato sempre ben felice di restituire il
fardello al suo superiore. Tutto quello ormai era storia passata, adesso anche Catone era un centurione e
non solo si sentiva costantemente giudicato dagli altri, ma si sottoponeva egli stesso a continue
autocritiche. Non gli piaceva limmagine del ragazzo magro e sbarbatello infilato nelluniforme di
centurione che offriva di s.
Come se la sta cavando Figulo?, chiese Macrone mentre si dirigevano verso la grande tenda
quadrata dei principia della Terza Coorte. Non riesco proprio a capire perch tu labbia scelto come
tuo optio: tranne quando c da menar le mani, quel tipo  solo una seccatura.
Se la sta cavando abbastanza bene.
Sul serio?, disse Macrone con una nota di divertito sarcasmo. Quindi si occupa
personalmente delle carte di paga e di tutte le altre rotture burocratiche?
Lo sto... addestrando, in questo momento.
Addestrando? Tipo insegnandogli a leggere e scrivere forse?.
Catone abbass la testa per nascondere lespressione cupa che gli si era dipinta in viso. Macrone
non aveva torto. Figulo era stata una scelta sbagliata per quel compito, per molteplici motivi: a
malapena era in grado di scrivere il proprio nome e andava totalmente in confusione quando si trattava
di dover calcolare una qualsiasi somma che fosse pi grande del misero gruzzolo che era riuscito a
mettere da parte nel primo anno di servizio nella legione. Nonostante questo Catone non aveva esitato a
offrirgli il posto. Figulo era quasi suo coetaneo e Catone aveva un disperato bisogno di un viso
familiare tra i soldati al suo comando. Gran parte degli uomini che aveva conosciuto appena entrato
nella vecchia centuria di Macrone erano ormai morti o rispediti a casa con congedo di invalidit, e i
sopravvissuti erano stati distribuiti nelle altre centurie delle coorti sotto organico. Per cui Figulo era
stato quasi una scelta obbligata.
Non era per un caso del tutto disperato, riflett Catone in un momento di autogiustificazione.
Figulo aveva origini galliche, era alto e robusto, in grado di tener testa a chiunque nella legione e a
qualsiasi nemico fuori di essa. Inoltre, ci sapeva fare con i soldati grazie alla sua natura indulgente e
candida e questo lo rendeva un utilissimo ponte tra lui e la centuria. E inoltre, come Catone stesso,
anche Figulo era ansioso di dimostrare quanto valeva in quella sua nuova posizione. Daltra parte, per,
Catone aveva ben presto esaurito la pazienza a forza di tentare di insegnargli i rudimenti della
contabilit e, se le cose non fossero migliorate velocemente, tutto faceva pensare che avrebbe dovuto
accollarsi lui stesso anche il lavoro delloptio.
Puoi sempre sostituirlo, gli sugger Macrone.
No, rispose ostinato Catone. Ce la far.
Se lo dici tu. Sta a te decidere, amico.
Esatto, sta a me decidere e tu non sei mio padre, Macrone, per cui finiscila di comportarti
come se lo fossi.
Va bene, va bene!. Macrone sollev le mani in segno di resa. Mi cucio la bocca.
Ottimo....
Insomma... ehm, cosa ne pensi del nostro Massimo?
Non lo conosco abbastanza per poter dare un giudizio. Mi sembra competente, un po duro
sulle stronzate, forse.
Macrone annu. Proviene dalla vecchia scuola: fibbie ben strette, lame ben lucidate e non uno
schizzo di fango durante il contrappello. Quelli come lui sono la spina dorsale dellesercito.
Che passato ha?, fece Catone, guardando lamico. Hai gi chiesto a qualcuno di lui?
Ho saputo qualcosa da Antonio durante il trambusto dellaltro giorno. Lui  arrivato con lo
stesso contingente di rimpiazzo e conosce Massimo da quando erano di stanza insieme a Gesoriacum.
E...?
Non c molto da dire.  centurione da almeno una decade e ha prestato servizio in quasi tutti i
territori dellimpero. Prima  stato nella Guardia Pretoriana per qualche anno, poi  stato trasferito nelle
legioni. Macrone scosse la testa. Chiss perch ha chiesto il trasferimento...? Io sarei stato capace di
uccidere per stare nella Guardia: paga pi alta, alloggi pi comodi, i postriboli migliori e le osterie
meno care che solo Roma pu offrire.
Per indigestione di tutto questo, forse?
Cosa?. Macrone era basito. Che razza di stronzata  questa? Una delle tue stupide teorie
filosofiche, ci scommetto. Senti, amico, non si pu fare indigestione di cose buone, credimi.
Molto epicureo da parte tua, Macrone.
Oh, chiudi il becco....
Raggiunsero la tenda di Massimo. Dalla fessura tra i lembi dellentrata filtrava un fioco
bagliore; i soldati di guardia scorsero i due in avvicinamento nel buio e uno di loro si fece da parte
spostando un lembo. Macrone entr per primo. Nellaria calda e pesante dellinterno vide Massimo
seduto al suo tavolo militare. Di fronte a lui erano stati sistemati cinque sgabelli, tre dei quali gi
occupati dagli altri centurioni della Terza Coorte.
Grazie per esservi voluti unire a noi, disse bruscamente Massimo.
Secondo i calcoli di Catone, al segnale di cambio della guardia mancava ancora mezzora, ma
prima che potesse anche solo pensare di protestare, Macrone gli si par davanti.
Spiacenti, signore.
Prendete posto, cos possiamo iniziare.
Sedendosi, Macrone inarc un sopracciglio verso Catone per metterlo in guardia e Catone intu
immediatamente che quello era il modo in cui Massimo era solito gestire la coorte: si aspettava, anzi
no, esigeva che i suoi subordinati si tenessero sempre al di sopra dei requisiti dei suoi ordini. Rischiava
forse che qualcuno ne anticipasse le decisioni, ma cos riusciva comunque a tenerli sempre attivi.
Catone aveva sentito dire di questo stile di comando anche in altre coorti e lo detestava fortemente. Un
comandante che adottava questo approccio non poteva mai essere sicuro che i suoi ordini fossero
eseguiti come avrebbe voluto.
Appena gli ultimi arrivati si furono seduti, Massimo si schiar la voce e raddrizz la schiena per
iniziare a parlare agli ufficiali. Adesso che ci siamo tutti... avete visto la cartina del legato e compreso
i nostri compiti. Difendiamo i guadi da Carataco e lo sconfiggeremo. Saremo la prima coorte che
partir dal campo, domani, prima che sorga il sole, perch abbiamo il tragitto pi lungo da coprire.
Seguiremo una pista che arriva fino al guado. Per mezzod dovremmo raggiungere una stazione
ausiliaria: l ci riposeremo e useremo le loro razioni alimentari. Il guado si trova a circa un miglio pi a
nord, possiamo raggiungerlo e fortificarlo subito dopo. Dovremmo arrivare in largo anticipo. I soldati
dovranno lasciare qui le furcae per essere pronti a combattere e potranno portare solo le gavette.
Partiamo per combattere. Non voglio vedere nessuno che si imboschi o batta la fiacca o resti indietro...
e nessuna resa quando affronteremo il nemico. Naturalmente..., ghign, se il nemico vuole
arrendersi, dovremo fare tutto il possibile per soddisfare i suoi desideri. Con un po di fortuna,
potremmo conquistarci la vittoria e anche un piccolo bottino. Mi sono spiegato?.
Tutti annuirono solennemente, tranne uno. Massimo si gir verso Macrone.
Cosa c?
Possiamo veramente permetterci di prendere prigionieri, signore?
Possiamo permetterci di non farlo?, rise Massimo. Hai forse qualcosa in contrario a
diventare ricco, Macrone? O preferisci andare in pensione da miserabile?.
Macrone sorrise educatamente. Mi piace il denaro come piace a chiunque altro, signore, ma
noi siamo una coorte sola, lontana dalla legione. Se dovessimo iniziare ad assegnare uomini per
sorvegliare i prigionieri, sarebbe un salasso. E sinceramente non mi va proprio lidea di avere Britanni
davanti e dietro, armati o meno che siano. Significa andare in cerca di guai, signore.
Andiamo, Macrone, penso che tu stia ingigantendo il pericolo. Tu cosa ne pensi, giovane
Catone? Non sei daccordo?.
Sulle prime Catone si sent strangolare dal panico mentre tentava di trovare una risposta alla
domanda diretta.
Non lo so, signore. Dipende da quanti saranno i Britanni. Se riusciamo a gestirne il numero,
allora certo che dovremmo prendere prigionieri ma, come ha detto Macrone, se ci attaccano numerosi,
allora avremo bisogno di tutti i nostri uomini per contrastarli. In tal caso, ogni prigioniero sarebbe
causa di pericolo per noi... signore.
Capisco. Massimo annu pensoso. Sei dellavviso che dovremmo eccedere in prudenza?
Pensi che sia questo che ha reso noi Romani padroni del mondo?
Non so niente di questo, signore. Penso solo che dovremmo eseguire gli ordini senza correre
rischi inutili.
Anchio!, disse Massimo scoppiando in una fragorosa risata, seguito a ruota da Felice e
Antonio. Dal canto suo, Tullio si limit a sorridere. Quando Massimo ebbe terminato, si sporse in
avanti e diede una pacca sulla spalla di Catone. Non ti preoccupare. Non correr rischi, hai la mia
parola. Daltra parte, per, non sono disposto a lasciarmi sfuggire lopportunit di poter fare denaro
facile. Ma hai ragione sulla prudenza. Domani vedremo come  la situazione e agiremo di conseguenza.
Questo dovrebbe tranquillizzarti, eh ragazzo?.
Catone annu.
Bene, allora  deciso. Massimo fece un passo indietro per rivolgersi a tutti i centurioni in
maniera formale. Tornando ai nostri ordini, volevo farvi sapere che sono deciso a che la Terza Coorte
dimostri di essere allaltezza della missione che il legato ci ha assegnato. Non tollerer niente al di
sotto del massimo rendimento, domani, sia da voi che dai vostri soldati. Impongo standard elevati agli
uomini sotto il mio comando perch voglio che la nostra sia la coorte combattente pi forte che esista,
in questa come in tutte le altre legioni. Riprese respiro, guardando le facce dei centurioni, attento a
eventuali reazioni contrastanti. Catone tenne lo sguardo senza tradire alcuna emozione.
E adesso, signori, mi rendo conto di essere al comando di questa coorte da poco pi di un
mese, ma ho visto altre coorti messe a dura prova e posso dire con estrema sicurezza che non ho mai
lavorato con un contingente di uomini migliore di questo... fuori Roma, ovviamente. Ho anche avuto
modo di valutare il potenziale di Felice, Antonio e Tullio e sono soddisfatto di quello che ho visto.
Siete degli ottimi soldati. E adesso passiamo alle recenti nomine.... Si volt verso Macrone e Catone e
sorrise brevemente. Ho esaminato i vostri documenti e sono lieto di avervi entrambi con me.
Macrone: due anni da centurione, con eccellenti rapporti e raccomandazioni da parte del legato e del
generale in persona. Sono certo che avrai modo di migliorare lavorando nella mia coorte.
Macrone avvert una momentanea morsa di risentimento allo stomaco. Era nelle Aquile romane
da oltre quindici anni, tre lustri di duro lavoro e di battaglie tra le pi cruente. Dubitava che gli abitanti
del piccolo villaggio di pescatori poco distante da Ostia da cui era partito tanti anni prima lo avrebbero
riconosciuto adesso. Quel ragazzino tarchiato che aveva trovato un passaggio per Roma per arruolarsi
nelle legioni era un ricordo lontano, ormai, e Macrone stava fumando di rabbia per il tono paternalistico
del discorso di benvenuto del superiore. Tenne per a freno la rabbia e annu rigidamente. Grazie,
signore.
Massimo sorrise e poi rivolse lo sguardo a Catone. Naturalmente, centurione Catone, alcune
documentazioni personali si leggono pi velocemente di altre. Nonostante la tua et, sei riuscito ad
accumulare notevoli successi e hai anche appreso un po dellidioma locale. Questo potrebbe tornare
utile..., fece, riflessivo. Sar interessante vederti allopera domani.
Spero di non deludervi, signore, rispose Catone a labbra strette per tenere a freno lorgoglio
ferito.
Me lo auguro vivamente. Il sorrise spar dalla faccia di Massimo. Questa campagna 
fondamentale per tutti, dal generale fino allultimo dei legionari. Usciamone vittoriosi e potremo
contare su parecchia gloria. Mandiamo tutto a puttane e potete star certi che quelli di Roma non ce lo
perdoneranno mai. Sono stato chiaro?
S, signore, risposero allunisono Antonio e Felice.
Bene e adesso, se volete unirvi a me in un brindisi.... Massimo tir fuori da sotto il tavolo una
piccola caraffa di vino. Non sar della migliore annata ma consideratelo solo un assaggio del bottino
che conquisteremo. Per cui brindo a voi, allimperatore, a Roma e alle sue legioni. Che Giove e Marte
veglino su di noi e concedano sanguinosa sconfitta e morte a Carataco e ai suoi barbari!.
Massimo tolse il tappo alla caraffa, lafferr per il manico e, appoggiandola sul braccio piegato,
se ne port limboccatura alle labbra e tracann un paio di sorsi di vino. Catone vide una goccia rossa
sfuggirgli allangolo della bocca e colargli gi lungo la guancia. Poi Massimo riabbass la caraffa e la
pass a Tullio, e uno dopo laltro i centurioni ripeterono il brindisi, suggellando il giuramento con la
condivisione del vino. Quando arriv il suo turno, Macrone bevve molto di pi di quanto gli spettasse e
poi pass la caraffa a Catone, ripulendosi la bocca con il dorso dellaltra mano.
Alzando il vino e ripetendo il brindisi, Catone avvert su di s gli occhi di tutti i presenti e
socchiuse le labbra, quando il primo rivolo di vino inizi a scivolare gi dal collo della brocca di
terracotta verso la sua bocca. Quando il liquido gli scese sulla lingua, resistette allimprovviso senso di
nausea per il pungente gusto acidulo. Nemmeno nei quartieri pi malfamati di Camulodunum aveva
mai assaggiato un vino tanto rancido. Si sforz di bere un altro sorso e poi riabbass la caraffa.
Cos!. Massimo riprese il recipiente, lo tapp e lo ripose sotto il tavolo. A domattina,
signori. Domani mostreremo al resto dellesercito cosa  in grado di fare una coorte.
...
.
...
CAPITOLO SEI.
...
.
...
Era ancora buio quando i soldati si prepararono a mettersi in marcia. Due bracieri su entrambi i
lati del casotto delle sentinelle illuminavano la testa della colonna; la pallida luce gettata dalle fiamme
ondeggianti rischiarava la via pretoria solo fino alla Prima Centuria, il resto degli uomini era avvolto
dallaria oscura e umida del giorno che albeggiava. Catone, con gli altri centurioni nei pressi della
porta, riusciva solo a sentire ovattati scambi di battute e il clangore sordo degli equipaggiamenti dei
circa cinquecento uomini che si apprestavano a marciare in battaglia. Su un lato dellingresso attendeva
il contingente di cavalleria che avrebbe accompagnato la coorte: trenta uomini al comando di un
decurione, dotati di armi leggere e addestrati principalmente per operazioni di perlustrazione e guida
pi che per la battaglia. I cavalli aspettavano impazienti, orecchie scattanti e zoccoli che grattavano
delicatamente il terreno mentre i rispettivi cavalieri li tenevano a freno stringendo con mano decisa le
redini. Da poco distante giungevano i rumori attutiti degli altri legionari che si svegliavano:
imprecazioni bisbigliate tra colpi di tosse e grugniti di uomini che si stiracchiavano i corpi irrigiditi dal
sonno.
Manca poco, ragazzi!, url il centurione Massimo scaldandosi la schiena davanti a uno dei
bracieri e gettando unenorme ombra tremolante sulla fila di tende.
Eccolo gi pronto, bisbigli Macrone.
Catone sbadigli. Vorrei esserlo anchio.
Dormito poco?
Ho dovuto finire con i conti prima di mettermi a dormire.
Conti?. Il centurione Felice scosse la testa incredulo. Alla vigilia di una battaglia? Ma sei
matto?.
Catone fece spallucce e Felice si volt verso Macrone. Lo conosci da parecchio, giusto?
Da quando era un pivello.
Ed  sempre stato cos?
Oh s! Un perfezionista, il nostro Catone. Non scende mai in battaglia se prima non ha fatto
quadrare i conti. Non c niente di peggio che farsi ammazzare con il pensiero delle scartoffie da
sistemare. Un singolare rituale religioso che ha appreso dai funzionari di palazzo, qualcosa tipo la sua
ombra condannata a percorrere la terra finch i suoi conti non saranno stati completati, controllati e
registrati. Solo allora il suo spirito potr riposare in pace.
 cos?, chiese conferma il centurione Antonio, sgranando gli occhi.
Perch me lo chiedi?. Macrone si volt a guardarlo con unespressione inorridita in faccia.
Non starai mica partendo lasciando i conti a met tu?.
Catone sospir. Ignoralo, Antonio. Sfottere  la specialit del centurione Macrone.
Antonio spost lo sguardo da Catone a Macrone e socchiuse gli occhi, indispettito. Idiota che
non sei altro....
Ah s? Per un istante ti ci ho fatto credere, per, o sbaglio? Chi  lidiota quindi?
Eri a palazzo?, chiese Felice, rivolgendosi a Catone. Il palazzo imperiale?.
Catone annu.
E come mai? Racconta Catone....
Non c molto da dire. Sono nato e cresciuto l. Mio padre era un liberto in servizio al palazzo,
si occupava principalmente di organizzare i divertimenti per Tiberio e Caligola. Non ho mai conosciuto
mia madre,  morta poco dopo avermi messo al mondo. Quando poi mio padre  morto, sono stato
mandato nelle legioni e adesso eccomi qui.
Immagino che dopo il palazzo sia stato come retrocedere.
In un certo senso, ammise Catone. Ma vivere a palazzo pu essere pericoloso quanto
combattere nelle legioni.
Divertente. Felice sorrise e fece un cenno con la testa verso Massimo.  proprio quello che
ha appena detto anche lui.
Davvero?, biascic Catone. Non ricordo di aver mai visto la Guardia Pretoriana passare dei
brutti momenti, Seiano e compagnia esclusi, ovviamente.
Tu eri presente?. A Felice si illuminarono gli occhi.  stato cos terribile come raccontano?
Peggio. Il viso di Catone si indur nel ricordare la caduta del prefetto del pretorio. Un
massacro, centinaia di uomini uccisi. Centinaia. Anche i suoi figli... giocavamo sempre insieme quando
venivano in visita a palazzo. I pretoriani li hanno portati via e trucidati tutti. Questo  il massimo della
battaglia che i pretoriani combattono.
Al tono aspro dellamico, Macrone si incup e con la testa fece un cenno verso il comandante
della coorte. Sii onesto, amico. Lui non era l quando  successo.
No, suppongo di no.
E i pretoriani si sono comportati egregiamente a Camulodunum, affiancandoci, e quella  stata
veramente una battaglia durissima.
S, va bene, non ne parlo pi.
Sai, si inser sottovoce Tullio, Massimo potrebbe aver conosciuto tuo padre. Dovresti
chiederglielo una volta di queste. Potreste avere qualcosa in comune.
Catone si strinse nelle spalle: dubitava fortemente che lui e Massimo avessero qualcosa in
comune. Nei pochi giorni di servizio insieme, Catone aveva colto immediatamente il disprezzo che il
comandante nutriva nei suoi confronti, giovane centurione, e quello che gli faceva pi male era il
pensiero che gli altri centurioni della coorte, Macrone escluso, potessero condividere lo stesso
sentimento.
Dalloscurit emerse il ruggito dellordine di mettersi sullattenti; Catone riconobbe la voce di
Figulo. Il terreno arido fu scosso dai colpi dei calzari chiodati dei soldati, che rimbombarono come un
tuono distante; poco dopo Massimo si stacc dal braciere per unirsi agli ufficiali.
Deve essere il legato! Sullattenti.
Massimo fece due passi avanti e si irrigid come un palo. Alle sue spalle i centurioni si
immobilizzarono in fila, spalle indietro, mento sollevato e braccia stese lungo i fianchi. Poi cal il
silenzio: lunico rumore era il tonfo degli zoccoli dei cavalli che sbuffavano e masticavano. Poi arriv
il rombo dei passi di uomini in avvicinamento, e un istante dopo dal buio spuntarono Vespasiano e i
suoi ufficiali, rischiarati dal chiarore giallognolo dei bracieri. Il legato si avvicin ai centurioni e
ricambi il saluto.
Vedo che i tuoi uomini hanno i muscoli tesi e pronti alla battaglia, Massimo.
S, signore, non vedono lora di cominciare, signore.
Mi fa piacere!. Vespasiano si avvicin ulteriormente al comandante della coorte e abbass la
voce: Hai i tuoi ordini e sai quanto sia fondamentale il vostro ruolo nello scontro di oggi.
S, signore.
Hai ancora domande?
No, signore.
Bravo. Vespasiano stese una mano e i due si salutarono stringendosi lavambraccio. Ancora
unultima battaglia. Stasera dovrebbe essere tutto finito. Che gli di siano con voi oggi, centurione.
E con voi, signore.
Vespasiano sorrise e poi si volt verso oriente: dalla linea dellorizzonte iniziavano a spuntare i
primi spiragli di luce.  ora che vi mettiate in marcia. Stasera brinderemo con te e i tuoi uomini.
Il legato indietreggi e si incammin sulla rampa di legno che saliva sul cancello seguito dai
suoi collaboratori.
Massimo si rivolse ai suoi centurioni. Tornate alle vostre unit e preparatevi a marciare.
Catone e Macrone salutarono e si allontanarono dal cancello per raggiungere la testa della
silenziosa colonna di soldati. Passando loro accanto, Catone scorse lopaco scintillio delle borchie degli
scudi perfettamente tirati a lucido; Massimo aveva dato lordine di lasciare le guaine di cuoio
impermeabile degli scudi per ridurre il peso della marcia. Meglio che non fosse venuto a piovere
quindi, pens Catone, ricordando quanto potessero appesantirsi gli scudi se inzuppati di acqua.
Raggiunta la sua Terza Centuria, Macrone si stacc e fece un rapido cenno di saluto a Catone,
che prosegu verso la coda della colonna dove loptio Figulo lo attendeva accanto allinsegna della
Sesta Centuria. Sul vessillo che sventolava in cima alla lunga asta, accanto al signum quadrato
dellunit cera solo unaltra decorazione: un disco con sopra impresso il profilo dellimperatore, che
Claudio stesso aveva conferito a ogni centuria dellesercito del generale Plauzio dopo la sconfitta di
Carataco alle porte di Camulodunum un anno prima.
Catone fece un sorriso amaro. Un intero anno era passato e loro erano di nuovo l, pronti a dar
battaglia a Carataco per lennesima volta. Lultima, forse. Se anche fossero usciti vittoriosi
dallimminente scontro, Catone era quasi certo che Carataco avrebbe ancora fatto parlare di s. Lanno
trascorso sullisola di quei barbari gli aveva insegnato una cosa su tutte: i Britanni erano troppo stupidi
per conoscere il significato della parola sconfitta. Ogni contingente che avevano inviato contro le
Aquile era stato puntualmente e sanguinosamente sconfitto. Ciononostante i Britanni continuavano a
combattere caparbiamente, incuranti di quanti di loro venissero falciati. Per il loro bene, e per il bene
delle loro mogli e dei loro bambini, Catone si augurava che quel giorno di battaglia potesse finalmente
spezzarne la resistenza.
Catone si riemp i polmoni e url: Sesta Centuria! Prepararsi ad avanzare!.
Nel buio si ud un raschio metallico dei soldati che sollevarono gli scudi da terra e si caricarono
in spalla i giavellotti, qualche grugnito quando si sistemarono il peso addosso e poi di nuovo silenzio.
Dalla testa della colonna Catone sent provenire lordine di aprire la grande porta del campo
che, con un assordante cigolio di protesta dei cardini di legno, venne spinta verso linterno. Oltre il
chiarore della zona di accesso si spalanc un buco nero. Massimo url lordine di avanzare e una dopo
laltra, a scossoni, ogni centuria si mise in cammino con passo cadenzato, con un minimo scarto per
lasciare il giusto distanziamento tra ununit e laltra. Poi segu lordine di Antonio e anche la Quinta
Centuria si incammin. Quando le file di coda iniziarono ad allontanarsi dalla sua unit, Catone cont
cinque passi e a sua volta diede lordine di muoversi. Sesta Centuria, avanzare!.
Si mise immediatamente in testa ai suoi uomini, con Figulo sul fianco, arretrato di circa un
passo. Seguivano linsegna della centuria e la colonna di ottanta soldati, suo primo vero incarico di
comando nelle legioni. Nessuno si era dato malato. Catone lanci unocchiata alle sue spalle e per un
istante il cuore gli si riemp di orgoglio. Quelli erano i suoi soldati. Quella era la sua centuria. Scrut i
volti degli uomini delle prime file e si convinse che nulla in quella vita potesse essere meglio
dellessere centurione della Sesta Centuria della Terza Coorte della II Legione Augusta.
Mentre la coorte varcava il grande ingresso, il legato sguain la spada e la spinse in alto verso il
fitto nero del cielo.
Alla vittoria! Alla vittoria! A Marte!.
Fuori le spade!, url Massimo dalla testa della colonna; i legionari estrassero i piccoli ma
micidiali gladi con un sincronico raschio metallico, sollevandoli in alto, e risposero allaugurio del
legato con un ruggito profondo, invocando la benedizione del dio della guerra. Le acclamazioni
continuarono finch la coorte non fu distante dai terrapieni difensivi del campo, che si stagliava contro
la luce del sole nascente.
Catone diede unultima occhiata alle sue spalle e poi si volt, per concentrarsi sul sentiero su
cui Massimo stava guidando i soldati verso la battaglia che avrebbe suggellato una volta per tutte la
fine di Carataco e dei suoi guerrieri.
...
.
...
CAPITOLO SETTE.
...
.
...
Quando il sole era ormai alto, fu subito chiaro che il caldo di quel giorno sarebbe stato
soffocante. Il cielo azzurro era sgombro di nuvole. La coorte avanzava a passo regolare lungo la pista
solitamente usata dai pesanti carriaggi degli approvvigionamenti, avvolta dalla nube di polvere
sollevata dai calzari chiodati dei legionari. Le armi tintinnavano contro le armature; giavellotti e gladi
inguainati raschiavano alternativamente contro linterno degli scudi dei soldati. Poco distante sulla
destra, parallelo ai legionari, avanzava lo squadrone a cavallo. I centurioni si trovavano in testa alla
coorte dove erano stati appena convocati da Massimo.
Teneteli in marcia, a un passo regolare, spieg loro. Non c nessuna fretta, non voglio che
si stanchino troppo e arrivino sfiniti.
Macrone dissent in silenzio. Cera uninfinit di buoni motivi per arrivare il pi velocemente
possibile alla posizione indicata. Il legato era stato molto chiaro sul fatto che tutti dovessero essere
pronti in tempo per chiudere in trappola Carataco. Sicuramente la Terza Coorte avrebbe raggiunto
senza problemi il guado poco dopo il mezzogiorno, ma se il comando fosse stato suo, Macrone li
avrebbe fatti accelerare per arrivare in anticipo e organizzare immediatamente le linee di difesa, e solo
allora avrebbe permesso agli uomini di riposare in attesa dellarrivo del nemico. Meglio sempre poter
contare su un margine di errore pi ampio, disse tra s e s. Quantomeno questo gli avevano insegnato i
tanti anni di servizio nelle Aquile di Roma. Daltra parte, per, non era la sua coorte e non era compito
suo discutere gli ordini del superiore, per cui tenne la bocca chiusa e ciondol la testa come gli altri
centurioni in risposta allultimo commento di Massimo.
Una volta raggiunta la fortificazione ausiliaria, prenderemo gli attrezzi per il trinceramento e
concederemo un breve riposo agli uomini.
A quale unit appartengono gli ausiliari, signore?, chiese Catone.
Alla Prima Nervia, germanici. Ottimi elementi, sorrise Massimo. E sono anche in buone
mani, li comanda un mio amico, il centurione Porcino, un ex pretoriano come me.
Prima Nervia?. Macrone riflett qualche istante. Sbaglio o sono quelli che hanno preso una
sonora batosta nelle paludi del Tamesis la scorsa estate?
S....
Mi sembrava infatti..., annu Macrone, puntando un pollice su Catone. Io e lui eravamo l a
fare pulizia dopo il loro passaggio. Avevano combinato un bel casino inseguendo alcuni locali. Si erano
persi nelle paludi e quelli li avevano fatti a fette. Giusto Catone?
Ehm, s, suppongo di s. Catone osserv attentamente Massimo e not che a quelle parole il
comandante si era incupito. Ma hanno comunque combattuto bene.
Macrone si volt verso lamico con una faccia sorpresa e Catone si affrett a fargli un cenno
con la testa.
Hanno combattuto veramente bene, borbott Massimo. Sono stati lorgoglio del loro
comandante. Ne ha persi oltre la met ma  riuscito comunque a farli rimanere aggregati. Come ho gi
detto, sono in buone mani.
Be, fece Macrone, arricciando il naso, se  un cos buon comandante, perch allora...?.
Catone lo fulmin con lo sguardo e finalmente Macrone cap. Tacque, diede unocchiata rapida
a Massimo e si schiar la voce.
Perch cosa?, lo incalz il comandante in tono aspro.
Ehm, perch... perch, mi chiedo, il generale non gli abbia ancora riconosciuto i meritati
onori?
Sai bene come funziona, Macrone. Alcuni centurioni si trovano semplicemente dalla parte
sbagliata dei nostri generali e legati, mentre altri, Massimo guard verso Catone, altri, invece,
sembra che gli venga servito tutto su un piatto dargento.  cos che va il mondo. Non sei forse
daccordo, centurione Catone?
S, signore, rispose il giovane, sforzandosi di sorridere. Una delle tante iniquit della
professione.
Iniquit?, ripet Massimo in tono canzonatorio. Questa s che  una bella parola. Ne conosci
altre, ragazzo?Signore?Hai altre paroline intelligenti che vorresti usare con me?
Signore, io non intendevo....
Stai tranquillo!, lo interruppe Massimo sollevando una mano e sfoderando un sorriso forse
anche troppo largo. Nessun problema, ragazzo, nessuna offesa, intesi? Non  certo colpa tua se hai
trascorso gran parte della vita con il naso ficcato nelle pagine dei libri invece di fare vere esperienze da
soldato, giusto?.
Catone abbass gli occhi per nascondere la rabbia che gli stava avvampando in faccia. Giusto,
signore, e ho intenzione di recuperare.
Ma naturalmente, ragazzo. Massimo ammicc ad Antonio e a Felice. Un ragazzo deve
aspirare a imparare, dopotutto.
Dopotutto cosa, signore?. Catone punt gli occhi sul comandante che sorrise di fronte allo
scintillio di risolutezza che illuminava lo sguardo del giovane ufficiale, dandogli una pacca sulla spalla.
Era cos per dire, figliolo, solo questo.
Giusto signore, sottoline Catone con un leggero cenno del capo. Posso tornare dai miei
uomini adesso?
Non c motivo di tenere il broncio, Catone.
La tensione sal di nuovo e Catone tent di controllare lennesima ondata di rabbia. Si rendeva
perfettamente conto che Massimo lo stava stuzzicando solo per spingerlo a qualche scenata di stizza di
fronte agli altri centurioni. Era cos tentato di ribattere, di difendere i suoi successi, di far notare le
medaglie che indossava sullarmatura, ma purtroppo, Massimo, Macrone e Tullio ne avevano molte pi
di lui, mentre Antonio e Felice non si erano ancora guadagnati decorazioni al coraggio e avrebbe solo
finito per offenderli, scatenando le risa degli altri tre per la sua infantile arroganza. Qualsiasi commento
critico sarebbe stato interpretato come insubordinazione e avrebbe solo peggiorato la situazione.
Ciononostante, rimanere passivo lavrebbe fatto passare per un pappamolle, stimolando ulteriori
commenti sferzanti da parte di Massimo. Le prepotenze erano una prerogativa del rango e Catone
capiva che doveva solo imparare a conviverci. Per quanto ingiusto, pochi dei suoi colleghi centurioni
ne avrebbero preso le parti. Un uomo doveva pagare il pegno e accettare ogni meschino torto e beffa
crudele, senza contare sulla possibilit di rispondere: soccombere alla tentazione equivaleva a rovinarsi.
Tutto ci che Catone poteva fare era superare la tormenta e accettare... liniquit della situazione, si
disse, sorridendo amaramente a quel pensiero.
In un istante di particolare lucidit, cap che era solo uno dei tanti modi che lesercito aveva di
temprare i soldati. I disagi della vita militare erano sia psicologici che fisici e avrebbe fatto meglio a
farci presto il callo se non voleva essere immancabilmente schiacciato da uomini come Massimo, su
questo non ci pioveva. E dunque, se non poteva permettersi di mettere nel sacco il comandante, n
sopportare di esserne lo zimbello, allora doveva tenersene lontano il pi possibile.
Si guard alle spalle e vide i suoi uomini arrancare in coda alla colonna. Signore, temo che la
mia centuria stia rimanendo indietro. Posso andare a spronarli?, chiese incupito.
Massimo guard indietro e poi torn su Catone con sguardo scaltro. Sulle prime Catone temette
che la sua richiesta gli venisse rifiutata. Poi Massimo annu.
Daccordo. Vedi di tenerli al passo.
S, signore. Catone salut, si volt velocemente e sotto lo sguardo attento di Massimo ripart
alla volta della coda della colonna di legionari sudati.
Macrone?
Signore?
Quanto bene conosci quel ragazzo?
Abbastanza bene, suppongo, signore, rispose Macrone prudente. Lo conosco da quando 
arrivato da recluta nella II Legione.
Da cos tanto tempo? Vediamo, quanto sar...? Un paio danni, giusto? Accidenti, da una
vita, fece Massimo beffardo.
Persino Macrone ne colse tutta la sprezzante ironia. E immediatamente decise che Catone
andava difeso prima che Massimo si facesse un giudizio sbagliato sul giovane centurione. Le prime
impressioni sono dure da eliminare e lultima cosa che Macrone voleva vedere era lamico con le ali
tarpate per colpa dei pregiudizi di un veterano, proprio quando Catone tentava di dare il meglio con il
suo primo incarico di comando in legione. Macrone sapeva che i legionari della Sesta Centuria
dovevano ancora mandar gi la promozione a centurione di uno molto pi giovane della maggior parte
di loro. E poi la scelta di Figulo come optio non aveva certo contribuito a migliorare la situazione di
Catone. Figulo aveva appena qualche mese pi del suo centurione, ma almeno poteva contare su una
fisicit che scoraggiava eventuali insubordinazioni da parte dei soldati. Gi, Figulo non aveva proprio
nulla da temere, concluse Macrone. Era Catone, per contro, che sarebbe stato sottoposto alla continua
tensione di dover giustificare la precoce promozione. Macrone sapeva benissimo che Catone, per
disgraziata mancanza di fiducia in se stesso e altrettanta trascinante ambizione, avrebbe fatto qualsiasi
cosa per dimostrare di meritarsi lavanzamento di carriera. Era stato personalmente testimone del
disperato coraggio del giovane in pi di unoccasione. Avendone modo, Catone sarebbe riuscito a
smentire Massimo o a perire nel tentativo di farlo. A meno che Massimo non avesse smesso di
bistrattarlo, Catone sarebbe stato soltanto pericoloso per se stesso.
Poi Macrone si blocc, soprappensiero, colto da un sospetto ancora pi inquietante. E se invece
Massimo avesse percepito quel difetto di Catone e avesse deciso di sfruttarlo con intento crudele?
Si schiar la voce e riprese a parlare con quello che sperava risultasse un tono leggero. Senza
dubbio  giovane, signore, ma ha imparato in fretta. E ha molto coraggio.
Giovane?, sbuff Massimo. Giovane  un eufemismo.
Gli altri centurioni scoppiarono a ridere e Macrone si sforz di fare altrettanto mentre prendeva
forza per tentare di nuovo di spingere Massimo verso un approccio meno duro con il pi giovane
centurione della coorte.
 solo un po suscettibile, signore, sorrise Macrone. Sapete come ci si sente alla sua et.
Certo che lo so ed  proprio per questo che i ragazzini non dovrebbero essere messi al
comando di uomini. Mancano del necessario temperamento, non sei daccordo?
Nella maggior parte dei casi, signore.
Nel tuo caso?.
Macrone ci riflett un istante e rispose: Suppongo di s. Non sarei mai stato in grado di fare il
centurione allet di Catone.
Nemmeno io, ridacchi Massimo. Ecco perch il nostro giovane centurione non mi
convince.
Ma Catone  diverso.
Massimo scroll le spalle e si volt a guardare il sentiero davanti a loro. Lo vedremo presto.
La coda della colonna era completamente avviluppata dal polverone che graffiava la gola ai
soldati di Catone che, proprio per questo motivo, erano pian piano rimasti indietro rispetto alla Quinta
Centuria. Catone ordin immediatamente di aumentare il passo e li rimise nella giusta formazione
assieme al resto della coorte, ignorando il brusio di protesta che aveva accompagnato il suo ordine.
Silenzio!, url. Silenzio laggi! Optio, prendi il nome di chi apre bocca a sproposito.
S, signore!, rispose Figulo.
Catone si stacc dalla colonna e rimase a osservare gli uomini che avanzavano. Aveva un
occhio sufficientemente allenato per distinguere i buoni dai cattivi legionari, i veterani dalle reclute, chi
era sano come un pesce da chi, invece, cagionevole di salute. Era innegabile che fossero tutti in perfetta
forma, merito dellimplacabile regime di allenamento e delle continue marce. Catone guard
lequipaggiamento degli uomini, prendendo mentalmente nota di coloro che si erano impegnati a
mantenere armatura e armi ad altissimi standard; memorizz le facce dei soldati le cui armi erano,
invece, pesantemente ossidate: avrebbe chiesto a Figulo di occuparsene pi tardi. Qualche giorno di
fatica li avrebbe rimessi in riga e se anche questo non fosse bastato, li avrebbe sbattuti alle latrine.
Quando la coda della colonna gli fu completamente sfilata davanti, Catone attese ancora un
istante per verificare che le linee dei suoi fossero dritte e poi torn sul sentiero, aumentando il passo per
raggiungere il gruppo. Era soddisfatto di quello che aveva visto fino a quel momento. Cera s una
manciata di personaggi palesemente marci, ma per lo pi sembravano ottimi elementi, coscienziosi e
resistenti. Lunica cosa che lo disturbava era il non riuscire ancora a comprenderne lo spirito collettivo.
Le facce che aveva scrutato dal ciglio del sentiero erano per lo pi inespressive e giacch aveva dato
lordine di rimanere in silenzio, non cera altro modo di saggiare lumore degli uomini, se non forse dal
broncio per lordine ricevuto. Riflett se fosse il caso di rivedere la decisione e di lasciarli liberi di
parlare, per poterli cos capire un po pi facilmente. Revocare un ordine dato poco prima, per, ai loro
occhi sarebbe sembrato da indecisi. E allora, meglio lasciarli covare risentimento nei suoi confronti per
il momento, il che avrebbe forse anche contribuito a promuovere la sua immagine preferita di fautore
della disciplina, intransigente e intollerante verso ogni minimo segno di insubordinazione degli uomini
sotto il suo comando. Glielavrebbe fatta vedere a quel bastardo di Massimo...
Ecco perch finiva per essere cos duro con i suoi soldati, si rese conto. Stava riversando tutta la
sua rabbia su di loro e a quel pensiero si sent invadere dal senso di colpa e di disprezzo per se stesso.
Non cera nessuna differenza tra subire le angherie di Massimo e farle ripagare poi ai soldati della sua
centuria. Massimo  ah quanto gli bruciava ammetterlo  aveva ragione: Catone teneva il broncio e
adesso oltre ottanta buoni soldati ne stavano subendo le conseguenze. Se non si fosse liberato di quei
sentimenti, sarebbe rimasto sempre un fardello per i suoi legionari: uomini che dovevano fidarsi di lui
ciecamente per superare la ferocia selvaggia di Carataco e delle sue orde.
Poco dopo mezzogiorno il sentiero curv verso una collinetta sulla cui cima si vedeva la terra
scura di un terrapieno di recente costruzione. Sulla struttura era stata collocata una barricata di pali con
robuste torri di legno costruite sopra le due porte di accesso e a ogni angolo della piccola fortificazione.
In lontananza il gran caldo rendeva confusi i dettagli, ma oltre la collina si intravedeva lo scintillio del
Tamesis, unimmagine di invitante freschezza agli occhi degli accaldati legionari. Catone si disse che
non osservava scena pi serena e pacifica di quella da mesi e mesi, ma la vista del fiume riport
bruscamente in superficie anche il ricordo della battaglia imminente. Di l a poco quelle acque serene
sarebbero state macchiate dal sangue dei soldati, i cui cadaveri sarebbero rimasti a cuocere,
sparpagliati, sotto il violento bagliore del sole.
Nonostante la coorte si avvicinasse sempre pi alla fortificazione, nessun movimento si vedeva
allinterno, come se le sentinelle avessero deciso di cercare riparo dal sole per schiacciare un pisolino
pomeridiano. In alto sulla fortificazione Catone scorse minuscoli punti neri che volteggiavano
pigramente, uccelli necrofagi di qualche genere, pens; gli unici volatili nel cielo terso oltre a qualche
solitario rondone che sfrecciava in alto e ridiscendeva poi in picchiata. Quando la coorte giunse a meno
di un miglio dalla fortificazione e ancora non si vedevano segni di vita, il centurione Massimo diede
lalt e ordin ai perlustratori di risalire in sella e precedere la colonna per controllare. Accompagnati
dal tamburellare leggero degli zoccoli dei cavalli, i soldati partirono al trotto risalendo il lieve pendio
che portava allingreso.
Ufficiali, da me!, url.
Catone corse avanti facendo tintinnare rumorosamente larmatura, passando accanto alle file
silenziose dei soldati. Raggiunse gli altri ufficiali a corto di fiato e asciugandosi il sudore dalla fronte.
C qualcosa che non va, disse Felice.
Massimo si volt lentamente verso di lui. Davvero?.
Felice fece unespressione di sorpresa. Be, s, signore. O  cos o hanno le peggiori sentinelle
che abbia mai incontrato. E in tal caso qualcuno si prender una bella strigliata.
Massimo annu. Be, grazie per la tua concisa valutazione della situazione. Molto istruttiva...
idiota! Ovvio che c qualcosa che non va.
Felice inizi a biascicare un commento ma poi chiuse la bocca e abbass gli occhi sui calzari,
strisciando un piede sul terreno. Gli altri centurioni volsero lo sguardo sulla fortificazione e
osservarono in silenzio i perlustratori che risalivano verso lentrata. In quel momento uno dei battenti
inizi lentamente ad aprirsi.
Signore!.
Lo vedo da me, Antonio.
Dallombra spunt una figura scura. Uno dei grossi cani da caccia che i Germani della Prima
Nervia non mancavano mai di portarsi dietro durante le campagne. Il cane guard rapidamente i
cavalieri che si avvicinavano e poi fece dietrofront, saltellando gi per la discesa nella direzione
opposta. Gli ufficiali lo videro correre per qualche istante, la schiena di morbido pelo scintillante che
sobbalzava, e poi sparire dietro il fianco della collina.
Signore, che cos quello?, chiese Catone, puntando un dito verso lingresso. Lanta aveva
continuato a ruotare lentamente verso lesterno e ormai era quasi completamente aperta e non pi
nellombra. Alle travi di legno era attaccato qualcosa.
Oh merda, bisbigli Felice.
Tutti vedevano distintamente, adesso, e per qualche istante nessuno parl. Inchiodato alle travi
per i palmi delle mani cera il corpo di un uomo, denudato e sventrato; le interiora pendevano lungo le
gambe, rosse e grigie e scintillanti.
...
.
...
CAPITOLO OTTO.
...
.
...
Massimo si gir di scatto urlando: Coorte! In formazione! Ordine chiuso!.
Mentre i soldati si raggruppavano confusamente e sollevavano gli scudi, il comandante di
coorte ordin ai centurioni di tornare alle rispettive unit. Nel frattempo, sulla collina lo squadrone di
perlustratori si era sparpagliato fuori del sentiero; il decurione aveva preso tre dei suoi e si stava
avvicinando lentamente allingresso. Si fermarono per un istante davanti al cadavere e, nel tempo che
Catone impieg per raggiungere Figulo alla testa della Sesta Centuria, i perlustratori erano gi spariti
allinterno.
Cosa sta succedendo, signore?
Hai gli occhi, optio, sbott di rimando Catone. Guarda tu stesso.
Mentre Figulo si faceva ombra con una mano sulla fronte e strizzava gli occhi guardando verso
lentrata della fortificazione, Catone ud chiacchiere sommesse tra i soldati alle sue spalle. Gir la testa
e li fulmin con unocchiata furiosa da sopra la spalla.
Chiudete la bocca!.
In quel momento not un soldato bisbigliare qualcosa al vicino; si volt e, puntandogli un dito
contro, lo raggiunse a grandi passi.
Tu! S, tu! Sei in punizione. Come ti chiami?
Tito Velio, signore.
E perch diavolo continui a parlare dopo che vi ho ordinato di stare zitti?!. Catone gli si
piant davanti e si protese verso il legionario, fissandolo minaccioso dritto negli occhi. Velio era
leggermente pi basso, di parecchi anni pi vecchio e di corporatura molto pi muscolosa di Catone.
Mantenne lo sguardo fisso oltre la spalla del centurione senza battere ciglio.
E allora?
Dicevo solo che iniziano i problemi, signore. Il legionario incroci brevemente lo sguardo di
Catone. Tutto qui!. Poi torn a guardare fisso in avanti.
Catone esplose infuriato a narici dilatate: Optio!.
Signore?, rispose Figulo trotterellandogli incontro.
Metti Velio in punizione: dieci giorni alle latrine.
S, signore.
Catone indietreggi di un passo e scrut lentamente tutti i soldati. Il prossimo sbruffone che
becco a parlare disubbidendo ai miei ordini lo sbatto venti giorni nella merda!.
Poi Catone si volt e osserv nuovamente il fortino. Il battente della grossa porta si era
completamente aperto fin contro il muro e il cadavere era ancora l appeso e immobile. Oltre lingresso
nessun segno di vita, solo i corvi che volteggiavano lenti rompevano la terrificante staticit che
incombeva sulla scena silenziosa. Catone scrut anche il paesaggio circostante, ma in nessuna
direzione scorse segni di movimento. Niente nemici, niente truppe ausiliarie e niente abitanti locali.
Alla fine il decurione dello squadrone perlustratori riemerse dallombra della torretta di accesso
e al trotto riscese in direzione del centurione Massimo, che nel frattempo si era staccato dalla coorte,
impaziente di scoprire cosera accaduto alla guarnigione del fortino.
Allora?.
Il decurione aveva laria terribilmente scossa. Sono tutti morti, signore.
Tutti? Lintera unit?
Suppongo di s, signore. Non ho contato i cadaveri ma ci sono oltre un centinaio di corpi a
terra... tutti morti. Sembra che molti non abbiano nemmeno avuto una morte rapida.
Massimo scrut il fortino per un istante e poi torn a rivolgersi al decurione. Prendi i tuoi
uomini e cercate tracce dei responsabili. Scoprite dove si sono diretti e poi torna immediatamente a
rapporto da me.
Il decurione si conged, fece voltare il cavallo e torn al trotto dal suo squadrone, ordinando di
mettersi in formazione. Massimo raggiunse lingresso a passo deciso ed entr allinterno.
Una volta che i perlustratori furono partiti al galoppo verso nord sulle tracce del nemico, i
soldati della coorte rimasero silenziosi e immobili sotto il sole cocente in attesa che il comandante
riapparisse. Quando lattesa inizi a farsi lunga, almeno al quindicesimo minuto secondo i suoi calcoli,
Catone, preoccupato e spazientito, si diede un colpo sulla coscia.
Pensate che gli sia successo qualcosa, signore?, gli sussurr Figulo.
Spero proprio di no, ma meglio che esca prima possibile. Non possiamo permetterci di perdere
tempo. Ci sono ordini ben precisi da eseguire.
Non sarebbe il caso di mandare qualcuno a dare unocchiata?.
Catone cerc gli altri centurioni lungo la colonna. Macrone stava guardando nella sua direzione
e sollev una mano manifestando la sua stessa impazienza.
Hai ragione, rispose Catone. Qualcuno deve andare a cercarlo. Rimani qui.
Catone corse in avanti. Felice e Antonio lo guardarono sorpresi quando pass loro accanto. Si
ferm solo quando ebbe raggiunto Macrone.
Se la sta prendendo comoda, maledizione!, borbott lamico.
Lo so. Dobbiamo rimetterci in marcia.
Abbiamo bisogno degli attrezzi per il trinceramento dal fortino.
E allora dobbiamo andare a prenderli e raggiungere il guado. Qualcuno deve salire lass....
Mentre Macrone si grattava il mento riflettendo sulla situazione, il centurione Tullio li
raggiunse con unespressione ansiosa sul viso segnato.
Cosa pensate che dovremmo fare?.
Macrone gli rivolse unocchiata stupita. In qualit di ufficiale anziano, ci si aspettava che Tullio
prendesse decisioni, non che chiedesse suggerimenti o, peggio ancora, pareri. Il vecchio centurione,
per, continuava a fissare speranzoso Macrone e Catone in attesa che dicessero qualcosa.
Qualcuno deve andare lass, rispose alla fine Catone.
Ci ha ordinato di rimanere qui con le centurie.
Senti..., fece Macrone. Non possiamo rimanere qui a cazzeggiare tutto il giorno. Dobbiamo
raggiungere il guado. Qualcuno deve andare a chiamare Massimo. E subito.
S, ma chi?
Che differenza fa?, rispose Macrone. Vacci tu.
Io?. Tullio sembrava terrorizzato dallidea e scosse la testa. No, meglio che rimanga qui con
la coorte. Se  una trappola, io sar necessario qui. Vacci tu, Catone. Di corsa, immediatamente.
Catone si volt fulmineo verso il fortino prima di rischiare di far vedere lespressione di
disprezzo che gli era dipinta in viso e part di corsa su per il pendio. Un istante dopo dallingresso
spunt Massimo e si incammin gi verso la coorte. Vide immediatamente i centurioni raggruppati e
acceler il passo, infuriato. I tre ufficiali si prepararono allo scoppio dira del comandante.
Cosa state facendo qui? Chi vi ha detto di allontanarvi dalle vostre unit?
Signore, protest Catone, iniziavamo a preoccuparci per la vostra incolumit.
E siamo anche indietro con la tabella di marcia, aggiunse Macrone. A questora dovremmo
essere gi avanti verso il guado, signore.
Massimo si volt di scatto verso Macrone e gli piant un dito contro il petto. Non permetterti
mai pi di dirmi cosa devo fare, centurione!.
Signore, volevo solo ricordarvi....
Taci!, gli url Massimo in faccia. Per qualche secondo i due si guardarono dritto negli occhi,
mentre gli altri li osservavano stupiti.
Catone diede un colpo di tosse. Signore?
Che vuoi!.
Ci sono sopravvissuti?
No.
Tracce del centurione Porcino?.
Massimo trasal al sentir menzionare il nome dellamico. Oh, s, lho trovato, certo che lho
trovato... un po qua e un po l.
Non capisco, signore....
Vuoi che ti faccia un disegnino, idiota?! Se metter le mani sui bastardi che hanno fatto
questo, giuro sul mio nome che li far morire lentamente.
Un rumore di trotto distante attir lattenzione degli ufficiali verso il pendio ai piedi del fortino;
uno dei perlustratori li stava raggiungendo al galoppo. Giunto poco lontano da loro, il soldato tir a s
le redini e il cavallo si ferm mandando in aria zolle di terra arida. Smont subito dalla sella e
ansimando salut Massimo.
Fai rapporto!.
Signore, li abbiamo trovati!. Il perlustratore spinse il pollice indietro al di sopra della spalla,
in direzione nord, verso il Tamesis. Fanteria, diretta a ovest lungo il corso del fiume, a due miglia da
qui.
Quanti sono?, chiese Catone.
Tre, forse quattrocento, signore.
Massimo fulmin Catone con lo sguardo e torn poi a rivolgersi al perlustratore. Devi riferire
a me, ragazzo.
S, signore. Il soldato aveva laria confusa. Naturalmente, spiacente signore.
Il comandante della coorte annu severo. Bene, prendiamoli. Torna dal tuo decurione e riferisci
che voglio che li seguiate. Deve tenermi informato su ogni loro cambiamento di direzione. Hai capito?
S, signore.
Allora vai. Massimo gli fece un cenno di congedo e si volt verso gli altri ufficiali. Mentre il
perlustratore balzava di nuovo in sella e ripartiva spronando il cavallo, Massimo raccolse velocemente
le idee.  molto probabile che si tratti di unorda di incursori.
Unorda di incursori?, ripet Catone.
E cosaltro allora?.
Catone era sorpreso. Be,  ovvio cosaltro.
Macrone trasal udendo la risposta insolitamente brusca dellamico.
Ah s? Bene, centurione, saresti allora cos cortese da condividere con noi poveri mortali le tue
intuizioni tattiche?
Sono stati sicuramente mandati in ricognizione precedendo lesercito di Carataco, per
controllare i guadi.
Perch attaccare il fortino allora?
Perch potrebbero aver avvistato il contingente di stanza l e Carataco probabilmente non
voleva lasciarsi alle spalle nessuno che potesse dare informazioni sui suoi movimenti.
Perch ucciderli in quel modo? Perch lhanno fatto?
Sono barbari, signore, rispose Catone con una scrollata di spalle.  pi forte di loro.
Stronzate! Sono solo degli assassini... dei macellai! Tutto qui. E adesso la pagheranno cara.
Signore, si intromise Macrone. E i nostri ordini?.
Massimo lo ignor totalmente e si volt verso la colonna, inspirando a pieni polmoni. Coorte!
Prepararsi ad avanzare!.
Se lasciamo il guado scoperto e Carataco si dirige l..., incalz Macrone.
Massimo si volt, forzando un sorriso. Macrone, abbiamo tempo sufficiente per fare i conti
con i nostri amici e mettere in sicurezza il guado. Fidati.
Ma gli attrezzi per il trinceramento sono ancora nel fortino, signore.
Possiamo tornare a prenderli in seguito....
Se dobbiamo tornare per quelli....
Per Giove, Macrone!, esplose Massimo, serrando le mani a pugno. Prendi la tua centuria,
allora, vai a recuperare quei dannati attrezzi e ci rivediamo al guado.
S, signore.
Coorte!. Massimo sollev un braccio e lo riabbass in avanti per dare il segnale.
Avanzare!.
Terza Centuria!, url Macrone. Staccatevi dalla formazione!.
I soldati di Macrone uscirono dalla colonna mentre il resto della coorte seguiva Massimo
incamminatosi a passo rapido gi per il declivio verso il Tamesis. Guardando il comandante di coorte
allontanarsi, Macrone afferr Catone per un braccio.
Senti, le cose stanno andando male. Massimo ha perso la testa, se tenta di fare qualcosa che
possa mettere te e i soldati in pericolo....
Catone annu lentamente. Far quello che devo fare, se sar necessario. Ci vediamo al guado.
Bene, abbi cura di te, ragazzo.
Come sempre. Catone sorrise e torn dai suoi.
Macrone osserv lamico tornare in colonna accanto a Figulo, attese che tutta la Sesta Centuria
fosse passata e quando anche la coda della colonna inizi a svoltare dietro la collina, ordin ai suoi di
risalire il pendio. Oltre al tintinnio degli equipaggiamenti dei soldati, lunico suono era il gracchio
fosco dei corvi che si contendevano i cadaveri ancora caldi allinterno del fortino.
...
.
...
CAPITOLO NOVE.
...
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...
Unora dopo la coorte raggiunse i Britanni. Una massa compatta di fanteria stava velocemente
risalendo il corso del fiume in direzione del guado che lunit aveva ricevuto ordine di difendere. Da
subito fu chiaro che i Britanni non sarebbero giunti presso il guado per primi; li guidava, per, un
individuo risoluto che avrebbe di certo mandato avanti i suoi uomini nonostante i Romani gli stessero
implacabilmente arrivando addosso sul fianco. Poi dun tratto i Britanni sembrarono cambiare idea e
direzione, forse in un ultimo disperato tentativo di sfuggire agli inseguitori. Massimo ordin al
decurione dei perlustratori di accendere una schermaglia in testa alla colonna nemica per rallentarne la
fuga.
I perlustratori quindi iniziarono a tirare sulle prime file dei Britanni con giavellotti leggeri per
poi riparare velocemente al sicuro. Quando si cap che lazione di disturbo non avrebbe frenato la
velocit di avanzata del nemico, il decurione raggrupp i suoi uomini e ordin di simulare delle
cariche, costringendo i Britanni a fermarsi per fronteggiarli. I nemici, per, non impiegarono molto a
intuire il finto attacco e ignorarono completamente la terza carica, costringendo i perlustratori a
interromperla e a ripartire verso la sicurezza della coorte. Erano comunque riusciti a far guadagnare un
po di tempo a Massimo e ai suoi. Poco pi di unora dopo che la coorte si era lasciata il fortino alle
spalle, i Britanni si girarono per affrontare gli inseguitori.
Coorte... alt!, url Massimo. Disponetevi in fila!.
Mentre le cinque centurie si allargavano silenziose in formazione, i Britanni si raggrupparono in
una specie di cuneo a circa duecento passi di distanza, dando le spalle allampia distesa scintillante del
fiume. Immediatamente si levarono il rombo delle armi percosse contro gli scudi e la cacofonia di
fischi e sprezzanti urla di guerra. Nellultimo anno molti legionari avevano gi assistito altre volte a
spettacoli del genere; ciononostante il fracasso e la cagnara del nemico li mettevano immancabilmente
in tensione come la prima volta; i Romani si prepararono quindi a fronteggiare limpeto celtico che
sembrava ormai essere lunica manovra tattica dei barbari.
Catone raggiunse lentamente la prima fila dei suoi. La Sesta Centuria si era distribuita sullala
sinistra dello schieramento romano. Qualche giovane legionario  e anche pi dun veterano  aveva la
faccia irrigidita in unespressione di smarrimento e paura e un istante di distrazione non avrebbe potuto
che fargli bene, pens Catone. Si ferm e, dando le spalle al nemico, disse gridando, per superare il
rombo crescente delle urla di battaglia nemiche: Io non mi preoccuperei troppo di questa gente! Tra
poco ci saranno addosso. Non dobbiamo fare altro che tenere la posizione, servendogli i sei pollici di
lama dei nostri gladi, e vedrete che crolleranno in un batter docchio. La maggior parte di noi  gi stata
qui in battaglia e conosce la situazione. Per tutti gli altri, una volta finito, vi chiederete addirittura cosa
vi preoccupava tanto, sorrise Catone. Fidatevi di me, sono un centurione!.
Alcuni scoppiarono a ridere, con grande soddisfazione di Catone, felice di essere riuscito ad
allentare un po della tensione nervosa che aveva scorto sui volti di alcuni di loro qualche istante prima.
Diglielo, ragazzino!, url qualcuno da una delle file di coda.
Figulo si gir di scatto. Chi ha parlato? Chi diavolo  stato a parlare?. Loptio part in tromba
facendosi largo tra la prima fila. Chi  lo stronzo che ha appena sottoscritto la propria condanna a
morte?
Optio!, lo richiam Catone. Torna al tuo posto!.
S, signore!. Figulo squadr torvo gli uomini attorno a lui e poi riprese posto accanto al
signifero della centuria aprendo rudemente a manate la massa di scudi. Catone ne incroci lo sguardo e
gli fece un leggero cenno di approvazione; lintervento delloptio aveva scongiurato altre violazioni
della disciplina. Tanto meglio cos: se alcuni soldati non volevano il suo incoraggiamento, tanto valeva
attendere la carica in silenzio.
Fortunatamente la pazienza non rientrava tra le virt dei Celti e, con un improvviso ruggito, i
nemici si lanciarono in corsa sul terreno aperto che li separava dallimmobile fila rossa di scudi romani
sormontati dagli elmi scintillanti sotto il fulgido sole. Catone si volt lentamente per fronteggiare il
nemico. Il suo occhio attento colse la miriade di particolari: le capigliature incrostate di calce, i tatuaggi
e le spirali scure disegnate sulla nuda pelle luccicante, lo scintillio di spade ed elmi. Le lance fendevano
laria e ogni faccia nellorda nemica era contorta in unespressione selvaggia di furia e sete di sangue
da incubo.
Catone rimase atterrito e in un primo momento sent risalirgli dentro limpulso di girarsi e di
darsi alla fuga. Poi il timore di mostrarsi preda della paura davanti ai soldati gli arriv in soccorso,
facendogli invece apprezzare quella gelida sensazione di terrore e tendere ogni muscolo e ogni senso in
attesa dellimminente necessit di uccidere e sopravvivere. Si sforz di rimanere immobile ancora per
qualche istante, di fronte allorda ululante in corsa sullerba. Poi si volt e raggiunse le prime file della
sua centuria.
Signifero, retrocedi!. Convinto che la propria voce tremasse, si concentr per fermarla per
lordine successivo. Soldati, alzate gli scudi!.
Infilandosi tra gli uomini della prima fila, Catone strinse bene il manico dello scudo che Figulo
gli stava passando ed estrasse la spada.
Allaltro capo della coorte, Massimo si port una mano al lato della bocca e rugg un ordine a
squarciagola, che rimase per appena udibile nel baccano dei guerrieri britannici. Avanguardia...
giavellotti pronti!.
La prima fila avanz di un paio di passi e si ferm.
Prepararsi!.
Torcendo i fianchi, i soldati spinsero indietro il braccio di lancio, puntando i giavellotti in alto
nel cielo e immobilizzandosi in attesa dellordine finale. Massimo scrut il nemico, valutandone la
distanza. Decise di lasciarlo avanzare ancora un po sulla rigogliosa distesa erbosa. Quando i Britanni
si trovarono a meno di trenta passi, si volt verso i suoi.
Lanciare!.
I legionari scagliarono i giavellotti con un profondo grugnito di sforzo; una coltre di aste scure
saett verso lalto, rallentando allapice della parabola e riscendendo poi in picchiata, sempre pi
veloce, per schiantarsi infine sulle file nemiche. Il lancio a distanza ravvicinata fu disastroso per i
Britanni.
File posteriori! Gi i giavellotti e avanzare!, url Massimo, e il resto della coorte si ammass
alle spalle dei compagni della prima fila, che estrassero velocemente le spade e si prepararono
allimpatto della carica. Un secondo dopo i Britanni investirono la linea romana, fendendo e
affondando contro i grandi scudi convessi con spade e lance. I nemici pi massicci riuscirono a
incunearsi nello sbarramento, sfruttando gli spiragli tra gli scudi, finendo per dritti contro le punte dei
gladi dei soldati delle file posteriori. Catone, allampanato, fu scaraventato allindietro da un corpo che
lo invest in pieno scudo; quando per il guerriero nemico si ritrov nella mischia della Sesta Centuria,
fu abbattuto con una scarica di colpi selvaggi dalluomo alla sinistra di Catone. Il centurione fece un
rapido cenno di ringraziamento a Velio e si rituff nella mischia.
Quando il primo impatto della carica fu definitivamente assorbito, la linea romana si ricompose
rapidamente, decimando i Britanni che si sfogavano rabbiosi contro i loro scudi rossi. Catone parava un
colpo dietro laltro, affondando il gladio nello spiraglio tra il proprio scudo e quello del soldato che lo
affiancava ogni volta che un nemico aveva lardire di avventarglisi contro. Quando poteva, lanciava
unocchiata ai fianchi per tentare di farsi unidea dellandamento dello scontro. Nonostante liniziale
ferocia della carica, i Britanni sembravano ormai sopraffatti totalmente dai Romani, che invece
resistevano saldamente schierati.
Al di sopra del fracasso, dei tonfi e delle urla di battaglia, Catone ud un ordine diffondersi tra la
coorte e, sulla destra, vide la Prima Centuria che si avvicinava. Poi, nei pressi, la voce del centurione
Felice url: Avanzare!.
Quando la Quinta inizi a pressare in avanti, Catone pass lordine ai suoi che si chinarono al
riparo della bombatura degli scudi e spinsero contro le file scompaginate dei nemici. Con la linea
romana in avanzata pesante, agli avversari rimase un sempre pi ristretto margine di movimento per
governare le lunghe spade, e le esultanti urla di guerra di qualche istante prima gradualmente si
spensero, mentre ogni nemico tentava di sfuggire agli affondi brutali dei gladi negli spazi tra gli scudi.
Trattandosi di una semplice schermaglia, sprovvisti di una massa fisica di rinforzo alle spalle, i Britanni
iniziarono irrimediabilmente a indietreggiare. Sbirciando al di sopra del bordo metallico dello scudo,
Catone vide i nemici davanti a s cedere terreno e subito dietro uno spazio vuoto tra le due parti. I
legionari continuarono a premere avanti in formazione serrata, scavalcando la distesa di vittime della
prima raffica dei giavellotti, infliggendo il colpo di grazia ai feriti e continuando ad avanzare
implacabilmente. Ormai non aveva pi senso resistere: i Britanni ruppero la formazione e si voltarono
per mettersi in fuga.
Davanti a loro scorreva il fiume. Intuito il rischio di rimanere intrappolati tra il ferro e lacqua, i
Britanni decisero di deviare verso i fianchi della coorte, sperando di aggirarla e fuggire finch ancora
ne avevano la possibilit. Ad attenderli, per, sulle due ali della linea romana cerano il decurione e la
sua squadra di perlustratori, che spronarono i cavalli e li abbatterono senza alcuna piet. Con la via di
fuga sui fianchi sbarrata, i Britanni dovettero di nuovo girarsi verso il fiume, e si prepararono ad
affrontarne la corrente e a morire. Catone stim che potevano esserne rimasti poco pi di un centinaio,
molti dei quali avevano perso o gettato via le armi e attendevano a pugni stretti e denti sfoderati, gli
occhi iniettati di terrore. Per loro era ormai la fine: potevano solo scegliere tra morire e arrendersi.
Catone fece un profondo respiro e url in lingua celtica: Gettate le armi! Gettatele via o morirete!.
I guerrieri si voltarono tutti verso di lui, alcuni con occhi carichi di sfida, altri di speranza. I
legionari continuarono ad avanzare verso di loro e i guerrieri a retrocedere nelle acque basse del
Tamesis, immergendosi finch il livello non gli sal alla cintola.
Gettate le armi!, continu a intimare Catone.
Uno dei guerrieri si volt e lanci la spada al largo, nellacqua pi profonda. Uno dopo laltro
anche i suoi compagni fecero altrettanto: gettarono via le armi e rimasero impalati nella corrente lenta
osservando nervosi i Romani.
Catone si volt verso lo schieramento della coorte e url: Alt! Alt!.
La centuria rallent fino a fermarsi del tutto a pochi passi dalla riva del fiume. Catone vide il
comandante staccarsi dallestremit della Prima coorte e dirigersi verso di lui a passo accelerato.
Cosa ti sei messo in testa di fare?!, gli rugg contro Massimo quando lebbe raggiunto.
Gli ho ordinato di arrendersi, signore.
Arrendersi?. Il comandante di coorte sgran gli occhi incredulo. Qualcuno ha forse detto di
prendere prigionieri?.
Catone lo guard confuso. Ma, signore, io pensavo che voi voleste prigionieri....
Dopo quello che hanno combinato? Ma come ti  saltato in mente?
Stavo tentando di salvare delle vite, signore. Le nostre e le loro.
Capisco. Massimo lanci unocchiata alla Sesta Centuria, poi si sporse verso il centurione e
disse sottovoce: Questo non  il momento per i sentimenti nobili, giovane Catone. Non possiamo
permetterci il peso di prigionieri. Tra laltro tu non hai visto quello che hanno fatto agli uomini nel
fortino. Il mio amico Porcino... devono morire.
Signore, sono disarmati, si sono arresi. Non sarebbe giusto, non ora.
Non sarebbe giusto?!. Massimo scoppi a ridere, scuotendo la testa. Non stiamo giocando a
dadi, non esistono regole qui, Catone.
Negli occhi del comandante non cera lombra di piet e Catone tent disperatamente un altro
approccio.
Signore, potremmo ottenere delle informazioni preziose. Se li mandassimo indietro per essere
interrogati....
No, non posso permettermi di usare soldati per compiti di scorta. Massimo stese le labbra in
un accenno di sorriso e si volt verso gli uomini di Catone. Fateli uscire da l! Fateli uscire e legategli
le mani. Usate strisce di tessuto delle loro tuniche.
I soldati della Sesta Centuria appoggiarono gli scudi a terra e iniziarono a trascinare i Britanni
fuori dallacqua. Dapprima li spinsero faccia a terra con le braccia incrociate dietro la schiena e poi li
legarono stretti. Una volta terminato, Massimo li guard con unespressione di perfido compiacimento.
Catone rimase discosto, sollevato che li avesse risparmiati.
Cos sono sistemati, signore. Per oggi non ci daranno pi problemi.
Gi.
E possiamo tornare a prenderli in seguito, signore.
S.
Suppongo che potrebbero tentare di fuggire, ma non andrebbero lontano.
Esatto, non andranno lontani, non dopo che avremo finito con loro.
Signore?. Catone avvert un formicolio gelido alla nuca.
Massimo lo ignor e si rivolse ai soldati della Sesta Centuria. Accecateli.
Figulo aggrott la fronte. Non era certo di aver capito bene.
Ho detto: accecateli. Cavategli gli occhi. Usate i pugnali.
Catone socchiuse la bocca per protestare ma non riusc a trovare le parole adeguate, tanto era
inorridito. Mentre lui tentava di riaversi, il comandante della coorte balz verso Figulo, sfil il pugnale
delloptio dalla guaina e si chin sul prigioniero pi vicino.
Ecco, vi faccio vedere io come....
Il britanno url di terrore e dolore; mai Catone aveva udito urlo pi straziante e si sent
rovesciare lo stomaco dalla nausea. Il comandante di coorte smosse la mano che impugnava larma e
poi si rialz in piedi con sguardo spiritato. Stese il braccio lungo il fianco, stringendo forte il pugnale
dal quale colavano gocce di sangue. Dietro di lui il britanno si contorceva a terra, gemendo, mentre
dalla cavit oculare il sangue gli sgorgava a fiotti, macchiando lerba attorno alla testa.
Ecco fatto!. Massimo restitu il pugnale a Figulo.  cos che va fatto. Adesso continuate
voi.
Figulo lo fiss inorridito, poi spost gli occhi su Catone, con sguardo supplichevole.
Massimo lo squadr furioso. Perch, tu....
Optio!, url Catone. Ti  stato dato un ordine. Eseguilo!.
S..., annu Figulo. S, signore. Si gir verso i suoi soldati. Fuori i pugnali. Avete sentito
tutti il centurione!.
Gli uomini iniziarono il cruento incarico e lafoso pomeriggio fu squarciato da urla terrificanti
mentre Massimo annuiva compiaciuto.
Qui abbiamo fatto, allora. Non appena i tuoi hanno finito, la coorte si rimette in marcia verso il
guado.
S, signore, rispose Catone. Meglio affrettarsi allora.
S. Allimprovviso Massimo sembr preoccupato, si volt di scatto e si diresse verso i suoi
uomini. Quando lultimo prigioniero fu sistemato, i soldati della Sesta ripulirono le lame dei pugnali,
raccolsero scudi e giavellotti e si rimisero in formazione in coda alla piccola colonna romana. Il
bilancio per la coorte era di soli sette morti e qualche ferito che fu fasciato provvisoriamente prima di
essere rispedito indietro, al riparo nel fortino. Il resto della coorte attese che Massimo desse lordine di
riprendere la marcia e ripart lungo la riva in direzione del guado.
Alle loro spalle i gemiti e le urla dei prigionieri lentamente si spensero, accompagnati dai
richiami striduli dei corvi che gi volteggiavano sul campo di battaglia in cerca di bocconi di carne
fresca tra i morti e i moribondi sparpagliati sul tappeto di erba verde.
...
.
...
CAPITOLO DIECI.
...
.
...
Il guado era situato in un punto in cui il Tamesis si restringeva fino a meno della met della sua
normale ampiezza. Al centro del fiume cera un isolotto sul quale il sentiero proseguiva ininterrotto,
fiancheggiato da alberi di salice: le punte dei lunghi rami pendenti si tuffavano nella corrente creando
unoasi dombra verde scintillante. Asciugandosi il sudore dalla fronte con il dorso dellavambraccio, il
centurione Macrone guard con bramosia quellangolo di refrigerio. In un fuggevole sogno ad occhi
aperti, immagin se stesso disteso a ristorarsi sotto uno dei salici, con i piedi scalzi immersi nelle acque
fresche del Tamesis. La tentazione era forte, fortissima. Scosse la testa per scacciarla e attravers
deciso lisolotto verso la sponda nord del fiume. Largine risaliva con un breve tratto di ciottoli
accarezzati dallacqua sospinta dalla corrente, creando un effetto gorgogliante e scintillante.
Non appena la Terza Centuria aveva raggiunto il guado, Macrone laveva attraversato per
testarne la profondit. Nel punto pi profondo, tra lisolotto e le due sponde, lacqua gli arrivava alla
cintola. Sebbene con i piedi avesse una buona presa sul letto del fiume, la corrente era comunque forte
e avrebbe potuto facilmente trascinare via chiunque non fosse stato sufficientemente accorto nella
traversata. Lasci un plotone sulla riva opposta per controllare eventuali movimenti nemici e fece
iniziare immediatamente i lavori di difesa. La distanza totale da riva a riva era di circa un centinaio di
passi, il punto di guado largo appena dieci. Oltre la striscia di ciottoli, la profondit aumentava
velocemente e il letto era soffice e ricoperto di lunghe canne che dondolavano lentamente come capelli
sotto la superficie dellacqua.
Macrone aveva ordinato a met della sua centuria di disseminare il guado di piccoli pali
appuntiti; gli uomini avevano velocemente tagliato dei rami dagli alberi che crescevano poco distante
dalla riva e in quel momento, piedi in acqua, resistendo alla spinta della corrente, erano impegnati a
infilare i gigli nei ciottoli, inclinandoli nella direzione della riva nemica. Se i Britanni fossero stati
spinti verso quel guado, i paletti non avrebbero certo impedito loro di attraversarlo, ma quantomeno ne
avrebbero feriti alcuni e rallentato lavanzata degli altri.
Laltra linea di difesa era lisolotto su cui una ventina di soldati si stava dando da fare per
costruire una seppur grossolana barriera in prossimit del margine dellacqua, usando una gran quantit
di ramaglie e arbusti di ginestrone trascinati dalla riva meridionale e ammucchiati poi sul sentiero nel
senso della larghezza, fino ai bassi fondali sui due lati. Nel terreno erano stati poi piantati tronchi pi
grossi e solidi per rinforzare e sostenere il groviglio di rami, alcuni dei quali scortecciati, acuminati e
infilati tra gli arbusti di ginestrone come deterrente contro gli attacchi. Sicuramente non un lavoro a
regola darte, pens Macrone, ma decisamente il meglio che potessero fare con il poco tempo e i miseri
materiali a loro disposizione.
Nel fortino militare non avevano trovato granch, del resto: i Britanni avevano seminato
altrettanta distruzione sia tra gli uomini che tra le cose. Nel cortile dei principia avevano rinvenuto una
pira fumante di scudi, catapulte, giavellotti e altri equipaggiamenti. Era stato possibile salvare solo
alcuni attrezzi attorno al perimetro dellenorme fal; una rapida ricerca nei baraccamenti aveva inoltre
rivelato la presenza di picconi e pale. Alla fine erano riusciti a racimolare lo stretto necessario per
attrezzare a malapena la met degli uomini della centuria, figuriamoci quindi lintera coorte. Macrone
confidava nel fatto che la brama di vendetta del comandante Massimo si estinguesse quanto pi
rapidamente possibile. La Terza Centuria non sarebbe stata in grado di difendere il punto di
attraversamento da sola, se lesercito nemico fosse spuntato allimprovviso.
Tra laltro, pens Macrone stizzito, Massimo non era nemmeno autorizzato a dare la caccia a
quello squadrone di incursori; non erano quelli gli ordini che aveva ricevuto. La priorit doveva essere
la difesa del guado. La coorte avrebbe dovuto essere pronta in posizione poco dopo mezzogiorno, ma
oltre tre ore dopo a organizzare le difese cerano solo Macrone e la sua centuria. Il nemico sarebbe
potuto spuntare da un momento allaltro e, se fosse successo, il punto di guado avrebbe potuto
facilmente cadere nelle sue mani.
Macrone guard alle sue spalle, scrutando la riva meridionale in cerca di segni di Massimo e
della coorte.
Andiamo... andiamo, bastardo, borbott, battendosi una mano su una coscia. Dove sei
andato a finire?.
Un urlo dalla riva settentrionale ne cattur lattenzione. Macrone si volt e vide uno dei suoi
con un fascio di paletti appena tagliati che si sbracciava per farsi vedere da lui.
Che c?, chiese Macrone.
Laggi, signore.... Luomo indic dietro di s. Sulla sponda opposta del fiume, il sentiero
risaliva dal bordo del guado e spariva oltre la cima di unaltura. Sulla sommit si vedeva una piccola
figura che agitava un giavellotto a destra e a sinistra, il segnale che il nemico era stato avvistato.
Macrone si infil di corsa nel piccolo varco lasciato volutamente aperto nello sbarramento di
arbusti ed entr, sciabordando, in acqua. Si tenne sul lato destro, ancora sgombro di paletti appuntiti,
per permettere il passaggio dei soldati. Lacqua gli si richiuse attorno, appesantendogli le gambe
mentre arrancava a fatica verso la sponda opposta, dove riemerse in una cascata di spruzzi. Alcuni
soldati avevano interrotto il lavoro, distratti dallallarme.
Tornate a lavorare!, sbrait Macrone. E continuate finch non ve lo dico io!.
Non si ferm, continu a correre a perdifiato su per laltura da cui la sentinella stava tenendo
docchio il territorio a nord. Quando raggiunse il soldato, Macrone era esausto; lott per riprendere
fiato mentre guardava nella direzione indicata dal giavellotto della sentinella.
Laggi, signore.
Macrone strizz gli occhi. A circa due miglia di distanza, il sentiero si addentrava nel folto di
una verde foresta. Da questa erano appena spuntati alcuni uomini a cavallo e qualche carro leggero, e si
erano aperti a ventaglio, avanzati rispetto alla linea di marcia, evidentemente allo scopo di perlustrare
la zona. Qualche istante dopo dalla foresta inizi a sbucare uningente colonna di fanteria.
Pensate che sia Carataco, signore?.
Macrone guard il soldato e ricord che il giovane era una delle reclute appena assegnate alla
legione. Sembrava teso ed elettrizzato al tempo stesso. Forse anche troppo elettrizzato, pens Macrone.
Troppo presto per dirlo con certezza, ragazzo.
 forse il caso di tornare dagli altri, signore?
Sei Lentulo, giusto?
Esatto, signore, rispose il legionario, sorpreso, per non dire anche lusingato, di constatare che
una persona importante come il centurione conoscesse il suo nome.
Sangue freddo, Lentulo. Hai lordine di osservare e registrare ogni movimento, non di
preoccuparti di cosa significhi. Le vedette devono rimanere calme,  per questo che ho scelto proprio
te. Una bugia spudorata: Macrone avrebbe potuto assegnare chiunque a quel compito, ma considerata
linesperienza, la recluta avrebbe preso le sue parole alla lettera, riacquistando immediatamente
lautocontrollo.
S, signore, grazie, signore.
Fa solo il tuo lavoro, ragazzo.
Lentulo annu e si volt per tenere sottocchio il nemico. I due rimasero in silenzio per qualche
istante, e Macrone sollev una mano per schermarsi gli occhi. Nel frattempo, dalla foresta continuarono
a uscire sempre pi uomini. Alla fine il centurione non ebbe pi dubbi sul fatto che quella doveva
essere la colonna principale dellesercito nemico.
Penso proprio che tu abbia ragione, disse al soldato. Sembra che Carataco abbia fretta di
raggiungere il nostro guado.
Oh merda....
Gi, e tra poco ce la ritroveremo fino al collo. Macrone abbass la mano dagli occhi e diede
un buffetto sulla spalla della giovane recluta. Scommetto che non pensavi che sarebbe stato cos
eccitante, eh?!.
Be, no, signore.
Voglio che rimani qui finch giudichi che  sicuro. Suppongo che il nemico seguir il sentiero
dritto fino a noi. Se per non lo far, se devia e cambia direzione, voglio che mi informi
immediatamente. E vedi anche se c traccia del generale Plauzio allinseguimento. Intesi?
S, signore.
Bene. Allora non distrarti, avanti. Tieniti basso, meglio non farti vedere. Macrone gli punt
poi un dito contro. E niente atti eroici. Prenditi tutto il margine di sicurezza necessario per tornare alla
centuria.
Lentulo annu e si accucci, tenendo gli occhi sul nemico in avvicinamento. Macrone si volt,
fece qualche passo in direzione del guado pi in basso e poi si ferm a esaminare la riva meridionale
del Tamesis. Nessun movimento nei pressi del sentiero allestremit opposta e niente in vista spostando
lo sguardo verso sinistra lungo la sponda. Poi un luccichio distante attir la sua attenzione, e fiss lo
sguardo in quella direzione. Contro il verde e il marrone del paesaggio vide risaltare un fioco scintillio
e una specie di foschia sospesa nellaria circostante. Doveva essere la Terza Coorte, ancora ad almeno
tre miglia di distanza dal guado.
Carataco lavrebbe raggiunto per primo.
Lentulo era ancora a portata di orecchio e Macrone strinse i denti per evitare di esplodere in
imprecazioni mentre, furibondo, passava mentalmente in rassegna ogni volgarit del suo sconfinato
repertorio per scagliarla contro la distante, troppo distante, coorte che avanzava lenta sul terreno arso
dal sole in direzione del guado. Diede un ultimo speranzoso sguardo e poi riprese a correre gi per il
declivio verso il fiume.
Avvicinandosi allacqua, Macrone rallent per riprendere fiato. Non cera motivo di diffondere
ulteriore ansia tra i soldati. Meglio cercare di mantenere unapparenza di calma e fiducia.
Basta cos!, url, avvicinandosi ai soldati che ancora piantavano paletti nel fondale ghiaioso.
Tornate sullisola e preparatevi! Abbiamo compagnia.
I legionari mollarono i paletti rimasti, che furono trascinati via dalla corrente, e si diressero
verso il varco nello sbarramento difensivo.
Non correte!, url furibondo Macrone. Se uno di voi si ferisce su un giglio, lo lascio l in
pasto ai Britanni.
Con un grande sforzo di volont, supportato dal timore dellira del centurione, i legionari
rallentarono.
Macrone li segu a passo pi misurato, stando ben accorto a non finire contro la punta di uno dei
paletti che i soldati avevano sparso in giro. Poco oltre vide gli altri uomini disporsi in formazione dietro
lo sbarramento, allacciandosi velocemente gli elmi e raccogliendo scudi e giavellotti dal punto di
deposito accanto al sentiero che tagliava in due lisolotto. Quando usc gocciolante dal fiume, Macrone
si guard attorno e poi punt gli occhi su un legionario alto e snello.
Fabio!, chiam.
Signore!. Il soldato scatt sullattenti mentre Macrone gli arrivava vicino.
Togliti larmatura, ho bisogno di un messaggero veloce.
Subito, signore. Fabio si slacci velocemente i lacci di cuoio della lorica segmentata come gli
era stato richiesto.
Ascoltami bene: il centurione Massimo si sta avvicinando da sud. Si trova a circa tre miglia da
qui. Corri da lui pi veloce che puoi e digli che Carataco sta per raggiungere il guado. Digli di inviare
immediatamente un messaggero al legato per informarlo di ci che sta accadendo. No, anzi, aspetta....
Macrone immagin come avrebbe reagito il permaloso comandante di coorte di fronte alla richiesta del
messaggero. Digli che suggerisco rispettosamente di inviare un messaggero dal legato e poi che
Carataco  pi vicino al guado di quanto non lo sia lui e che deve portare qui la coorte subito. Prima di
subito!.
S, signore. Fabio continu a spogliarsi dellarmatura e la gett a terra.
E allora, cosa stai aspettando?!, sbrait Macrone. Muoviti!.
Fabio si volt e corse verso il fiume, tuffandosi in acqua. Macrone lo osserv per qualche
istante, poi si volt verso gli altri soldati. Molti avevano gi terminato di vestirsi ed equipaggiarsi e
attendevano ordini sullattenti. Attese che anche lultimo soldato si fosse allacciato il sottogola,
impresa non facile sotto lo sguardo impaziente di tutti i compagni e dellufficiale in comando. Alla fine
il legionario sollev gli occhi con il senso di colpa stampato in faccia e si irrigid in posizione. A quel
punto Macrone si schiar la voce.
In riga!.
I legionari appoggiarono a terra scudi e lance e si raggrupparono in una linea compatta a cavallo
del sentiero fin sotto i salici.
In meno di unora Carataco e il suo esercito si riverseranno sul guado. Subito dietro dovrebbe
arrivare il generale Plauzio con la spada romana puntata dritta alla schiena britanna.
Alcuni uomini ridacchiarono visualizzando la rozza scena e Macrone li assecond per qualche
istante prima di proseguire.
Il resto della coorte sta arrivando. Li ho avvistati dalla cima della collina. Ho mandato Fabio
per farli accelerare e dovrebbero forse raggiungerci prima che il nemico ci dia troppo filo da torcere.
Non che ne avremo bisogno, naturalmente! La Terza Centuria potrebbe farcela benissimo da sola anche
contro il pi forte dei nemici. Sono solo pochi giorni che lavoriamo insieme ma ho sufficiente
esperienza nelle Aquile per riconoscere la qualit quando la vedo. E voi ce lavete.  per quei poveri
bastardi dallaltra parte che mi preoccupo, invece! Possono solo attaccarci su un fronte ristretto e solo
dopo che alcuni di loro saranno rimasti impalati nei nostri speroni e contro il nostro sbarramento. Se
sono veramente fortunati, e penso di dirlo con fin troppa generosit, potrei anche risparmiargli altro
spargimento di sangue e accettare la resa di Carataco.
Macrone sorrise e con suo grande sollievo vide gli uomini fare lo stesso.
Ad ogni modo, i Britanni sono un popolo folle e potrebbero non mostrare buon senso. Se
vogliono veramente attraversare il fiume, state pur certi che lo faranno e noi possiamo solo guadagnare
tempo. Non ho alcun interesse a creare martiri, per cui quando avremo dato il massimo ma sembrer
che comunque loro stanno avendo la meglio, non esiter a dare lordine di ritirata. E se lo far, non
voglio vedere atti eroici. Passerete tutti dalla nostra parte del guado quanto pi velocemente possibile e
poi dritti verso la coorte, sono stato chiaro?.
Alcuni soldati annuirono.
Non vi ho sentiti!, url Macrone.
S, SIGNORE!, risposero in coro.
Cos va meglio. E adesso allineatevi faccia al fiume!.
I soldati si voltarono e avanzarono fino a disporsi alle spalle dello sbarramento difensivo
improvvisato rivolto verso la riva settentrionale del Tamesis. Macrone osserv il piccolo contingente al
suo comando con le armature ossidate e le tuniche rosse sporche e impolverate. I soldati erano schierati
su tre file che si estendevano per tutta la lunghezza dellisolotto. Ottanta legionari contro ventimila o
forse trentamila barbari. Come gran parte dei soldati, Macrone era uno che osava, ma non gli era mai
capitata una situazione tanto sfavorevole. Nonostante il tentativo di infondere sicurezza nei soldati,
sapeva che rebus sic stantibus erano gi tutti belli che morti. Solo se Massimo fosse arrivato al guado
in tempo per difenderlo adeguatamente le cose avrebbero potuto volgere al meglio.
Lattesa inizi a protrarsi. Macrone permise ai soldati di sedersi. Adesso che attorno al guado
lattivit si era fermata, la scena sembrava quasi idillica. Macrone ghign: se fosse stato l, la sensibilit
poetica di Catone ne sarebbe sicuramente rimasta colpita. Alla sua sinistra il sole aveva da tempo
superato lo zenit e inondava il paesaggio di luminosi raggi obliqui, che intensificavano i colori della
natura e si riflettevano, con una miriade di scintillii, sulla superficie increspata del fiume. Nonostante la
quiete del luogo, per, laria vibrava di tensione come la fune di torsione di una catapulta; Macrone era
consapevole che i suoi sensi si stavano tendendo al massimo per cogliere ogni eventuale rumore o
movimento del nemico.
Era probabilmente trascorsa mezzora quando vide una piccola figura trotterellare gi verso il
guado. Prima che Lentulo avesse raggiunto il margine del fiume, alle sue spalle, dalla cima della
collina spunt un gruppo di uomini a cavallo e si lanci gi per il pendio. Lentulo sbirci alle spalle
mentre entrava nel basso fondale.
Tieniti a sinistra!, gli url Macrone. A sinistra!.
Se anche lo aveva udito, Lentulo non lo diede comunque a vedere, e si immerse nel fiume.
Continu la sua corsa impetuosa, sollevando nuvole di schizzi, e poi allimprovviso cadde in avanti con
un grido. Tra gli uomini sullisolotto si lev un brusio quando il soldato si rialz con una coscia
insanguinata. Il giovane abbass gli occhi sulla ferita in preda al terrore. Poi lo sciabordio dei cavalli
nemici alle sue spalle lo fece girare senza, per, smettere di barcollare verso i compagni. I Britanni
guadagnarono terreno sul legionario che arrancava nellacqua ormai alla cintola. La ferita doveva
avergli aperto uno dei vasi sanguigni primari, pens Macrone, perch Lentulo sembr dare subito segni
di cedimento. Un secondo dopo il giovane croll in ginocchio con la testa china in avanti e solo il busto
sopra la superficie dellacqua. I nemici a cavallo indugiarono un istante, osservando il romano, poi
fecero dietrofront e tornarono sulla riva.
Per qualche minuto le due parti fissarono in silenzio Lentulo con la testa che fluttuava da una
parte e dallaltra. Attorno al corpo del giovane si apr una macchia rossa immediatamente lavata via
dalla corrente. Un istante dopo il corpo rotol su un fianco e spar, trascinato a fondo dal peso
dellarmatura.
Povero ragazzo, mormor qualcuno.
Silenzio!, url Macrone.
In attesa dellarrivo del grosso dellesercito nemico  che non si lasci comunque attendere
troppo a lungo  la gi terribile tensione si fece insopportabile. Dapprima arriv un rombo distante,
ovattato, che gradualmente aument di intensit e chiarezza. Poi sulla cima dellaltura si addens una
coltre di polvere, facendo sparire dalla vista il sentiero. Alla fine apparvero le sagome del vessillo, delle
lance, degli elmi e dei soldati, su tutta la larghezza della collina.
Macrone scrut la linea di avanguardia dellesercito di Carataco, individuando le migliaia di
uomini che si stavano riversando gi verso il guado. Poi si volt verso la riva opposta per cercare segni
di Massimo e del resto della coorte, ma oltre la placida superficie del Tamesis tutto era immobile.
...
.
...
CAPITOLO UNDICI.
...
.
...
Sei sicuro che Macrone abbia detto che era lesercito del nemico?
S, signore, rispose il messaggero.
Bene, vai dal decurione. Massimo gli indic la colonna di uomini a cavallo discosta sul
fianco destro. Digli di inviare subito qualcuno da Vespasiano per informarlo. Corri!.
Una volta che il messaggero ebbe salutato e ripart alla volta dello squadrone di perlustratori,
Massimo chiam a s i centurioni. In un baleno gli ufficiali risalirono di corsa la colonna e si
raggrupparono attorno al comandante; per ragguagliarli sui nuovi sviluppi, per, Massimo attese che
anche Catone  con il tratto pi lungo da percorrere  li avesse raggiunti.
Carataco si sta avvicinando al nostro guado ed  in vantaggio su di noi. Guardate laggi. Il
comandante di coorte indic la riva opposta del fiume. Il polverone che Catone aveva notato poco
prima si era allargato e aleggiava basso su tutta la riva del Tamesis.
Dov Macrone?, chiese Tullio.
Al guado, sta approntando le difese.
Difese? Ha forse intenzione di affrontare il nemico?. Tullio sgran gli occhi incredulo.
Questi sono gli ordini della coorte.
Certo, signore, ma...  un suicidio.
Speriamo di no, visto che ci uniremo a lui.
Antonio e Felice si scambiarono sguardi sbigottiti.
Catone si fece avanti. Meglio muoverci, signore.
Direi di s, Catone. Tornate subito alle vostre unit. Ci muoveremo a passo di corsa. E che
nessuno batta la fiacca.
I centurioni dovevano ancora raggiungere le rispettive centurie quando Massimo url lordine di
avanzare a passo sostenuto. La colonna inizi a muoversi in un boato di energiche falcate. Su un lato
Massimo vide tornare indietro di corsa il messaggero inviato da Macrone; alle sue spalle una spirale di
polvere avvolgeva un esploratore che sfrecciava chino in avanti sul proprio cavallo. Quando il giovane
messaggero gli si mise al passo di fianco per ulteriori ordini, Massimo lo osserv per valutarne le
condizioni.
Ce la fai a tornare di corsa da Macrone?
Certo, signore, replic il soldato, ansimante, con il petto gonfio.
Il comandante di coorte abbass il tono di voce. Se  ancora l quando raggiungi il guado, digli
che stiamo cercando di arrivare il pi velocemente possibile. E se non  pi l, torna immediatamente
indietro per informarci. Intesi?
Non pi l?, ripet sottovoce il soldato. Signore, intende....
Lo sai cosa intendo, tagli corto Massimo. Adesso vai!.
Il messaggero si conged e ripart verso il guado. Massimo butt unocchiata alle sue spalle e
vide che le cinque centurie avevano preso velocit e mantenevano ormai tutte un passo regolare.
Inspir aria e ordin di aumentare ulteriormente il ritmo fino a una corsa leggera. I soldati si allenavano
spesso per casi come quello ed erano in grado di reggere una corsa per almeno unora intera. In questo
modo avrebbero tranquillamente raggiunto Macrone. Tempo permettendo, Massimo avrebbe lasciato i
soldati riprendere fiato prima che si scatenasse il finimondo.
In coda alla colonna Catone e la sua centuria si adeguarono al passo dato dai compagni in testa.
Laria era satura del tintinnio di armi e del respiro affannato e accelerato dei soldati appesantiti dalle
armature. Di tanto in tanto, in vari punti della colonna un centurione o un optio spronava gli uomini
urlando insulti e minacciando inaudite sanzioni per chiunque non si fosse tenuto al passo. Catone usc
dalla colonna e rallent finch non si ritrov a fianco del centro della sua centuria.
Tenete duro ragazzi! Macrone conta su di noi. Avanti!.
Rimettendosi al passo, non stacc gli occhi dalla riva del fiume. Il polverone sollevato dallorda
di Carataco era sempre pi fitto e anche se lentit del nemico era ancora sconosciuta, Catone sapeva
che la coorte avrebbe dovuto affrontarlo in un rapporto impari di cinquanta contro uno. E se invece
Macrone e i suoi uomini fossero stati costretti a vedersela da soli, la sproporzione sarebbe
probabilmente salita a trecento contro uno. Mentre rimuginava su quelle previsioni, Catone prendeva
sempre pi coscienza del fatto che Macrone e i suoi sarebbero stati spacciati nel momento in cui il
nemico avesse raggiunto la sponda meridionale del fiume. E questo sarebbe accaduto di sicuro.
Per il gran caldo e la fatica di portare con s la maglia di ferro, lo scudo, lelmo e le armi, presto
Catone si sent pompare il sangue nelle orecchie. La respirazione si fece pi rapida e affannosa; aveva
la sensazione che il busto fosse chiuso in una morsa di ferro che lentamente si stringeva sempre pi
comprimendogli i polmoni. Di l a poco ogni tendine del suo corpo inizi a gemere di dolore. Il
desiderio di fermarsi per vomitare e riprendere faticosamente fiato era quasi impossibile da reprimere.
Non fosse stato per il timore di essere additato come debole dai suoi uomini e per il fatto che la centuria
di Macrone era in pericolo, si sarebbe lasciato crollare a terra. Quindi si sforz di superare il dolore, un
passo dopo laltro, con la stessa ferrea determinazione di continuare a combattere che gli aveva fatto
superare tutte le sfide che si era trovato davanti da quando era entrato nella legione.
E fu proprio nel pieno di quellimpeto di resistenza e di sofferte urla di incoraggiamento agli
uomini che Catone sollev gli occhi da terra e si accorse che Figulo aveva rallentato per affiancarglisi.
Perch hai lasciato... la tua posizione?, gli chiese, ansimando pesantemente.
Avete sentito, signore?
Sentito cosa?
Pensavo che aveste sentito i corni, signore. I corni di guerra dei Britanni. Poco fa.
Catone si concentr un istante, ma ricordava di aver udito solo il rombo della corsa dei soldati.
Sei sicuro?.
Sulle prime Figulo non sembr pi cos certo, imbarazzato forse allidea di essersi lasciato
confondere dallimmaginazione. Poi dun tratto la faccia gli si riaccese.
Eccoli, signore! Li avete sentiti?
Stai zitto!. Catone si ferm ad ascoltare. Il sangue gli martellava nelle orecchie, il sibilo del
respiro affannato e poi... s, una specie di raglio, appena udibile, una nota stridula proveniente da un
coro di corni da guerra sovrapposti. Lo sento. Torna alla tua posizione.
Catone riprese a correre mentre Figulo schizzava avanti. Ormai dovevano essere vicini al
guado, a non pi di un miglio. Il centurione guard avanti. Il corso del fiume virava verso nord ed
entrambe le sponde erano disseminate di cadaveri. A un certo punto la vista si apr sulla riva
settentrionale e nellavvallamento tra due collinette, a mezzo miglio pi in l, Catone vide la massa
enorme della fanteria nemica che marciava parallela alla coorte.
Non vi fermate!, url allora ai soldati. Manca poco! Continuate!.
Raccolse le forze e cacci ogni altro pensiero dalla testa che non fosse lurgenza di arrivare al
guado in tempo per impedire la fuga di Carataco e del suo esercito, e per salvare Macrone e i suoi
ottanta uomini da un massacro certo.
Udendo una serie di squilli di corno, Macrone volse lo sguardo verso la riva settentrionale del
Tamesis. Con un boato, i Britanni si lanciarono gi per il sentiero, puntando verso la scintillante distesa
dacqua del fiume, sollevando bianchi spruzzi spumeggianti.
Serrate i ranghi!, url al di sopra del fracasso. Su gli scudi!.
Ai lati, i legionari si strinsero gli uni agli altri e sollevarono gli scudi per formare una
ininterrotta linea difensiva davanti al nemico. Preparandosi allordine di scagliare una prima raffica di
giavellotti, i Romani aggiustarono la presa sullimpugnatura delle aste.
Tranquilli!, url Macrone. Prima dovranno raggiungere lo sbarramento dei puntelli....
A unottantina di passi da loro, i Britanni caricarono, incitati dai ruggiti profondi dei compagni
alle loro spalle. Allimprovviso quasi tutta la prima fila si blocc di scatto e ricadde in avanti. I
guerrieri subito dietro proseguirono la corsa incuranti, e chi riusc a superare i compagni feriti fin
impalato contro la successiva fila di gigli. Il flusso di uomini dalle retrovie continu copioso finch la
linea di carica non si scompose, trasformandosi in un groviglio di corpi agonizzanti. Chi era davanti
urlava di dolore e terrore, quelli subito dietro rispondevano con grida di furia e impotenza, ignari del
motivo di quellimprovviso arresto, spingendo sempre pi verso il guado e finendo per schiacciare i
compagni davanti.
Bella mossa!, esult Macrone. Non poteva andare meglio.
I legionari che lo affiancavano lanciarono urla di scherno e fischi di gioia per il caos che si era
creato di fronte allisolotto. Per un istante i soldati allentarono la compattezza dello schieramento e
Macrone decise di lasciarli fare: che si godessero pure quel momento di gloria, non avrebbe potuto che
fargli bene al morale in vista del successivo attacco del nemico.
Allimprovviso, tre note secche dei corni da guerra britanni squarciarono la confusione
aleggiante sul guado. Lentamente i Celti iniziarono a ritirarsi, riversandosi lungo la riva sui lati del
sentiero. Chi si era trovato nelle prime file della carica tent di districarsi e retrocesse zoppicando; altri
guerrieri rimasero dove si trovavano, impalati o schiacciati dal peso dei compagni; altri ancora erano
caduti in acqua e affogati sotto la pressione dei corpi. Quasi tutti quelli lasciati indietro erano morti e i
pochi feriti arrancavano fiaccamente in bala della corrente che trascinava via a valle una grossa
macchia rossa.
Primo punto per noi!, url Macrone ai soldati, che gli risposero con una festosa ovazione.
Mentre lesultanza si affievoliva, il centurione diede unocchiata alle sue spalle e serr le labbra
preoccupato nel constatare che ancora non cera ombra della coorte. Se il soldato che aveva inviato non
li avesse raggiunti in tempo perch accorressero in rinforzo alla Terza Centuria, ben presto lui avrebbe
dovuto scegliere tra dare lordine di ritirata o combattere fino allultimo uomo. Nel secondo caso, il
loro sacrificio sarebbe servito solo a far guadagnare un po di tempo allesercito romano che inseguiva
Carataco. Macrone non si illudeva certo che la loro resistenza sarebbe durata tanto a lungo da
permettere al generale Plauzio di arrivare per unirsi alleccidio, ma se avesse ordinato ai suoi uomini di
battere in ritirata e mettersi in salvo, lavrebbero poi accusato di aver consentito la fuga al nemico,
unomissione di dovere grave che poteva portare solo a un ben preciso tipo di punizione. Qualunque
decisione avesse preso, quindi, era un uomo morto.
Scroll le spalle e abbozz un sorriso amaro. Faceva tutto parte della vita militare. Tante volte
ormai si era trovato nella situazione di dover fare scelte altrettanto spiacevoli. Se cera una sola cosa
che Macrone si augurava nella vita ultraterrena, era di non doversi pi trovare di fronte a scelte
obbligate.
Nel frattempo, dallaltra parte del fiume il nemico aveva ripreso ad avanzare e Macrone dovette
accantonare immediatamente ogni riflessione sul futuro.
In formazione!, ordin.
Un primo gruppo di nemici si avvicin al guado, senza urla invasate o cariche furiose, questa
volta, ma con estrema prudenza, armi nel fodero, accovacciati e tastando il fondale. Era proprio ci che
Macrone aveva previsto, e lasci, compiaciuto, che perdessero tempo a rimuovere le trappole che i suoi
avevano disseminato in tutto il guado. Tra laltro, aveva pronto anche un altro asso nella manica.
Preparate le frombole!.
Sui fianchi della centuria aveva posizionato alcuni uomini con le frombole rinvenute nel fortino
e piccole scorte di ciottoli raccolti sul letto del fiume. I legionari appoggiarono a terra scudi e
giavellotti, arretrarono leggermente per crearsi un margine di movimento, caricarono le sacche di cuoio
attaccate ai lunghi lacci e iniziarono a roteare le armi sopra la testa in attesa dellordine di lancio,
saturando laria di sibili acuti.
Rilasciare le frombole!.
Un improvviso ronzio e lo spazio di cielo sul guado fu attraversato da minuscoli proiettili neri
diretti contro i guerrieri nemici. Alcuni crepitarono contro gli scudi o finirono in acqua senza fare
danno alcuno, ma molti altri centrarono i bersagli, spaccando crani e spezzando ossa.
Ben fatto!, esult Macrone. Lanciate a ruota libera!.
Qualche istante dopo, il sibilo delle frombole che roteavano e dei ciottoli che sfrecciavano in
aria si fece ininterrotto. Nonostante parecchi guerrieri venissero colpiti, lattacco con le frombole serv
solo a rallentare il ritmo con cui i puntelli difensivi venivano trovati e sradicati dal letto del fiume. Ogni
uomo colpito veniva immediatamente sostituito dal successivo gi pronto tra la schiera sulla riva; le
dimensioni dellesercito nemico, silenzioso sotto il sole cocente di quel tardo pomeriggio, continuarono
ad aumentare con larrivo di altri uomini e unit di cavalleria e carri, tutti in attesa che il guado fosse
liberato dalle trappole.
Macrone segu lavanzata dei Britanni nel guado e quando questi furono ormai a portata di
giavellotto, valut quale impatto avrebbe potuto avere uneventuale raffica delle aste con micidiali
punte metalliche. Concluse che i nemici erano troppo sparpagliati per poter ottenere il massimo effetto
e decise di riservare i giavellotti per lattacco che avrebbe seguito la ripulitura del letto del fiume. Tanto
pi che con il ridursi della gittata, aumentava anche lefficacia dei lanci delle frombole, e Macrone
gongolava di fronte al ritmo con cui i suoi lanciatori abbattevano i nemici. Stim che fino a quel
momento la sua centuria doveva aver inflitto almeno un centinaio di perdite, con il povero Lentulo
come unica vittima romana.
Nonostante tutto, per, i Britanni continuavano ad avanzare indefessi, cercando e rimuovendo
ogni singolo puntello romano. Per giunta in molto meno tempo di quanto gli uomini di Macrone non
avessero impiegato per piantarli. Circa un quarto dora dopo, i Britanni avevano quasi raggiunto il
groviglio di arbusti e ramaglie che formava lestremo sbarramento lungo la riva dellisolotto. Alcuni
legionari si fecero avanti minacciando i guerrieri nemici con le punte dei giavellotti.
Tornate in riga!, gli url Macrone. Non muovetevi finch non ve lo dico io!.
Rimossi tutti gli ostacoli, i Britanni uscirono lentamente dal fiume, tenendosi bassi dietro gli
scudi per ripararsi dagli ininterrotti lanci di frombole. Dietro di essi, i capitrib stavano gi schierando
gli uomini per lattacco. Macrone vide che la prima ondata era formata da guerrieri equipaggiati di tutto
punto, quasi tutti con elmo e maglie di ferro. Evidentemente Carataco doveva avere parecchia fretta di
guadare il fiume se era pronto a inviare per primi i suoi uomini migliori. Alle spalle degli oltre trecento
guerrieri ammassati sulla riva cera unenorme massa di frombolieri e arcieri; questi ultimi non
avrebbero costituito un serio pericolo: i loro corti archi avrebbero potuto creare fastidi in caso di una
schermaglia, ma difficilmente avrebbero penetrato uno scudo legionario. I frombolieri, per contro,
erano in grado di infliggere danni ben pi gravi.
Sar dura, ragazzi! Tenete alti gli scudi finch non vi do altri ordini. Useremo solo i giavellotti
delle file posteriori; gli altri li useremo come lance. Dovrete essere rapidi con i giavellotti, per cui al
mio ordine lanciate e riabbassatevi subito finch il nemico non raggiunge lo sbarramento. Macrone
lanci unocchiata generale agli uomini. Capito?.
I soldati pi vicini si limitarono ad annuire, solo alcuni biascicarono qualche parola.
Per Diana! Fatevi sentire! Mi avete capito o no, razza di idioti?!.
S, signore!, ruggirono di rimando allunisono tutti i soldati della centuria.
Macrone sorrise. Bene! Una volta che saranno abbastanza vicini per un corpo a corpo, voglio
che gli diate una bella batosta. Dovranno ricordarsi per molto tempo della Terza Centuria!.
Arrivano!, url qualcuno e tutti gli occhi si voltarono verso la riva opposta. I guerrieri nemici
si erano lanciati in corsa, schizzando in acqua, avanzando con urla di guerra e battendo rumorosamente
le armi contro i bordi di ferro degli scudi. Niente squilli di corno a incitarli: il fracasso che facevano era
gi sufficiente a coprire qualsiasi incoraggiamento da parte dei compagni. Erano talmente vicini da
poterne distinguere le espressioni di gelida risolutezza sui volti seminascosti dagli elmi. Quella non era
una delle abituali orde di barbari con facce colorate di indaco e capelli impastati di calce: quei guerrieri
sapevano il fatto loro e si sarebbero rivelati formidabili avversari.
Macrone allung lo sguardo oltre le prima ondata di nemici e vide i frombolieri iniziare a
roteare i lunghi lacci di cuoio sopra le teste.
Abbassatevi!.
I soldati romani si accucciarono dietro gli scudi mentre laria si riempiva dei sibili dei proiettili
scagliati contro di loro. La raffica arriv con estrema precisione e solo pochi colpi finirono tra i rami al
di sopra delle teste dei Romani; gli altri li centrarono sugli scudi con una tempesta di tonfi metallici. Il
bombardamento continu spietato e ogni volta che sbirciava oltre lo scudo per controllare
lavanzamento dellassalto di Carataco, Macrone rischiava di essere colpito. Il nemico avanzava deciso
e spedito nonostante la resistenza dellacqua del guado, ormai non pi rallentato dai letali ostacoli
subacquei. Non era una disordinata carica impetuosa, ma unavanzata con precisi intenti distruttivi da
parte di guerrieri che non avevano certo bisogno dei dozzinali incitamenti di una qualsiasi altra orda
celtica.
Il fuoco di sbarramento delle frombole allimprovviso si ridusse per poi fermarsi totalmente, e
Macrone pot sbirciare in tutta sicurezza sopra il bordo dello scudo. I guerrieri erano arrivati a circa un
centinaio di passi di distanza, immersi fino allinguine nelle spumeggianti acque agitate, e i frombolieri
non osavano pi lanciare nel timore di colpire non solo i legionari, ma anche i rispettivi compagni.
Contrattaccate!, url allora Macrone. Giavellotti! Frombole! Lanciare!.
In barba al perfetto stile pulito da parate sul campo di Marte, i legionari davanti schizzarono in
piedi urlando a squarciagola, mentre i compagni nelle retrovie arretravano il braccio di lancio,
miravano sulla massa nemica di fronte e scagliavano le armi. Contemporaneamente, i frombolieri sui
fianchi scatenavano una raffica di proiettili contro le zone esposte della colonna nemica e alcuni
guerrieri caddero, a terra o in acqua. Gli altri si ripresero rapidamente dalla tempesta dei giavellotti e
proseguirono lavanzata, scavalcando i corpi dei compagni morti o feriti e chiudendo la distanza dalla
barricata. Macrone aveva sperato che bruciassero quellultimo tratto nella loro solita maniera
spericolata, non sospettando che si trattava invece di guerrieri che sapevano controllarsi, e mentre
alcuni sollevavano gli scudi verso i Romani che li aspettavano, altri iniziarono a sferrare colpi contro il
groviglio di rami e bastoni.
Vai allattacco!, url Macrone a un soldato l accanto, strappandogli il giavellotto dalle mani.
Poi sollev velocemente indietro il braccio, avanzando laltro con lo scudo e lanciandosi di corsa verso
lo sbarramento finch non si trov molto vicino ai nemici. Dalla massa di scudi spunt un braccio che
afferr un pezzo di ramo; Macrone lo trafisse con la punta del giavellotto appena sotto il gomito e sent
lanciare un urlo. Stratton indietro la punta di ferro e incass un pesante colpo contro lo scudo. Si
guard attorno e vide che molti guerrieri nemici erano armati di lunghe e pesanti lance con le quali
tentavano di bloccare i Romani e di tenerli lontani dallo sbarramento.
Attenti alle lance!, url Macrone.
Cerc un nuovo bersaglio e incroci un paio di occhi che lo fissavano da sopra il bordo di uno
scudo a goccia. Simul un attacco e quando lo scudo fu spinto in alto, Macrone spost la mira e
affond verso la coscia del nemico. Per il limitato margine di affondo, per, la punta di ferro riusc solo
a squarciare il tessuto dei pantaloni del guerriero e a graffiarlo superficialmente. Il centurione grugn
deluso e si distacc dallo sbarramento, facendo segno a un legionario alle sue spalle di prendere il suo
posto.
Macrone osserv la centuria: gli uomini stavano tenendo duro. I frombolieri romani, arretrati
rispetto al combattimento lungo lo sbarramento, erano diventati il bersaglio dei frombolieri britannici
con i quali sembravano aver ingaggiato uno scontro impari. I legionari roteavano i lacci tenendosi
accucciati, poi schizzavano in piedi come fulmini per lanciare e si riabbassavano subito dopo. I nemici,
invece, non potevano contare su un riparo simile e Macrone not, soddisfatto, che erano gi molti i
corpi semisommersi che scivolavano via dallinsanguinato punto di guado, trascinati dalla forza della
corrente. Cos poteva bastare, pens: adesso i lanci dei frombolieri erano pi necessari altrove.
Urlando a squarciagola per superare il clangore delle armi e la cagnara degli uomini, ordin:
Frombolieri! Mirate alla fanteria! La fanteria!.
I soldati sulle ali dello schieramento si voltarono verso di lui e capirono; solo un idiota si alz
velocemente per tentare un ultimo lancio contro i frombolieri nemici e fu colpito allistante in faccia.
La testa gli schizz allindietro mandando in aria uno spruzzo di sangue che ricadde addosso ai
compagni attorno. Poi il soldato si accasci a terra come un sacco vuoto. Macrone digrign i denti
infuriato. Era gi cos a corto di uomini, ci mancava anche che uno di loro decidesse di buttar via la vita
in un modo cos stupido. Il primo dovere un soldato lo aveva nei confronti dei compagni e il modo
migliore per onorarlo era rimanere in vita e combattere al loro fianco. Atti eroici di tale sconsideratezza
erano, a suo modo di vedere, di un egoismo criminale, e maled il soldato. Che non era neanche il
primo a morire. Ne erano gi caduti altri tre: uno era a terra allinterno dello sbarramento, gli altri due
accasciati sul groviglio di rami, la melmosa riva sottostante macchiata del loro sangue.
Guardate laggi!, url un legionario l vicino. Macrone segu la direzione dello sguardo
delluomo oltre il guado e vide che non appena il lancio delle frombole romane si era spostato contro il
fianco della colonna nemica, un guerriero pi anziano aveva iniziato a gridare ordini e quelli attorno a
lui avevano serrato i ranghi, alzando gli scudi in unininterrotta linea di copertura sia sui fianchi che
sopra le teste. Macrone rimase strabiliato da quella manovra che il nemico aveva senzombra di dubbio
fatto propria osservando le legioni. I colpi sbatterono innocui contro gli scudi, ruzzolando via.
Che mi prenda un colpo!, bisbigli tra s e s. Ma allora i Britanni possono imparare!.
Un grido dallarme riport immediatamente la sua attenzione sul combattimento lungo la
barricata. Al centro di questa, i nemici erano riusciti ad agguantare uno dei pali pi grossi sistemati dai
legionari per tenere insieme il groviglio. In quel momento, stavano strattonando il palo per sfilarlo e
sotto gli occhi di Macrone il tronco sembr dare segni di cedimento, portandosi dietro una sezione
dello sbarramento.
Merda!, sibil, facendosi largo tra i soldati e raggiungendo la zona minacciata. Fermateli!
Uccidete quei bastardi!.
I legionari si lanciarono immediatamente verso i guerrieri nemici e iniziarono a colpirne
selvaggiamente le braccia. Con altrettanta determinazione, gli altri Britanni incaricati di difendere i
compagni si scagliarono sullo sbarramento, affondando le grosse punte metalliche delle lance contro i
Romani. Lintensit dello scontro era tale che entrambe le fazioni continuarono a battersi in silenzio,
stringendo i denti per respingere quanto pi violentemente il nemico. Allimprovviso si ud un
rumoroso scricchiolio di legno e con un ultimo strattone il tronco venne via, facendo ricadere indietro
nellacqua il gruppo di guerrieri nemici. Tuttattorno gli altri Britanni lanciarono un ruggito trionfante e
iniziarono a premere contro la breccia.
Teneteli indietro!, url Macrone, tentando di fare altrettanto con il giavellotto. Fermateli!.
Sguain la spada, si abbass dietro lo scudo, lo caric di tutto il suo peso e si lanci contro il
nemico, seguito dai suoi che gli si accalcarono ai fianchi e alle spalle. Limpatto tra i due fronti fu
potentissimo, scudi contro scudi; si ritrovarono gli uni addosso agli altri, tanto vicini da sentire il
respiro affannoso dei nemici e il rumore della tensione nelle loro gole. Schiacciato allinterno della
bombatura dello scudo, Macrone liber il braccio con cui brandiva la spada e inizi a sferzare ogni
tunica e corpo barbaro gli capitasse a tiro. Le lance e le lunghe spade dei Britanni erano ormai di assai
poca utilit in quel tipo di combattimento per il quale, invece, i gladi dei legionari erano stati
appositamente creati. In quella calca di corpi, i nemici iniziarono a cadere sempre pi numerosi.
Impossibilitati a indietreggiare o persino a crollare a terra, i guerrieri agonizzavano o morivano
dissanguati in piedi, barcollando con le teste penzolanti sotto gli occhi disperati dei compagni.
I Romani avevano il vantaggio della posizione pi elevata della loro parte di sponda, oltre a un
pi solido fondo di appoggio che gli permetteva di respingere molti pi nemici. Macrone non aveva
idea di quanto si sarebbe prolungato lo scontro. Era totalmente concentrato sulla necessit di
sconfiggere il nemico e tenere duro. Attorno a lui grugniti e urla di uomini, schizzi di acqua rossastra e
lo scintillio del sole rovente che si rifletteva sulle spade e sugli elmi insozzati di sangue e fango.
In quel caos non ud quindi il raglio dei corni nemici. Si rese conto che i Britanni si stavano
ritirando solo perch venne meno la pressione contro il suo scudo e di nuovo ebbe spazio per avanzare
con il gladio.
Se ne stanno andando!, url qualcuno con voce incredula. Un coro sgangherato di grida
esultanti di Romani echeggi su tutto il guado mentre i Britanni battevano in ritirata. Macrone rimase
in silenzio, approfittando di quel momento per guardarsi attorno e valutare la situazione. Uno dei suoi
gli pass accanto di corsa e si gett in acqua come per inseguire il nemico che indietreggiava.
TU!, lo richiam Macrone. Il soldato si volt immediatamente, spaventato. Questo ti coster
una punizione, idiota! Torna qui!.
Il legionario torn subito sui propri passi e risal la riva avvicinandosi al centurione infuriato.
Cosa ti  saltato in mente? Volevi per caso affrontare tutto il fottuto esercito di Carataco da
solo?!.
Mi dispiace, signore. Io....
Ti dispiace, come no! Che razza di scuse sono queste? Fallo di nuovo e giuro che ti ficco
questa spada su per il culo. Mi hai capito?!.
S, signore.
Torna in riga adesso.
Il soldato si ritir, mimetizzandosi di nuovo tra i ranghi mentre i compagni iniziavano a
sfotterlo.
Macrone li ignor, continuando a osservare oltre il guado, curioso di capire cosavrebbe fatto
adesso il nemico. Molto probabilmente si sarebbe raggruppato per tentare di forzare la breccia nello
sbarramento in maniera pi ordinata. Un movimento pi in basso attir la sua attenzione: un guerriero
nemico stava tentando di risalire largine del fiume. Il basso fondale a ciottoli era una distesa di corpi
dei nemici, feriti o morti. Senza nemmeno starci a pensare, Macrone si chin sulluomo e lo trafisse al
collo. Il britanno ripiomb indietro con un rantolo, rovinando sui corpi dei compagni e dissanguandosi
per la ferita. I suoi occhi rimasero fissi sul centurione, iniettati di disperazione, poi si fecero vitrei e
sopraggiunse la morte. Macrone scosse la testa e risollev lo sguardo. Mille a terra, altri ventinovemila
in corsa.
Sullaltra sponda del guado, il capo del gruppo di assalto decimato stava ridisponendo gli
uomini in unapprossimativa testudo con una punta ispida di lance. Non appena ritenne di essere
soddisfatto della formazione, luomo url un ordine e i guerrieri tornarono in acqua.
Pensavo che quei bastardi avessero capito la lezione, mormor un legionario accanto a
Macrone.
Il centurione sorrise con aria sarcastica. Io invece penso che di lezioni ne abbiano imparate fin
troppe.
Questa volta il nemico aveva il cammino totalmente spianato. La testuggine avrebbe risalito
largine, forzato la breccia nello sbarramento e schiacciato i legionari subito dietro. Quello era il
momento decisivo, riflett Macrone. Torn sul piccolo dosso al centro dellisolotto e punt gli occhi
verso la riva meridionale del fiume in cerca di segni di Massimo. Niente. Poi scorse un luccichio e poi
un altro ancora, a circa mezzo miglio di distanza, pi a valle. Strizz gli occhi e riusc a distinguere una
minuscola massa argentea, come un lungo millepiedi, che strisciava verso di loro. Per un istante si
lasci andare alla speranza, poi per si rese conto che erano ancora troppo lontani per essere daiuto in
tempo. Doveva prendere una decisione. Poteva obbedire agli ordini e rimanere a combattere, anche se
tenere a bada quel nemico era impresa disperata, o sforzarsi di mandar gi lordine di ritirata nel
tentativo di salvare almeno i suoi uomini, se non la propria reputazione.
Si volt e guard la muraglia di scudi nemici ormai gi a un terzo del cammino e ancora in
compatta formazione. Era ovvio cosa doveva fare. Ormai non cerano altre soluzioni e si avvi a passo
rapido verso i soldati esausti appoggiati agli scudi.
...
.
...
CAPITOLO DODICI.
...
.
...
Mentre con i suoi uomini avanzava correndo nel polverone sollevato dai legionari delle file
anteriori, Catone non stacc mai gli occhi dalla riva opposta del Tamesis. La zona in prossimit del
guado era intasata da uomini, cavalli e carri nemici che si davano alla fuga incalzati dallesercito
romano. A quel punto la II Legione avrebbe dovuto gi chiudere la trappola, ma era ormai chiaro che il
generale Plauzio non era riuscito a schiacciare i Britanni tra le sue legioni e il contingente di
Vespasiano. Carataco aveva trovato il modo di sfuggire e di dirigersi verso il terzo punto di guado
presidiato, secondo i piani, dalla sparuta unit di copertura della Terza Coorte.
Ma la coorte non era l e il guado era nelle mani dei soli ottanta soldati al comando di Macrone.
A dispetto di tutti gli accurati preparativi e dello schieramento di forze, il piano stava fallendo.
Nonostante i trentamila soldati al comando del generale Plauzio, tutto sarebbe stato deciso dalle azioni
di appena ottanta. Sulle loro spalle gravava il fardello della responsabilit del successo o della disfatta
del grandioso piano del generale di soffocare una volta per tutte la resistenza organizzata dei nemici
locali. Se fosse stato possibile annientare Carataco prima della fine di quel giorno, in seguito molte vite
avrebbero potuto essere salvate, vite di Romani quantomeno.
Con una fitta di nauseante terrore, Catone inizi a temere che Macrone potesse vederla nel suo
stesso modo, decidendo di fare tutto il possibile per contrastare, da solo, lattraversamento del fiume da
parte dei Britanni. Anche se questo significava morte certa per lui e per tutta la sua centuria. Il loro
sacrificio sarebbe servito solo a rallentare i Britanni per quel tanto che bastava a Plauzio per
sorprenderli alle spalle e forse anche a Massimo per bloccarli sulla riva meridionale, impedendogli ogni
via di fuga.
Marciando, Catone tent di mettersi nei panni di Macrone, considerando rapidamente in quali
particolari situazioni avrebbe accettato di rimanere a combattere. La posta in gioco era troppo alta per
qualsiasi altra soluzione. Si volt verso i suoi uomini. Muovetevi! Veloci, dannazione!.
Alcuni legionari della Sesta Centuria si scambiarono occhiate di stupore, perplessi per
quellesplosione fuori luogo, e qualcuno rispose anche, in tono irritato: Pi veloce di cos non si pu,
cazzo!.
Figulo scart sul fianco della colonna e sbrait: Chiudete la bocca! Al prossimo che dice una
parola gli stacco la testa con le mie stesse mani! Risparmiate il fiato per i Celti!.
Catone si volt verso il nemico. La riva era ormai quasi totalmente invasa da uomini e cavalli.
Dovevano essere vicini al guado. Poco oltre, il fiume deviava, allontanandosi da loro, e poi sembrava
restringersi di colpo. Quando la scintillante distesa dacqua sembrava puntare dritta verso nord, Catone
cap che quello che vedeva era lisolotto al centro del punto di guado. Il cuore inizi a martellargli in
petto mentre lui strizzava gli occhi per cercare di distinguere qualche particolare. Il versante opposto
dellisolotto brulicava di minuscole figure. I raggi del sole si riflettevano sulle armature e sulla
superficie dellacqua agitata dai piedi degli uomini. I legionari di Macrone erano nascosti dagli alberi
ed era impossibile dire come se la stessero cavando.
Mentre osservava, i guerrieri nemici nel guado iniziarono a ritirarsi, sciamando indietro verso i
compagni ammassati sulla riva. Catone tir un sospiro di sollievo constatando che Macrone e i suoi
erano ancora vivi e stavano respingendo lattacco. Ormai solo mezzo miglio li separava dalla centuria
di Macrone e sentiva gi Massimo che in testa alla colonna urlava agli uomini di muoversi, con le pi
scurrili imprecazioni che aveva a disposizione.
Dun tratto la visuale sul fiume si apr e Catone vide il nemico che si rimetteva in formazione
per tentare un nuovo attacco contro le difese dellisolotto. In una modalit, per, molto pi organizzata:
contro la linea romana, invece della carica caotica di poco prima avanzava una massa compatta e
implacabile. Quando il nemico raggiunse la sponda dellisolotto, la coorte romana si trovava a poco pi
di qualche centinaio di passi dallaccesso al guado e Massimo invi lo squadrone di esploratori a
cavallo in soccorso del centurione Macrone.
I legionari spronarono i cavalli ed entrarono nel basso fondale sollevando una nuvola di schizzi
scintillanti. Quando ebbero coperto appena un terzo della traversata, dai salici che correvano lungo le
rive dellisolotto spunt un legionario. Poi ne apparvero altri, che si gettarono in acqua. Avvistati gli
esploratori, i soldati si fermarono un istante, poi ripresero a correre verso la riva meridionale. Non era
una sconfitta, si rese conto Catone quando vide che ogni soldato portava ancora lingombrante
equipaggiamento di scudo, armatura ed elmo. Gli esploratori si arrestarono in mezzo al fiume; Catone
vide il decurione che sbraitava qualcosa ai legionari, puntando la mano verso lisolotto. I soldati, per,
lo ignorarono, infilandosi tra i fianchi dei cavalli e continuando a precipitarsi verso la riva vicina.
Sullisolotto spunt un altro gruppetto chiuso di uomini che si tuff nel guado, tenendo gli scudi puntati
verso il nemico. Alle loro spalle apparvero alcuni Britanni lanciati allinseguimento; subito dopo se ne
aggiunsero altri e altri ancora, incalzanti dietro la sparuta retroguardia che copriva la ritirata dei
compagni della Terza Centuria.
Massimo abbass il braccio in avanti facendo segno di avanzare. I legionari, sudati e ormai a
corto di fiato, lo seguirono di corsa, con un fragore di passi pesanti sul terreno riarso. Davanti a loro, la
retroguardia di Macrone e lo squadrone di esploratori stavano attraversando il guado in un disperato
tentativo di ritirata, inseguiti da un numero sempre maggiore di nemici. Chi aveva gi raggiunto la riva
si stava mettendo in formazione, su due file, con lintento di sbarrare il guado; anche in quel modo,
per, la snella fila scarlatta avrebbe potuto respingere lorda assetata di sangue solo per pochissimo
tempo.
I soldati della coorte sfrecciavano lungo il sentiero verso i compagni e qualche istante dopo i
pi veloci riuscirono a unirsi alla Terza Centuria, sostenendone cos la sparuta formazione. Catone era
ormai sufficientemente vicino al guado da rendersi completamente conto dellimpari scontro che si
stava consumando in mezzo al fiume; fu risollevato, quindi, quando scorse la cresta rossa traversa
dellelmo di un centurione sobbalzare tra le figure ansimanti avvinghiate nella battaglia allultimo
sangue: Macrone era ancora vivo. Seppur consapevole della quasi certa disfatta, sapere che lamico era
ancora vivo gli diede una nuova energia mentre bruciava lultimo tratto di pendio verso i legionari che
si aggiungevano rapidamente alla formazione sullargine del guado. Pur numericamente inferiori, i
Romani potevano ancora contare sul vantaggio tattico della posizione, attaccabile da un unico fronte
ristretto. Catone si disse che cera ancora speranza. Speranza di fermare Carataco.
Sesta Centuria!, url ai suoi. In formazione a destra della linea!.
I soldati, sfiniti, a malapena in grado di tenersi in piedi, presero posizione allestremit della
coorte, tossendo e ansimando, chini sugli scudi appoggiati a terra. La forza combattiva era ormai
venuta meno e non lavrebbero recuperata se non si fossero riposati dalla corsa forzata sotto il sole
cocente. Il nemico, per, gli era quasi addosso e di l a breve sarebbero stati costretti a battersi per non
perire.
I sopravvissuti della retroguardia di Macrone e gli esploratori riguadagnarono la bassa riva, gli
scudi stretti gli uni agli altri, colpendo con i gladi ogni corpo e arto nemico che tentasse di incunearsi
nella linea romana.
Quarta Centuria! Fate largo!, url dun tratto Massimo ai soldati in attesa sulla riva del fiume.
Nella coorte schierata dietro Macrone si apr un varco per permettergli il passaggio e lui url un
ordine al decurione: Prima i perlustratori! Andate!.
I cavalieri si sganciarono e lanciarono i cavalli verso la stretta apertura. Uno degli esploratori
ebbe una reazione pi lenta e mentre il suo cavallo girava ancora su se stesso, una figura gli fu addosso,
lo afferr per un braccio e lo stratton gi sul fianco. Assalitore ed esploratore rovinarono insieme in
acqua e un istante dopo un gruppo di guerrieri nemici assal il romano lanciando grida trionfanti. Un
latrato gorgogliante squarci laria, ma fu subito strozzato quando lance e spade trafissero il soldato al
petto svuotandogli laria dai polmoni. Quellistante di distrazione permise a Macrone e ai suoi di
riguadagnare la sicurezza dello schieramento della coorte, zuppi dacqua e di schizzi di sangue di
compagni e nemici.
Massimo, impalato dietro il centro della coorte, incroci lo sguardo spiritato di Macrone
lanciandogli un messaggio di amaro odio: Hai perso il guado. Non cera tempo per le spiegazioni;
Macrone si volt e si mise in formazione con i suoi uomini per respingere linarrestabile ondata di
barbari che avanzava distruttiva nel guado verso la coorte. I guerrieri nemici si scagliarono contro la
muraglia di scudi che sbarrava il passaggio, colpendo e affondando con le loro armi i Romani.
Sulle prime i legionari ressero bene, nonostante lo sfinimento. I lunghi anni di duro
addestramento stavano dando i loro frutti in quel ritmo serrato di attacco: spinta dello scudo in avanti
per poi ritirarlo e affondare il gladio contro il nemico, una breve pausa per il contraccolpo e poi la
sequenza veniva ripetuta da capo. Almeno finch la linea avesse retto. Se invece avesse ceduto, sarebbe
andato perso tutto il vantaggio della formazione compatta e del rigido addestramento che rendeva i
legionari spietate macchine da guerra, molto pi di una caotica dimostrazione di forza e violenza
selvaggia.
Con laumentare della massa nemica, la coorte inizi a cedere terreno. Un cedimento quasi
impercettibile, ma Catone, posizionato allestremit della fila e non ancora in battaglia, vide
chiaramente che il centro dello schieramento romano si stava lentamente bombando verso linterno.
Anche Massimo se ne accorse; si volt verso il decurione e i pochi esploratori sopravvissuti e disse:
Trova il legato e informalo della situazione. Andate!.
Il decurione salut e fece voltare il cavallo a valle, ordinando ai suoi di seguirlo. Massimo
rivolse un ultimo sguardo ai legionari e disse: Buona fortuna, ragazzi!. Lo squadrone part e in un
istante il rumore dei cavalli svan, soffocato dal clangore delle armi e dalle grida degli uomini
impegnati in battaglia.
Mantenete lo schieramento!, rugg Massimo, slanciando la spanda in aria verso il nemico.
Mantenete lo schieramento, bastardi! Non fateli avanzare nemmeno di ununghia!.
La veemenza delle sue parole non poteva competere con la violenza del nemico e i legionari
continuarono a cedere terreno, respinti indietro passo dopo passo. Alcuni, i pi giovani e inesperti e
non ancora temprati dalla feroce realt delle battaglie, iniziarono a scambiarsi occhiate cariche di
nervosismo. Catone cerc con gli occhi la coda della linea romana e vide un soldato staccarsi di un
passo dalla formazione. Anche il comandante di coorte se ne accorse e si precipit verso il legionario,
colpendolo con il piatto della spada.
Torna in formazione!, gli url. Spostati ancora una volta e giuro che ti stacco la testa!.
Il legionario balz in avanti, per un istante pi terrorizzato dallira del comandante che dalla
ferocia del nemico. Ma non era lunico a temere di finire massacrato dai Britanni. Mentre lo
schieramento dei legionari continuava a essere spinto indietro, sempre pi teste romane si giravano per
cercare un varco verso la salvezza.
Allestremit opposta della linea Catone vide uno dei soldati della centuria di Massimo gettare
allimprovviso a terra lo scudo, girarsi e scappare. Massimo colse il fulmineo movimento e si volt di
scatto.
Torna in linea!.
Il soldato si gir verso la voce e inizi a strattonarsi il sottogola, cercando di liberarsi dellelmo.
I lacci si sciolsero, il legionario si sfil il copricapo dalla testa e lo lanci via, scappando
contemporaneamente verso un arbusteto di ginestrone e alberi striminziti.
Massimo, infuriato, si sbatt il piatto della spada contro un lato del gambale dargento e url
alle spalle delluomo che fuggiva: Fai come vuoi, miserabile codardo! SCAPPA! So chi sei e quando
sar tutto finito, ti lapider con le mie mani!.
Il danno ormai era fatto, si rese conto Catone. Altri uomini iniziarono a staccarsi dalla
formazione, lanciando occhiate colpevoli ai compagni. Lo schieramento romano continu a cedere e i
Britanni a guadagnare terreno. Respingevano il nemico romano dal guado, ampliando gradualmente la
testa di ponte cos da poter far entrare sempre pi compagni nello scontro. Ben presto le ali della coorte
sarebbero state spinte via dal guado e quando questo fosse successo i legionari sarebbero stati
accerchiati e annientati.
Massimo si rese conto del pericolo ormai imminente e cap di dover agire subito se voleva
salvare le truppe. Era necessaria unabile gestione della coorte; solo la Prima e la Sesta Centuria non
erano impegnate nello scontro. Prima Centuria! Saldare il fianco sinistro!.
Mentre lunit ripiegava per formare un angolo retto con la centuria di Tullio, Massimo si gir
verso laltra estremit della linea e url in direzione di Catone: Sesta Centuria! In formazione sulla
sinistra!.
Andiamo!, spron gli uomini Catone. Veloci!.
Corsero lungo la coda della coorte e presero posizione allestremit della centuria di Massimo,
ad angolo retto anche loro, parallelamente ai soldati che ancora affrontavano i Britanni. Quando tutti
furono pronti, Massimo diede unultima occhiata alla situazione e poi fece il passo decisivo.
Coorte! Sganciarsi a destra!.
Gradualmente i soldati scartarono sempre pi verso valle, faccia a faccia con i Britanni, ora
concentrati pi a mantenere una formazione compatta che a uccidere nemici. Quando la Quinta
Centuria fu ormai fuori della portata dei barbari, inizi una manovra di rotazione per riattaccarsi
allestremit dellunit di Catone. Spostandosi lungo la sponda, la coorte aveva per lasciato scoperto
un varco sul fianco sinistro; avvedendosene, i Britanni ne approfittarono per ruotare rapidamente e
iniziarono ad attaccare gli uomini della Prima Centuria. Assistendo a quel flusso sempre pi copioso di
nemici contro la formazione romana, Massimo volse lo sguardo verso destra, impaziente di veder
completata la trasformazione dello schieramento da lineare a rettangolare. Alla fine la Quarta Centuria
liber il guado e immediatamente si rovesci per formare lultima faccia della difesa romana. A quel
punto, scudi rivolti verso lesterno su tutti i lati, la coorte inizi a uscire lentamente dal guado e ad
avvicinarsi al resto della legione, sua ultima e unica possibilit di salvezza.
Nel frattempo sempre pi Britanni avevano attraversato il fiume, lanciandosi subito allattacco
dei Romani in ritirata. Catone, nella prima fila della sua centuria, teneva lo scudo allineato con quello
dei soldati ai suoi lati, schivando lateralmente i colpi che gli martellavano la superficie bombata. Non
stacc mai gli occhi dai nemici e continu ad affondare ripetutamente la spada per tenerli a bada,
centrando di tanto in tanto qualche guerriero che lanciava urla di dolore o di rabbia. Anche la coorte in
ritirata, per, iniziava a contare perdite. Chi rimaneva ferito si staccava dalla formazione, lasciando uno
spazio vacante immediatamente riempito da un soldato delle file pi interne. I feriti che ancora
riuscivano a camminare venivano spinti verso il centro del quadrilatero; tutti gli altri erano lasciati l
dove si accasciavano, per finire massacrati non appena i compagni si fossero spostati. Ai suoi esordi
militari Catone lavrebbe considerato crudele; adesso lo accettava come una triste necessit di guerra.
Seppur terrorizzato dal pericolo di rimanere ferito in maniera invalidante, era consapevole che la sua
vita come quella di qualunque altro legionario non poteva essere salvata mettendone a repentaglio
molte altre. Quello era il duro codice delle legioni.
Alla sua sinistra sent esplodere un grido di dolore. Catone lo ignor totalmente, non volendo
nemmeno rischiare di staccare gli occhi dal nemico per guardare cosera successo. Si rese conto che
qualcuno era a terra solo quando avanz lateralmente con il resto della formazione.
Non lasciatemi qui!, url una voce rotta dal terrore. Per piet, non lasciatemi!.
Allimprovviso Catone si sent trattenere per una caviglia. Signore!.
Abbass velocemente gli occhi. Uno dei suoi, una giovane recluta con appena qualche anno pi
di lui, era steso a terra, puntellandosi su un gomito. Un colpo di spada gli aveva fracassato un ginocchio
e reciso tendini e muscoli della coscia.
Signore!, lo implor il legionario, serrando la presa. Salvatemi!.
Lasciami andare!, gli ringhi contro Catone. Lasciami andare o giuro che ti ammazzo!.
Il soldato lo guard sbigottito, a bocca spalancata. Catone si accorse che il soldato alla sua
sinistra intanto si era spostato di un passo e tra di loro si era aperto un varco.
Avanti, lasciami andare!, url al ferito.
Per un istante la stretta alla caviglia si allent, per poi rinserrarsi con rinnovato terrore. Per
favore!, piagnucol luomo.
Catone non aveva scelta. Se avesse indugiato un istante di pi, un nemico si sarebbe
sicuramente infilato nello spazio scoperto tra lui e il legionario accanto. Strinse i denti e diede un colpo
secco con il gladio, mozzando lavambraccio del ferito appena sopra il polso. Le dita si aprirono e
Catone si liber il piede scalciando via il moncone, spostandosi immediatamente di lato per
riagganciarsi al compagno. Luomo ferito gemette agonizzante.
Bastardi!, biascic con voce strozzata ai compagni che lo calpestavano. Bastardi assassini!.
Catone si guard attorno e vide che si erano ormai allontanati dal guado e si trovavano a met
del lieve pendio sul quale si snodava il sentiero lungo il corso del Tamesis. Attorno alla formazione
cera ancora un gran brulicare di guerrieri nemici decisi ad annientarli; ora, per, non potevano pi
contare sui rinforzi da parte dei compagni che continuavano a riversarsi dalla riva opposta: il grosso
dellorda nemica era ormai in piena marcia lungo il corso del fiume, nel tentativo di sfuggire
allesercito del generale Plauzio. A mano a mano che la coorte risaliva il pendio, i barbari gradualmente
interruppero lattacco, appoggiandosi alle armi per riprendere fiato. Il terreno fino al guado era
disseminato di corpi, britanni e romani, insanguinati e mutilati da spade e lance.
Finalmente la coorte era riuscita a liberarsi del nemico; Massimo la guid fino alla sommit del
pendio e poi permise agli uomini di fermarsi a riposare. Trecento passi oltre, lesercito britanno
marciava via spedito, apparentemente non pi interessato a combattere con la coorte. Se Carataco
avesse avuto veramente lintenzione di annientarli, avrebbe potuto farlo in un istante, ma tutto faceva
pensare che il comandante celta non aveva pi tempo da perdere con loro.
Gi gli scudi!, ordin Massimo; i legionari, esausti, appoggiarono sullerba schiacciata gli
scudi e vi si appoggiarono sopra per sostenersi e riacquistare le forze. Ai piedi del pendio, anche i
Britanni che avevano respinto la centuria di Macrone e la coorte stavano riposando tenendosi agli
scudi. I due fronti si scrutavano guardinghi, pronti a scattare al minimo segnale di ripresa del
combattimento. Nessuno dei due, per, ne voleva pi sapere.
Durante quella pausa, Catone attravers la formazione per cercare Macrone. Il centurione
veterano stava tendendo un braccio al suo optio: il massiccio muscolo dellavambraccio era aperto da
un grosso taglio e sanguinava copioso.
Non  troppo grave, gli stava dicendo loptio. Il soldato frug nella sacca, ne estrasse un
rotolo di garza e inizi a fasciare la ferita mentre Macrone risollevava lo sguardo.
Ehi, Catone!, sorrise. Sembra che abbia unaltra cicatrice di cui potermi vantare quando sar
in pensione.
Se ci arrivi... alla pensione. Catone gli strinse la mano libera. Felice di ritrovarti. Temevo
che vi avessero sopraffatti gi al guado.
E cos  stato, infatti, rispose Macrone. Se fossimo stati pi numerosi, forse avremmo potuto
fermarli.
Catone si guard attorno, ma Massimo era girato di spalle e non avrebbe potuto sentirli. Ssst!,
sibil, facendo un cenno con la testa verso il comandante di coorte.
Macrone si sporse verso Catone. Questo porter problemi. Stai accorto.
Ufficiali, da me!, url in quel momento Massimo.
I centurioni si avvicinarono lentamente al comandante, troppo stanchi per correre. Oltre a
Macrone, erano stati feriti anche Tullio e Felice, questultimo al volto, profondamente. Tamponava la
fuoriuscita di sangue con del tessuto appallottolato gi totalmente zuppo. Catone vide la tensione sul
viso del comandante di coorte e intu quale tumulto interiore lo stesse tormentando. Aveva fallito e in
fondo al pendio cera la prova di quel fallimento che si allontanava a passo spedito. Solo
unintercessione degli di avrebbe potuto salvargli la carriera dalla rovina, ormai. Massimo si schiar la
voce.
Per ora siamo al sicuro. Suggerimenti?. La sua voce era dura e aspra.
Segu un imbarazzato silenzio e solo Macrone ebbe il coraggio di incrociarne lo sguardo.
Centurione?
S, signore?
Hai qualcosa da dirmi?
No, signore, rispose Macrone, scrollando le spalle. Nulla di urgente.
Catone guard gi verso il guado. Non avremmo dovuto lasciarli fuggire, signore.
Massimo lo aggred furioso: Cosa proponi tu? Di inseguirli e attaccarli? Guarda in che stato
siamo. Quanto pensi che potremmo resistere?
Forse abbastanza a lungo da volgere la situazione a nostro favore, signore. Catone si irrigid.
Qualunque dovesse essere il costo?. Massimo sorrise sprezzante, ma Catone scorse una vena
di disperazione nella sua espressione.
Questo potranno solo dirlo altri, signore, in seguito.
Ma tu la fai comunque troppo facile adesso!.
Catone si rifiut di rispondere. Allung lo sguardo oltre il comandante di coorte e osserv i
guerrieri di Carataco in marcia. Poi torn a guardare le forze nemiche sulla riva opposta e lenorme
massa scura che attendeva subito dietro. Il sole era basso allorizzonte e le ombre inclinate dei guerrieri
li facevano apparire pi numerosi e terrificanti. Mentre Catone osservava la scena, dal fiume
riecheggiarono gli squilli dei corni da guerra e tutti volsero lo sguardo verso la riva opposta. I nemici si
stavano velocemente allontanando dal guado, schierandosi in una linea per tutta la lunghezza di un
basso crinale, a un terzo di miglio pi lontano. Varie migliaia di elementi di fanteria, con cavalleria e
carri su ogni ala.
Comandante!. Il centurione Antonio sollev un braccio e indic a valle. Guardate laggi!.
Gli ufficiali si voltarono e seguirono la direzione indicata. Sulla sponda opposta, un miglio pi a
destra era apparsa un compatta colonna di uomini.
Sono i nostri?, chiese Macrone, strizzando gli occhi.
E chi altri?, rispose Catone. E laggi la Seconda sulla nostra stessa sponda del fiume.
Gli ufficiali si voltarono a guardare lungo il sentiero. Unaltra colonna di fanteria romana in
marcia verso di loro, non cerano dubbi. Catone si sent il sangue ribollire nelle vene e si rivolse al
comandante di coorte. Signore, siamo ancora in tempo per fare qualcosa. Dovete solo dare lordine.
No, rispose Massimo, scuotendo tristemente la testa. Adesso  troppo tardi. Rimaniamo
qui.
Catone socchiuse la bocca per protestare, ma il comandante lo blocc alzando una mano. La
decisione  presa, centurione. Non c altro da aggiungere.
Il discorso era chiuso, pens Catone. La questione era decisa. La Terza Coorte aveva fallito su
tutti i fronti e ai soldati e agli ufficiali non spettava altro che lumiliazione, e se la fortuna fosse stata
dalla loro, quella sarebbe stato la minore delle loro preoccupazioni.
Lesercito del generale Plauzio arriv al guado in tre colonne che si schierarono
immediatamente, attaccando il nemico allistante. Gli uomini della Terza Coorte videro i Britanni sul
crinale partire alla carica e poi sparire dalla vista. Riecheggiarono solo i ragli distanti dei corni da
guerra, gli squilli di tromba e sommessi suoni di battaglia. Poi sul crinale apparvero alcune figure che
alla spicciolata si precipitarono verso il guado. Ne seguirono altre e altre ancora, finch il declivio si
riemp di minuscole figure in corsa e fu chiaro che i Britanni si stavano dando alla fuga.
Un luccichio attir lattenzione di Catone sulla cima del crinale: nel caldo chiarore arancio del
sole, basso allorizzonte, spunt la cavalleria romana allinseguimento dei nemici che si riversavano
verso il fiume. Non pi di quindici uomini alla volta potevano guadare il corso dacqua e in un batter
docchio si cre unenorme calca di uomini, cavalli e carri che cercava disperatamente di attraversare e
sfuggire allimplacabile attacco della cavalleria romana. Alcuni Britanni gettarono le armi e iniziarono
a nuotare; a decine invasero lampia distesa del Tamesis. Alcuni, forse troppo deboli o appesantiti dagli
abiti e dalle armature, iniziarono a dimenarsi disperati nellacqua annegando in un istante.
Sul crinale apparvero poi i primi legionari, che affrontarono la discesa in file ordinate. Sotto gli
sguardi concentrati dei soldati della Terza Coorte, dalla compatta massa dei guerrieri nemici si lev un
boato di disperazione. Alcuni dimostrarono di essere tanto scaltri da capire che, seppur destinati a
morire, avrebbero comunque potuto portarsi dietro qualche romano e probabilmente guadagnare anche
un po di tempo per i compagni che stavano ancora attraversando il fiume. Troppo pochi, per, per
riuscire concretamente a fare la differenza: furono sterminati non appena raggiunti dalle scintillanti
schiere dei legionari.
Il sole spar oltre lorizzonte e la luce inizi a farsi sempre pi rarefatta. Impossibile distinguere
le due parti sulla riva: solo le urla di migliaia di uomini che imploravano piet segnalava il massacro in
corso. Catone fu felice di non poter assistere alla terrificante carneficina.
In fondo al declivio, sulla vicina riva del guado, il numero dei nemici che riusciva ad
attraversare inizi a diminuire; si sparpagliarono in ogni direzione, confidando che il buio potesse
nasconderne la fuga. Dal guado provennero voci di Romani e dalloscurit alle spalle dei soldati della
Terza Coorte il rumore di cavalli al galoppo.
Coorte, preparatevi!, url Massimo e i legionari, ancora in formazione chiusa, sollevarono
rapidi gli scudi e serrarono i ranghi non appena i centurioni ebbero raggiunto le rispettive unit.
Dalloscurit apparve una colonna di uomini a cavallo, che si arrestarono a poca distanza; gli animali
mordevano il freno e raschiavano con gli zoccoli il terreno, mentre i cavalieri rimanevano in sella
silenziosi.
Chi siete?, url Massimo. Date la parola dordine!.
Polluce!.
Avvicinatevi pure.
Fu dato un ordine e una cospicua unit a cavallo super la coorte dirigendosi verso il guado per
braccare eventuali guerrieri nemici rimasti indietro. Dalloscurit si avvicin alla coorte un piccolo
gruppo di cavalieri.
Ma quello  il legato!, mormor qualcuno vicino a Catone.
Silenzio!, url di rimando questultimo.
I cavalieri si fermarono poco distanti dai legionari e smontarono di sella. Vespasiano avanz tra
i soldati che si fecero da parte per lasciarlo passare. Quando il legato gli pass accanto, Catone scorse
la cupa espressione infuriata che gli irrigidiva i lineamenti. Massimo gli and incontro salutandolo.
Vespasiano lo fiss per qualche istante in silenzio.
Centurione..., esord poi con voce glaciale, a malapena controllata. Non so cosa sia
esattamente successo qui oggi, ma se questo avr conseguenze negative su di me e sul resto della II
Legione, giuro che distrugger te e tutta la tua coorte.
...
.
...
CAPITOLO TREDICI.
...
.
...
Entrando nella tenda del generale, lasciandosi alle spalle laria fresca della sera rischiarata dalla
luna, Vespasiano si sent soffocare; avvert il prurito appiccicaticcio del sudore sulla fronte e se lo terse
velocemente con il dorso della mano. Non voleva che il generale lo reputasse nervoso. Il che implicava
necessariamente che cera qualcosa per cui essere nervoso: tipo la responsabilit del fallimento del
piano del generale. Poteva essere colpa dei suoi subordinati se Carataco e un gran numero dei suoi
guerrieri erano riusciti a sfuggire alla trappola, ma non avrebbe fatto alcuna differenza per Aulo
Plauzio. Vespasiano rispondeva personalmente delle prestazioni degli uomini sotto il suo comando 
era cos che funzionava nellesercito  e lui avrebbe dovuto pagarne le conseguenze. In quale modo poi
si sarebbe rivalso sui suoi uomini erano solo affari suoi.
Gli fu chiesto di attendere sulla soglia, appena superati i lembi dellentrata, mentre lassistente
spariva oltre un tendaggio di lino che dava accesso alla zona riservata a Plauzio e ai suoi collaboratori
pi stretti. La luce delle lampade a olio filtrava attraverso il sottile tessuto, sulla cui superficie ondulata
si muovevano le ombre distorte di alcuni uomini. Lanticamera era illuminata da una sola lampada
appesa con una catena al palo portante e la piccola fiamma giallognola traballava a ogni folata di vento.
Allesterno, il viottolo daccesso, presidiato da guardie del corpo, scendeva in leggera pendenza fino al
fiume, rischiarato dalla serena luce lunare. Gi al guado lacqua scorreva vivace e luccicante sul basso
fondale di ciottoli, gorgogliando attorno ai cumuli scuri dei cadaveri che ancora ne ostruivano il
passaggio. Sulla riva opposta, sotto lo stesso pallido chiarore argenteo della luna, Vespasiano
distingueva chiaramente i terrapieni dellaccampamento da marcia della II Legione. Allinterno del
perimetro, come stelle cadenti, brillavano minuscoli fuochi.
Il legato aveva lasciato il campo e attraversato il guado a cavallo solo qualche minuto prima, in
risposta allurgente convocazione a rapporto fattagli pervenire dal generale. Lungo il tragitto il suo
destriero aveva dovuto scavalcare o aggirare i tanti corpi sparpagliati su tutta la zona. Tra essi cerano
anche uomini ancora vivi che gemevano sommessamente o che avevano energie sufficienti per lanciare
urla di dolore al suo passaggio, facendo sobbalzare nervosamente il cavallo. Laria era satura del
nauseante odore di sangue che la faceva sembrare ancor pi calda di quanto non fosse. Uninfinita
distesa di corpi sparpagliati su tutto il guado fino allisolotto in mezzo al Tamesis. Altri cadaveri erano
ammassati davanti a ci che rimaneva del rozzo sbarramento del centurione Macrone. Il peggio, per,
doveva ancora arrivare, pens Vespasiano mentre il cavallo riemergeva dallacqua e risaliva la
collinetta su cui il generale aveva fatto allestire il suo quartier generale.
Dal guado alla tenda il sentiero era stato sgomberato dai cadaveri, ammassati sul ciglio in un
confuso groviglio di busti e arti che lentamente si irrigidivano nella notte afosa. Pi oltre, il legato
distingueva unaltra distesa di corpi, migliaia, illuminati dalla luna. Rabbrivid allidea di quanti spiriti
in quel momento dovevano fluttuargli attorno nellaria, indugiando un ultimo istante prima di
intraprendere il lungo viaggio verso il regno delle ombre, dove i morti conducevano la loro desolata
esistenza fino alla fine dei tempi. Sapeva bene che nelle credenze di quei barbari cera una vita
ultraterrena fatta di infinite allegre gozzoviglie, ma di fronte alla tetra austerit della morte gli rimaneva
difficile accettare una siffatta visione. Lorrore per limmane distruzione umana che lo circondava era
la sensazione pi opprimente che il legato avesse mai provato. Per un uomo, pens Vespasiano, solo
una battaglia vinta pu essere pi orribile di una battaglia persa.
Il generale adesso pu ricevervi, signore.
Vespasiano si volt verso il segretario, sforzandosi di scacciare quei pensieri funesti che
opprimevano quel luogo come una coltre nera. Si volt, dunque, e infil la testa sotto il lembo di lino
che luomo gli stava tenendo sollevato. Allinterno alcuni actuarii erano intenti a lavorare nonostante
fosse ormai notte inoltrata, e non sollevarono neanche gli occhi dai loro incartamenti quando
Vespasiano fu condotto attraverso un successivo divisorio di tessuto che dava accesso allestrema zona
posteriore della tenda; il legato si chiese se quegli uomini fossero gi a conoscenza del destino che lo
attendeva. Si diede dellidiota per aver solo pensato una cosa del genere. Quegli uomini stavano
semplicemente svolgendo il proprio lavoro, nientaltro. E nulla poteva ancora essere stato deciso. Era
troppo presto. Laiutante sollev la tenda e Vespasiano entr in unaltra sezione pi piccola. Al centro
un grande tavolo, su di esso una grande lumiera a olio con tante minuscole fiammelle gialle tremolanti;
un enorme schiavo nubiano muoveva lentamente una grossa piuma a ventaglio per dare conforto ai due
uomini l seduti.
Vespasiano!, sorrise cordialmente Narciso.  bello rivederti, mio caro legato.
Cera qualcosa di sdegnoso nel tono con cui Narciso aveva pronunciato quellultima parola, e
Vespasiano riconobbe subito il costume tipico del segretario imperiale di marcare bene le distanze.
Vespasiano poteva anche essere legato e provenire da una famiglia senatoria, ma Narciso  un semplice
liberto, la condizione pi bassa nella struttura sociale romana  era comunque la mano destra
dellimperatore Claudio in persona. Il suo era un potere tangibile e, al confronto, la prestigiosa e
altezzosa classe senatoriale perdeva ogni valore.
Narciso. Vespasiano chin educatamente la testa, come se stesse salutando un suo pari. Poi si
volt verso il generale Plauzio e gli rivolse un saluto formale. Mi avete fatto chiamare, signore.
S, accomodati. Ho chiesto di portare del mulsum.
Grazie, signore. Vespasiano si sedette di fronte agli altri e finalmente ricevette un po di
ristoro dal delicato spostamento di aria creato dal ventaglio dello schiavo nubiano.
Qualche istante dopo, Narciso riprese la parola. Il problema, per quanto un semplice burocrate
come me possa capire di questioni militari,  che la campagna non  esattamente finita. Il liberto si
rivolse al generale. Mi sto forse sbagliando...? Adesso che Carataco ci  sfuggito... ancora una volta.
Il generale Plauzio annu.  vero, per quanto ci  dato sapere. Alcune migliaia di uomini sono
riusciti ad attraversare il fiume prima che scatenassimo la battaglia.
Vespasiano inarc le sopracciglia in unespressione di sorpresa. Di quale battaglia parlava il
generale? Cera stata solo unimpietosa carneficina. Poi si rese conto che probabilmente Plauzio aveva
dato quella definizione a beneficio del segretario imperiale che, senza dubbio, avrebbe redatto un
resoconto per limperatore una volta tornato nei suoi alloggi. Una battaglia avrebbe certamente
conquistato pi plauso di una carneficina.
Carataco, prosegu Plauzio, potrebbe benissimo trovarsi proprio tra i guerrieri che sono
riusciti a fuggire al di l del guado. Personalmente non mi preoccuperei, potrebbe fare ben poco con un
cos sparuto manipolo di uomini.
Narciso aggrott la fronte. Non  mia intenzione entrare nei dettagli, generale, ma a mio modo
di vedere un manipolo di uomini lascerebbe intendere un numero decisamente pi esiguo rispetto a
varie migliaia.
Forse, concesse Plauzio con una scrollata di spalle, ma per i nostri parametri operativi,  una
quantit irrilevante.
Il che vuol dire che posso riferire allimperatore che la campagna  terminata?.
Plauzio non rispose e lanci unocchiata fulminea al legato, unocchiata di avvertimento. Prima
che la conversazione riprendesse, entr uno schiavo che con cura e lenta ritualit sistem sul tavolo
centrale il vassoio di bronzo con la bevanda. Vers in tre calici dargento un liquido color del miele e,
riappoggiata lelegante caraffa sul tavolo, rivolse il viso agli uomini e usc retrocedendo. Vespasiano
attese che gli altri prendessero i calici e poi afferr lultimo rimasto. Largento era fresco al tatto e
quando avvicin il calice al naso, le narici si deliziarono di un ricco aroma.
Lho fatto tenere al fresco, si premur di spiegare Plauzio. Nel fiume. Ho pensato che dopo
il caldo della giornata di battaglia ci meritassimo un po di refrigerio. Un brindisi, dunque. Alla
vittoria!, e sollev il calice.
Alla vittoria, disse Vespasiano.
Alla vittoria... quando arriver, sentenzi Narciso.
Generale e legato fissarono il segretario imperiale che lentamente bevve e poi riappoggi
delicatamente il calice sul tavolo.
Veramente unottima bevanda refrigerante! Vorr avere la ricetta prima di tornarmene a
Roma.
E quando tornerai?, chiese diretto Plauzio.
Quando la campagna sar terminata, nel momento in cui potr riferire con certezza
allimperatore che abbiamo messo fine alla resistenza organizzata contro Roma nel cuore di questisola.
Quando questo accadr, limperatore potr affrontare i suoi detrattori al senato con la consapevolezza
che essi sapranno che la vittoria  stata conquistata. Non possiamo permetterci che qualche lingua
sussurri che la guerra qui in Britannia non  ancora finita. Ho miei agenti spia infiltrati nelle legioni, ma
anche i nemici dellimperatore ne hanno ed  vostro preciso compito fare in modo che non possano
riferire nulla a detrimento di Claudio.
Narciso piant uno sguardo intenso sul generale, che annu lentamente. Capisco.
Bene, allora  arrivato il momento di essere onesti. Ditemi come stanno realmente le cose
dopo lodierna... battaglia? Supponendo che Carataco sia ancora in vita.
Se  riuscito a fuggire, sar costretto a nascondersi e leccarsi le ferite. Immagino che si
diriger verso qualche fortino che ancora non abbiamo scoperto. Lascer riposare i suoi guerrieri,
eliminer i rami secchi e riarmer lesercito. Tenter anche di reclutare altri uomini e invier messaggi
alle altre trib per cercare di farsi pi alleati.
Capisco. Con la punta di un dito, Narciso gioc con qualche goccia di mulsum colata gi dal
bordo del calice, tracciando dei ghirigori. E potrebbe riuscire a farsi degli alleati?
Ne dubito. Carataco  un politicante astuto, ma la situazione  tutta a suo sfavore. Labbiamo
sconfitto pi volte. Questi guerrieri locali non possono competere con noi.
E quindi cosa far adesso?
Dovr rivedere la sua strategia. Pu permettersi solo scontri poco impegnativi e si limiter ad
attaccare piccole guarnigioni, squadre di esploratori e via dicendo.
Tutti uomini che saranno sottratti al tuo contingente, prolungando a tempo indeterminato la
campagna, mi sembra di capire, generale?
Esiste questa possibilit.
Non molto soddisfacente, quindi, mio caro generale.
No. Plauzio afferr la caraffa e riemp di nuovo il calice di Narciso.
Allora la domanda : come  possibile che ve lo siate lasciato sfuggire? Mi avevate assicurato
che questa di oggi sarebbe stata la fine di tutto, che Caratato sarebbe stato ucciso o fatto prigioniero
prima della fine del giorno. E invece sembra proprio che continuer a essere una spina nel fianco per i
mesi a venire. Non  cambiato nulla e limperatore non ne sar certo felice, come minimo. Avete
entrambi famiglia a Roma?.
Non era una vera e propria domanda, quanto una minacciosa constatazione da parte di Narciso,
e sia il generale che il legato ricambiarono lo sguardo del segretario con manifesto odio e terrore.
Cosa intendi dire?, chiese tranquillamente Vespasiano.
Narciso si accomod contro lo schienale della sedia, incrociando le lunghe ed eleganti dita.
Oggi avete fallito e ogni fallimento ha un prezzo che va pagato. Limperatore se lo aspetta e io devo
riferirgli che avete preso misure appropriate. Se non riuscirete a farlo qui, dovrete pagarlo una volta
tornati a Roma. Non c molta scelta. Per cui, signori, chi  stato a mandare tutto allaria oggi? Chi  il
responsabile della fuga di Carataco?. Il segretario imperiale, impassibile, spost lo sguardo dalluno
allaltro, in paziente attesa di una risposta.
Alla fine il generale scroll le spalle.  ovvio: Carataco  fuggito attraverso un guado che
avrebbe dovuto essere presidiato meglio. Il mio piano si reggeva esattamente su quello. Plauzio
guard il suo subordinato dallaltra parte del tavolo. La colpa  della II Legione.
Vespasiano serr le labbra e ricambi lo sguardo del generale con disprezzo, cercando, nel
frattempo, una risposta. Si rese immediatamente conto che la sua reputazione, la sua carriera,
probabilmente anche la sua vita e quella dei suoi cari correvano un serio pericolo. Lo stesso,
ovviamente, valeva anche per il generale. Ciononostante Vespasiano era sufficientemente navigato da
sapere che, in circostanze simili, gli uomini di potere a Roma avrebbero sempre fatto quadrato e
puntato il dito contro lufficiale di grado pi basso, una figura abbastanza in alto nella scala gerarchica
da poter servire da autorevole esempio del prezzo da pagare per le disfatte, ma nello stesso tempo non
cos in alto da risultare comunque sacrificabile. Insomma, qualcuno esattamente come lui.
Sulle prime Vespasiano pens di prendersi tutta la responsabilit e dimostrare di avere pi
orgoglio e dignit del generale, che pure vantava un antico e nobile lignaggio. Sarebbe stata una grossa
soddisfazione. Una soddisfazione egoistica, riflett. In ogni caso, lunico vero risultato del suo
sacrificio sarebbe stato salvare la reputazione di Plauzio. E in tutta sincerit, Vespasiano era sicuro di
avere molto di pi da offrire a Roma nel lungo termine di quel generale vecchio ed esausto. Poi, in un
momento di lucidit, si rese conto che da qualunque punto la si guardasse, la vera questione riguardava
solo la propria personale salvaguardia. Come era sempre stato. Avrebbe preferito piuttosto la
dannazione che lasciare che una conventicola di compiaciuti aristocratici gettasse lui in pasto ai cani
per salvare uno di loro. Si schiar la voce e si assicur di avere un tono neutrale, che non potesse tradire
lamarezza o la paura.
Il nemico non avrebbe mai dovuto raggiungere il guado. Il piano  il piano del generale,
intendo  era che le altre tre legioni e le coorti ausiliarie dovessero raggiungere e attaccare velocemente
il nemico, costringendo Carataco verso i guadi principali dove io lavrei atteso con la mia legione. Il
terzo guado  stato un pensiero successivo. Doveva solo essere presidiato contro eventuali fughe
nemiche dai primi due punti di attraversamento. E la guarnigione assegnata l non avrebbe dovuto
scontrarsi con lesercito di Carataco al completo.
Cera sempre una possibilit marginale, si intromise Plauzio. Gli ordini erano molto chiari: i
tuoi uomini dovevano tenere il guado in qualsiasi circostanza.
Questi erano i miei ordini?, chiese Vespasiano perplesso.
Mi sembra di intuire, legato, mormor Narciso, che reputi che il generale non sia stato in
grado di raggiungere la trappola pianificata abbastanza in fretta?
Esattamente.
Plauzio scatt rabbioso. Maledizione! Noi ci siamo mossi pi velocemente possibile! Non si
pu certo pretendere che la nostra fanteria pesante faccia meglio delle truppe nemiche locali. Non  la
velocit delle nostre truppe il problema. Li avevamo in trappola e se la II Legione avesse fatto il
proprio lavoro come doveva, la trappola avrebbe funzionato perfettamente. Vespasiano doveva
assicurarsi che il guado fosse adeguatamente protetto e una sola coorte non era sufficiente. Lo
capirebbe anche un idiota.
Una coorte era pi che sufficiente per lincarico che le era stato realmente assegnato, ribatt
Vespasiano.
Per qualche istante i due ufficiali si fissarono in cagnesco, gli occhi rilucenti dei riflessi delle
tremule fiammelle della lumiera. Poi il generale torn ad appoggiare le spalle alla sedia e si rivolse a
Narciso. Voglio che questuomo venga espulso dal mio esercito. Non  sufficientemente qualificato
per il comando di una legione sul campo e la sua insubordinazione non pu essere tollerata. Poi torn
a fissare il legato. Vespasiano, esigo le tue dimissioni. Voglio che te ne vai con la prima nave in
partenza per la Gallia.
E lo credo bene, rispose gelido Vespasiano. Se non sono presente per difendermi dalle
accuse che mi vengono scagliate addosso, non ci vuole certo un genio per intuire come andrebbe a
finire. Mi rifiuto di rassegnare le dimissioni dal mio incarico di comandante e sono pronto a metterlo
per iscritto.
Prima che Plauzio potesse rispondere, Narciso diede un colpetto di tosse. Signori! Basta cos.
Sono certo che la colpa non  tutta da una sola parte.
I due ufficiali si voltarono infuriati verso il segretario per protestare, ma Narciso sollev
fulmineo una mano, continuando a parlare prima che lo interrompessero. Giacch siete entrambi
irremovibili nellincolparvi a vicenda, ho ragione di temere che una vostra eventuale deposizione al
cospetto del senato servirebbe solo a distruggervi entrambi. Per questo motivo, reputo che la migliore
soluzione sia di avviare senza ulteriore indugio unindagine e trovare un responsabile pi in basso nella
catena di comando. Se sarete in grado di prendere una decisione rapida e comminare una pena di
adeguata severit, allora sono certo che potremo mettere a tacere quelli che a Roma esigono
provvedimenti in risposta alla disfatta.
Plauzio trasal visibilmente allultima parola ma accett subito lancora di salvataggio che
veniva offerta a lui e al legato.
Molto bene, annu. Che indagine sia, allora. Io e il legato saremo giudici. Almeno su questo
sarai daccordo, Vespasiano?
S, signore.
Allora dar ordini alle prime luci dellalba. Ogni ufficiale sar sentito immediatamente per una
testimonianza. Se saremo veloci, la questione potr essere risolta nel giro di qualche giorno. Questo
potr soddisfare limperatore?
Sicuramente, sorrise Narciso. Fidatevi di me. Penso che cos la questione possa essere
gestita in termini soddisfacenti. Dormite pure sonni tranquilli. La responsabilit peser su altre spalle,
al posto della testa. Narciso ridacchi alla propria battuta di spirito. Fate la vostra indagine, trovate i
responsabili pi plausibili e non appena avr un verdetto, potr ritornare a Roma e presentare il mio
resoconto. Siamo daccordo, signori?.
Plauzio annu e un istante dopo  nonostante lo stomaco sottosopra per la rabbia nei confronti
del generale, ma soprattutto di se stesso  Vespasiano abbass la testa, fiss la caraffa dargento sul
vassoio e anche lui annu lentamente.
...
.
...
CAPITOLO QUATTORDICI.
...
.
...
I soldati della Seconda Legione avevano trascorso la notte alladdiaccio, raggomitolati accanto al
proprio equipaggiamento. Un sonno profondo, stremati dalla marcia veloce e dalla costruzione del
campo mobile. Avendo lasciato gli attrezzi per il trinceramento sui carriaggi delle salmerie, avevano
scavato i fossati con le spade e ammassato il terrapieno interno a mani nude. Dalla facciata esterna
spuntavano pali tagliati alla belle meglio e ogni lato del campo era sorvegliato da sentinelle.
I pi esausti erano i legionari della Terza Coorte, che avevano dovuto combattere anche una
battaglia. Alcuni, per, non erano stati in grado di dormire e avevano continuato a rigirarsi sullerba
tutta la notte. Alcuni perch incapaci di cancellare le terrificanti immagini e sensazioni che li avevano
profondamente segnati, altri per piangere la perdita di amici cari, uccisi sotto i loro stessi occhi. Nel
caso di Catone, invece, linsonnia era stata causata dalla preoccupazione per i giorni che sarebbero
seguiti, piuttosto che dalla movimentata giornata trascorsa.
La fuga di un numero cospicuo di guerrieri nemici, in pratica, poteva solo voler dire che lo
scontro sarebbe proseguito. Anche se Carataco non fosse stato tra i sopravvissuti, uno dei suoi ufficiali
avrebbe continuato a guidare la resistenza contro Roma, determinato a vendicare luccisione di cos
tanti compagni. Il sangue avrebbe continuato a scorrere a fiumi e il giovane si chiese quanto ancora ne
potesse assorbire quella terra prima di esserne completamente inondata. Era unimmagine bizzarra di
cui Catone aveva tristemente sorriso, girandosi su un fianco, tirandosi il mantello sulle spalle e
appoggiando la testa sui gambali.
Pi grave della fuga del nemico, per, era il fallimento della coorte. Il centurione Massimo
laveva combinata grossa, non avrebbe mai dovuto trascurare la missione per dare la caccia alla piccola
banda che aveva saccheggiato il fortino e massacrato la guarnigione. Avrebbe dovuto dirigersi al
guado. Massimo era perfettamente consapevole che lavrebbero chiamato a rispondere di questo grave
errore di valutazione, e prima che la coorte si mettesse a dormire, aveva convocato gli ufficiali per un
incontro informale, fuori della portata di orecchio dei soldati.
Verranno fatte domande su quanto accaduto oggi, aveva esordito, fissando le facce dei
centurioni rischiarate dalla luce lunare. Conto su di voi per rimanere uniti su questo. Parler a nome di
tutti e mi prender ogni colpa che il legato tenter di affibbiare alla Terza Coorte.
Lespressione del viso di Massimo si era mantenuta sincera per tutto il discorso, e Catone aveva
avvertito contemporaneamente unondata di sollievo nel sapere che la colpa non sarebbe ricaduta su di
lui, il pi giovane di grado, e un disonorevole senso di empatia per il comandante di coorte, che invece
si esponeva a un sicuro e pesante provvedimento disciplinare. Cos la carriera di Massimo era finita.
Poteva ritenersi fortunato se si fossero limitati a degradarlo a soldato semplice, gi di per s una
indicibile disgrazia: la paga, la pensione e i privilegi legati al suo attuale incarico sarebbero stati
revocati e avrebbe anche dovuto affrontare la vendetta dei soldati che aveva punito da comandante, una
volta ridiventato loro stesso pari. Mi spiace avervi portati a questo, aveva continuato Massimo.
Siete uomini validi e comandate uomini validi. Meritavate di meglio.
Dopo un penoso silenzio, Felice si era fatto avanti e aveva stretto il braccio del comandante. 
stato un onore lavorare con voi, signore.
Grazie. Sapevo di poter contare sulla tua lealt e sulla lealt del resto di voi, giusto?.
I centurioni avevano espresso il proprio assenso con un mormorio, tutti tranne Macrone che era
rimasto rigido e silenzioso. Se anche Massimo lavesse notato, non laveva comunque dato a vedere,
stringendo lavambraccio degli ufficiali e augurando loro una buona notte.
Ricordatevi, parler a nome di tutti noi....
Prima del levar del sole, si udirono gli squilli di tromba e in tutto il campo mobile i soldati
iniziarono a svegliarsi e a stirarsi i muscoli intirizziti. I feriti ripresero a lamentarsi del dolore e del
pulsare delle ferite sotto le fasciature. Catone, che era riuscito a prendere sonno solo qualche ora prima,
rimase a dormire, senza essere disturbato dai soldati, alcuni per cortesia nei suoi confronti, ma molti
altri perch pi a lungo lui avesse dormito, pi tardi li avrebbe messi al lavoro. E fu cos che Macrone
lo trov con il sole gi alto, rimproverandolo per averlo scoperto ancora addormentato sotto il mantello,
con la bocca spalancata e un braccio steso in alto, oltre la zazzera di neri capelli ricci. Macrone infil la
punta del calzare sotto il fianco di Catone e lo capovolse.
Sveglia! Il sole ti brucia gli occhi!.
Ohhh..., grugn Catone, strizzando gli occhi contro il cielo sereno. Quando spost lo sguardo
e riconobbe la barba brizzolata dellamico, scatt seduto con aria colpevole. Merda!.
Sei completamente sveglio adesso?, chiese Macrone sottovoce, guardandosi attorno.
Catone annu e si stiracchi la schiena. Che succede?
Un sacco di cose. Gira voce che il generale abbia ordinato unindagine sul casino di ieri.
Unindagine?
Ssst! Non cos forte. E gira pure voce che il responsabile avr una punizione esemplare.
Catone lo fiss. Dove lhai sentito?
Me lha detto uno degli assistenti del legato e lui lha saputo da qualcuno molto vicino al
generale.
Oh, allora deve per forza essere vero, mormor Catone.
Macrone ignor il tono sarcastico dellamico. A me sembra abbastanza plausibile. Avranno
bisogno di un responsabile e verranno a cercarlo tra noi. Per cui guardati bene le spalle.
Massimo ne ha parlato ieri sera, si prender lui la responsabilit.
 quello che ha detto....
Non gli credi?.
Macrone scroll le spalle. Non mi fido di lui.
E c forse differenza?
Per ora. Avanti, meglio che ti alzi.
Dobbiamo rimetterci in marcia?. Catone si augurava di no. Aveva tutti i muscoli doloranti e
la prospettiva di un altro giorno di marcia attraverso la campagna sotto il sole cocente era al limite del
sopportabile.
No, il generale ha inviato qualche coorte a cavallo sulle tracce del nemico. Noi dobbiamo
riposare qui e aspettare che arrivino i carriaggi delle salmerie.
Bene. Catone si butt il mantello sulle spalle, si alz a fatica in piedi e si stiracchi il collo.
Macrone fece un cenno al di sopra della spalla. Lo schiavo di Massimo sta preparando una
colazione al volo, ha portato con s delle provviste. Ci vediamo l.
I centurioni della Terza Coorte sedevano attorno a un piccolo fuoco su cui lo schiavo stava
friggendo grosse salsicce in olio di oliva. Accanto al fuoco riposava un orcio di dolce mulsum
intiepidito: dalla bocca saliva un ciuffo di vapore dallodore mielato. Lo schiavo era arrivato al levar
del sole e si era messo immediatamente al lavoro nonostante avesse camminato tutta la notte per
raggiungere il padrone. Laria odorava della carne che sfrigolava nella padella. Alcuni legionari nei
pressi osservavano a narici dilatate, consapevoli di dover aspettare ancora parecchie ore prima che
arrivassero i carri con il cibo.
Per lo scroto di Giove!, brontol Tullio. Ma vuoi sbrigarti con quelle salsicce?! O finir per
addentare i miei calzari di cuoio, se devo aspettare ancora.
 quasi pronto, signore, rispose tranquillo lo schiavo, ben avvezzo allimpazienza dei
centurioni.
Nellattesa, Catone guard oltre il fiume. La riva opposta era ricoperta di corpi, lambiti dalla
luce rosea del sole che saliva. Sopra i cadaveri volteggiava uno stormo di uccelli attirati dal tanfo di
morte. Molti erano gi scesi e stavano staccando bocconi di carne dai corpi. Nemmeno quello
spettacolo, per, riusc a rovinare lappetito di Catone quando lo schiavo gli pass la sua gavetta con
una fumante salsiccia affettata e pezzi di pane. I centurioni iniziarono di buona lena a mangiare; in men
che non si dica con la pancia piena di cibo caldo anche lo spirito si rianim e, masticando, iniziarono a
parlare della battaglia.
Come  andata sullisolotto, Macrone?, chiese Felice. Quanto tempo siete riusciti a tenerli a
bada?.
Macrone riflett qualche istante, cercando di ricordare. Unora circa.
Avete combattuto per unora?. Felice spalanc la bocca stupito. Contro tutto quel loro
dannato esercito?
Non lintero esercito, idiota!, ribatt Macrone, indicando il guado. Potevano attaccarci solo
un po alla volta e solo dopo aver superato le sorpresine che gli avevamo preparato. A occhio e croce
avremo avuto solo qualche scontro in quellora. Ed  comunque stato pi che sufficiente.
Massimo nel frattempo lo osservava. Perch poi avete ceduto?, chiese.
Una volta che erano riusciti ad aprire un varco nello sbarramento, cosaltro potevamo fare? E
dir di pi, puntualizz Macrone, sventolandogli un pezzo di salsiccia sotto il naso per enfatizzare il
punto. Quei bastardi stanno anche iniziando a imparare qualche trucchetto da noi.
Che intendi dire?, chiese Tullio.
Gi alla seconda carica si sono messi in formazione di testuggine!.
Una testuggine?. Tullio scroll la testa. Non ci credo.
 la verit! Chiedi ai miei uomini. Ecco perch siamo stati costretti a ritirarci. Non avevamo
modo di fermarli. Se fossimo rimasti l, ci avrebbero fatti a pezzi in un attimo.
Stessa cosa con noi sulla riva, disse pensoso Massimo. Dovevamo retrocedere o cadere l
dove ci trovavamo. Non avrebbero impiegato tanto ad abbatterci.
Gli altri centurioni si scambiarono occhiate diffidenti, continuando a mangiare in silenzio finch
Antonio non risollev gli occhi.
Ehi, schiavo!.
S, signore?
Hai altre salsicce?
S, signore, ne  rimasta una. Lo schiavo guard Massimo in attesa di istruzioni. Padrone
Massimo... signore?
Che c?. Il comandante di coorte gli rivolse unocchiataccia nervosa. Cosa vuoi?
La salsiccia, signore. Lo schiavo fece un cenno in direzione del centurione Antonio che gli
porgeva la gavetta.
Massimo sorrise e annu. Dagliela pure, deve crescere e ha bisogno di mangiare.
Grazie, signore. Antonio fece un sorriso radioso, gli occhi fissi sulla padella che lo schiavo
stava rovesciando verso di lui. Antonio spinse avanti la gavetta, cozzando contro il bordo della padella
e la salsiccia salt fuori finendo nel fuoco.
Ma porca miseria!. Antonio fiss furibondo la salsiccia che sfrigolava nel fuoco tra le risate
generali.
Consideralo un sacrificio!, ironizz Massimo. Un obolo a... quale dio dovremmo onorare?
La dea Fortuna, rispose Macrone, assolutamente serio. Ci serve tutta la buona sorte
possibile. E subito. Fece un cenno oltre le spalle di Massimo e i centurioni si voltarono: un drappello
di soldati marciava lungo le file di legionari della Terza Coorte ancora addormentati.
Polizia militare!, disse Felice, sputando nel fuoco. Vedrai se non devono venire a rovinarci
la colazione.
Fecero tutti silenzio mentre lo squadrone si avvicinava a passo di marcia, guidato da un optio
delle guardie del corpo del generale. Si fermarono poco distante dal gruppo seduto attorno al fuoco. Poi
loptio fece un passo avanti.
Centurione Massimo, signore.
S.
Devi venire con noi. Il generale vuole interrogarti.
Capisco. Massimo chin brevemente la testa come se volesse verificare di essere in ordine e
poi annu. Bene... Bene, andiamo.
Mise gi la gavetta e si alz in piedi, spazzolandosi le briciole di pane dalla tunica sporca e
insanguinata. Poi si sforz di sorridere. Ci vediamo dopo, ragazzi. Tullio?
Signore?
Sveglia la coorte e falla preparare. Appena torno far unispezione.
S, signore.
Loptio fece cenno verso il gruppetto di tende al centro del campo.
Arrivo, rispose Massimo con una nota di sdegno per i modi rudi delloptio.
I centurioni rimasero a guardare in silenzio il comandante che veniva portato via dalle due file
di guardie. Massimo raddrizz la schiena e avanz a passo fiero quasi fosse in parata sulla piazza
darmi.
Povero bastardo, bisbigli Catone tanto che solo Macrone riusc a sentirlo. La sua strada si
interrompe qui, non  vero?
S, mormor Macrone. Se esiste una giustizia.
...
.
...
CAPITOLO QUINDICI.
...
.
...
Massimo fece ritorno scortato dalloptio e dalle guardie allincirca unora dopo. Tullio aveva
eseguito gli ordini e i legionari erano gi schierati, pronti per lispezione. Nel poco tempo a loro
disposizione, i soldati avevano cercato di sistemarsi il meglio possibile. Quando Tullio vide avvicinarsi
il comandante, url lordine di mettersi sullattenti: i legionari unirono i piedi battendoli a terra e si
raddrizzarono, sguardo fisso in avanti. I centurioni si posizionarono di fronte ai propri uomini,
affiancati dai rispettivi optiones e signiferi. Mentre Massimo e la scorta si avvicinavano, Catone vide
che il comandante di coorte aveva laria tesa e sconvolta per linterrogatorio. Massimo ricambi il
saluto formale di Tullio con un cenno della testa e poi, senza nemmeno degnare i soldati di uno
sguardo, ordin a Tullio di congedarli.
Coorte! Rompete le righe!.
I legionari si voltarono e si riavviarono verso i giacigli; Catone not il broncio e il sommesso
brusio di risentimento per essere stati svegliati e fatti preparare di corsa per lispezione. Sapeva che
quello era il normale modo di fare nellesercito: momenti di attivit frenetica spesso e volentieri con il
solo e unico scopo di tenere i soldati attivi, pronti a rispondere allistante a qualsiasi richiesta. In quel
momento per erano ancora stanchi e affamati e il risentimento era comprensibile. Ciononostante...
Catone sollev il bastone di vite verso un paio di soldati di cui aveva colto le lamentele.
Silenzio laggi!.
I due, veterani dallaspetto duro, si azzittirono ma gli lanciarono unocchiataccia astiosa prima
di voltarsi e andarsene. Per un istante Catone ebbe una gelida fitta di rabbia e fu quasi tentato di
richiamarli e punirli per limpudenza. I legionari dovevano sempre rispettare quantomeno il grado, se
non proprio luomo, e non erano ammesse infrazioni. A quel punto, per, i due soldati si erano
mescolati con il resto della centuria ed era troppo tardi per agire. Si batt forte il bastone sul palmo
sinistro, trasalendo di dolore per quella punizione autoinflitta per la sua disastrosa indecisione. Al posto
suo, Macrone li avrebbe presi per le palle in un batter docchio.
Catone si volt e vide gli altri centurioni dirigersi verso Massimo, sempre scortato dalle
guardie. Acceler per unirsi ai colleghi, mutando lirritazione di un istante prima in ansiosa curiosit. I
centurioni si disposero in una specie di semicerchio nei pressi del comandante. Massimo indossava
ancora solo la tunica ed era visibilmente in imbarazzo di dover parlare ai suoi ufficiali, per contro,
vestiti e armati di tutto punto.
Il legato ha raccolto la mia deposizione, adesso vuole parlare con voi, singolarmente. Loptio
vi chiamer in ordine di anzianit. Nessuno deve parlare con nessun altro di ci che dir. Mi sono
spiegato?
S, signore, risposero i centurioni. Tullio alz una mano.
S?
E i soldati, signore?
I soldati, cosa?
Saranno sentiti anche loro oggi?
No. Lasciali riposare. Fai circolare voce che oggi sar giorno di riordino.
Tullio annu scontento. Il giorno di riordino era un privilegio raramente concesso in cui i
legionari erano autorizzati a prendersi cura del proprio equipaggiamento, a fare lavoretti manuali o
semplicemente a riposarsi, chiacchierare o giocare a dadi. Se da una parte i soldati erano ben felici di
avere a disposizione un giorno cos, dallaltra i centurioni, invece, non lo vedevano di buon occhio,
lamentandosi del fatto che i loro subalterni si rilassavano troppo e poi battevano la fiacca. Inutile dire
che lufficiale che lautorizzava, si conquistava una bella dose di popolarit e consenso da parte delle
truppe.
Giorno di riordino, annu Tullio. S, signore. Devo informarli adesso?
No, tu devi seguire loptio. Ci penso io.
S, signore. Tullio si volt con espressione preoccupata verso le facce impassibili delle
guardie; Massimo se ne accorse e disse in tono tranquillo agli ufficiali: Va tutto bene. Ho fatto come
vi avevo gi detto. Nessuno di voi deve preoccuparsi. Dite solamente la verit.
Centurione Tullio, disse loptio, stendendo un braccio verso le sue guardie. Quando volete,
signore
Tullio deglut nervoso. S, certo. Avviandosi verso le guardie, armeggi con il sottogola. Poi,
scortato sui fianchi, si incammin con lelmo crestato sottobraccio. Quando la scorta non pot pi
udirli, il centurione Antonio si avvicin al comandante di coorte.
Cos successo, signore?.
Massimo lo guard inespressivo. Quello che  successo a me... non ha nulla a che fare con voi.
Capito?.
Antonio abbass lo sguardo. Chiedo scusa, signore, volevo solo...  solo che sono preoccupato.
Non ho mai avuto unesperienza simile prima.
Le labbra serrate di Massimo si rilassarono in un accenno di sorriso. Nemmeno io. Rispondi
semplicemente alle domande che il legato ti porr, cercando di essere chiaro, e ricorda che sei un
centurione della migliore legione dellimpero. Le uniche cose che un centurione deve temere sono i
Barbari, le pestilenze, la penuria di vino e le donne morbosamente gelose con coltelli a portata di mano.
Gli interrogatori..., concluse Massimo, scuotendo la testa, gli interrogatori non ti faranno mai del
male.
Antonio sorrise, imitato da tutti gli altri centurioni, compreso Catone, al quale la lunga
permanenza al palazzo imperiale da bambino aveva insegnato che una risposta sbagliata poteva essere
micidiale quanto il pi forte dei guerrieri barbari.
Per tutta la mattinata e fino a pomeriggio inoltrato, i centurioni attesero accanto al fuoco che lo
schiavo aveva acceso per cuocere la colazione. Tornato dal suo interrogatorio, Macrone aveva preso
una pietra levigante dalla sacca e si era messo ad affilare il taglio del gladio. Non parl con nessuno,
nemmeno con Catone, e fece in modo di non incrociare lo sguardo degli altri centurioni,
concentrandosi a strofinare la pietra lungo tutta la lama scintillante.
Mentre era il turno di Antonio, Tullio e Felice giocarono a dadi e sembr che la fortuna
pendesse tutta dalla parte di questultimo in una misura che superava addirittura tutte le leggi delle
probabilit. Il fatto che i dadi appartenessero proprio a Felice inizi ad alimentare qualche sospetto
nella testa del solitamente fiducioso Tullio. Catone rimase a osservarli divertito per un po.
Personalmente non aveva mai scommesso sui giochi dazzardo e secondo lui farlo era sintomo di scarsa
intelligenza. Quando viveva a Roma, da ragazzino le uniche piccole somme di denaro le aveva
scommesse sulle corse al Circo Massimo e solo dopo lunghi studi sui concorrenti.
Leggermente discosto da tutti, Massimo sedeva dando le spalle agli ufficiali e ai soldati, gli
occhi puntati verso il guado e sul campo di cadaveri poco oltre. Catone era sinceramente dispiaciuto
per lui, nonostante le maniere aspre che il comandante di coorte gli aveva riservato in quel brevissimo
periodo di servizio insieme. Un soldato caduto in rovina, e a maggior ragione un rispettato centurione
anziano, era sempre una scena triste da guardare, e se linterrogatorio ne avesse veramente segnato la
rovina, Massimo si sarebbe ritrovato troppo avanti con let per poter pensare di raggiungere qualsiasi
altro traguardo nella vita. Di l a pochi anni avrebbe ricevuto la magra pensione da legionario per poi
aspettare la fine dei suoi giorni in qualche colonia per veterani, cedendo al vino e ai ricordi. La
pensione da centurione, per contro, offriva la possibilit di ulteriori incarichi e anche di un
avanzamento di carriera come magistrato. In quel momento Massimo aveva ben poche prospettive di
un futuro di questo tipo.
Catone spost lo sguardo dal comandante alle invitanti acque del fiume. Antonio era ancora
sotto interrogatorio e una volta terminato, sarebbe stato il turno di Felice, il che significava che Catone
aveva tutto il tempo per una nuotata. Si tolse la tunica e disse a Macrone: Vado a nuotare. Vieni anche
tu?.
Lamico interruppe quello che stava facendo e lo guard con unespressione divertita. Tu,
nuotare?
Be, sto facendo progressi.
Progressi? Che dovrebbe essere lopposto di totalmente negato?.
Catone ringhi. Vieni o no?.
Macrone ripose accuratamente il gladio. Forse  meglio che venga. Per controllare che non ti
allontani da dove tocchi.
Ah ah ah! Fanculo, molto spiritoso.
Quando si incamminarono verso luscita del campo pi vicina al fiume, Massimo disse loro:
Non state via troppo.
Catone annu e quando si fu voltato, Macrone lo guard scocciato, commentando: A volte
vorrei tanto essere ancora a Calleva. Semplice vita militare senza il continuo fiato sul collo di superiori
rompiscatole.
Se non ricordo male quando eri l ripetevi sempre di voler tornare a fare il soldato nelle legioni
o sbaglio?
Lo pensavo fino a ieri, fino a prima di ritrovarmi sul groppone questo Massimo: non gli
affiderei nemmeno una mensa per i poveri.
A me sembra abbastanza competente.  severo, anche troppo a volte, ma sembra che conosca
il fatto suo.
E tu che ne sai?. Macrone scosse la testa. Sei dentro da un paio di mesi e ancora non sei
capace di distinguere loro dalla merda. E guarda gli altri, poi. Tullio  vecchio, non so nemmeno come
abbia fatto a starti dietro ieri, evidentemente  pi resistente di quanto non dia a vedere, ammise
Macrone. Antonio e Felice, per, sono troppo giovani e troppo inesperti per questo lavoro.
Cinque e dieci anni pi di me, sottoline Catone.
 vero, e a volte si vede anche, ma almeno tu hai cervello e un buon occhio per il territorio. Se
nellultimo anno non avessimo avuto cos tante perdite, ci sarebbero stati uomini migliori da
promuovere invece di quei due.
In prossimit del varco piantonato, Macrone smise di parlare: le due sentinelle scattarono
sullattenti sotto il sole cocente. I due centurioni diedero lordine di aprire i battenti e si incamminarono
gi per il pendio verso il fiume. Lerba estiva era alta e secca e frusciava attorno alle gambe, mentre si
dirigevano verso un punto a qualche centinaio di passi pi a monte rispetto al guado, a distanza dai
cadaveri che ancora strozzavano il corso del fiume. Purtroppo, dalla direzione opposta soffiava una
brezza intermittente e di tanto in tanto, da dietro le lunghe sottili fronde dondolanti dei salici,
arrivavano folate di terrificante puzzo di uomini morti.
Trovarono un punto in cui largine scendeva dolcemente verso lacqua e si spogliarono di
tuniche e calzari. Macrone corse verso il letto del fiume e si tuff, sollevando unesplosione di schizzi.
Torn quasi immediatamente in superficie, scrollandosi gocce dacqua dai capelli neri a spazzola.
Cavolo!  fredda!. Si gir e diede qualche vigorosa bracciata verso il largo. Catone attese che
si fosse allontanato e fece qualche passo nel fiume. Nonostante la calura di quel giorno estivo, lacqua
sembrava gelida; avanz timidamente in punta di piedi verso Macrone, braccia sollevate e ritirandosi
tutto quando lacqua sal fino a lambirgli lo stomaco. Poco pi al largo Macrone si gir, battendo con le
mani sulla superficie e ridendo.
Avanti, femminuccia! Buttati!.
Catone strinse i denti e pieg lentamente le ginocchia, lasciandosi cadere. Sulle prime, quando
lacqua gelida gli avvolse il busto, fu uno shock; poi inizi a nuotare verso lamico. Le sue bracciate
erano goffe e sguazzando in direzione di Macrone si sforz di tenere la faccia in superficie.
Ho fatto proprio bene a decidere di venire!. Macrone sorrise quando Catone si ferm,
muovendo lacqua circostante. Avresti bisogno di fare pratica.
E quando?
Dai, vieni che ti faccio vedere io.
Macrone tent di insegnargli i rudimenti di un buon stile di nuotata e Catone si sforz di
metterli a frutto, per quanto scosso dalla paura di finire con la testa sottacqua anche solo per un istante.
Alla fine Macrone si arrese e si sedettero assieme sulla riva bassa, lambiti dal fiume alla cintola e
scaldati dal sole alle spalle.
Non mi stancherei mai di questo, mormor Catone.
Fossi in te non lo farei....
Catone si volt verso lamico. Perch? Qualcuno ha forse detto qualcosa che dovrei
sapere?No.  solo che il legato sembrava aver fretta. Penso che voglia chiudere questindagine il
prima possibile per rimettersi sulle tracce di Carataco. Ha una reputazione da difendere.
E perch mai? Non  colpa sua se la coorte non  arrivata in tempo dove avrebbe dovuto per
impedire a Caratato di attraversare il guado.
 vero, ma la coorte appartiene alla sua legione e un po di fango arriver necessariamente
addosso anche a lui, puoi starne certo. Per i suoi rivali  unoccasione troppo preziosa da sprecare.
Rivali?
Oh, andiamo, Catone! Non essere cos idiota. Vespasiano  diventato pretore e per arrivarci la
strada  stata tutta in salita. Ho sentito dire che qualcuno lha scavalcato la prima volta che si 
presentato per una delle cariche di ddile. Pochi incarichi, tanti senatori, ovunque.  gente che sarebbe
capace di cavare gli occhi ai figli se ci li aiutasse a fare carriera. Se qualcuno dei fedelissimi del
generale non tenter di addossare la colpa di tutto questo macello al legato, sar solo per un intervento
di Giove. Il che vuol dire..., Macrone guard mesto Catone, che Vespasiano cercher in ogni modo
di scaricare la colpa su qualcun altro.
La nostra coorte?
E chi altri?
Povero vecchio Massimo.
Massimo?!. Macrone scoppi a ridere. E cosa ti fa pensare che sar lui a prendersela?.
Catone era sorpreso. Ha detto che lavrebbe fatto. Ha detto che era sua responsabilit.
E tu gli hai creduto?
S, rispose il giovane nervosamente. Se non avesse inseguito quel drappello di razziatori,
lui....
No, idiota che non sei altro. Pensi veramente che si prenderebbe la responsabilit?.
Catone riflett qualche istante sulla situazione. Ha detto che lavrebbe fatto e sembrava
abbastanza deciso.
E cosa ti fa pensare che non potrebbe fare lo stesso ragionamento del legato? Anche per
Massimo la posta in gioco  alta, anche se non aspira a un incarico elevato.  un centurione anziano,
giusto?.
Catone annu.
Per lui vale lo stesso discorso di Vespasiano. Lo scalino pi in alto per Massimo  il
conferimento di incarico alla Prima Coorte della legione, cinque posti e nove candidati. Non ci vuole
un genio per capire che ci sar parecchia concorrenza anche da parte dei comandanti di altre coorti, e se
Massimo fosse eliminato, gli altri non verserebbero molte lacrime. Ergo, Massimo far qualsiasi cosa
pur di gettare la colpa su qualcun altro. E chi pensi che sar?
Tu?
Chiaro, rispose tristemente Macrone. Il problema  che con me finisce la catena di comando
e io non ho la possibilit di scaricarla su nessun altro. A meno che, ovviamente, non tenti di incolpare
Carataco che non avrebbe dovuto essere l in quel momento.
Potresti provarci....
Taci, Catone, da bravo!. Macrone usc dallacqua e, gocciolante, si rimise la sua tunica stesa
sulla riva. Torniamo al campo. Tra poco sar il tuo turno.
S, rispose Catone, seguendolo sullargine. Meglio decidere cosa dire.
Lascia perdere le astuzie per il mio bene, daccordo? Giocala pulita.
Catone fece spallucce. Come vuoi.
...
.
...
CAPITOLO SEDICI.
...
.
...
Riposo, ordin Vespasiano e Catone divaric i piedi sulla stessa linea delle spalle, unendo le
mani dietro la schiena. Si trovava allinterno degli alloggi privati del legato, nel cuore del piccolo
agglomerato di tende che formavano il quartier generale operativo della II Legione. I pannelli laterali
erano stati aperti per far entrare la brezza pomeridiana che di tanto in tanto scompigliava la rada
capigliatura di Vespasiano, comodamente seduto sulla sedia. A fianco del legato, su uno sgabello,
sedeva un actuarius con alcune sottili tavolette cerate appoggiate sulle ginocchia.
Solo per essere sicuro che tu abbia presente la situazione, esord bruscamente il legato, il
generale sta conducendo unindagine sugli avvenimenti di ieri.  sua convinzione che i suoi ordini
siano stati disattesi e che in conseguenza di questo il nemico ha potuto darsi alla fuga, tra i due e i
tremila guerrieri, incluso, per quanto ne sappiamo noi, anche Carataco stesso. Se il nemico fosse stato
fermato al guado, sarebbe stato costretto ad arrendersi al completo e ci saremmo risparmiati la
carneficina che c stata mentre tentava di fuggire. Per questo motivo,  stato necessario prolungare la
campagna contro Carataco e limpero ha perso prigionieri per un valore di svariati milioni di sesterzi.
Comprendi la gravit della situazione, centurione Gaio Licinio Catone?.
Vespasiano a quel punto si ferm, e dal tono piatto con cui gli aveva fatto il breve discorso
introduttivo, Catone intu che aveva ripetuto la stessa identica cosa anche agli altri cinque centurioni
sentiti in precedenza. Il giovane ufficiale comprendeva benissimo la situazione, ma il modo formale
con cui il legato laveva accolto e gli si era rivolto aggiungeva un qualcosa di minaccioso a tutta la
faccenda. Catone diede un colpo di tosse per schiarirsi la voce e rispose: S, signore,  tutto chiaro.
Bene. Adesso, centurione ho bisogno che tu mi descriva come meglio puoi i movimenti e le
azioni della Terza Coorte ieri. Cerca di non parlare troppo velocemente cos da permettere al mio
assistente di prendere nota di tutto:  di vitale importanza che il suo verbale sia quanto pi accurato
possibile.
S, signore.
Catone si concentr e inizi un resoconto dettagliato della marcia della coorte verso il fortino
degli approvvigionamenti, di ci che avevano trovato l, dellordine ricevuto dalla centuria di Macrone
di trovare qualsiasi attrezzo allinterno del fortino e poi di dirigersi al guado e iniziare a predisporre le
difese in attesa che il resto della coorte li raggiungesse, una volta braccati e annientati i razziatori. Non
esit nemmeno a menzionare lordine di Massimo di accecare i prigionieri. Poi interruppe il resoconto
per fare una domanda.
 stato mandato qualcuno sulle tracce dei prigionieri, signore?
S, stamattina uno squadrone di esploratori  partito per trovarli e porre fine alle loro
sofferenze.
Oh....
Per favore, continua.
Catone raccont di come la coorte avesse marciato pi velocemente che poteva verso il guado e
di come poi gli uomini si fossero messi a correre, una volta avvistato il nemico che attaccava la
centuria di Macrone; e di come avessero visto gli uomini di Macrone ritirarsi. Poi descrisse a grandi
linee il tentativo di difendere la parte del guado pi vicina, prima di essere respinti e di cercare
disperatamente la salvezza dirigendosi verso il resto della II Legione.
Quando ebbe terminato Vespasiano annu e si fece passare la tavoletta dal suo assistente per
rileggere la testimonianza di Catone. Si prese qualche minuto per confrontarla con altre che il
centurione intu essere i verbali dei precedenti interrogatori. Alla fine Vespasiano prese una tavoletta
vergine e uno stilus e scrisse accuratamente qualche annotazione prima di risollevare gli occhi su
Catone.
Solo qualche altra domanda, centurione, poi potrai andare.
S, signore.
Al fortino, quando il centurione Massimo ha dato lordine di inseguire i razziatori, tu o
qualche altro ufficiale avete fatto notare che era una violazione degli ordini ricevuti dalla vostra
coorte?
Non io, signore. Non sta a me mettere in discussione la parola del comandante di coorte. E gli
altri sembravano pensarla nel mio stesso modo, signore. Tranne Macrone. Lui ha tentato di fargli notare
che gli ordini ci imponevano di raggiungere il guado entro un tempo prestabilito e che eravamo gi
indietro sulla tabella di marcia.
Vespasiano fece unespressione sorpresa. Ma avete lasciato il campo con parecchio margine di
tempo, come mai il ritardo?
Gli uomini marciavano pi lentamente di quanto io avrei permesso, signore.
Qualcun altro lha notato?
Qualcuno potrebbe aver fatto commenti, non ricordo.
Massimo lha notato?
Non lo so, signore.
Molto bene. Il legato scribacchi unannotazione e pose la successiva domanda. Massimo
ha giustificato in qualche modo il suo ordine di inseguire i razziatori?
Non doveva, signore. Lui  il comandante di coorte.
Bene. A tuo modo di vedere, perch mai il comandante di coorte ha ignorato il centurione
Macrone e si  messo allinseguimento dei razziatori?.
Catone sapeva che adesso il discorso si stava spostando su un terreno molto pi delicato;
avrebbe dovuto ponderare bene le sue risposte.
Suppongo che fosse turbato a causa del massacro della guarnigione del fortino.
Immagino avesse gi visto uomini morti prima di allora?
S, ma uno di quelli, il comandante della guarnigione, era un suo amico, un buon amico, a
quanto sembra.
Stai dicendo che ha disatteso gli ordini per ragioni emotive?.
Catone raggel. Se avesse risposto di s, la sua testimonianza avrebbe potuto essere
incriminante. Non lo so, signore. Probabilmente il centurione Massimo temeva che la banda di
razziatori potesse rappresentare un pericolo per la coorte se ci avessero attaccati mentre tentavamo di
difendere il guado, e forse pu aver voluto scongiurare quel pericolo.
Potrebbe, certo, ripet Vespasiano, ma voi non potevate saperlo se lui non ha mai accennato
a quel suo sospetto di pericolo.
Esatto, signore.
Vespasiano sbuff. Attieniti a ci che sai per certo da adesso in poi.
Chiedo venia, signore.
Andiamo avanti... quando in prossimit del guado avete visto il nemico che si stava spingendo
verso lisolotto, potresti dire che la centuria di Macrone stava opponendo un decisa resistenza al
nemico?
Decisa resistenza, signore?
Daccordo, riformulo: per quanto tempo hanno continuato a difendere il guado una volta che
hanno visto avvicinarsi il resto della coorte?.
Catone cap immediatamente dove Vespasiano voleva andare a parare con quella domanda, e
per la prima volta inizi a temere per il suo amico. Mi  difficile dirlo, signore. Mi trovavo in coda
alla colonna.
Vespasiano sospir e tamburell con lo stilus sulla tavoletta. Stava difendendo il guado
quando tu hai visto la scena?
No, signore. Alcuni uomini stavano arretrando, coperti da Macrone e dalla sua retroguardia.
Ha dovuto lottare per tornare dalla coorte.
Riuscivi a vedere il combattimento dal punto in cui ti trovavi sulla riva opposta?
Non molto, signore.
Non molto?
La vista era ostruita da alberi, signore.
Per cui non avevi modo di capire se Macrone era stato respinto o se semplicemente aveva
abbandonato la sua posizione?.
Sulle prime Catone non rispose. Non ne era in grado. Negando non avrebbe potuto condannare
lamico, ma nemmeno salvarlo. Signore, voi conoscete Macrone. Ne conoscete il valore e sapete che
resisterebbe al nemico fino allultimo istante, e anche in quel caso...
Questo  irrilevante, centurione Catone, lo interruppe Vespasiano. Sto ancora aspettando
una tua risposta alla mia domanda.
Catone fiss il legato con sguardo impotente, poi rispose. No... non riuscivo a vedere il
combattimento sullisola.
Vespasiano prese nota e poi risollev gli occhi su Catone con espressione inquisitoria. Ecco, ci
siamo, pens il centurione, si  lasciato la domanda pi dura per la fine. Il giovane si concentr.
C ancora una questione che vorrei chiarire e poi puoi andare. Quando la Terza Coorte ha
raggiunto il guado,  stato fatto un tentativo di fermare il nemico, mi sembra di capire.
S, signore.
Secondo te, con quanta efficacia  stata gestita la difesa?.
Quando la raffica di immagini dellefferato scontro scatenata dalla domanda finalmente si
ferm, Catone si costrinse a considerare in maniera pi obiettiva la condotta della coorte.
Eravamo troppo pochi, signore. Siamo stati costretti a cedere terreno.
Costretti?
S, signore. Dopo averci spinti indietro dal guado, i nemici hanno minacciato di aggirarci e
attaccarci ai fianchi, per cui dovevamo ritirarci o finire annientati.
Ti  mai venuto in mente che se la Terza Coorte fosse stata un po pi determinata e avesse
resistito ancora, la battaglia avrebbe potuto concludersi con un assoluto successo?
Certo, signore. Ma, con tutto il rispetto, voi non eravate l....
Lassistente trattenne il respiro nervosamente e azzard unocchiata al legato. Vespasiano era
furioso per il modo in cui il pi giovane centurione della sua legione gli si era appena rivolto. Continu
a fissare Catone per qualche istante e poi chiam il segretario con uno schiocco di dita. Cancella
lultimo commento dal verbale.
Mentre lassistente rovesciava lo stilus e utilizzava lestremit piatta per cancellare la frase
oltraggiosa, Vespasiano parl al centurione in tono tranquillo. Considerato il tuo stato di servizio
finora, chiuder un occhio su questa frase. La prossima volta non avrai la stessa clemenza. Voglio che
tu e gli altri rimaniate al campo. Niente pi nuotate. Potreste essere convocati senza preavviso. Puoi
andare!.
S, signore. Catone si mise sullattenti, salut e usc dalla tenda. Torn lentamente verso la
zona della Terza Coorte. Le salmerie erano arrivate nel pomeriggio e dopo un pasto veloce i legionari
avevano montato le tende. Al posto della confusa distesa di sacche ed equipaggiamenti, adesso cerano
centinaia di tende in pelle di capra disposte su file ordinate alla maniera pretoriana; lequipaggiamento
personale era stato riposto allinterno e gli uomini dormivano allombra o chiacchieravano sottovoce a
piccoli gruppi sotto il sole.
Catone trov la sua tenda e vide che gli era stata preparata una branda da campo. Ci si stese
sopra e inizi a slacciarsi larmatura. Dun tratto unombra ostru parzialmente la luce che filtrava dalla
fessura dentrata; Catone alz gli occhi e vide Macrone.
Ti ho visto rientrare. Come  andata?
Male. Sembrava che tutto quello che dicevo fosse sbagliato.
Lo so, fece Macrone con un sorriso amaro. Ma di solito le parole non ti mancano.
 vero, ma qualsiasi cosa dicessi sembrava non fare differenza. Penso che il legato avesse gi
deciso cos successo. Catone smise di armeggiare con le fibbie e guard a terra. Penso che siamo
nei guai... guai seri.
...
.
...
CAPITOLO DICIASSETTE.
...
.
...
Poco prima del crepuscolo Vespasiano si avvi verso il Tamesis per riferire al generale Plauzio.
Portava con s il risultato dei colloqui in una grossa gerla appesa alla groppa del cavallo, dietro la sella.
Le unit ausiliarie avevano lavorato tutto il giorno per scavare enormi fosse poco lontano dal guado. I
cadaveri dei Britanni uccisi il giorno prima erano stati parzialmente rimossi e nei punti in cui erano
rimasti ammassati lerba era schiacciata e annerita dal sangue secco. Il cavallo di Vespasiano arricci le
narici, innervosito dallodore pungente che appestava laria; il legato lo spron, ansioso di arrivare
quanto prima e lasciarsi alle spalle quello spettacolo inquietante.
Una volta allinterno del campo, Vespasiano smont di sella davanti al quartier generale di
Plauzio e fece segno a una delle guardie di occuparsi della gerla. Un segretario lo introdusse nella tenda
del comandante in capo mentre il sole iniziava a sparire oltre lorizzonte. Allinterno gli actuarii del
generale erano indaffarati con il disbrigo di incombenze amministrative relative alla battaglia del
giorno precedente. Cerano dei rapporti operativi da collazionare per il resoconto ufficiale:
registrazione dei soldati rientrati per ogni unit; inventario di armi e scorte; conta dei nemici uccisi e
preparazione degli ordini per la fase successiva della campagna. Era quasi settembre, riflett
Vespasiano, e Plauzio si era augurato di essere gi perfettamente accampati e trincerati sulle rive del
fiume Sabrina entro linizio dellautunno, quando piogge e fango avrebbero irrimediabilmente
impantanato le legioni.
Avendo subito pesanti perdite, seppur non la definitiva distruzione, lesercito nemico avrebbero
potuto limitarsi a piccoli attacchi lampo, almeno finch non fosse stato possibile trovare nelle trib
nuove reclute da arruolare, armare e addestrare. Nel corso dellultimo anno, la casta dei guerrieri  che
aveva sempre costituito la spina dorsale dellesercito di Carataco  era stata decimata e ne rimaneva
solo un ristretto gruppo. Tra essi, molto probabilmente, anche Carataco. E finch lui era in vita, nei
cuori dei Britanni avrebbe continuato ad ardere lo spirito della resistenza, minacciando di esplodere in
faccia agli invasori romani.
Vespasiano era furioso: quelluomo aveva pi fortuna di quanto gli spettasse. Molta di pi,
almeno, delle migliaia di suoi guerrieri che i legionari stavano seppellendo nei pressi del fiume.
Il generale Plauzio esaminava una grande mappa stesa su un tavolo strategico quando
Vespasiano fu introdotto alla sua presenza. Attorno al generale, gli altri legati e tribuni anziani.
Vespasiano incroci lo sguardo di suo fratello maggiore, Sabino, e gli fece un cenno di saluto. Su un
lato del tavolo era seduto Narciso che, visibilmente annoiato, stava minuziosamente sbucciando una
pera con un coltello decorato.
Il generale sollev gli occhi dalla mappa. Vespasiano, sei arrivato in un momento interessante.
Abbiamo appena ricevuto i rapporti dalle unit a cavallo.
Il legato fece un cenno al soldato che aveva portato la gerla, il quale la depose a terra e si
conged. Vespasiano si un agli altri attorno al tavolo.
Sulla pianta  di pelli animali accuratamente conciate e cucite insieme  i collaboratori del
generale continuavano ad aggiungere nuovi dettagli geografici. Le forze romane erano indicate da
cubetti di legno color rosso con i simboli distintivi intagliati sulla cima. Nulla indicava, invece, la
presenza del nemico.
Il generale si schiar la voce con un colpo di tosse. Sappiamo che ieri una cospicua parte del
nemico  riuscita a fuggire, forse almeno cinquemila guerrieri. Ho ordinato a uno squadrone di
cavalleria di inseguirli e ucciderli. Finora i soldati affermano di averne abbattuti almeno altri duemila,
poi si sono trovati di fronte una vasta zona paludosa... esattamente qui.
Plauzio si chin in avanti e tamburell con un dito su un punto a circa quindici miglia a
sud-ovest del guado. Le colline scendono immediatamente nellacquitrino ed  l che i guerrieri
sopravvissuti sono riusciti a seminare la cavalleria. Ma solo dopo averla attaccata. Quando i nostri
hanno iniziato a perdere uomini, si sono ritirati e adesso controllano le vie di accesso alla zona. Per cui,
signori, ci troviamo di fronte a un bel dilemma. Per un po potremmo ignorare quei sopravvissuti, del
resto non dovrebbero esservene rimasti troppi. Di sicuro non tanti da poter costituire un serio pericolo
per le nostre operazioni. Daltro canto, sono certo che recupereranno velocemente le forze e torneranno
a crearci fastidi, incitando le trib locali alla resistenza contro Roma. La nostra priorit, quindi,  di
terminare il lavoro e distruggere quello che rimane dellesercito nemico e, naturalmente, Carataco
stesso, sempre supponendo che sia sopravvissuto allo scontro di ieri. Dobbiamo approfittare al
massimo della situazione finch Carataco si sta ancora leccando le ferite. E considerati i loro numeri
ormai ridotti, possiamo anche permetterci di sparpagliare le truppe e consolidare la nostra presenza. Se
ci muoviamo veloci possiamo creare una rete di fortificazioni e vie di comunicazione in tutta la zona
centrale della Britannia. Una volta fatto ci, le trib non potranno pi spostarsi a nostra insaputa. A
quel punto potrebbero bastare semplici operazioni di sorveglianza. A questo scopo.... Plauzio prese su
uno dei cubetti identificativi e lo posizion allestremo est, appena fuori dei confini dei territori che
secondo la mappa appartenevano agli Iceni, una trib che lanno precedente si era alleata con Roma.
Poi il generale si volt verso un ufficiale anziano, Osidio Geta, legato della IX Legione e prosegu:
...La IX Legione si sposter qui, creer una base e inizier a esplorare verso nord con truppe ausiliarie,
posizionando piccole stazioni fortificate lungo tutta la linea di avanzata. In teoria le trib della zona
sono nostre alleate.  un fatto positivo, ma voglio comunque una dimostrazione di forza che
impressioni, voglio che capiscano che Roma  qui per rimanerci. Niente campi mobili, solo strutture
fisse, e le voglio imponenti.
S, signore!, rispose Geta, sorridendo infervorato. Vi potete fidare di me, signore. Ci
penser io ad aggiustarli!.
No!, proruppe Plauzio, puntandogli un dito contro. Questo  proprio quello che voglio
evitare. Saremo troppo sparpagliati e non voglio che qualcuno dia a questi barbari un facile pretesto per
sollevarsi. Una volta che vi sarete stabiliti l, voglio che tu faccia tutto il possibile per coltivare buone
relazioni con i capi trib locali. Invitali a caccia, usa i tuoi ingegneri per costruire ponti, terme, ville, e
fa tutto quello che serve per ingraziarteli, facendogli apprezzare i benefici dellalleanza con limpero.
Voglio che questi selvaggi mangiafango vengano romanizzati il prima possibile. Fatto questo, potremo
anche pensare di estendere la provincia verso ovest e verso nord. Nel dirlo, Plauzio indic i territori
dei Siluri e dei Briganti, lasciando i suoi ufficiali sbalorditi di fronte alla vastit delle sue ambizioni.
Plauzio osserv la reazione e sorrise. A questo penseremo in futuro, signori. Ogni cosa a suo tempo...
la XX continuer ad avanzare a nord del Tamesis, poi taglier in direzione del fiume Sabrina e stabilir
una base in quella zona. Io seguir la XX, per cui il legato Sulpicio Pisone dovr raddoppiare la
sorveglianza sulla sua ottima collezione di vini.
Gli ufficiali risero educatamente, poi il generale si rivolse a Sabinio. Tu avrai la colonna pi
forte. Voglio che vi dirigiate dritti a nord, fino a qui. Plauzio spinse il cubetto della XIV Legione sulla
mappa fino a un punto tra la XX e la IV. Voglio che inizi la costruzione di una strada che colleghi le
tre legioni; in questo modo potremmo raggruppare rapidamente le nostre forze, semmai dovessimo
averne bisogno. Signori, siamo vicini alla fine. Finalmente Roma potr considerare queste terre parte
del proprio impero. Qualche anno ancora e la Britannia diventer una provincia perfettamente
funzionante con un regolare gettito fiscale nelle casse dello Stato....
Penso che molti a Roma considerino gi questa rozza terra parte dellimpero....
Le teste degli ufficiali si girarono allunisono verso Narciso che, parlando, inizi
tranquillamente a sbucciare una seconda pera e non ne ricambi lo sguardo. Del resto, solo alla fine
dello scorso anno limperatore ha avuto la sua parata trionfale per le vie della capitale e voi, cari
signori, state solo facendo unoperazione di pulizia. Fossi in voi, lo terrei bene a mente. Insinuare che
limperatore non abbia conquistato la Britannia potrebbe puzzare di tradimento al naso di qualcuno.
Narciso abbass il coltello, si lanci una fettina sugosa di frutto in bocca e sorrise. Solo un
suggerimento su come scegliere le parole nei vostri verbali ufficiali, niente di pi. Non intendevo
offendere nessuno. Ti prego, continua pure, mio caro generale....
Plauzio fece un brusco cenno della testa e torn a concentrarsi sulla mappa. Vespasiano, tu
rimarrai a sud. Il tuo primo compito  completare la pacificazione del sud-ovest. Voglio che sia tutto
concluso il pi presto possibile. Entro la fine della campagna, se ti  possibile. Scova ed elimina ci che
rimane dellesercito di Carataco e se trovi Carataco stesso, cerca di prenderlo vivo. Ci interessa cos.
Vivo, signore? Pensavo che lo volessimo fuori scena in maniera permanente.
E sar fuori scena, infatti. Il segretario imperiale vuole mandarlo a Roma incatenato, come
omaggio per limperatore Claudio, a memoria della sua brillante campagna di conquista e
assoggettamento dei Britanni.
Vacci piano con lenfasi, generale, bisbigli Narciso.
Plauzio fece finta di non aver sentito il commento e prosegu con le indicazioni a Vespasiano.
Secondo le informazioni che abbiamo, lacquitrino copre una vasta area che arriva fino al fiume
Sabrina.  un dedalo di sentieri, alcuni sono elevati e collegano piccoli insediamenti. Ci sono distese di
acque aperte e stretti corsi dacqua, troppo piccoli per per poter essere navigati con qualcosa di pi
grosso di una zattera. Sembra che Carataco abbia messo su un campo fortificato da qualche parte nella
pianura paludosa, ma sinora non siamo stati in grado di farci indicare il punto esatto dai prigionieri. Mi
rendo conto che  un territorio molto difficile su cui lavorare, Vespasiano, ma voglio che i nemici
sopravvissuti siano scovati e uccisi. Se c un campo, voglio che sia raso al suolo e se potete prendere
Carataco vivo, fatelo. Plauzio fece una pausa e sorrise. Se non sar possibile, be, saremo costretti a
omaggiare limperatore con qualche altro ricordino del suo viaggio in Britannia.
Sarebbe una scelta saggia, aggiunse Narciso.
Vespasiano stava guardando la mappa. La zona occupata dallacquitrino era vastissima, la
mappa ne indicava solo i confini per sommi capi e con non pi di un paio di dettagli avuti dai locali o
dai mercanti. Lunica zona, invece, ricca di indicazioni topografiche era una valle che correva lungo
tutta la palude, seguendo il corso del fiume che alimentava lacquitrino. Delle linee bianche indicavano
la presenza di sentieri; seguendo il corso di una di esse con un dito, Vespasiano la sbav e cap che era
stata tracciata con del gesso solo di recente. Il generale vide il gesto e osserv infastidito la sbavatura.
Non appena avremo aggiornato la mappa, mi assicurer di farvene avere una copia. I nemici
rimasti non sono molti, legato, e non dovrebbe essere troppo difficile scovarli ed eliminarli. Tolto di
mezzo Carataco e i suoi, la resistenza nel sud dovrebbe finire.
Il generale risollev gli occhi soddisfatto.  tutto, signori. Ci sono domande? ... Nessuna?
Bene. Vi far avere a breve i vostri ordini per iscritto, intanto iniziate a prepararvi per smantellare il
campo tra due giorni.
Sabino sembrava perplesso. Un solo giorno per prepararci, signore?
 quello che ho detto. Abbiamo gi perso fin troppo tempo questanno e dobbiamo recuperare,
e alla svelta. Adesso, a meno di altri dubbi, potete tornare alle vostre legioni e iniziare a darvi da fare.
Vespasiano lasci sfilare fuori i suoi colleghi e poi si avvicin al suo comandante. Signore, ho
interrogato gli ufficiali della mia Terza Coorte e ho portato con me le loro dichiarazioni, disse,
indicando la gerla appoggiata a terra in un angolo della tenda.
Bene, faccio chiamare il mio segretario personale, che potr iniziare a occuparsi dellindagine.
Se siamo veloci, potremo risolvere la questione nel giro di pochi giorni.
No, lo interruppe Narciso. Adesso.
Il generale si volt verso il liberto e Vespasiano si accorse di come Plauzio avesse irrigidito la
mascella per controllare la rabbia. Prego, Narciso, hai qualche suggerimento sulle procedure
disciplinari delle mie legioni?
Intendi dire le legioni dellimperatore, naturalmente.
Naturalmente.
Narciso sorrise. Mi spiace, ma ho necessit che la questione venga risolta in fretta. Sapete che
alle prime luci dovr mettermi in viaggio per Roma.
S... un vero peccato.
Eh s. Ad ogni modo, sar, chiaramente, costretto ad accennare allopportunit persa ieri di
schiacciare definitivamente Carataco.
Oh, chiaramente.
E limperatore e il senato vorranno sapere se i responsabili dellerrore hanno pagato un prezzo
commisurato alla portata del fallimento; temo quindi che non sia possibile attendere i tempi di
unindagine completa. Dobbiamo agire adesso.
Adesso?, ripet sbalordito il generale.
Stanotte, precis Narciso in tono secco. Lindagine deve essere fatta stanotte e la condanna
dei responsabili deve essere comminata prima della mia partenza domattina.
Ma  assurdo!, si infuri Plauzio. Impossibile.
Non che non lo . Vi dico io cos possibile, per contro.  possibile che Roma veda di assai
cattivo occhio la mancata eliminazione di Carataco e del suo esercito, a meno che io non possa
persuaderla del fatto che avete riportato una vittoria decisiva. La fuga di Carataco pu essere presentata
come un dettaglio di secondaria importanza a patto che i responsabili siano identificati e puniti
severamente in tempi rapidi. Nessuno sconto di pena per la Terza Coorte di Vespasiano.
Lindagine non  stata ancora effettuata, puntualizz il generale. I colpevoli potrebbero non
essere individuati.
Faresti meglio ad assicurarti che lo siano. Del resto o loro, o te, mio caro generale. Narciso
tacque qualche istante lasciando che la minaccia facesse presa, poi torn a parlare con il suo tipico tono
tranquillo, educato e imperturbabile. Posso, quindi, suggerire che tu dia i necessari ordini?.
Il generale fiss, accigliato, il segretario imperiale, la mente invasa da immagini di sanguinose
torture e vendetta in rapida successione. Limpudenza di Narciso era intollerabile, ma labisso di status
sociale tra un senatore e un liberto  schiavo di Claudio solo fino a pochi anni prima  spariva
irrimediabilmente di fronte al semplice fatto che Narciso era il consigliere pi intimo e fidato
dellimperatore stesso. Claudio governava di sicuro Roma ma, come Plauzio aveva sentito dire, a sua
volta era governato proprio dal suo stesso liberto. E per giunta, ora che il suo principale avversario era
Messalina, la scaltra e calcolatrice giovane moglie del sovrano, Narciso era diventato un uomo ancor
pi disperato e pericoloso, che era saggio non contraddire.
Dar gli ordini.
Grazie, generale. Narciso torn a concentrarsi sulla pera sbucciata sul vassoio dargento che
teneva in grembo, affettandola il pi finemente possibile con la scintillante lama del coltello.
Mandami a chiamare quando sar tutto pronto. Aspetter qui.
Plauto non avrebbe potuto sopportare di rimanere nella stessa tenda del liberto e, afferrando la
gerla, diede una pacca sulla spalla di Vespasiano e lo condusse allesterno. Nella tenda dei suoi actuarii
e lontano dagli orecchi del segretario imperiale, Plauzio parl. Meglio che torni alla tua legione,
Vespasiano. Voglio la Terza Coorte schierata, subito, senza armi, in tunica e scortata.
Perch, signore? Perch disonorarla in questo modo?
Perch  necessario che conoscano lonta. Devono sapere che ogni uomo della coorte deve
rendere conto delle proprie azioni, indipendentemente dal grado. Servir da monito per altre coorti.
Ma, signore..., tent di replicare Vespasiano, gi esausto e ancor pi confuso, ora, per la
fretta con cui lindagine doveva essere portata a termine. Pensa al morale dei soldati. Questatto
dimostrativo diffonder la vergogna in tutta la legione, e cos rischiamo di mandare a puttane gli animi
che eravamo riusciti a tenere alti per tutta la campagna.
Plauzio si ferm e si volt verso il legato con gli occhi sgranati.
A puttane?! Che espressione terribilmente volgare. Penso che tu abbia trascorso troppo tempo
in compagnia di categorie inferiori, legato... Forse sarebbe opportuno che tornassi a Roma prima di
dimenticare chi sei.
So chi sono, rispose secco Vespasiano. E so anche cos giusto e cos sbagliato. Credo che
lindagine sia un errore, non potrebbe venirne nulla di buono... signore.
Plauzio continu a fissarlo. Credo che tu abbia perso il controllo, legato. Ti ho dato un ordine.
Torna alla tua legione e fai preparare tutto per ludienza. Appena avr finito di esaminare queste
dichiarazioni con i miei assistenti, vi raggiunger e inizieremo immediatamente; se per quel momento
non sar tutto pronto, potrei essere costretto ad allargare il campo dellindagine oltre gli ufficiali della
tua Terza Coorte. Non so se mi sono spiegato.
S, signore.
Allora vai.
...
.
...
CAPITOLO DICIOTTO.
...
.
...
Il tribuno anziano Plinio si riemp bene i polmoni e url lordine. Centurioni... Venite avanti!.
I soldati della coorte di Massimo erano ordinatamente schierati allesterno delle tende del
quartier generale della II Legione, illuminati dalle fiamme tremolanti delle decine di torce tenute dai
legionari della Prima coorte con compiti di sorveglianza. A differenza di tutti gli altri, i soldati di
Massimo non portavano armi n armature ed erano stati autorizzati a presentarsi con indosso solo una
tunica. Dovevano essere sottoposti a giudizio e correvano il serio rischio di essere cacciati dal campo
come punizione per non essere stati in grado di difendere il guado il giorno precedente. Alcuni
sembravano terrorizzati. E avevano tutte le ragioni per esserlo, pens Catone mentre si avvicinava al
tribuno anziano. Per tutta la durata della pena, sarebbero stati in balia degli elementi e senzarmi per
difendersi da eventuali attacchi di bande nemiche, ben contente di avere qualche testa di invasori
romani da mozzare.
Catone si mise in riga con gli altri centurioni alle spalle del tribuno e la scorta li affianc su
entrambi i lati.
Avanzare!, ordin il tribuno e il gruppo si incammin verso lentrata della tenda pi grande.
Quando i lembi furono sollevati, si rivers fuori un chiarore giallastro. Allinterno della tenda i tavoli
degli assistenti erano stati spostati e ridisposti a formare ununica, lunga tavolata in fondo alla tenda,
con uno grande spazio libero sul davanti. Su un lato cera unaltra fila pi piccola di tavoli, ai quali
sedevano gi alcuni actuarii intenti a preparare il materiale di cancelleria necessario alla registrazione
del verbale dellindagine.
Il tribuno Plinio condusse dentro i centurioni e la scorta e diede loro istruzioni di sistemarsi in
riga davanti al grande tavolo vuoto. I soldati di scorta si schierarono alle loro spalle con una mano
appoggiata sullimpugnatura della spada. Gli actuarii erano ormai pronti per iniziare, stilus in pugno. A
quel punto scese il silenzio e nel caldo soffocante tutti attesero che arrivassero gli ufficiali giudicanti.
Catone, che non aveva mai partecipato a un evento del genere, era terrorizzato ma deciso a non darlo
assolutamente a vedere, rigido in posizione con il suo bastone e gli occhi puntati in avanti. Con la coda
dellocchio scorse Felice che continuava a stringere e aprire le dita a pugno. Il collega si volt
leggermente e ne incroci lo sguardo; Catone per un istante abbass gli occhi e poi fece un timido
cenno della testa. Felice ne segu la direzione e fu sorpreso di vedere la propria mano muoversi come se
non appartenesse affatto a lui. Interruppe bruscamente quel movimento nervoso e lo ringrazi con una
strizzatina docchio prima di tornare a fissare avanti. Per Catone era un sollievo scoprire qualcuno
nervoso quanto lui.
Da un accesso laterale entr il prefetto di campo. Si fece da parte e annunci a voce alta:
Ufficiali, attenti! Tutti in piedi!.
Tutti i presenti scattarono subito sullattenti, actuarii inclusi, mentre il legato e il generale
entravano e si avvicinavano rapidamente alle sedie. Qualche istante dopo, fece il suo ingresso anche
Narciso e prese posto accanto a Plauzio. Non appena il segretario imperiale fu seduto, il prefetto di
campo disse: Riposo!.
Prima di dare inizio al dibattimento, attacc immediatamente il generale, voglio che sia
messo agli atti che per esigenze contingenti  necessario modificare il normale iter processuale,
affinch lindagine possa concludersi nel minor tempo possibile. A questo scopo, dispongo che
lesecuzione della pena avvenga immediatamente dopo la chiusura del processo e in tempi
rapidissimi.
Gli ufficiali della Terza Coorte si scambiarono occhiate nervose di fronte a quella palese
restrizione dei loro diritti. Qualsiasi processo allinterno di una fortificazione presidiata sarebbe durato
molto pi a lungo, ma l nel campo di marcia era necessario che la giustizia seguisse una via pi diretta.
Ci non toglieva, comunque, che un tale raggiro delle procedure pi basilari fosse motivo di non poco
stupore per i centurioni.
Prima che qualcuno protestasse, il generale riprese velocemente la parola. Questa indagine 
stata indetta per determinare se loperato degli ufficiali e dei soldati della Terza Coorte, II Legione, sia
stato o meno conforme agli standard richiesti a tutti coloro che agiscono a nome dellimperatore
Claudio, del senato e del popolo di Roma. Secondo i capi di accusa, alle idi di agosto ultimo scorso, il
comandante di coorte, Gaio Norbano Massimo, ha disatteso precisi ordini, causando, con la sua
condotta, la fuga di circa cinquemila soldati nemici. Inoltre, il centurione Massimo accusa il centurione
Lucio Cornelio Macrone di non aver affrontato il nemico con sufficiente determinazione nella difesa
dellisolotto in mezzo al guado. Lo stesso centurione Massimo sostiene che la Terza Coorte non ha
attaccato il nemico con vigore e determinazione adeguati nella successiva difesa della riva del guado.
Ad ogni modo, in seguito a scrupolosa disamina delle prove che mi sono state presentate,  mio parere
che la Terza Coorte e i suoi ufficiali siano parimenti colpevoli relativamente alle accuse specificate.
Prima di emettere la sentenza, qualche ufficiale desidera forse poter rispondere alle accuse?.
Il generale Plauzio sollev gli occhi e attese che qualcuno dei centurioni si facesse avanti.
Macrone serr furiosamente la mascella prendendo lentamente atto del tradimento di Massimo. Sentiva
di non avere in quel momento sufficiente autocontrollo per prendere la parola o semplicemente voltarsi
a guardare, di fianco a Tullio, luomo che aveva mentito spudoratamente ai suoi ufficiali nel tentativo
di sottrarsi alla responsabilit di aver disatteso il proprio dovere. E ancor pi imperdonabile era quel
bieco tentativo di trascinare dentro alla sua colpa tutta la coorte accusandola di codardia.
Posso, signore?.
Tutti si voltarono verso Vespasiano.
Puoi parlare, legato, ma cerca di essere breve e vai dritto al punto.
S, signore, lo far. Desidero che sia messo agli atti che mi oppongo a tutte le accuse
specificate.
Plauzio sgran gli occhi, sorpreso per quella manifesta dimostrazione di dissenso contro la sua
arringa. Deglut il groppo di nervosismo e rispose: E per quale ragione?.
Vespasiano scelse le parole con cautela. Per la ragione che le accuse hanno un ambito troppo
circoscritto. Sebbene sia innegabile che la Terza Coorte abbia agito con insufficiente vigore e rapidit
nellesecuzione degli ordini, resta comunque il fatto che secondo quegli stessi ordini i soldati avrebbero
dovuto difendere il guado dalle truppe nemiche in fuga dallo scontro principale. Uno scontro che
avrebbe dovuto essere combattuto di fronte a uno degli altri due punti di guado. Non era previsto,
quindi, che Massimo e i suoi affrontassero lintero esercito nemico. Vespasiano si ferm e fece un
profondo respiro prima di passare al punto cruciale della sua arringa. La domanda che vorrei, dunque,
fosse messa agli atti : quale motivazione pu essere addotta per linadempienza dellesercito del
generale Plauzio, che ha mancato di attaccare il nemico nei pressi di uno dei due principali punti di
attraversamento, come pianificato dal generale stesso?.
Questa volta la sorpresa e lo stupore furono tali da far calare un lungo silenzio mentre i presenti
guardavano alternativamente il generale e il legato, in attesa di una risposta al chiaro e aperto attacco di
Vespasiano. Catone sent laria nella tenda addensarsi di elettricit come prima di un violento
temporale. Plauzio fiss il legato per un momento, poi si gir verso Narciso. Il segretario imperiale
scosse in modo appena percettibile la testa. Plauzio si volt di nuovo verso gli altri soldati schierati
lungo tutto il perimetro della tenda.
La domanda esula dallambito di questa indagine, per cui  irrilevante. Poi guard gli
assistenti. Che sia esclusa dagli atti.
Questo non  accettabile, signore.
 accettabile, legato. Su mio ordine.
Signore, non potete condannare dei soldati per non essere stati in grado di resistere di fronte a
forze nemiche nettamente pi numerose.
Plauzio sorrise. C un precedente di eroico sacrificio in ogni esercito.
Vero, ammise Vespasiano, ma qualora lintera colpa di questa situazione fosse scaricata
sulla Terza Coorte per una mancanza altrui, si tratterebbe senza dubbio delluso di due pesi e due
misure. Verrebbero condannati questi ufficiali e soldati per non aver eseguito gli ordini, ma nello stesso
tempo non verrebbero condannati quegli uomini sotto il vostro diretto comando che hanno mancato di
attaccare abbastanza rapidamente da poter serrare la trappola che voi stesso avevate originariamente
concepito. Ed  stato per uninadempienza di questi ultimi che il nemico  riuscito a sfuggire alla
trappola, riversandosi sulla Terza Coorte in tutta la sua schiacciante superiorit numerica.
Il legato aveva oltrepassato ogni misura, pens Catone, guardandosi attorno. Lespressione di
stupore cristallizzata sulle facce degli ufficiali era leloquente dimostrazione di quanto Vespasiano
avesse violato i normali protocolli per indagini di quel tipo. Il generale fissava il suo subordinato,
talmente consumato dalla rabbia e dalla sorpresa da non sapere pi come continuare. Poi si schiar la
voce e si volt verso gli assistenti. Aggiungete una nota ai verbali. Il legato ha fatto obiezione in
merito alle modalit di conduzione dellinchiesta. A data da destinarsi sar aperta unulteriore indagine
per chiarire le sue denunce di irregolarit. Adesso dobbiamo attenerci alla materia della presente
inchiesta. Capo daccusa per capo daccusa. Centurione Massimo.
S, signore?
Neghi di aver disobbedito agli ordini?
S, signore.
S?
Abbiamo marciato verso il guado quanto pi velocemente potessimo, signore. Raggiunto il
fortino, ho reputato fosse pericoloso procedere mentre una colonna nemica ci minacciava ai fianchi.
Abbiamo inseguito e distrutto i razziatori e poi abbiamo continuato verso il guado, signore. In
conformit con gli ordini ricevuti.
La tua decisione di distruggere immediatamente i razziatori  stata determinata da esclusive
considerazioni di natura tattica?
Certo, signore, rispose Massimo senza la minima esitazione.
E qualcuno dei tuoi ufficiali ha tentato di dissuaderti?
Ricordo che qualcuno ha manifestato disaccordo, signore. Avevamo per troppo poco tempo
per spiegare la situazione. Tra laltro, quando un centurione anziano d un ordine, quello dovrebbe
chiudere ogni discussione.
Assolutamente daccordo, annu Plauzio, voltandosi verso Macrone. In merito alla seconda
accusa, centurione Macrone, perch il guado non  stato adeguatamente difeso prima dellarrivo dei
nemici?.
Macrone stacc gli occhi da Massimo, distese lespressione furiosa e si schiar rumorosamente
la voce. Perch non cera un numero sufficiente di uomini come invece ci sarebbe dovuto essere,
signore, oltre al fatto che avevamo trovato solo una manciata di attrezzi da trinceramento ancora
utilizzabili nel deposito del fortino. I razziatori avevano bruciato il resto. Quando ho raggiunto il guado,
quindi, non avevamo abbastanza utensili, tanto meno il tempo per approntare un fossato e un
terrapieno. E la miglior difesa che potevamo erigere era uno sbarramento sullisolotto piantando dei
pali appuntiti nel letto del fiume. Avevamo solo qualche ascia e la maggior parte dei soldati  stata
costretta a tagliare i rami con la spada.
Giusto. Accetto la motivazione che non cera modo di preparare niente di meglio, ma perch
vi siete ritirati prima che il resto della coorte potesse raggiungere il guado? Avevate avuto molte
perdite?
No, signore.
Vi avevano attaccato ai fianchi?
No, signore.
Allora perch interrompere lo scontro e ritirarsi? Suppongo che avrai avuto buone ragioni per
farlo.
Macrone era sorpreso. Be, certo, signore.
Vai avanti.
Al secondo attacco i nemici avevano rimosso una sezione delle nostre difese e si stavano
preparando ad assaltarci di nuovo. Usavano fanteria pesante in formazione di testuggine, signore. Non
appena ho visto questo, ho capito che dovevamo ritirarci, unirci al centurione Massimo e cercare di
difendere largine dalla nostra parte del fiume.
Una testuggine?. Plauzio abbozz un sorriso. Stai dicendo che hanno formato una
testuggine?
S, signore, e gli stava venendo anche parecchio bene.
Oh, non ho dubbi, centurione, che gli stesse venendo bene se sono riusciti a farvi scappare.
Non sono scappato, signore, ringhi Macrone. Mai fatto n mai lo far.
E allora cosa hai fatto?
Penso che nei manuali tattici la trover descritta come ritirata combattuta, signore.
Vedremo.... Il generale torn a leggere le sue annotazioni. Passiamo allultima carica.
Centurione Massimo, diresti che i tuoi uomini hanno proseguito la difesa del guado come avrebbero
dovuto?
Francamente, signore, no, non lo penso. I soldati erano stanchi, signore. Avevamo coperto
lultimo miglio correndo e poi ci siamo buttati subito nel combattimento, non cera tempo per riposarci.
I soldati erano sfiniti e poi, be, quando hanno visto lorda infinita di nemici sulla riva opposta che
stava per attraversare per attaccarci....
Cosa?.
Massimo abbass lo sguardo sugli stivali. Penso si fossero spaventati, signore. Hanno perso
tutto lo spirito combattivo. Per cui ci siamo ritirati per attendere rinforzi. Non avevo scelta. Non aveva
senso rischiare la coorte se non era pronta a combattere. Massimo risollev lo sguardo con aria di
sfida. In altre circostanze....
Centurione!, sbrait Plauzio. Non esistono altre circostanze, esistono solo quelle del
momento. Tu e i tuoi uomini siete venuti meno ai requisiti di legione.
Il generale si concesse un momento di riflessione prima di emanare il verdetto. Puntava su
qualcosa di pi forte di un semplice effetto teatrale. Voleva lasciare ai soldati il tempo di prevedere il
destino che li aspettava con un crescente senso di terrore.
La Terza Coorte sar privata del diritto di alloggio per sei mesi; le insegne verranno spogliate
di ogni decorazione; la paga sar sospesa e le razioni limitate a rancio di orzo e acqua. Sentenza con
attuazione immediata.
Nonostante la terribile prospettiva di sei mesi di ininterrotto disagio, era lonta che
maggiormente preoccupava Catone. Ogni unit dellesercito avrebbe saputo che lui e gli altri ufficiali e
i soldati della coorte non erano stati in grado di svolgere il proprio lavoro. Le insegne disadorne
sarebbero state un marchio dinfamia ovunque fossero andati. Sapeva che lo spettro della sentenza di
quella sera avrebbe continuato a incombere su di lui ben pi a lungo di quei sei mesi; il ricordo della
vergogna sopravviveva sempre oltre la durata della pena.
Il generale chiuse la tavoletta delle sue annotazioni con un tonfo e stava per alzarsi quando il
segretario imperiale lo ferm appoggiandogli una mano sulla spalla.
Un momento, se permetti, generale.
Cosa c?.
Narciso gli si fece pi vicino e gli parl in un tono di voce basso cosicch solo Plauzio potesse
sentirlo. Il silenzio allinterno della tenda era innaturale; tutti rimasero immobili tentando di cogliere
qualche parola dello scambio tra i due. Plauzio ascolt per qualche istante, poi scosse la testa con
unespressione di orrore sul viso. Narciso parlava con intensit, continuando a puntare un dito verso il
generale per enfatizzare i suoi punti. Alla fine, il generale sembr cedere e annu con aria solenne. Si
volt verso Vespasiano e bisbigli qualcosa. Il legato, con le labbra serrate, tenne lo sguardo fisso in
avanti, sui suoi ufficiali della Terza Coorte.
Il generale si ritrasse e incroci le dita delle mani prima di parlare a tutti gli altri presenti nella
tenda. In considerazione della gravit dellabbandono ingiustificato del campo di battaglia da parte
della Terza Coorte, e per dare un esempio al resto delle truppe in servizio in questa provincia e altrove,
 stato deciso di modificare il verdetto, aggiungendo la pena della decimazione. Il sorteggio avverr per
centurie, immediatamente. Le esecuzioni avranno luogo allalba di dopodomani, di fronte a un raduno
di unit in rappresentanza di ognuna delle legioni. Tribuno! Scorta fuori gli ufficiali perch tornino dai
loro uomini.
Catone osserv le facce degli ufficiali che gli sfilavano davanti uscendo dalla tenda del quartier
generale. Massimo marciava con gli occhi bassi, per non incrociare lo sguardo di nessuno; Tullio era
pallido come un morto; Macrone, ancora furioso, comunic a Catone il suo profondo risentimento
scuotendo leggermente la testa e passandogli rigido davanti. Felice e Antonio erano ammutoliti. Catone
si volt e si un alla coda della fila mentre le guardie li scortavano fuori. Si sentiva paralizzato, la dura
realt del mondo circostante gli appariva distante e nebulosa.
Decimazione. Fino a quel momento gli era solo capitato di leggerne: la pi terrificante delle
punizioni campali che potesse essere inflitta ai legionari. Suddividendo la coorte in gruppi di dieci
uomini, per ognuno di questi veniva sorteggiato un solo soldato e ucciso a bastonate dagli stessi
commilitoni. Il terrore di poter essere il prescelto gli dava la nausea.
I centurioni furono riaccompagnati alle proprie centurie e poi costretti ad attendere in silenzio,
al chiarore dei fasci di giunchi infuocati, che sei assistenti uscissero dalla tenda dei principia. Ognuno
di essi recava un orcio di ceramica samia. I funzionari si sparpagliarono, ciascuno dirigendosi verso
una delle centurie della Terza Coorte. Quando furono in posizione, il tribuno Plinio fece un passo
avanti.
Ogni uomo di ogni centuria dovr pescare una marca dallorcio. Chi estrarr una marca di
colore bianco torner tra i ranghi; chi ne pescher una nera verr scortato da una parte.
Quando i soldati della Terza Coorte compresero la natura della punizione, si lev un mormorio
di terrore.
Silenzio!, url il tribuno anziano. Dovete stare zitti quando un ufficiale anziano sta
parlando!.
Plinio fiss torvo i soldati schierati davanti a lui. Iniziate!.
I legionari si avvicinarono per plotoni ai funzionari per effettuare lestrazione. Questultimi
erano affiancati da due soldati della Prima coorte: uno per tenere una torcia sullorcio perch ogni
marca estratta fosse ben visibile, e laltro per scortare gli sfortunati a distanza. Catone si volt verso i
suoi. Prima sezione! Avanzare!.
Gli otto soldati si avvicinarono verso il funzionario, che sollev lorcio al di sopra della linea
degli occhi cos che fosse impossibile sbirciare allinterno. Il primo soldato infil la mano e agit le
marche con le dita.
Pesca velocemente!, gli sbrait contro il legionario che teneva la torcia.
Il soldato ritir la mano e mostr la marca al funzionario: un dischetto di legno della misura di
un denaro.
Bianco!, disse il funzionario a voce alta e il soldato si volt per tornare velocemente dalla sua
centuria, le mani tremanti di sollievo.
Bianco!, url il funzionario per il soldato successivo.
Nero!.
Il terzo uomo si fiss il palmo della mano, impietrito, come se da un momento allaltro il
dischetto potesse diventare bianco sotto i suoi occhi.
Andiamo!. Il legionario di scorta lo afferr per un braccio e lo spinse verso lo squadrone di
guardie in attesa alle spalle del tribuno. Da quella parte! Andiamo!.
Il soldato incespic mentre veniva trascinato via dai compagni. Lanci unocchiata al di sopra
della spalla e incontr gli occhi di Catone. Gli rivolse un inequivocabile sguardo implorante, ma
Catone aveva le mani legate e scosse la testa impotente, distogliendo subito lo sguardo.
Il rito prosegu e via via sempre pi uomini furono sorteggiati e separati dal resto della coorte.
Catone vide Massimo avvicinarsi per il suo turno, estrarre una marca bianca e girarsi immediatamente,
stringendola quasi fosse una specie di portafortuna. Chiss per quale motivo gli venne di pensare che
poteva essere un presagio anche per lui e si volt verso loptio.
Dai, Figulo andiamo a pescare con la prossima sezione.
Due degli otto soldati che li precedevano estrassero consecutivamente una marca nera a testa e
Catone calcol che a quel punto nellorcio poteva esserne rimasta solo unaltra, una nera e ventisei
bianche. Ottimo. A quel pensiero, lumore risal ma poi, rendendosi conto che le sue probabilit di
salvarsi erano aumentate a discapito degli altri soldati che aveva lasciato passare prima di lui, si sent
soffocare dalla vergogna.
Giunse il turno di Figulo. Il gigantesco gallo esit qualche istante di fronte allorcio.
Avanti, ragazzo, gli sussurr il legionario con la torcia. Non fargli vedere che hai paura.
Non ho paura, gli ringhi Figulo, piccato. Non ho paura, bastardo!.
Loptio avanz, infil la mano nellorcio, agguant la prima marca che gli fin in mano ed
estrasse.
Bianco!, url il funzionario, voltandosi subito verso Catone.
Il cuore gli batteva allimpazzata e il sangue gli pulsava nelle orecchie. Ciononostante tremava,
laria notturna gli dava una sensazione di gelo sulla pelle, pur sapendo bene che invece era calda. Il
funzionario gli fece cenno con lorcio.
Signore?
S, certo. Ebbe la sensazione che a bisbigliare quelle due parole fosse stata la voce di un altro
uomo, e nonostante Catone desiderasse pi di ogni altra cosa allontanarsi da quellorcio, ci si ritrov
inchiodato davanti. La sua mano si sollev oltre il bordo e inizi a scendervi allinterno. Not una
sottilissima crepa che dipartiva, scura, da una piccola scheggiatura sulla bocca del vaso e si chiese cosa
lavesse potuta causare. Poi le punte delle sue dita sfiorarono il mucchietto di marche rimaste sul fondo
del contenitore. Sulle prime la mano si ritrasse. Poi Catone strinse i denti, chiuse la mano attorno a uno
dei piccoli dischi di legno e la estrasse dallorcio.
Schiudendo lentamente il pugno, il giovane fiss la faccia del funzionario. Luomo sgran gli
occhi, attraversati da unombra di compassione mentre apriva la bocca per parlare.
Nero!.
...
.
...
CAPITOLO DICIANNOVE.
...
.
...
Il segretario imperiale lasci lesercito appena dopo lalba, accompagnato dalle sue due guardie
del corpo e da quattro squadroni completi di cavalleria ausiliaria. Dopo il precedente attentato alla sua
vita, non aveva alcuna intenzione di correre altri rischi. Aveva recapitato lintimidazione motivazionale
dellimperatore a chi di dovere e una volta giunto a Roma sarebbe stato felice ambasciatore di buone
nuove. Lorda di Carataco era stata schiacciata e non rimaneva altro che fare pulizia dei sopravvissuti.
Il comandante dellesercito dei barbari aveva ormai esaurito la buona volont delle trib della regione
paludosa e in quella zona difficilmente avrebbe raccolto simpatizzanti per altre battaglie. Per la sua
causa era stata sacrificata unintera generazione di guerrieri, e in tutto il paese tante famiglie
piangevano amaramente i figli morti e sepolti in campi lontani da casa. Era solo questione di tempo, si
consolava Narciso, e poi Carataco sarebbe stato ucciso o catturato. Ad eccezione di qualche manciata
di Druidi piantagrane che diffondevano bizzarre dottrine e pratiche religiose rintanati in segreti
santuari, lisola era ormai bella che conquistata. E questo avrebbe dovuto tenere calmi i detrattori
dellimperatore per un po di tempo.
La colonna di cavalli attravers il guado, rompendo la superficie piatta del fiume. Una tenue
nebbiolina lattescente risaliva largine su entrambi i lati del fiume e strisciava sulla riva. I cavalieri
uscirono dallacqua e imboccarono il sentiero che conduceva a Calleva: la capitale atrebate sarebbe
stata un luogo sicuro in cui passare la notte ora che la trib era stata incorporata nel regno dei Regni,
governato dal servile sovrano Cogidubno.
Narciso sogghign: Cogidubno non avrebbe mai creato problemi. Quelluomo si era venduto
lanima e scimmiottava le maniere dei suoi padroni romani con ineguagliato entusiasmo. E tutto per
una semplice promessa di farsi costruire un palazzo non appena le casse dellimpero lavessero
permesso.
Costeggiando un lato del campo della II Legione, poco distante Narciso vide centinaia di soldati
occupati a erigere un reclusorio militare. Doveva essere la Terza Coorte, suppose a voce alta con un
vago sorriso di soddisfazione. La condanna durissima inflitta a quegli uomini sarebbe servita da ottimo
esempio per i commilitoni delle quattro legioni raggruppate nei pressi del guado. Anzi, meglio: avrebbe
appagato i generali scaldaseggi del senato, ben felici di sapere che le legioni non tradivano le
rigidissime tradizioni che avevano permesso loro di conquistare un impero la cui ampiezza lambiva i
confini del mondo conosciuto.
Discosto dallattivit sedeva un gruppetto di uomini con le mani legate dietro la schiena,
sorvegliato a vista. Al passaggio dei cavalieri, i prigionieri sollevarono lo sguardo. Narciso cap che si
trattava dei soldati condannati a essere bastonati a morte lindomani mattina dai loro stessi compagni di
coorte. Molti avevano laria assente; alcuni erano imbronciati. Poi Narciso trasal quando si accorse di
guardare un viso che lui aveva conosciuto bene nei corridoi e nelle sale del palazzo imperiale. Tir a s
le redini e fece deviare il cavallo fuori dal sentiero, facendo segno alla scorta di seguirlo. Le guardie del
corpo lo affiancarono silenziose, leggermente arretrate.
Catone.... Narciso inizi a sorridere, ma il giovane centurione lo ricambi con uno sguardo
truce, gli occhi iniettati di furia spietata. Sei uno dei condannati?.
Catone rimase immobile per qualche istante, poi annu, con un unico cenno. Seppur avvezzo a
disporre del destino di uomini che raramente per lui erano poco pi che un nome o un numero su una
tavoletta, Narciso si sent in forte imbarazzo di fronte a quel giovane uomo che aveva visto crescere. Il
figlio di un uomo che il liberto tanto tempo prima aveva chiamato amico. Catone sarebbe morto per
tenere viva la tradizione della disciplina intransigente delle legioni. A quel pensiero, Narciso quasi si
consol: il ragazzo sarebbe morto da martire. Assai increscioso, ma necessario.
Narciso sent di dover dire qualcosa, una parola di commiato, a conforto del giovane uomo che
forse cos avrebbe compreso. Ma tutto quello che gli veniva in mente erano banali luoghi comuni che
avrebbero solo umiliato entrambi.
Mi dispiace, Catone. Doveva essere fatto.
Perch?. Catone rispose a denti stretti. Abbiamo fatto il nostro dovere. Devi dirlo al
generale. Digli di cambiare idea.
No,  impossibile. Mi dispiace ma ho le mani legate, rispose Narciso, scuotendo la testa.
Catone lo fiss per qualche istante, poi, sollevando le mani per mostrare la corda che gli legava
i polsi, scoppi in una risata amara. Narciso avvamp ma non riusc a trovare altro da dire. Nulla,
comunque, che potesse essere di conforto al giovane o giustificare la necessit della sua morte. In gioco
cerano destini ben pi grandi del suo, e per quanto il liberto in passato potesse essere stato affezionato
al ragazzo, nulla poteva frapporsi tra lui e il suo dovere di salvaguardare gli interessi dellimperatore.
Quindi Catone doveva morire. Narciso fece schioccare la lingua e stratton le redini. Il cavallo sbuff e
si volt di nuovo verso il sentiero.
Catone lo guard allontanarsi, le labbra contorte in unespressione di disgusto. Detestava se
stesso per aver implorato una sospensione della pena di fronte agli altri, ma cerc di convincersi che era
per il loro bene che aveva tentato. Narciso rappresentava lultima possibilit per poter esercitare una
qualche pressione sul generale e ormai se ne era andato, eclissato nella colonna di cavalieri che
trottavano verso Calleva, seguiti da un gran polverone.
Quando la colonna fu completamente sparita dalla vista, Catone croll seduto e fiss lerba tra i
piedi. A quella stessa ora, lindomani, lui e altri quaranta soldati condannati a morte sarebbero stati
condotti allinterno di un ampio cerchio di commilitoni e amici della Terza Coorte armati di pesanti
bastoni con i quali, al segnale prestabilito, li avrebbero massacrati e uccisi tutti, uno dopo laltro.
Dotato di una disgraziata fervida immaginazione, Catone riusciva gi a visualizzare la scena davanti ai
propri occhi, fin nei minimi dettagli. La scia vibrante dei bastoni che venivano abbassati, il tonfo secco,
lo scricchiolio del legno su carne e ossa e i rantoli strozzati e le grida degli uomini legati, raggomitolati
sul terreno intriso di sangue. Alcuni se la sarebbero fatta addosso tra lo scherno dei bastonatori e
quando fosse arrivato il suo momento, Catone si sarebbe dovuto inginocchiare nelle pozze del loro
sangue e dei loro escrementi aspettando larrivo della morte.
Era umiliante e sperava di riuscire ad avere la forza necessaria per morire senza un lamento,
restituendo in silenzio ai suoi assassini lo stesso sguardo di disprezzo. Sapeva, per, che non sarebbe
andata cos. Lavrebbero trascinato, tremante e lordo sul campo della lapidazione; avrebbe forse evitato
di implorare piet, ma di sicuro avrebbe urlato al primo colpo per continuare fino alla fine. Pregava che
una bastonata male assestata lo colpisse subito alla testa facendogli perdere i sensi, cos da non
accorgersi quando il suo corpo martoriato avrebbe lasciato andare il suo spirito.
Sei solo un illuso, si disse amaramente. I bastonatori avrebbero ricevuto precise indicazioni di
spezzare prima gambe e braccia e poi di colpire al busto, e solo alla fine alla testa per mettere fine al
suo tormento. La bile gli ribolliva nello stomaco e inizi a risalirgli in gola dandogli la nausea; fu
contento, quindi, di non aver mangiato nulla dalla mattina precedente. Il ricordo delle salsicce fritte
dallo schiavo di Massimo gli diede il voltastomaco: sollev le mani legate per coprirsi la bocca finch
il conato non fu passato.
In quel momento si sent appoggiare delicatamente una mano sulla spalla. Stai bene,
ragazzo?.
Catone deglut velocemente il fluido acido che gli era risalito in gola e si volt. Macrone era in
piedi sopra di lui, un sorriso incerto sulla faccia segnata. Con una rapida occhiata, Catone cap che gli
altri condannati erano fin troppo afflitti per prestargli la bench minima attenzione. Scosse velocemente
la testa.
Non mi sorprende. Macrone gli strinse la spalla, accasciandosi accanto a lui. Che storia di
merda. Ce lhanno messa bene bene in quel posto. A te e agli altri, soprattutto... Senti, Catone, io non
so cosa dire su questa cosa.  assurdo, vorrei solo poter fare qualcosa per cambiarla, veramente, ma....
Ma non c nulla che puoi fare, lo so. Catone si sforz di sorridere. Siamo in gioco,
giochiamo. Non , forse, cos che dicono le vecchie volpi?.
Macrone annu. Esatto, ma solo quando la situazione  fuori controllo. Questa invece avrebbe
potuto essere evitata; avrebbe dovuto, anzi. Quel bastardo del generale ha fatto il casino e adesso vuole
che qualcun altro paghi per lui.
Gi, ebbe solo la forza di rispondere Catone.  proprio un bastardo... hai gi visto una
decimazione, tu?
Due volte e tutte e due le volte meritata, ricord Macrone. Erano scappati lasciandoci nella
merda. Niente a che fare con noi.
Suppongo che le decimazioni non siano mai state cancellate. Catone alz gli occhi per
guardare lespressione che faceva lamico. Voglio dire, hai mai sentito di una che sia stata revocata?.
Sulle prime Macrone fu quasi tentato di mentire: un minimo straccio di conforto avrebbe forse
potuto rendere a Catone pi sopportabile il tempo che mancava allesecuzione. Il centurione, per,
sapeva di non saperle raccontare, non era assolutamente portato per quel tipo di inganno. Tra laltro,
per quanto difficile, doveva dirgli la verit; era proprio quello che rendeva preziosa la loro amicizia.
No, mai.
Capisco. Catone riabbass lo sguardo. Avresti potuto mentire.
Macrone rise, dando una pacca sulla schiena allamico. Non a te, Catone, non a te. Chiedimi
qualsiasi cosa, ma non questo.
Va bene. Tirami fuori di qui.
Non posso. Macrone si volt verso il fiume. Mi dispiace. Vuoi che ti trovi qualcosa di
decente da mettere sotto i denti? Del vino?
Non ho fame.
Mangia qualcosa. Ti rimetter a posto lo stomaco.
Ho detto che non ho fame, cazzo!, ribatt Catone in tono brusco e pentendosene
immediatamente dopo, sapendo che lamico voleva solo offrirgli un po di conforto prima dellalba.
Macrone non aveva nessuna colpa e in un istante di lucida intuizione Catone si rese conto che, per lui,
doveva essere stato un incredibile atto di coraggio andare a parlare allamico condannato. Non avrebbe
mai potuto essere un discorso facile. Catone lo guard. Un fiasco di vino, per, non sarebbe una
cattiva idea.
Ecco! Questo  lo spirito giusto!. Macrone gli moll unaltra pacca sulla schiena e si alz in
piedi. Vedo quello che riesco a trovare.
Quando lamico si incammin, Catone lo chiam e lui si volt, guardandolo al di sopra della
spalla. Catone lo fiss un brevissimo istante, tormentato da indicibile paura e disse: Grazie.
Macrone annu serio e si volt di nuovo per andarsene. Lamico lo osserv qualche istante, poi
not il cambio delle sentinelle allentrata del campo della II Legione. La vita dellesercito continuava
indisturbata; una routine che Catone conosceva bene e alla quale era rimasto legato per circa due anni,
diventando un uomo. Adesso, quello stesso esercito lo stava scacciando e lindomani mattina lavrebbe
ucciso. Le guardie si sostituirono e la tavoletta con le indicazioni per il cambio del turno fu passata al
centurione che prendeva servizio. Catone invidi quella infinita routine che li avrebbe tenuti occupati
per tutto il giorno mentre lui, prigioniero dei suoi stessi pensieri, sarebbe dovuto rimanere l seduto a
terra in attesa della fine.
Allavvicinarsi di una figura a cavallo dallinterno del campo, le nuove sentinelle scattarono
sullattenti. Quando luomo spunt alla luce giallognola del sole nascente, Catone vide che si trattava
del legato. Si avvi lungo un lato del perimetro del campo in direzione dei soldati della Terza che
lavoravano allo scavo delle difese. Passando loro accanto, Vespasiano li guard. Poi, arrivato in
prossimit dei corpi rannicchiati dei condannati, torn a fissare dritto davanti a s e spron il cavallo al
trotto. Alcuni condannati si sollevarono sui gomiti per osservarlo: non dovevano pi attenersi ad alcuna
disciplina militare adesso che la legione li aveva disconosciuti. Il giorno prima sarebbero scattati in
piedi sullattenti per salutarlo mentre passava; quella mattina, invece, erano dei criminali, ormai pi
morti che vivi, e qualsiasi dimostrazione di rispetto sarebbe stata semplicemente un insulto per il
legato.
Ecco quanta differenza poteva fare un giorno, riflett Catone sarcastico. Quantomeno per i
condannati. Vespasiano era libero di continuare a vivere la propria esistenza privilegiata fino alla fine e
gli sarebbe bastato appena qualche giorno per dimenticare che Catone e i suoi compagni fossero
addirittura esistiti. Per qualche istante il giovane si abbandon a quellondata di bruciante disprezzo nei
confronti di Vespasiano, un uomo che lui aveva servito con lealt e che aveva imparato ad ammirare. E
quello era il modo in cui veniva ripagato. Ci dimostrava, quindi, che Vespasiano non era poi cos
diverso dal resto della classe degli aristocratici al comando nelle legioni, interessati solo a curarsi gli
affari propri. Dopo un iniziale atto di resistenza a Plauzio, Vespasiano aveva ceduto al primo, minimo
segno di pericolo per se stesso, accettando passivamente la decimazione dei suoi soldati.
Nauseato dalla vista di quelluomo, Catone sput a terra e continu a fissare torvo le spalle del
legato, che scendeva verso il guado diretto al campo del generale sullaltra sponda del Tamesis.
Legato, cosa posso fare per te?. Aulo Plauzio sollev gli occhi dal tavolo e lo accolse con un
sorriso smagliante. Senza pi Narciso a fargli da ombra, il generale si sentiva rinato, come alleggerito
di un peso enorme sulle spalle. Era libero di continuare la campagna e nel giro di qualche mese quelle
terre, e le trib ribelli che la abitavano, sarebbero state sotto il suo controllo. A quel punto le legioni
avrebbero potuto consolidare il controllo del territorio strappato a Carataco e alla sua sempre pi magra
combriccola di alleati, oltre a riposarsi e riequipaggiarsi durante linverno per poi essere pronte per un
ampliamento della provincia molto pi gestibile nella successiva stagione militare. Il futuro sembrava
finalmente roseo per la prima volta dopo settimane e la giornata sarebbe stata soleggiata e accarezzata
da una leggera brezza fresca. Cosaltro avrebbe potuto chiedere un uomo? Con queste premesse, il
generale sembrava alquanto bendisposto nei confronti del mondo e continu a sorridere mentre
Vespasiano salutava e si sedeva sulla sedia che gli veniva indicata sullaltro lato della scrivania.
Possiamo parlare in privato, signore?.
Dalle labbra di Plauzio il sorriso svan fulmineo. Qualcosa di importante?
Penso di s.
Bene. Plauzio fece schioccare le dita e gli assistenti seduti ad altri piccoli tavoli su un lato
della tenda si voltarono a guardarlo. Il generale fece loro un cenno con la testa verso luscita.
Lasciateci. Vi mando a chiamare appena avr finito con il legato.
Una volta soli, Plauzio si lasci andare contro lo schienale della sedia, appoggiando il mento
sulle nocche di una mano. Allora? Cosa vuoi?.
La notte precedente Vespasiano non era riuscito a chiudere occhio e temeva che la sua mente
potesse essere troppo spenta per ci che stava per accadere. Si gratt il mento raccogliendo le idee.
Signore, non possiamo giustiziare quegli uomini.
Perch no?
Non  giusto. Lo sapete voi come lo so io. Non sono i soli che non hanno fatto quello che
dovevano durante la battaglia.
Esattamente, cosa vorresti insinuare?
Le cose non sono andate come avevate pianificato. Carataco  sfuggito a voi e a me. Siamo
stati pi che fortunati ad arrivare prima che riuscisse a far attraversare tutto lesercito. Qualcuno
potrebbe anche dire che dovremmo ringraziare i miei uomini per essere riusciti a bloccarli per il tempo
di cui avevamo bisogno.
Ah davvero?, rispose gelido Plauzio. E qualcun altro potrebbe invece dire che sono stato fin
troppo clemente con loro dopo non essere riusciti a resistere. Altri potrebbero addirittura dire che,
avendone il coraggio, anche una manciata di soldati sarebbe stata in grado di difendere un fronte tanto
stretto come quello che avevano loro.
I miei soldati non sono dei codardi, rispose tranquillamente Vespasiano.
Questo non  quello che ha detto Massimo.
Vespasiano attese prima di rispondere. Doveva essere molto accorto, adesso. Massimo era un
centurione anziano, un uomo con molti anni di servizio alle spalle, gran parte dei quali passati nella
Guardia Pretoriana. Quelli come lui potevano contare su amici e patroni potenti a Roma, che
lavrebbero fatta pagare a chiunque per difenderli. Ma qualunque rischio avesse potuto correre la sua
futura carriera, Vespasiano si sentiva in obbligo di agire secondo i propri principi.
Massimo potrebbe aver gonfiato la loro mancanza di coraggio.
E per quale ragione avrebbe dovuto farlo?
Per la stessa ragione per la quale anche a noi preme sostenere la sua versione dei fatti.
E la ragione sarebbe?
La sopravvivenza. Vespasiano si predispose mentalmente a incassare una dura replica ma il
generale rimase fermo e zitto in attesa che lui continuasse.  responsabilit di Massimo se la sua
coorte non  arrivata al guado in tempo per difenderlo come avrebbe dovuto. Lo sappiamo tutti e due,
signore.
S, ed  per questo che ha condiviso la loro stessa punizione: poteva essere sorteggiato per la
decimazione come qualsiasi altro dei suoi uomini.
Vero, riconobbe Vespasiano. Ma perch loro devono condividere la colpa per il suo errore?
Se qualcuno deve essere punito, che sia lui e solo lui. Non possiamo permettere che i suoi soldati
subiscano il castigo per le sue mancanze. Quale esempio potrebbe dare tutto questo?
Dovrebbe ricordare al resto di loro che nelle legioni sotto il mio comando gli errori non
saranno tollerati. Plauzio scandiva le parole con controllato fervore. Ogni qualvolta ce ne sar uno, io
agir con rapidit e spietatezza. Sai come recita il detto: Mi abbiano pure in odio, purch mi temano.
Per certi versi il fatto che anche uomini innocenti andranno a morte rende la lezione di disciplina ancor
pi efficace, non sei daccordo?.
Vespasiano resse lo sguardo fisso di Plauzio, sentendosi gonfiare dentro il disprezzo. Le
posizioni del generale lo disgustavano. Cosa gli era successo? Solo un anno prima, lappello di
Vespasiano alle ragioni morali avrebbe sicuramente avuto effetto. Plauzio era sempre stato duro ma
quantomeno giusto con i suoi ufficiali e soldati. Adesso invece...
Non  condivisibile e voi lo sapete, rispose con decisione Vespasiano. Quegli uomini non
sono altro che capri espiatori.
Ma non solo.
E voi siete disposto a usarli in quel modo? Farli morire per salvare la vostra reputazione?.
Dun tratto a Vespasiano venne in mente unaltra linea di ragionamento. Uno dei condannati  il
centurione Catone, ne siete a conoscenza?
Lo so, rispose il generale, annuendo. Lo so bene, certo, ma non fa nessuna differenza.
Nessuna differenza?. Vespasiano non riusc a celare stupore e rabbia. Conoscete bene il
valore di quelluomo, non possiamo permetterci di buttar via soldati del suo livello.
E allora cosa vorresti che facessi?, ribatt Plauzio. Risparmiarlo, forse? Cosa accadrebbe se
graziassi lui mentre i suoi uomini sono giustiziati? Immagina solo cosa penserebbero gli altri. Una
misura per i soldati, unaltra per i centurioni. Abbiamo gi avuto un ammutinamento in questo esercito,
quanti ufficiali hanno perso la vita in quelloccasione? Pensi veramente che sopravvivremmo a un
secondo? Se i soldati muoiono, allora anche Catone deve morire con loro.
E allora risparmiateli tutti!.
E fare la figura del debole?, fece Plauzio, scuotendo la testa. Non penso proprio,
Vespasiano. Scordatelo. Se un giorno condanno dei soldati e il giorno successivo li perdono, sarebbe il
primo passo verso la perdita totale di autorit sulle truppe. E non solo su di loro, ma anche sul popolo.
 la paura che li rende tutti controllabili, e quale miglior modo per mantenerli concentrati sulla cieca
obbedienza, se non la paura del castigo anche se innocenti?  cos che funziona, Vespasiano.  cos che
ha sempre funzionato. Per questo la nostra classe governa Roma... ma dimenticavo che tu..., prosegu
Plauzio sorridendo, che tu sei uno dei nuovi, tu e tuo fratello. Con il tempo, quando avrai fatto
labitudine a portare la striscia larga, capirai cosa intendo dire.
Lo capisco benissimo anche adesso, rispose Vespasiano, e sono disgustato.
Fa parte del grado. Fattene una ragione.
Grado?. Vespasiano scoppi in una risata aspra. Oh, se si tratta di grado, allora....
Lo invase una spossatezza che non aveva nulla a che vedere con i muscoli stanchi, una
spossatezza che snervava lo spirito stesso. Vespasiano era cresciuto con un padre per il quale Roma e
tutto ci che essa rappresentava era il migliore dei mondi. Ed era stato proprio grazie agli insegnamenti
del padre che anche lui, a sua volta, aveva instillato la stessa devozione al dovere e al servizio nei suoi
due figli. Da quando Vespasiano aveva iniziato la carriera politica, aveva assistito a un graduale
sbriciolamento di quella fede, come un blocco di pietra sotto i colpi di uno scalpello. Quello che alla
fine per rimaneva non era un fiero monumento, ma solo un santuario allegoismo, macchiato del
sangue di coloro che venivano immolati non per un bene supremo, ma solo ed esclusivamente per gli
interessi di una ristretta cerchia di aristocratici cinici e dal sangue freddo.
Basta cos!. Plauzio sbatt una mano sul tavolo, facendo sobbalzare le tavolette. Hai perso il
controllo, legato! Adesso stammi bene a sentire.
I due si fissarono dalle due parti del tavolo per qualche istante, con unimplacabile sensazione
di alienazione, e Vespasiano cap che aveva fallito. Non solamente nel tentativo di salvare la vita dei
suoi uomini, ma anche in qualsiasi possibilit di essere ammesso ai ceti sociali pi alti di Roma. Non
era sufficientemente spietato. La furia incresp la fronte di Plauzio mentre si rivolgeva al suo
subordinato.
Stammi bene a sentire: non ci saranno indulgenze. I soldati devono morire e la loro morte
servir da esempio a tutti gli altri. Chiusa la questione. Non tollerer altre contestazioni. Non voglio
sentirne pi parlare. Mi sono spiegato bene?
S, signore.
Allora, lesecuzione avr luogo domani mattina allalba. Davanti alle Prime Coorti di tutte e
quattro le legioni. Trova amici e compagni pi stretti dei condannati: saranno loro a ucciderli. Se uno di
loro esita o protesta in qualsiasi modo, sar crocifisso non appena le esecuzioni saranno concluse.
Plauzio riappoggi la schiena contro la sedia e inspir a lungo con il naso. Adesso puoi andare, legato.
Sai quali sono i tuoi ordini.
Vespasiano si alz rigidamente in piedi e salut il generale. Prima di voltarsi, ebbe la tentazione
di riprovarci, di fare un ennesimo, ultimo appello alla giustizia e alla ragione, a dispetto di tutto ci che
si erano detti in quei pochi minuti. Poi negli occhi del generale vide lo scintillio glaciale della
risolutezza ferrea e decise che, oltre che una perdita di tempo certa, unaltra parola da parte sua sarebbe
stata anche pericolosa.
Per cui si volt e usc dalla tenda, allaria fresca, frettolosamente quanto il decoro del suo
scomodo grado gli permetteva.
...
.
...
CAPITOLO VENTI.
...
.
...
Sotto uno dei salici che crescevano lungo largine del fiume cera un fazzoletto derba
ombreggiato; Macrone spost i sottili rami fruscianti che scendevano a pioggia e si lasci cadere a
terra. Aveva lasciato il suo optio, Publio Senzio, a controllare i soldati che montavano le tende. Il
centurione Felice aveva proposto agli altri ufficiali di andare a farsi una nuotata al fiume, ma
nonostante il caldo soffocante di quel giorno, n Macrone n gli altri avevano ritenuto appropriato farlo
sotto gli occhi dei compagni condannati ammassati poco lontano. Massimo si era tenuto occupato con
lallestimento di un campo separato: avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di dare limpressione del vero
professionista che stoicamente continuava a fare il proprio dovere indipendentemente dalle circostanze.
Per quanto per avesse tentato di incitare i soldati sin dallalba, questi continuavano a muoversi come
se si trovassero in una specie di opprimente torpore, il che la diceva lunga sullumore. La Terza Coorte
viveva in uno stato di profonda tetraggine e la presenza immobile e silenziosa degli uomini in attesa
dellesecuzione rendeva tutto pi difficile. In special modo per quelli che erano stati assegnati
allesecuzione: venti uomini al comando del centurione Macrone.
Quando il legato aveva dato lordine, Macrone si era immediatamente rifiutato, inorridito
dallidea di uccidere a bastonate il suo amico Catone.
 un ordine, centurione, aveva ribattuto il legato con estrema fermezza. Non puoi rifiutarti.
Non ti sto dando la scelta.
Perch io, signore?
Ordini. Vespasiano aveva alzato gli occhi con sguardo triste. Fai in modo che non soffra
troppo a lungo... capito?.
Macrone aveva annuito. Un colpo secco e pesante alla testa avrebbe dovuto far perdere i sensi a
Catone, evitandogli cos il dolore delle ossa rotte. Al solo pensiero, Macrone si era sentito annodare lo
stomaco.
E il resto dei ragazzi, signore?
No. Solo Catone. Con i soldati andateci con mano pi leggera cos il generale dovr fermare
tutto e chiedere a qualcun altro di finire il lavoro.
Capisco, aveva risposto Macrone. Se ci fosse stata anche una sola possibilit reale di essere
clementi con tutti i condannati, lui non ci avrebbe pensato su due volte. Il legato, per, aveva ragione:
potevano permettersi un solo atto di clemenza.
Brutta situazione, centurione. Per tutti noi. Ma almeno in questo modo a Catone verr
risparmiato il peggio.
S, signore.
Adesso vai e scegli gli uomini per il plotone di esecuzione.
Macrone aveva salutato il legato ed era uscito dalla tenda, sollevato di poter tornare fuori a
riempirsi i polmoni di aria pulita. Non gli era mai capitato prima di ricevere lordine di fare qualcosa di
assolutamente estraneo alle sue nozioni di giusto e sbagliato. Davanti agli occhi gli balen
unimmagine di Catone legato e inginocchiato ai suoi piedi. Il ragazzo che solleva gli occhi sullamico
che a sua volta alza il bastone... Si sent raggelare il sangue a quel pensiero e si diede un pugno su una
coscia per placarsi, poi torn al campo della Terza Coorte.
I soldati che aveva selezionato provenivano per lo pi dalla centuria di Catone, corpulenti
veterani che sapeva non avrebbero battuto ciglio di fronte al terrificante compito che gli era stato
ordinato di eseguire. In quel momento erano intenti a preparare i manici di piccone che avrebbero usato
per la mattanza: il randello doveva avere lunghezza e peso appropriati per garantire di assestare i colpi
con la forza necessaria ad arrecare danni letali. E tali erano la pragmaticit e la naturalezza con cui i
soldati lo stavano facendo che Macrone, per quanto anchegli veterano, non pot evitare di considerare
lassoluta disinvoltura con cui si erano piegati a quel compito, quasi che non fosse differente da
qualsiasi altro gli fosse mai stato chiesto di svolgere. Con un sorriso mesto, pens che ormai conosceva
Catone da fin troppo tempo. Prima che arrivasse il ragazzo, non aveva mai messo in discussione nessun
aspetto della vita militare; ora, invece, iniziava a vedere le cose con occhi nuovi e quello che vedeva
non gli piaceva. Probabilmente con Catone morto e cremato, lui avrebbe ripreso tranquillamente a fare
la vita di sempre, scivolando di nuovo in quel confortevole stato di semicoscienza in cui dava ed
eseguiva ordini scansando i grandi interrogativi della vita.
Morto e cremato...
Una persona acuta e piena di vita come Catone? Non era giusto, pens, non cera niente di
giusto in tutto questo. Il legato doveva essere assolutamente impazzito se era intenzionato ad andare
fino in fondo. Pazzo e anche vigliacco per aver scaricato quel lavoro sporco sulle sue spalle, e lui non
glielavrebbe mai perdonata.
Dannazione!, sbrait. Era furioso con il legato e con se stesso per essersi affezionato a
Catone. Spezz un ramo e inizi a strappare metodicamente le piccole foglie dal sottile stelo di salice.
Sullaltra sponda del fiume un gruppo di soldati di altre legioni si sfilarono le tuniche e si tuffarono in
acqua. Il colore scuro della pelle abbronzata di viso, braccia e gambe spiccava contro il biancore
luminoso del busto e delle cosce. La superficie del fiume riverber le grida dei soldati per lacqua
fredda e gli schiamazzi giocosi. Quei suoni fecero infuriare ancor pi Macrone che guard oltre loro,
cercando il punto in cui i soldati delle coorti ausiliarie stavano riempiendo le ultime fosse funerarie,
ormai traboccanti di cadaveri rigonfi per il caldo. Il gelo della morte accanto alla vitalit dei pi
giovani. Stacc un altro ramoscello di salice denudandolo furiosamente delle foglie.
In quel momento vide qualcuno che scendeva verso la riva del fiume a una cinquantina di passi
pi a monte. Lenorme stazza gallica di Figulo si accovacci tra lerba e si mise a osservare il fiume
con una pagliuzza tra le labbra. Poi il giovane optio spost lentamente lo sguardo e lo ferm sul
centurione seduto sotto il salice; si alz, esit qualche istante e poi gli si fece incontro.
Merda!, mormor tra s e s Macrone.
Sulle prime fu quasi tentato di dire a Figulo di andarsene immediatamente: era sceso al fiume
per stare un po da solo a riflettere e lidea di parlare con loptio era troppo pesante da digerire. Poi,
per, pens che anche Figulo potesse essere spaventato per il destino di Catone, per cui si tranquillizz
e si sforz di sorridergli quando gli fu vicino. Loptio si mise sullattenti e lo salut.
Tranquillo, ragazzo. Non siamo in servizio adesso, lascia stare tutte queste stronzate.
S, signore. Figulo rimase impalato ed esitante fuori della sottile tenda di ramoscelli.
Macrone sospir. C qualcosa che volevi dirmi?.
Loptio abbass la testa e fece un cenno leggero.
E allora, sputa, avanti.
S, signore.
Figulo sollev un braccio gonfio di muscoli e scost le fronde, offuscando il sole quando,
torreggiante, si posizion di fronte a Macrone; poi si accucci, mantenendosi a rispettosa distanza dal
superiore.
Dunque?.
Figulo alz bruscamente gli occhi, corrugando le folte sopracciglia in unespressione abbattuta.
Si tratta del centurione Catone, signore. Non hanno nessun diritto di fargli questo, non  giusto,
dannazione. Perdonate lespressione, signore.
Macrone gli rivolse unocchiataccia. Gi, meglio che ci stai attento. Non  un linguaggio da
ufficiali.
Chiedo venia, signore, rispose Figulo, annuendo serio. Non accadr pi.
Ecco, vedi che non accada pi, allora.
Per un istante Figulo sembr sorpreso, poi Macrone rilass lespressione seria e sorrise. Ti sto
sfottendo, ragazzo.
Oh, bene....
Il sorriso svan velocemente. Per quanto riguarda Catone, temo che non possiamo fare niente.
Assolutamente niente. Gli ordini sono ordini. Dovrai abituartici adesso che sarai centurione facente
funzioni, Figulo. Come sta andando?.
Il giovane fece spallucce con aria non proprio soddisfatta e allung una mano verso un
ramoscello di salice, prima di rendersi conto che Macrone stava gi pigramente staccando le foglioline
a un altro. Blocc la mano a mezzaria e la riabbass sul fianco, non era opportuno scimmiottare un
superiore cos platealmente. Rasp allora con le dita in cerca di un sassolino nella rena asciutta della
riva che scendeva verso la lenta corrente dellacqua. Se lo rigir in mano e lo lanci; ricadendo sulla
superficie piatta del fiume, la pietra si inabiss con unesplosione di schizzi. Figulo guard svanire
lincrespatura e poi torn a parlare senza voltarsi verso Macrone. Ci deve essere qualcosa che
possiamo fare, signore.
Del tipo?
Andare a parlare con il legato.
Macrone scosse la testa. So per certo che non cambier idea.
E allora con il generale.
Plauzio non ci ascolterebbe nemmeno: pi probabile che ci faccia fare la stessa fine se anche
solo proviamo a fiatare davanti a lui. Tra laltro..., fece Macrone, stringendosi nelle spalle, cosa
potremmo dire? Che non  giusto? Non pu funzionare. La nostra unit ha sbagliato e siamo passati per
soldati che non avevano le palle per fare il proprio lavoro. Nessuno potr mai scagionare la Terza
Coorte.
Ma non siamo scappati. Massimo ci ha ordinato di ritirarci.  stata colpa sua se non siamo
riusciti ad arrivare in tempo al guado.  lui che dovrebbe prendersi la responsabilit, non Catone e gli
altri, signore.
Macrone si volt di scatto verso loptio. E tu pensi che io non lo sappia? Pensi che non me ne
freghi niente di loro? Tutta la legione sa come vanno le cose, caro il mio Figulo, e sarei sorpreso del
contrario. Qualcuno doveva pagare il prezzo di tutto questo grande casino e purtroppo il fato ha scelto
Catone. Non  giusto, su questo hai ragione. Solo cattiva sorte. Mi sta sullo stomaco come a te.
I due si voltarono a guardare i soldati che nuotavano, poi Macrone inizi a fare pigramente dei
disegni sul terriccio con la punta del ramoscello che aveva spogliato. Si schiar la voce: Ma hai
ragione. Qualcuno deve fare qualcosa....
Quando al crepuscolo laria si fece pi fresca, Catone si rese conto che stava tremando. Gli
faceva molto male la testa. Erano stati costretti a rimanere seduti sotto il sole cocente per tutto il giorno
a in quel momento la pelle esposta era tesa e bruciava. Solo al calar del giorno il cielo si era
rannuvolato e laria si era fatta cos afosa e appiccicosa che tutti pensarono potesse venire a piovere.
Catone lo interpret come un ulteriore segno che gli di lo avevano completamente abbandonato:
tormentato dal sole durante il giorno e dal freddo e dalla pioggia nottetempo.
Uno degli schiavi del campo aveva portato qualche gavetta dacqua dal fiume e a tutti i
condannati era stato permesso di berne qualche sorso per rinfrescarsi la gola secca. Ma niente cibo.
Quando le razioni venivano ridotte, i condannati erano i primi a venirne privati. Non faceva una piega,
riflett Catone. Era la cosa pi logica da fare.
E forse anche la sola cosa logica che stava accadendo in quella situazione. Il fatto di non aver
commesso nessuno sbaglio per meritarsi la punizione dellindomani lo tormentava pi di qualsiasi altro
pensiero. Aveva affrontato i nemici in battaglia quando anche un solo istante di disattenzione avrebbe
significato la morte; aveva guidato una perigliosa ricerca della famiglia del generale, traendola in salvo
dal cuore di una fortezza druida; aveva corso il rischio di essere bruciato vivo per salvare Macrone in
quel villaggio germanico un paio di anni prima. Ognuna di quelle azioni era stata carica di terribili
rischi ma lui le aveva affrontate consapevole del pericolo e accettandolo. Finire ucciso in circostanze
come quelle sarebbe stata una logica conseguenza dei pericoli a cui si era consapevolmente esposto,
perch quello era il prezzo che dovevano pagare gli uomini come lui.
Ma quella condanna? Quella spietata esecuzione studiata solo per servire da esempio agli altri
legionari? Un esempio di cosa, precisamente? Un esempio di cosa accade ai codardi. Ma lui non era un
codardo. Di sicuro aveva provato paura molte pi volte di quanto sarebbe stato disposto ad ammettere,
terrore anzi. E continuare a combattere nonostante quel terrore era, a suo modo di vedere, un segno di
coraggio. Proprio cos, di coraggio.
E il combattimento al guado non aveva fatto eccezione. Aveva combattuto con la stessa ferrea
volont di sempre, spronato dallo stesso desiderio di essere visto in prima fila, fianco a fianco con il
resto dei suoi uomini, e non imboscandosi in fondo, nelle retrovie, urlando ambigue incitazioni e truci
intimidazioni ai codardi non protetti dal grado. Essere sorteggiati per lesecuzione  per un crimine con
cui non aveva niente a che fare  come in una specie di lotteria cieca e indifferente alle sue virt e
qualit, era il peggior destino che potesse immaginare.
Sulla pelle sent il leggero prurito delle prime gocce di pioggia che poi iniziarono a picchiettare
sul terreno attorno a lui. Una leggera brezza smosse i fili derba pi alti e fece stormire le verdi fronde
degli alberi lungo la riva. Catone si gir su un fianco, raggomitolandosi per tentare di tenersi caldo. I
lacci di cuoio gli avevano scorticato la pelle di polsi e caviglie e ogni movimento era doloroso. Cerc
di rimanere immobile e chiuse gli occhi, sebbene stesse iniziando la sua ultima notte da vivo. Aveva
sempre nutrito la convinzione che limminenza della morte gli avrebbe fatto desiderare di cogliere
anche il pi insignificante dettaglio del mondo che aveva attorno, di afferrare ogni ultimo briciolo di
piacere che la vita aveva da offrire.
Cogli lattimo, sussurr a se stesso e scoppi in una breve, amara risata. Stronzate.
Nessuna toccante critica del mondo, nessun fremito di vita, solo una rabbia divorante per
lingiustizia di tutto quello e un odio per il centurione Massimo talmente intenso da sentirselo quasi
ribollire nelle vene. Massimo avrebbe continuato a vivere, libero di redimersi per il fallimento sul
guado sul fiume, mentre lui sarebbe stato trascinato via da un fiume totalmente diverso, senza pi
possibilit di ritorno, n di dimostrare la propria innocenza dalle accuse per le quali lo avrebbero
giustiziato.
Con il calare della notte, il picchiettio della pioggia e il vento non accennarono a placarsi;
Catone rimase disteso a terra, tremante come una misera foglia, soccombendo a ondate sempre pi
travolgenti di pensieri e immagini dolorose. Gli altri prigionieri erano quasi tutti silenziosi come lui,
qualcuno parlottava sottovoce e solo uno di tanto in tanto cedeva a stati di lacrimoso delirio, dopo che
il sole gli aveva sfibrato per tutto il pomeriggio i nervi gi logori. Il soldato invocava il nome di sua
madre e poi sprofondava in un lamento strozzato. Poco lontano, Catone sentiva la presenza del resto
della Terza Coorte, silenziosa e tranquilla al riparo delle tende. Gli unici suoni di allegria arrivavano
dal campo della II Legione oltre il terrapieno: urla di vittoria e disappunto dei soldati che giocavano a
dadi, qualche strofa di canzoni intonate in coro e sfide a gran voce di altri soldati di guardia. Ad appena
un centinaio di passi da lui. A un universo di distanza.
In alto sopra la testa, in una breccia tra le nuvole, Catone vedeva le stelle punteggiare un cielo
vellutato senza luna, che gli ricordava quanto lui fosse piccolo e insignificante di fronte alla vastit del
mondo che lo circondava. Era quasi arrivato a una specie di accettazione del proprio destino quando ci
fu il primo cambio della guardia. Un breve squillo di tromba dal campo della legione segn la seconda
ora della notte e i due legionari assegnati alla sorveglianza dei prigionieri attesero impazienti di essere
sostituiti. La pioggia picchiettava sui loro elmi mentre si stringevano addosso i mantelli sporchi.
Sono in ritardo, si lament uno dei due. Chi  che deve venire?
Fabio Afer e Nipius Kaeso, due nuovi.
Reclute del cazzo, sbrait laltro, sputando a terra. Ci hanno invasi. Quei bastardi non sanno
nemmeno distinguere il proprio culo dal gomito.
Proprio cos, Vasso. Qualcuno dovrebbe prenderli a calci. Se non fosse stato per quelle
femminucce, la coorte non sarebbe finita in questo casino.
Gi, ci vorrebbe proprio un bel calcio nel culo. Guarda, eccoli che arrivano.
Due figure spuntarono dalloscurit: il frusciare dei calzari tra lerba era a malapena percepibile
sopra il rumore del vento e della pioggia.
Cosa diavolo vi ha trattenuti?
Un paio di stronzi!, rispose una voce, seguita dalla risata del compagno mentre si
avvicinavano per il cambio.
Aspetta un attimo, mormor Vasso, strizzando gli occhi verso le figure che si avvicinavano.
Quello grosso non  Kaeso, e nemmeno Afer. Chi sono allora?
Cambio di plotone!.
Chi siete?.
Vasso si sporse in avanti per tentare di distinguere i nuovi arrivati quando dal buio spunt un
pugno, che lo colp alla mascella con un forte scricchiolio. Vasso vide un lampo accecante e poi si
accasci al suolo, svenuto.
Ma che ca...? Tu sei Fig.... La seconda sentinella abbass istintivamente la mano
sullimpugnatura della spada, ma non fece in tempo a estrarla nemmeno di un palmo che era gi a terra.
Ahuf!, bisbigli Figulo, scuotendo la mano dolorante. Questo stronzo ha la mascella dura
come la pietra.
Di sicuro  andato gi come una pietra!. Macrone appoggi a terra un grosso sacco dal quale
provenne un leggero tintinnio di metallo. Non vorrei mai essere il bersaglio di un tuo pugno.
Figulo ridacchi. Gi, come quei due stronzi che abbiamo mandato a terra fuori della tenda
dellarmiere.
S, divertente. Ma questo ti ha riconosciuto. Sai cosa significa?
Lo so, signore. Possiamo continuare?
S... Catone!, chiam Macrone con un filo di voce. Dove sei?.
Rendendosi conto che stava accadendo qualcosa fuori dellordinario, alcuni dei prigionieri stesi
a terra si erano sollevati. Tra loro si diffuse un fremito di nervosa eccitazione, qualcuno bisbigli
ansioso.
Zitti!, bisbigli Macrone, alzando la voce quel tanto che pensava di poter fare. Cos va
meglio... Catone!.
Qui! Da questa parte!.
Abbassa la voce, ragazzo!. Macrone si incammin seguendo la voce e strizzando gli occhi;
finalmente individu linconfondibile figura alta e magra dellamico. Vuoi farti sentire da tutti? Le
guardie militari ci piomberebbero addosso in un attimo.
Che ci fate qui?. Catone sembrava stupito.
Non lo indovini? Tu e tutti gli altri state per scappare. Con Figulo.
Figulo?
Le sentinelle lhanno riconosciuto. Deve per forza venir via con voi. E di corsa anche. Tu e
chiunque altro voglia andarsene da questo posto.
Scappare? Di corsa?!, bisbigli Catone. Ma sei diventato matto?
Da legare, ma lo sono anche gli stronzi che vi hanno messi qui, per cui stiamo pari. Macrone
tir fuori il pugnale. Alza le mani dove posso vederle bene: non voglio rischiare di tagliarti i polsi.
Catone sollev immediatamente le braccia, poi dun tratto si ferm e le riabbass di nuovo.
No.
Cosa?, rispose quasi urlando Macrone, causando un sibilo furioso da parte di Figulo, chino su
un altro prigioniero a tagliare con cautela i lacci ai polsi. Nel frattempo attorno alloptio si stavano
accalcando altri uomini disperati con le braccia sollevate verso di lui.
Catone scosse la testa. Ho detto no. Non puoi farlo, Macrone. E se poi vengono a scoprire che
ci hai aiutati a scappare?
Aiutati? Ho fatto un po pi di questo, penso.
Non la passeresti liscia.
Dammi le mani e basta.
No, riflettici. Dove potremmo andare? Che ci succederebbe se ci catturassero e facessero
parlare qualcuno? Ucciderebbero anche te. Vattene e lasciaci qui finch sei ancora in tempo.
Macrone scosse la testa. Troppo tardi ormai. E adesso alza le mani.
Riluttante, Catone fece come gli era stato detto e Macrone gli afferr i polsi, tastando con le dita
in cerca dei lacci di cuoio. Li trov, fece scivolare con cautela la punta del pugnale sotto di essi e inizi
a segare. Un istante dopo il cappio si ruppe e Catone si massaggi i polsi.
Tieni, prendi il coltello e tagliati gli altri. Dovete andarvene.
Ma andare dove?
Il pi lontano possibile da qui. Dove non potranno trovarvi.
E dove?
Che cazzo ne so!.
Quanta strada pensi possa fare un drappello di uomini disarmati?
Non siete disarmati, disse Macrone scrollando un sacco. Vi ho portato qualche spada. Una a
testa.
Catone sollev lo sguardo dalle caviglie che tentava di liberarsi dai lacci.  questo il tuo
piano?
Ne hai forse uno migliore? O cos o rimanete qui e morite domani mattina.
Be,  sempre una scelta. Catone scosse la testa. Lesecuzione lindomani o linevitabile
morte per mano delle squadre di ricerca, se non addirittura del nemico? Negli ultimi istanti, la
situazione non era granch migliorata e adesso anche Figulo si sarebbe unito allelenco dei condannati.
E anche Macrone, se avessero scoperto il suo ruolo nella fuga. I lacci alle caviglie cedettero e Catone si
strofin forte la pelle.
E adesso?
Dirigetevi a ovest. Verso le paludi.  la vostra unica speranza.
...
.
...
CAPITOLO VENTUNO.
...
.
...
Macrone ordin ai condannati di rimanere gi e di stare immobili mentre lui e Figulo tagliavano
i lacci. I legionari si massaggiarono caviglie e polsi, piegando gambe e braccia nellattesa, guardandosi
circospetti attorno per capire se la loro fuga era stata scoperta. Il centurione pass a ognuno una spada o
un pugnale dal sacco delle armi finch non li ebbe esauriti. Il prigioniero che fino a poco prima
delirava, rimase a terra disteso una volta liberato. Rifiut di prendere la spada che Macrone gli stava
porgendo.
Prendila!, gli sussurr furioso. Prendi questa dannata spada! Ne avrai bisogno.
Il legionario si volt, si raggomitol e prese a gemere con voce stridula. Macrone lanci
unocchiata alle sue spalle verso la fila di tende ma non vide movimenti. Si volt di nuovo verso
luomo a terra e gli moll un violento calcio tra le scapole. Il legionario irrigid il corpo e url.
Macrone gli si inginocchi immediatamente accanto, raccolse la spada nel fango e gliela punt contro il
mento.
Chiudi la bocca! Fiata ancora una volta e sar lultima cosa che farai!.
Il legionario scatt indietro con la testa, occhi sgranati per il panico mentre con le mani cercava
appigli per allontanarsi da Macrone.
Fermo dove sei, pezzo di merda!, gli ringhi contro Macrone. Immobile!.
Lascialo stare!, bisbigli Catone. Che rimanga qui.
Macrone continu a fissare il soldato per qualche istante, poi torn in posizione eretta,
voltandosi verso Catone. Non pu rimanere qui. Potrebbe spifferare che sono coinvolto anchio.
Dovete portarlo via.
Catone fece un cenno con la testa e Macrone mise via la spada. Fallo alzare, allora.
Devi andartene da qui.
Appena vi sarete allontanati. Avanti. Andiamo verso la palizzata.
Ma cos sbucheremo proprio davanti al campo principale.
Sempre meglio che attraversare il nostro accampamento. Qualcuno vi noter, questo  certo,
soprattutto con questo inutile imbecille tra i piedi. Macrone moll un calcio al soldato che
piagnucolava a terra. Catone abbass gli occhi e per un istante prov piet per quelluomo terrorizzato.
Si chin e scosse dolcemente la spalla del legionario. Come ti chiami, soldato?.
Luomo gir la testa verso la voce e Catone scorse una dentatura frastagliata in una bocca
informe. Proculo... Proculo Secondo.
Chiamami signore quando ti rivolgi a me, Proculo. Intesi?
S-s, signore.
Devi rimetterti in piedi, gli disse Catone sottovoce, cercando di mettere in quelle parole un
tono quanto pi autorevole possibile. Non lasceremo nessuno a morire qui. Ora alzati.
Tir energicamente lavambraccio delluomo e lo aiut a rimettersi in piedi, passandogli la
spada che Macrone gli aveva lanciato accanto a terra qualche istante prima. Prendi e tienila forte... va
meglio?
S, signore, penso di s.
Bene. Catone diede una pacca sulle spalle muscolose di Proculo e aggiunse: Adesso
andiamo.
Gli ormai ex condannati si alzarono e seguirono Macrone, che si incammin a piccoli passi
verso il terrapieno. Catone si guard attorno ma non vide nessuno lungo tutto il piccolo sbarramento.
Buss sulla spalla di Macrone e chiese: Dove sono le....
Stesi. Laggi. Macrone indic un cumulo alla base del terrapieno. Dovreste riuscire a
superare la barriera e il fossato senza che nessuno vi noti. Nessuno di questo campo, almeno.
Si arrampicarono sulla parete interna e quando raggiunsero i pali piantati sulla cima del
terrapieno, Macrone si volt e fece segno con la mano in avanti. I soldati sbatterono luno contro laltro
con un leggero trambusto, poi Macrone si volt di nuovo verso la palizzata. Afferr uno dei paletti con
entrambe le mani e inizi a strattonarlo pi volte avanti e indietro mentre sul collo gli si gonfiavano le
vene. Alla fine, con un leggero rumore di strappo riusc a sfilarlo dal terreno compattato. Il secondo
venne via pi velocemente e fu appoggiato a terra accanto al primo. Catone intanto continuava a
guardarsi attorno, asciugandosi la pioggia dalla fronte, attento a eventuali segnali di allarme tra le
tende. I legionari della Terza Coorte dormivano tranquilli, del tutto ignari del tentativo di fuga dei
prigionieri condannati. Venne via anche un terzo paletto e a quel punto la breccia fu abbastanza larga
da permettere il passaggio di un uomo alla volta. Catone si volt e cerc la stazza di Figulo. Optio, vai
tu per primo. Scendi verso il fossato e dirigiti allangolo del campo, e tieniti abbassato.
Figulo annu e si infil nel varco; si abbass immediatamente pancia a terra e inizi a strisciare
gi per il ripido pendio verso la fossa difensiva. Catone spinse avanti il soldato successivo e, uno dopo
laltro, attraversarono tutti il varco e scesero in basso, disperdendosi lungo il fossato. Catone fu lultimo
a passare. Si volt verso Macrone e si strinsero goffamente le mani. Il giovane si rese conto che
probabilmente non avrebbe pi rivisto lamico e il solo pensiero di non avere pi accanto la figura
esperta, protettiva e rassicurante di Macrone lo fece sentire nervoso. Doveva essere forte, per.
Qualunque destino li attendesse, a quel punto la piccola banda di soldati fuggitivi dipendeva da lui. Per
cui si sforz di sorridere alla figura scura e scintillante delluomo accovacciato di fronte a s.
Grazie.
Macrone annu e spinse dolcemente Catone nello spazio tra i paletti. Vai adesso. Dovete
allontanarvi il pi possibile da qui prima che scoprano che siete scappati.
S.
Catone scivol gi per la scarpata di terriccio bagnato. Si guard alle spalle e vide che Macrone
era gi sparito. Allora prosegu e risal la fila di uomini stesi nel fossato, completamente ricoperti di
fango. Raggiunto langolo, allung il collo per guardarsi attorno attentamente, controllando la presenza
di sentinelle sulla cima del perimetro del campo principale. Lungo il terrapieno si muovevano
lentamente due forme indistinte; non aveva dubbi che fosse troppo buio perch li avvistassero, se si
fossero mossi lentamente e con estrema cautela. Lunico rischio era Proculo: avrebbe potuto
soccombere al panico e tradirli tutti. Catone guard Figulo alle sue spalle.
Andremo in questa direzione, lerba sembra abbastanza alta da coprirci. Passa parola;
seguitemi e rimanete abbassati.
S, signore.
Voglio che rimani attaccato a Proculo. Catone abbass la voce per non farsi sentire dagli
altri. Se va nel panico, zittiscilo.
Come?
Come ritieni di dover fare. Ci siamo capiti?
S, signore.
Catone si volt per dare unultima occhiata lungo il terrapieno, poi fiss gli occhi sullampio
bosco ceduo di querce che aveva notato qualche ora prima, quando alcune squadre di soldati erano
uscite in cerca di legna da ardere. Quindi si stese sullerba e inizi ad avanzare lentamente carponi,
occhi e orecchie attenti a eventuali segnali di pericolo. I legionari emersero dal fossato e lo seguirono
strisciando, in fila indiana, il cuore in gola, quanto pi bassi possibile. Figulo chiudeva la fila,
spingendo Proculo davanti a s. Questultimo era terrorizzato e si fermava a ogni minimo rumore: si
schiacciava a terra e rimaneva l tremante finch Figulo non lo pungolava con la punta della spada e lui
ripartiva.
Catone aveva ormai coperto circa due terzi del bosco quando si ferm e allung il collo per
guardare il campo della II Legione alle sue spalle. Ancora nessun allarme. Stava per riprendere a
strisciare quando avvert una vibrazione sotto le dita aperte sul terreno.
Fermi!, sibil. State gi!.
Lordine fu passato lungo la fila e i soldati si immobilizzarono; Catone tese le orecchie per
identificare la fonte delle vibrazioni che si facevano sempre pi forti. La pioggia continuava a scendere
battente e il vento gli rombava nelle orecchie, increspando i lunghi fili derba. Dal bosco ceduo spunt
una figura scura, seguita subito da una seconda e via via da un intero flusso di altre sagome. I nitriti dei
cavalli si propagavano sul terreno pianeggiante verso i legionari nascosti nellerba. Catone si stese,
aguzzando gli occhi per capire chi fossero. I cavalieri arrestarono allimprovviso il trotto, dirigendosi
apparentemente verso di lui.
Dannazione!, bisbigli, portando velocemente la mano allimpugnatura della spada che si era
infilato nel balteo. Poi si rese conto che gli uomini a cavallo non potevano averlo visto. Era troppo
buio. Ciononostante... Rimanete gi! Passate parola. Rimanete bassi ma tenetevi pronti a usare le
spade. Che nessuno si muova prima di me.
Mano a mano che lordine veniva passato lungo la fila, i legionari si schiacciarono a terra.
Catone si volt verso i cavalieri a non pi di duecento passi da loro. Un paio di squadre di esploratori,
stim a occhio. Sufficienti per annientarli. Continuavano ad avanzare verso il campo, totalmente ignari
della presenza dei fuggiaschi; ancora per poco, pens Catone, schiacciandosi a terra e sentendo con la
guancia le vibrazioni degli zoccoli dei cavalli in avvicinamento.
In coda alla colonna, Figulo allung un braccio e afferr la tunica di Proculo. Per tutti gli di!
Stai gi!.
No! no, dobbiamo scappare! Dobbiamo fuggire!.
Proculo inizi ad alzarsi dallerba, scalciando contro il braccio che gli teneva la tunica.
Andiamo!.
Figulo guard i cavalieri sempre pi vicini e istintivamente si alz dietro a Proculo, gli si gett
addosso, ripiombando a terra sopra di lui e soffocandolo. Poi lo colp al lato della testa con il pomo
della spada e il soldato svenne allistante. Per evitare altri rischi, Figulo rimase sul corpo inerme
tenendogli la spada contro la gola mentre i cavalieri continuavano ad avvicinarsi al trotto.
Quasi allultimo momento la colonna devi leggermente dai fuggiaschi, sfilandogli accanto ad
appena qualche passo di distanza. Catone teneva la testa girata di lato, fissava, trattenendo il respiro, le
sagome scure degli uomini avvolti nei mantelli che spronavano i cavalli verso la prospettiva di un
riparo da pioggia e vento in una tenda. Nonostante la colonna proseguisse tranquilla e inconsapevole
dei fuggiaschi nascosti, Catone sentiva che lultimo dei soldati non sarebbe passato oltre cos
facilmente. E proprio quando stava per cedere allinsormontabile impulso di alzarsi e scagliarsi contro i
cavalieri, la coda della colonna pass. Fiss la schiena dellultimo cavaliere che si allontanava verso il
campo e tir un profondo sospiro, rilasciando un po dellansia che gli aveva teso i muscoli come le
corde di una cetra. Attese finch la coda della colonna non fu sufficientemente lontana da risultare
ormai indistinguibile e pass lordine ai suoi di riprendere ad avanzare verso il bosco.
Ci volle unora buona prima che Figulo raggiungesse gli altri accovacciati sotto i rami spioventi
delle querce. Proculo aveva ripreso i sensi, anche se non completamente, e non fiat quando loptio lo
spinse verso il gruppo dei compagni. Catone guard indietro verso il profilo del campo ma gli sembr
che non fosse ancora stato dato nessun allarme. Stim che avrebbero potuto ancora contare sul favore
di circa quattro ore di buio, sufficienti per allontanarsi dagli inseguitori di almeno dieci miglia. Da
quanto ricordava, la zona paludosa iniziava a circa quindici miglia da l, ed era perci facilmente
raggiungibile.
E poi?
Sent tutto il peso dei timori e delle incertezze per il futuro schiacciargli il cuore come un sacco
pieno di pietre. Se fossero stati catturati dai loro stessi compagni, li aspettava unesecuzione immediata,
e la morte per lapidazione o bastonatura sarebbe stata la minore delle sofferenze che un infuriato
generale Plauzio avrebbe inflitto loro. Pi probabile una morte lenta e dolorosa per crocifissione. Se
invece fossero caduti prima in mano nemica, i tormenti sarebbero stati indicibili: bruciati o scorticati
vivi, o addirittura gettati in pasto ai cani. E se invece fossero riusciti a sfuggire ad entrambi, sarebbero
stati costretti a rimanere nascosti nelle paludi, riducendosi a cibarsi di qualsiasi cosa avessero potuto
trovare o rubare. Una lenta agonia per inedia, quindi, finch i rigori dellinverno non avrebbe dato loro
il colpo finale.
Per un istante ebbe la tentazione di girarsi e accettare il meno terribile dei destini. Poi per si
maled per quella sua insopportabile, stupida indecisione. Era vivo e quello era tutto ci che contava, e
se la sarebbe tenuta stretta, quella vita, perch anche la peggiore delle esistenze era comunque meglio
dellinfinito oblio della morte. Catone non credeva nellesistenza di un mondo ultraterreno concesso da
Mitra, il misterioso dio proveniente da Oriente che aveva trovato cos tanto seguito tra i soldati delle
legioni. La morte era definitiva e assoluta e lunica cosa che contava era sfidare il suo gelido abbraccio
fino allultimo respiro.
Si scosse per scacciare quelle macabre riflessioni e si alz, iniziando a tremare in tutto il corpo
quando il forte vento lo invest.
In piedi!, disse, e senza attendere che i soldati obbedissero allordine, si volt in direzione
opposta al campo e si incammin a ovest verso loscuro rifugio delle paludi.
...
.
...
CAPITOLO VENTIDUE.
...
.
...
Macrone era completamente sveglio quando fu dato lallarme, non essendo riuscito a chiudere
occhio da quando era rientrato nella tenda. Una novit per lui che, come la maggior parte dei veterani,
solitamente piombava in un sonno profondo nellesatto istante in cui appoggiava la testa sulla branda.
La situazione per era fuori dallordinario. Catone era disperso da qualche parte con scarsissime
possibilit di sopravvivenza e anche lui correva dei seri rischi. Quando gli assistenti del sottoufficiale
armiere fossero stati scoperti legati e imbavagliati nella tenda del deposito, sarebbe stato
immediatamente chiaro che qualcuno aveva aiutato i prigionieri a fuggire. E se avessero scoperto che
era lui il responsabile, lesecuzione al posto dei fuggiaschi sarebbe stata certa. Su questo non aveva
dubbi.
Nonostante il grado di centurione e lesemplare curriculum di battaglia, sarebbe stato
giustiziato.
Dalla fessura dellentrata della sua tenda filtrava il grigio chiarore delle prime timide luci
dellalba. Pioveva ancora, non forte come durante la notte, ma il picchiettio delle gocce sul tetto di
pelle di capra era comunque persistente e dallesterno arrivava il rumore di acqua scrosciante. In
lontananza risuon una voce che richiamava alle armi le centurie di servizio. Vide le sagome scure di
alcuni soldati correre fuori della sua tenda, e poi sent il rumore di passi risucchiati dalla fanghiglia.
Pens che sarebbe stato pi saggio uscire e farsi vedere reattivo allallarme. La sua
sopravvivenza dipendeva da quanto si fosse mostrato sorpreso come gli altri. Butt gi i piedi dalla
branda e cerc i calzari. Afferrati i lacci di cuoio, si immobilizz un istante e sgusci rapido fuori della
tenda.
Tu!, disse, indicando uno dei soldati che correvano. Che cos tutto questo baccano?.
Il legionario si ferm e scatt sullattenti a corto di fiato. I prigionieri, signore.
Che gli  successo?
Sono andati, signore. Fuggiti
Stronzate! Come hanno fatto?.
Il legionario scroll le spalle. Non aveva idea di come fosse successo e non si poteva certo
pretendere che lo sapesse.
Macrone annu. Va bene. Vai allora.
Signore!. Il legionario salut e si volt verso la sua insegna che veniva lentamente sventolata
in lontananza, spuntando al di sopra della linea delle tende. Macrone lo guard ripartire, notando
quanto fosse difficoltoso per il soldato correre veloce sulla vischiosa distesa di fango che circondava le
tende. Perfetto: qualsiasi cosa andava bene per rallentare linseguimento a Catone e agli altri. Macrone
si infil di nuovo nella tenda, si allacci in fretta e furia i calzari e si butt addosso il pesante mantello.
Il tessuto di lana era stato da poco cosparso di grasso per renderlo repellente allacqua. Catone e i suoi,
non potendo contare su quel genere di confort, in quel momento tremavano sicuramente di freddo nelle
tuniche sporche, riflett con un rimorso di coscienza. Aveva avuto per solo il tempo di raccogliere le
armi e portargliele, un rischio comunque enorme per lui e Figulo. Catone si sarebbe dovuto
accontentare e anzi anche ringraziare di essere ancora vivo, continu a riflettere Macrone mentre
raggiungeva i soldati raggruppati attorno al signifero.
Di l a poco arriv anche il centurione Massimo, il mantello raggomitolato sotto il braccio.
Perch questo allarme?.
Tullio, al comando della centuria in servizio, raddrizz la schiena e fece un passo avanti. I
prigionieri sono scappati, signore.
Scappati?. Massimo era sbigottito. Non  possibile. Fatemi vedere.
Tullio si volt verso la zona in cui erano stati legati i prigionieri e i suoi soldati si fecero da
parte per lasciar passare gli ufficiali. Raggiunsero la zona dei prigionieri e si avvicinarono alle due
sentinelle che Figulo aveva messo a tappeto. Erano sedute a terra e bevevano dalle borracce dei soldati
che li avevano liberati.
Che cosa state facendo?, sbrait Massimo. In piedi!.
I due si rimisero in piedi rigidi come tronchi, sullattenti assieme agli altri legionari, mentre gli
ufficiali si avvicinavano. Il comandante di coorte dapprima li ignor, rivolgendo lo sguardo verso
lerba schiacciata su cui poco prima erano distesi i prigionieri. Fece tre passi veloci, si chin e raccolse
da terra delle striscioline di cuoio tranciate, le esamin pi da vicino e le porse agli altri ufficiali perch
le ispezionassero.
Sono state tagliate.
Macrone deglut e annu. Qualcuno deve averli aiutati.
Sembrerebbe. Massimo si volt verso le sentinelle. Vasso, cos successo qui?.
Il legionario rimase con lo sguardo fisso in avanti senza incrociare gli occhi del comandante.
Allora?, lo incalz Massimo. Parla, avanti.
Signore, io e il mio compagno siamo stati sorpresi. Ci sono saltati addosso nel buio.
Saltati? E quanti erano?
Due, signore!, rispose laltro, il pi giovane. E come erano grossi, signore.
Li avete riconosciuti?
Era buio, signore..., rispose la sentinella anziana. Non so dirlo con certezza.
Il compagno sgran gli occhi. Ne abbiamo riconosciuto uno, signore. Figulo.
Loptio Figulo?. Il comandante di coorte si gratt il mento. Loptio di Catone. Plausibile. E
laltro?.
Macrone si sforz per rimanere zitto e fermo in attesa della risposta del veterano.
Non sono riuscito a vederlo bene, signore. Era pi basso di Figulo, ma quasi tutti lo sono,
signore.
Capisco, certo. Massimo si volt verso Macrone. Voglio una conta di tutta la coorte.
Trovami chi altro manca. Subito!.
Macrone si volt per cercare il trombettiere di coorte. Come si aspettava, luomo aveva gi
raggiunto linsegna della centuria di servizio e brandiva il corno di bronzo dello strumento, pronto a
usarlo. Lo raggiunse.
Chiama ladunata!.
Allo squillare delle note, dalle tende iniziarono a uscire e radunarsi tutti gli altri soldati della
coorte, che attraversarono la distesa di fango per unirsi ai compagni schierati lungo la parete interna del
terrapieno. I centurioni si posizionarono davanti ai soldati mentre gli optiones facevano una veloce
conta delle teste. Macrone assunse il comando della centuria di Catone ritrovatasi ormai senza
centurione.
Qualche minuto dopo gli ufficiali tornarono a riferire a Massimo.
Manca solo Figulo? Ma le sentinelle hanno detto che erano in due.
Avr visto doppio?, sorrise Macrone. Magari era sbronzo.
Non mi sembrava avesse bevuto, mormor il centurione Tullio.
No, infatti, conferm Massimo. Non erano ubriachi, per cui il secondo che li ha aiutati a
fuggire poi  rimasto.  ancora qui.
Magari no, signore, disse Macrone. Potrebbe essere stato uno degli schiavi.
Gi...  vero. Manda qualcuno a fare una conta anche degli schiavi.
Mentre aspettavano, Macrone not che il suo superiore guardava lalba imminente con
espressione preoccupata. Poi cap perch e guard verso il campo principale.
Il legato arriver tra poco.
Massimo sbuff e scoppi poi in una breve risata amara. Il legato, il generale e le Prime Coorti
di ogni legione. Saremo lo zimbello di tutti.
Dubito che il legato ci trover da ridere, aggiunse il centurione Tullio. Vorr le nostre palle
per colazione.
Macrone annu. Se ci dice bene....
In quellistante dallaltra parte del fiume si udirono gli squilli di tromba che annunciavano il
cambio della guardia, lapertura ufficiale della giornata. Un istante dopo i trombettieri della II Legione
suonarono uno squillo pi forte. Massimo e i suoi ufficiali si scambiarono sguardi nervosi; le coorti
selezionate per assistere alle esecuzioni a quel punto dovevano infilarsi velocemente tuniche e
armature. Calcolando il tempo che avrebbero impiegato per schierarsi e attraversare il fiume, per poi
prendere posizione sullo spiazzo antistante il terrapieno della II Legione, Massimo e i suoi avevano
poco pi di una mezzora prima che la verit venisse a galla. A quel punto la furia degli ufficiali
superiori dellesercito si sarebbe abbattuta su di loro come una frana di granito.
Legato in arrivo!, url loptio al cancello principale. Guardia donore, attenti!.
Massimo abbass le spalle. Nessuna sospensione della pena, quindi: adesso avrebbe dovuto
affrontare Vespasiano. Sulle prime Macrone si dispiacque per lui e si sent anche un po in colpa per
aver organizzato la fuga. Poi, per, ricord che il comandante di coorte era lunico responsabile della
loro infamia e della condanna di Catone e degli altri a una morte immeritata. Il disprezzo nei confronti
di Massimo gli strinse il cuore in una morsa, oscurandogli il viso.
Loptio allingresso ordin che venisse aperto e scese velocemente di sotto per prendere
posizione in testa al plotone che fiancheggiava laccesso al piccolo campo. La gigantesca porta inizi
ad aprirsi verso linterno con uno scricchiolio di travi; un istante dopo apparvero il legato e i suoi
collaboratori che si avvicinavano al campo sul sentiero fangoso.
Massimo si spost di lato la frangia e sbatt velocemente le ciglia per liberarsi di alcune gocce
di pioggia. Meglio finirla una volta per tutte, avanti.
I centurioni della Terza Coorte si incamminarono a passo deciso verso la grande porta
daccesso, visibilmente gravati da un palpabile terrore per la reazione del legato alla notizia della fuga
dei condannati. La pioggia continuava a cadere a sprazzi, rendendo la situazione ancor pi pesante e
lumore ancor pi nero di quanto gi non fosse.
Vespasiano scrut rapidamente i legionari della guardia donore e annu soddisfatto del loro
aspetto. Un paio di schizzi di fango fresco sui calzari incrostati, ma era comunque accettabile. Poi si
volt verso loptio.
Molto bene. Puoi congedarli adesso.
S, signore!. Loptio salut, si gir di scatto verso i suoi uomini e url lordine come se si
trovasse su una grande piazza darmi e non ad appena qualche passo di distanza da loro. I soldati si
misero sullattenti sbattendo i piedi e, concluse le formalit, si avviarono di corsa a ripararsi.
Il legato smont di sella, atterrando dolcemente. I cinque centurioni raddrizzarono la schiena,
mettendosi sullattenti.
Buongiorno, signori. Spero che i preparativi siano stati completati.
Be, a dire il vero, signore....
Vespasiano subodor immediatamente lesitazione dellufficiale. Ma...?.
Con la coda dellocchio Macrone vide il centurione Massimo scuotere la testa impotente.
Signore, sono spiacente, ma i prigionieri sono fuggiti.
Sulle prime il legato rimase di sasso, la fronte segnata da una profonda espressione di
sbigottimento, poi il suo cavallo gir la testa, strattonando le redini che stringeva ancora in mano e
rompendo cos lincantesimo.
Fuggiti? Quanti?
Tutti, signore, rispose Massimo, la voce rotta dallemozione.
Tutti? Non dire idiozie, centurione. Come  possibile che siano scappati tutti? Erano
sorvegliati, se non sbaglio.
Lo erano, signore, certo.
E quindi?
Le guardie sono state sopraffatte da complici, signore. Le hanno legate, poi hanno liberato i
prigionieri che sono scappati superando i terrapieni.
Spero che tu abbia mandato qualcuno a cercarli.
Massimo scosse leggermente la testa. Lho appena scoperto, signore. Lallarme  stato dato
alle prime luci dellalba.
Il legato strinse una mano a pugno lungo il fianco. Chiuse gli occhi per un istante tentando di
reprimere la rabbia scatenata dalla confessione del comandante di coorte. Poi disse: Non pensi possa
essere ragionevole mandare degli uomini a cercarli in questo momento?
Certo, signore, subito, signore. Tullio, occupatene immediatamente.
Quando il centurione trotterell via per eseguire gli ordini, Vespasiano fece schioccare le dita
per chiamare il suo tribuno anziano. Lufficiale smont lesto da cavallo e gli si avvicin di corsa.
Plinio, la squadra di esploratori non ha riferito niente di strano?.
Il tribuno ci pens su per un istante e scosse la testa. No, signore. Nulla di insolito.
Bene, voglio che torni al campo e li fai rimettere in sella. Che perlustrino a sud, a ovest e a est
del fiume. Se trovano qualche disertore, devono fare limpossibile per riportarlo indietro vivo per
lesecuzione. Se resistono, sono autorizzati a ucciderli sul posto, intesi?
S, signore.
Allora va e dai lordine.
Il tribuno torn indietro verso il cavallo, balz in sella e stratton le redini di lato, spronandolo
al galoppo verso il campo. Partendo, gli zoccoli dellanimale schizzarono del fango addosso al legato e
ai centurioni della Terza Coorte; Macrone chiuse gli occhi, sobbalzando, quando gli schizzi lo
colpirono alla guancia.
Chiedo venia, signore....
Macrone si volt e vide il soldato incaricato di fare la conta degli uomini del campo di coorte.
S?
C solo un uomo irreperibile, loptio Figulo. Tutti gli altri legionari e gli schiavi si trovano
qui al campo.
Sei sicuro?, rispose Macrone, inarcando le folte sopracciglia scure.
S, signore, ma non  tutto. Abbiamo trovato alcuni aiutanti del sottufficiale armiere legati e
imbavagliati nella tenda. Mancano alcune armi, signore.
Molto bene, puoi andare.
Macrone scambi una fulminea occhiata di sgomento con il centurione Massimo.
Problemi, centurione Macrone?, chiese Vespasiano. O meglio: altri problemi da aggiungere
allelenco di scocciature di questa mattina?.
Macrone annu. S, signore. Sembra che alla conta manchi solo Figulo, ma le sentinelle
affermano di essere state assalite da due uomini, per cui il secondo  apparentemente ancora nel
campo.
Allora meglio trovarlo, disse Vespasiano. Penso che il generale Plauzio esiger la testa di
qualcuno come compensazione, per cui meglio che sia quella di un complice che una delle vostre, non
siete daccordo signori?.
Nessuno os replicare; i centurioni fissarono il legato con espressioni esauste e disperate. Alle
loro spalle, con una squadra di soldati, Tullio attravers il varco aperto tra i paletti sul terrapieno e,
armati di tutto punto, scivolarono gi goffamente nel fossato sullaltro versante, seguendo le tracce
lasciate dai prigionieri in direzione di un angolo del forte.
Vespasiano scosse la testa. Questa  una spiacevole situazione, centurione Massimo. Non ci
sei solo tu con la merda fino al collo per questo guaio, ma hai trascinato dentro anche me... ti
ringrazio.
Non cera nulla che Massimo potesse dire. Sarebbero servite forse a qualcosa delle scuse? O
non avrebbero che appesantito il fardello di vergogna che gli era piombato sulle spalle? Per cui non
pot che ricambiare, muto, lo sguardo fisso del legato finch questultimo non si volt e rimont a
cavallo. Poi, con un ghigno beffardo sulle labbra, Vespasiano disse: Vado a riferire la bella notizia del
giorno al generale prima che con tutte le coorti delle legioni si metta in marcia per assistere
allesecuzione. Temo per che Aulo Plauzio non prender la cosa senza fare una piega. Meglio che
sistemiate le cose in fretta.
Dopodich Vespasiano spron il cavallo e ripart verso lingresso e poi gi per il sentiero
fangoso che conduceva al forte principale, seguito da tutto il suo codazzo di ufficiali dello stato
maggiore. Quando sparirono dietro langolo del campo, dalla direzione opposta arriv al galoppo una
squadra di soldati. Virarono la corsa e proseguirono verso il punto in cui Tullio e i suoi stavano
seguendo le tracce dei prigionieri nellerba alta in direzione del boschetto di querce.
Un movimento distante su unaltura oltre il forte principale attir lattenzione di Macrone:
sagome scure di un altro squadrone di cavalieri che risaliva al galoppo il pendio, aprendosi a ventaglio
per perlustrare il territorio a ovest.
Meglio trovare subito Catone e gli altri, mormor il centurione Felice. In quale direzione
pensi si siano diretti?
A ovest, rispose Antonio in tono sicuro. O al massimo sud-ovest,  lunica direzione che
abbia un senso.
Dritti nel cuore del territorio nemico?. Felice scosse la testa. Tu sei matto.
E in quale altra potrebbero andare, allora? Se vanno a est, a un certo punto verranno
intercettati dai nostri. Altrove, invece, verrebbero visti e segnalati dalle trib nostre alleate, per cui a
ovest  la loro unica possibilit. Tra laltro da quella parte c il grande territorio paludoso, un ottimo
nascondiglio.
Stronzate! Cos si getterebbero dritti nelle mani di Carataco e sai bene cosa fanno quei barbari
ai Romani che catturano.
Continuo a pensare che sia la loro scelta migliore, insistette Antonio perentorio; poi si volt
verso Macrone. Tu che ne pensi?.
Macrone lo fiss un attimo in silenzio, poi, con finta indifferenza, si gir a guardare gli uomini
a cavallo che stavano sparendo oltre la cima della collina al di l del forte. A ovest, come dici tu,  la
soluzione migliore che hanno. Lunica, a dire il vero.
Felice sbuff col naso, contrariato da quel parere, e si rivolse a Massimo. E voi, signore, cosa
pensate?
Cosa penso?. Massimo si gir con unespressione assente e cupa. Penso che non ha nessuna
dannata importanza in quale direzione sono andati. Ormai il danno  fatto e pagheremo tutti. Tutti gli
ufficiali di questa coorte se lo ritroveranno sul proprio curriculum come una cicatrice. Ecco cosa
penso.
Fiss torvo tutti e tre i centurioni con le labbra contorte in una smorfia di rabbia. E ferm lo
sguardo su Macrone. Vi dico io cosaltro penso. Penso che semmai trover la carogna che ha aiutato
quei bastardi a fuggire, lo far scuoiare vivo. Anzi, lo far con le mie stesse mani.
...
.
...
CAPITOLO VENTITR.
...
.
...
Dovremo lasciarlo qui, disse Catone sottovoce.
Figulo scosse la testa. Non possiamo. Se lo catturano, lo faranno parlare e poi lo uccideranno.
Loptio tacque un istante e guard, alle sue spalle, il legionario seduto su una roccia nei pressi
di un ruscello a massaggiarsi la caviglia; la stessa roccia su cui poco prima il soldato era scivolato, resa
viscida e scintillante dalla pioggia. Un passo affrettato e messo male e il legionario era caduto. Si era
preso una brutta storta alla caviglia e aveva urlato di dolore quando aveva tentato di ricaricare il proprio
peso sul piede. Impossibile farlo continuare a piedi. Alle prime luci dellalba, secondo i calcoli di
Catone, erano riusciti a spingersi a poco pi di otto miglia dal campo, e il margine del territorio
paludoso distava ancora altre sei miglia. Il legato avrebbe sicuramente inviato degli esploratori a
cercarli non appena ci fosse stata luce sufficiente per individuare le loro tracce. Per cui da quel
momento in poi dovevano correre, se volevano riuscire a sfuggirgli. Era fuori discussione anche
trasportare di peso il ferito; avrebbe rallentato la fuga, mettendo cos a repentaglio la vita di tutti.
Catone fiss loptio dritto negli occhi. Non lo porteremo con noi. Non possiamo permettercelo.
Da adesso in poi dovr vedersela da solo, capito?
Non  giusto, signore, replic Figulo. Non sar complice della sua morte.
Era comunque morto. Tu e Macrone gli avete solo dato qualche ora in pi di vita. Cos ho
deciso, optio. Adesso finiscila di discutere i miei ordini.
Figulo tenne lo sguardo di Catone per qualche istante senza parlare. Ordini? Non siamo pi
soldati, signore. Siamo disertori. Cosa vi fa pensare che io debba ancora obbedire....
Chiudi la bocca!, gli ringhi contro Catone. Farai come ti ho detto, optio! Fino a prova
contrario, io sono ancora lufficiale al comando, qui. Non scordartelo o ti ammazzo l dove sei.
Figulo lo fiss sbalordito, poi annu. S, signore. Certo.
Catone si rese conto che il cuore gli batteva allimpazzata e le mani erano strette a pugno.
Doveva veramente sembrare fuori di senno, si rimprover. La stanchezza e soprattutto il terrore di
essere catturato e riportato al campo per lesecuzione gli avevano logorato i nervi. Doveva farsi forza
se voleva superare quella difficile prova e portarsi dietro i suoi uomini. In mente aveva gi escogitato
un piano, seppur molto ambizioso e ottimistico. Ma del resto ogni uomo che vuole tenersi aggrappato
alla vita come allunico spuntone di una scogliera a picco sul mare  pronto a considerare anche le pi
irrealistiche possibilit di salvezza. Quella metafora gli era venuta in mente allimprovviso e lidea che
una mano divina potesse raccoglierli tutti e portarli in salvo lo fece quasi ridere di s. Limpulso era
irresistibile e Catone vi riconobbe il pericolo di una crisi isterica paralizzante che li avrebbe portati tutti
alla morte se lui avesse ceduto.
Si strofin gli occhi e poi strinse una mano sulla spalla delloptio. Scusami, Figulo. Sono
debitore della vita a te e Macrone. Tutti lo siamo. E mi dispiace che tu sia rimasto coinvolto in tutta
questa tragedia. Non te lo meriti.
Tutto a posto, signore. Capisco, rispose Figulo, sorridendo. La verit  che sto avendo
difficolt a farmene una ragione. Se avessi saputo che sarebbe andata cos... cosa facciamo di lui?
Lo lasciamo.  un uomo morto e lui lo sa. Dobbiamo essere solo sicuri che sia pronto a
combattere o che comunque non si faccia prendere vivo. Catone raddrizz la schiena e si schiar la
voce. Tu intanto vai avanti con gli altri. Io scambio due parole con lui e vi raggiungo.
Due parole?. Figulo lo fulmin con lo sguardo. Solo due parole, mi raccomando.
Non ti fidi di me?
Fidarsi di un centurione? Dopo essere finiti in questa situazione? Non sfidate la sorte,
signore.
Catone sorrise. La sto sfidando dal giorno in cui mi sono arruolato nelle legioni e ancora la
fortuna non sembra avermi abbandonato.
C una prima volta per tutto, signore.
Forse. Adesso va, portali avanti. E tenete il passo.
Figulo annu. Stessa direzione?.
Catone riflett un momento, guardandosi attorno. No, iniziate a dirigervi a sud, verso quel
crinale laggi; appena lavrete superato tutti e non sarete pi in vista, girate verso la direzione di
partenza. Poi ti spiego. Vai.
Mentre loptio radunava gli uomini esausti sparpagliati in giro sullerba in prossimit del
fiumiciattolo, Catone si diresse verso il legionario ferito. Sei uno dei soldati di Tullio, vero?.
Il legionario alz gli occhi. Aveva la faccia profondamente segnata, come una borsa di pelle
vecchia, contornata da radi ricci grigi. Catone pens che poteva mancargli appena qualche altro anno al
congedo definitivo: brutto scherzo del destino essere sorteggiati per unesecuzione a quel punto.
S, signore. Sono Vibio Pollio, rispose luomo, presentandosi. Poi si volt a guardare gli altri
che erano gi in piedi e pronti a rimettersi in marcia. Mi state lasciando qui, vero?.
Catone annu lentamente. Mi dispiace, non possiamo permetterci di essere rallentati. Se ci
fosse stato un altro modo....
Non c, lo capisco, signore. Nessun rancore.
Catone si chin su una lastra di roccia che spuntava, orgogliosa, dalla superficie del ruscello.
Ascoltami, Pollio. Ancora non si vedono inseguitori. Se ti tieni nascosto e fai riposare la
caviglia, potresti anche raggiungerci dopo. Sembri proprio il tipo di uomo che potrebbe servirmi. Cerca
di tenerti ben nascosto finch la gamba non star meglio, poi dirigiti verso sud-ovest.
Pensavo volessimo nasconderci nelle paludi, signore.
Catone scosse la testa. Non, non  sicuro. Se gli uomini di Carataco dovessero scoprirci,
lesecuzione, al confronto, sembrerebbe una bazzecola.
I due si scambiarono un rapido sorriso, poi Catone aggiunse: Figulo dice che avremmo pi
possibilit se ci dirigiamo verso il territorio dei Dumnoni: sembra che alcuni di loro siano imparentati
con la sua trib gallica. Lui conosce un po la loro lingua e potrebbe convincerli a nasconderci.
Ricordati di fare il suo nome se per caso incontri qualcuno della trib.
Lo far, signore, non appena questa gamba star meglio. Pollio si diede una pacca sulla
coscia.
Catone annu pensieroso. Se non si rimette....
In quel caso mi unir a voi al prossimo giro. Non preoccupatevi, signore. Non gli permetter
di prendermi vivo. Avete la mia parola.
Mi fido, Pollio. Catone gli diede una pacca sulla spalla, sentendosi consumare dentro dalla
vergogna di aver ingannato lo sfortunato veterano. Assicurati solo di non dire una parola su dove
siamo andati se riescono a prenderti vivo. N sul ruolo di Macrone nella fuga.
Pollio sfil la spada dal balteo. Questa li terr alla larga per un po. E quando non servir pi,
far in modo che non abbiano la possibilit di farmi parlare, signore.
Tenuto conto che, in un verso o nellaltro, il soldato avrebbe affrontato morte certa, Catone
soppes bene le sue successive parole. Difenditi come puoi, ma ricordati che gli uomini che verranno
a cercarti saranno solo soldati che obbediscono a ordini. Non sono loro che ci hanno costretti a metterci
in questa situazione. Capisci cosa voglio dire?.
Pollio abbass gli occhi sulla sua spada e annu con aria mesta. Non avevo mai pensato di
doverla usare contro me stesso. Ho sempre pensato che cadere per mano della propria spada fosse solo
un passatempo di senatori e altri come loro.
Devi farti strada, allora.
Non partendo da dove sono seduto.
Gi... adesso devo proprio andare, Pollio. Catone gli prese la mano libera dandogli una stretta
decisa. Sono sicuro che ti rivedr, tra qualche giorno.
E se cos non sar, spero dipenda da voi, signore.
Catone scoppi a ridere, poi si alz e, senza dire altro, si mise a correre dietro a Figulo e agli
altri, ormai allontanatisi. Si volt una sola volta a guardare, poco prima che il punto in cui avevano
guadato il corso dacqua sparisse dalla vista dietro un avvallamento. Pollio si era trascinato sulla riva e
si era seduto con la punta della spada puntellata a terra tra le gambe divaricate; entrambe le mani sul
pomello, il soldato appoggi il mento sul dorso delle mani e rimase l seduto con gli occhi fissi verso la
direzione da cui erano arrivati. In quellistante Catone cap che avrebbe potuto tranquillamente
risparmiarsi quel sotterfugio artificioso: Pollio era pronto a morire ed era ben determinato a fare in
modo che accadesse prima di rischiare di tradire i suoi compagni. Ciononostante, la cautela non era mai
troppa, concluse Catone. Anche gli uomini pi onorevoli, mossi dalle intenzioni pi nobili, talvolta
potevano rischiare di tradirsi. Conosceva fin troppo bene le tecniche di tortura degli aguzzini della II
Legione per sapere che solo uomini di eccezionale resistenza erano in grado di tacere le informazioni
che essi cercavano. E alla fine dei conti, Pollio non era altro che un uomo semplice come tanti.
Con lavanzare della mattinata, la pioggia battente si ridusse a una pioggerella leggera; il cielo,
per, rimaneva coperto e non sembrava voler concedere ai fuggitivi nemmeno il tepore di un solo
raggio di sole. Catone e Figulo continuarono a guidare avanti gli uomini, alternando la camminata alla
corsa, un miglio dopo laltro, verso le paludi distanti che offrivano la migliore opportunit di sfuggire
alle squadre di esploratori di sicuro inviate a braccarli. La pioggia gli aveva lavato di dosso gran parte
del fango della notte precedente, ma i soldati rimanevano comunque sporchi e tremavano quando,
rallentando, il sudore gli si gelava sulla pelle. Sprovvisti di borracce, lultima nonch unica occasione
che avevano avuto di placare la sete era stata al ruscello dove avevano lasciato Pollio, e proseguendo a
quel passo sostenuto Catone inizi a sentirsi la lingua sempre pi gonfia e collosa. Nonostante lo
sfinimento, non uno dei soldati ruppe la marcia. Nessuno batteva la fiacca perch erano tutti
consapevoli che chi fosse rimasto indietro sarebbe caduto facile preda della morte. A Catone questo
non poteva che far piacere, giacch sapeva bene che non cera lusinga o punizione fisica che potesse
risollevare un uomo allo stremo quanto la paura della morte.
Mentre camminava, ansimante e sopportando la fitta sul fianco, il giovane cerc di conservare
un seppur minimo senso del passaggio del tempo. Senza sole che con il suo moto nel cielo potesse
indicare il trascorrere delle ore, poteva solo tentare stime a occhio per cui, quando superarono unaltura
e videro aprirsi davanti una vasta distesa pianeggiante che si stendeva fino al lontano orizzonte, calcol
che potesse essere quasi mezzogiorno. La poca luce conferiva alla vista, gi di per s lugubre, un
aspetto ancor pi tetro: si fermarono a osservare quellinfinito dedalo di canneti, e stretti corsi dacqua,
piccoli isolotti ricoperti di alberi striminziti e rigogliosi arbusteti di biancospino e ginestrone.
Non  granch accogliente, borbott Figulo.
Catone fece un profondo respiro per riprendersi prima di rispondere. Gi... ma questo ci tocca
e dovremo farci labitudine per un bel po.
E dopo, signore?
Dopo?. Catone scoppi in una risata amara, poi sottovoce rispose: Probabile che non ci sia
nemmeno un dopo, Figulo. Vivremo alla giornata, correndo sempre il pericolo di essere scoperti da una
delle due parti e finire ammazzati... a meno che non riusciamo a guadagnarci una sospensione della
pena.
Sospensione?, sbuff Figulo, incredulo. E come potrebbe accadere, signore?
Non ne sono sicuro, riconobbe Catone. Meglio non dare troppo presto false speranze ai
soldati. Quando avr riflettuto bene sulla cosa, ti far sapere. Dai, continuiamo.
Poco pi avanti il sentiero prendeva una biforcazione: un ramo curvava a sinistra e aggirava un
margine dellacquitrino, sparendo velocemente dalla vista nella foschia che aleggiava pesante su tutto e
si fondeva con il ricamo di sparsi banchi di nebbia pi fitta, ancora impigliati alle cavit e alle pieghe
pi umide e profonde del terreno. Laltra diramazione, invece, sembrava meno battuta e si inoltrava
dritta nel cuore della zona paludosa.
Prendete il sentiero di destra!, url Catone, uscendo dalla colonna e girandosi a cercare
Figulo. Falli continuare. Non farli riposare finch non vi sarete addentrati di almeno mezzo miglio
nella palude.
S, signore. E voi dove andate?
Vado a controllare sulla collina, voglio essere certo che nessuno ci segua. Ogni tanto girati a
controllare se arrivo: non mi piace lidea di ritrovarmi da solo in mezzo alla palude.
Allora a dopo, signore, rispose Figulo, sorridendo.
E l si separarono: Figulo verso il cuore niente affatto accogliente della distesa paludosa alla
testa della colonna di fuggitivi inzaccherati, e Catone in marcia verso laltura che avevano appena
superato. Non sapeva il perch di quellimpulso a tornare indietro per unultima occhiata. Probabile che
lo spingesse il bisogno di fermarsi a riflettere su come pianificare il passo successivo. O forse era solo
per prendersi un attimo di riposo e dare un ultimo sguardo sul mondo prima di immergersi in una vita
di clandestinit e terribili privazioni. Quale che fosse il vero motivo, torn lentamente sulla cima della
collina, il cuore oppresso dalla situazione senza via di uscita. E se non avessero trovato il modo di
riscattarsi? E se gli fosse toccato di passare il resto della vita in fuga per la paura di essere scoperto e
catturato dalla sua stessa gente? Valeva la pena vivere una vita del genere? E se anche nellimmediato
futuro fossero riusciti a scampare alla cattura da parte di ci che rimaneva dellesercito di Carataco e
delle legioni, queste ultime, prima della fine dellanno, avrebbero comunque assunto il controllo della
parte meridionale dellisola, e a quel punto avrebbero avuto tutto il tempo di scovare e distruggere le
ultime sacche di resistenza al governo di Roma; e prima o poi anche i fuggitivi sopravvissuti sarebbero
stati ritrovati e giustiziati, per quanto, a quel punto, il ricordo del loro crimine potesse essersi ormai
affievolito nella memoria delle autorit militari.
Se quello doveva essere il suo destino, meglio allora rischiare il tutto per tutto subito, tentando
di riconquistarsi il favore del generale Plauzio e del legato Vespasiano nonch lannullamento della
condanna a morte. Lalternativa era in ogni caso troppo terrificante da prendere in considerazione e
Catone sperava di riuscire a farlo capire anche agli altri, quando sarebbe arrivato il momento di
illustrare il suo piano. Poteva solo cercare dei volontari, non potendo pi contare sullautorit del
proprio grado militare per farsi obbedire. In quel momento gli rimaneva solo la fiducia degli uomini
nelle sue capacit di comando. Figulo laveva capito subito, ma aveva anche dimostrato la presenza di
spirito necessaria per comprendere che doveva essere mantenuta una certa misura di ordine se il
piccolo gruppo di soldati voleva sopravvivere, e che Catone era luomo migliore per garantire
quellordine... per il momento, almeno.
Catone era talmente immerso in quelle riflessioni sul futuro che raggiunse la cima dellaltura
senza nemmeno rendersene conto; dun tratto, si ritrov davanti il territorio coperto da una coltre di
nevischio che avevano appena attraversato.
Individu immediatamente il piccolo plotone di cavalleria, una ventina di uomini a occhio e
croce, sparsi a una cinquantina di passi luno dallaltro. Potevano essere a circa un paio di miglia di
distanza, diretti verso il sentiero che Catone e i suoi avevano seguito. Si gett a terra, di nuovo con il
cuore impazzito, in attesa di capire se li avessero individuati. Si rimprover per non essersi avvicinato
alla cima con pi cautela. La fatica non era una giustificazione quando cera in ballo la vita dei suoi
compagni.
Idiota!, mormor a denti stretti. Maledetto idiota....
Continu a osservare e nulla gli fece sospettare che gli esploratori avessero avvistato la preda in
lontananza. Evidentemente, erano troppo impegnati a esaminare il terreno sotto gli occhi in cerca di
tracce del passaggio dei fuggiaschi. Avanzavano senza nessuna fretta sulla distesa erbosa dolcemente
ondulata, cavalli al passo, fermandosi solo per ispezionare ogni arbusto di ginestrone che incontravano.
Considerata la rotta che seguivano, Catone previde che sarebbero passati lontanto da lui e inizi a
distendere i muscoli. Si chiese se avessero incontrato Pollio e se il veterano avesse o meno alzato la
spada contro di loro. O se magari avesse seguito il consiglio di Catone, usandola contro se stesso
invece che contro i suoi ex commilitoni. Chiss che alla fine non avesse deciso di trovarsi un
nascondiglio e i soldati non lavevano visto. Poi inizi a sperare che Pollio fosse stato trovato e
costretto a rivelare la falsa direzione che lui aveva escogitato proprio nel caso in cui il legionario avesse
parlato. E gli uomini a cavallo sembravano diretti proprio da quella parte.
Quando il pi vicino si trov a circa un miglio di distanza, Catone scorse dei movimenti
concitati pi o meno in mezzo alla fila dei cavalieri. Uno di loro era smontato di sella e stava
richiamando lattenzione dei compagni. Quando la voce si diffuse su entrambi i bracci della linea, i
cavalieri alle estremit fecero girare i cavalli e conversero sul raggruppamento. Il giovane strizz gli
occhi per cercare di vedere meglio cosa stava accadendo. A quel punto, quasi tutti i soldati erano
smontati da cavallo e lufficiale al comando stava parlottando con il soldato che aveva fatto la scoperta.
Qualche istante dopo, Catone si rese conto che quelli non erano legionari perlustratori: il taglio delle
cappe e gli scudi a goccia che portavano a tracolla li identificava come soldati di una coorte ausiliaria, e quando scorse il luccichio dellinsegna con la testa dorso si sent raggelare il sangue nelle vene.
Batavi....
La spietata trib germanica aveva fornito al generale Plauzio parecchie coorti di cavalleria con
guerrieri resistenti e spericolati che un anno prima si erano guadagnati una temibile fama sul guado del
Medway, facendo strage di ogni prigioniero che avevano incontrato sul loro cammino, in un terrificante
spargimento di sangue, uno dei tanti, ricord Catone con crescente terrore. Non avrebbero mostrato
alcuna piet se li avessero trovati. Gli attriti tra i legionari e i Batavi andavano ben oltre le abituali
rivalit tra le unit di un esercito: gli incontri casuali tra bande di Romani e Germani in licenza nella
cittadina di Camulodunum si erano sempre trasformati in carneficine.
Il capo dello squadrone si allontan dai suoi uomini, strofinandosi la schiena indolenzita e
scrutando il territorio circostante. Distinto Catone si schiacci a terra quando il viso delluomo si volt
completamente verso il punto in cui si trovava lui sullaltura. Assurdo, tent di rassicurarsi: nessuno
avrebbe potuto vederlo con quella poca luce e a quella distanza. Poi lufficiale batavo si volt e fece dei
segnali con le braccia. Gli uomini rimontarono velocemente a cavallo e formarono una colonna sciolta
in attesa di ordini. Il capo balz in sella e tir a s le redini. Al suo segnale, il piccolo contingente
ripart raggiungendo gradualmente un trotto costante. A Catone bast un solo secondo per capire che i
Batavi si stavano dirigendo verso di lui. Non aveva idea di cosa avessero potuto vedere, ma in ogni
caso avevano dedotto correttamente la direzione presa dai fuggitivi.
Strisci indietro e quando fu certo che non potevano vederlo si alz e si gir, mettendosi a
correre lungo il sentiero verso la palude. A circa mezzo miglio davanti a s vedeva le minuscole figure
dei suoi compagni che si inoltravano nella foschia che aveva iniziato a ricoprire il sentiero. Correndo,
Catone guard spesso a terra per accertarsi di dove metteva i piedi, e ogni tanto sul fango vide impressa
linconfondibile orma di un calzare legionario. Quelle tracce avrebbero portato i Batavi dritti a loro.
Non paga di aver gi reso loro insopportabile la vita, la pioggia adesso sembrava anche voler
cospirare contro i fuggitivi romani, indicando ai Batavi dove cercarli, e quando gli inseguitori li
avessero raggiunti, li avrebbero massacrati senza piet.
...
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...
FINE Parte 1.